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Chiamalo sonno

Di

Editore: Garzanti

4.1
(450)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 517 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: A000066243 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: M. Materassi

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    David...

    ...ha poco meno di due anni quando arriva a New York con la madre per raggiungere il padre emigrato da tempo. Ha una madre amorevole e comprensiva, un padre severo e irascibile, il suo mondo si ...continua

    ...ha poco meno di due anni quando arriva a New York con la madre per raggiungere il padre emigrato da tempo. Ha una madre amorevole e comprensiva, un padre severo e irascibile, il suo mondo si divide tra l'inglese e l'yiddish, tra paure inspiegabili e avvenimenti incomprensibili a cui cerca di dare senso e coerenza. E' un bambino sensibile, che crescendo scopre cose dei genitori e degli adulti che lo lasciano perplesso e che cerca di capire, di rendere coerenti. Il suo soliloquio è continuo anche se frammentario, il romanzo rende bene l'angoscia che a volte alberga nei bambini. E' povero, ha paure ma anche bisogni e angosce spirituali. Cerca risposte e forse le trova. Il racconto si chiude quando ha otto anni, è un bambino ancora ma ha già raggiunto la consapevolezza dell'incomprensibile complessità della vita, che solo a volte ci appare chiaramente. Romanzo complesso non tanto per la trama ma per la sovrapposizione di lingue e registri narrativi diversi, descrive magnificamente l'ambiente della New York emigrante dei primi anni del '900, a volte è faticoso ma molto bello.

    ha scritto il 

  • 3

    Federica: so che già te l ho chiesto ma ¿lui come si chiama? Albert: chi? Federica: lui che spinge la roccia Albert: e chi te lo ha detto che è un maschio? Federica: ah beh non lo so ma sembra ...continua

    Federica: so che già te l ho chiesto ma ¿lui come si chiama? Albert: chi? Federica: lui che spinge la roccia Albert: e chi te lo ha detto che è un maschio? Federica: ah beh non lo so ma sembra un maschio Albert: perché? Federica: che ne so ha le spalle grosse non ha seno ha le palle Albert: gliele hai viste? Federica: senti. ho l'occhio allenato ha le palle è sicuro Albert: comunque, il nome non lo so. Lo sapevo una volta. È importante? Federica: no non credo, ma volevo offrirgli qualcosa da bere, acqua, un caffè non lo so ma non so come chiamarlo Albert: pensiero gentile, mon amour. Federica: ¿vado e basta? Albert: porta un caffè anche a me. Federica: col cazzo lui non dorme mai tu invece dormi per ore non hai bisogno di stare sveglio. Albert: che maleducata. Federica: tze. aspetto che scende Albert: a proposito.

    Albert indica la roccia.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro che risulta molto intenso, scritto con ricchezza di aggettivi e lunghi periodi descrittivi. Interessante il fatto che vi siano anche periodi scritti in modo molto particolare, periodi che danno ...continua

    Libro che risulta molto intenso, scritto con ricchezza di aggettivi e lunghi periodi descrittivi. Interessante il fatto che vi siano anche periodi scritti in modo molto particolare, periodi che danno un ritmo stringente a quanto si legge. Il contenuto è poi molto coinvolgente a livello emotivo. Ambientato a New York agli inizi del 1900 risulta essere sia un romanzo di formazione (David, bimbo ebreo di 8 anni, vive le sue esperienze in modo molto intenso)sia un romanzo di formazione sociale (la vita nel quartiere ebraico, le idee, le difficoltà, la scuola di religione con un rabbino molto severo). Una storia che mette in risalto la trasformazione di una famiglia europea che cerca di migliorare il suo stile di vita. Una madre molto affettuosa e un padre molto freddo e severo, a tratti indifferente. Consigliato caldamente

    ha scritto il 

  • 4

    baciato da discreta fortuna critica alla sua uscita nel 1934, è stato ulteriormente valorizzato da un’ampia ristampa negli anni ’60, venendo considerato un autentico capolavoro della letteratura ...continua

    baciato da discreta fortuna critica alla sua uscita nel 1934, è stato ulteriormente valorizzato da un’ampia ristampa negli anni ’60, venendo considerato un autentico capolavoro della letteratura novecentesca. Romanzo sociale, descrive la New York d’inizio secolo attraverso la sensibilità di una coscienza infantile europea ed ebraica trasportata in America.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo libro è di una pesantezza unica,triste e sicuramente non da leggere in estate.Dopo 300 pagine mi sono avvilita e so che è considerato un classico ma non riesco a finirlo,sarà che lo trovo ...continua

    Questo libro è di una pesantezza unica,triste e sicuramente non da leggere in estate.Dopo 300 pagine mi sono avvilita e so che è considerato un classico ma non riesco a finirlo,sarà che lo trovo un po ripetitivo.

    ha scritto il 

  • 3

    "Chiamalo sonno" è considerato un gran bel libro. Per questo l'ho comprato. Per questo l'ho finito. E credo pure di non averlo capito. Perché è inutilmente lungo, perché in gran parte di esso il ...continua

