Chiamate telefoniche

Di

Editore: Sellerio (La memoria ; 493)

4.0
(387