    "Chiamalo sonno" è considerato un gran bel libro. Per questo l'ho comprato. Per questo l'ho finito. E credo pure di non averlo capito. Perché è inutilmente lungo, perché in gran parte di esso il bambino protagonista parla con sé stesso come in un flusso di coscienza. E poi non c'è una vera e propria trama: è la narrazione di un periodo della vita del protagonista in un continente nuovo. Insomma metto tre stelle ma non lo consiglierei.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo stratificato e dalle molteplici chiavi di lettura, a partire dal grande affresco storico che si snoda nella varietà di idiomi ed etnie di una New York di inizio '900, passando per la ...continua

    Romanzo stratificato e dalle molteplici chiavi di lettura, a partire dal grande affresco storico che si snoda nella varietà di idiomi ed etnie di una New York di inizio '900, passando per la conservazione delle tradizioni ebraiche e il desiderio struggente di integrazione, per finire nelle dinamiche del microcosmo famigliare. Sono però gli occhi di un bambino di otto anni a registrare - in un continuo accavallarsi di suoni, immagini, odori e persone - i mutamenti del mondo attorno a lui e dentro di lui in un flusso di pensiero quasi ipnotico ma disordinato, confuso, fantastico e terribile allo stesso tempo per chi non può ancora comprendere tutto. L'incredibile varietà di registri narrativi e la ricchezza della lingua accompagnano in un'esperienza di lettura quasi sensoriale dove il pensiero astratto diventa palpabile quasi fosse solido, il rumore degli zoccoli dei cavalli, i passi sulle scale o il battere sulle ringhiere acquistano una sonorità vivida, così come il tanfo dei vicoli o gli aromi di cibi stranieri colmano l'olfatto. In questa babele di contraddizioni il piccolo David si perde spesso, cerca il sicuro rifugio del seno materno mentre fugge l'iracondia paterna, trova conforto nella religione e si abbondona a visioni dal sapore mistico, insegue una luce potente che rischiari le sue paure ma, infine, è in un oblio dolce simile al sonno l'approdo in cui si sente in salvo.

    ha scritto il 

  • 5

    "Tu sfogli l'anno come uno sfoglierebbe un cavolo. Sei pronto per il tuo viaggio?" [...] Gingilli messi nella impastatrice del desiderio - l'immaginazione la cazzuola, il capriccio il costruttore. Un ...continua

    "Tu sfogli l'anno come uno sfoglierebbe un cavolo. Sei pronto per il tuo viaggio?" [...] Gingilli messi nella impastatrice del desiderio - l'immaginazione la cazzuola, il capriccio il costruttore. Un muro, una torre, forti, sicuri, favolosi, che immunizzano lo spirito da un nugolo di frecce; la mente, l'esperienza, che taglia il flusso del tempo come una roccia taglia l'acqua. I minuti sgusciavano via, inavvertiti.

    ha scritto il 

  • 4

    Un titolo che da solo vale il libro! Una storia che procede ad ondate...con un ritmo serrato che poi decresce in lunghe pagine che hanno il sapore lento dei pomeriggi estivi. Registro linguistico ...continua

    Un titolo che da solo vale il libro! Una storia che procede ad ondate...con un ritmo serrato che poi decresce in lunghe pagine che hanno il sapore lento dei pomeriggi estivi. Registro linguistico interessantissimo e complicato. Il superamento di paure ancestrali, del buio, dell'opinione altrui, della figura paterna. Chiamalo risveglio.

    ha scritto il 

  • 4

    la New York del primo Novecento, la New York degli immigrati ebrei, la New York dei bambini che giocano per strada filtrata dallo sguardo di David, dalla sua infanzia irruenta, dalla sua ...continua

    la New York del primo Novecento, la New York degli immigrati ebrei, la New York dei bambini che giocano per strada filtrata dallo sguardo di David, dalla sua infanzia irruenta, dalla sua immaginazione orrorifica e sovrabbondante, dal suo morboso legame con la madre. Di che materia è fatta la mente di un bambino? E' fatta di favole e miti, di paure e mostri, di spazi percorribili e di lontananze fuori portata. E' fatta di luci folgoranti e di tenebre agghiaccianti, di Dio e diavolo. E' uno strumento ottico dalle lenti particolari, che ingigantiscono e sminuiscono e mai sembrano essere adatte a far presa sulle reali dimensioni del mondo. Questa è, come direbbe Savinio, la "tragedia dell'infanzia": essere gettati in uno spazio e in un tempo per i quali siamo sempre troppo piccoli o troppo grandi, mai della giusta misura perché il mondo - almeno quel mondo - è degli adulti, disegnato per loro. E allora lo sguardo di David deforma ciò che incontra ma, così facendo, ci riporta a quella ricchezza di senso che solo i bambini sanno leggere nella realtà: l'importanza di non calpestare la linea tra due mattonelle, l'esigenza di sparire nel mucchio, gli odori del corpo materno, gli sguardi spaventosi del padre. C'è moltissima verità in queste pagine, e l'ho sentita anche come madre di un bambino, coetaneo contemporaneo di David, che ogni mattina scruta ansioso il cielo e i miei occhi per capire che direzione prenderà il mondo oggi...

    ha scritto il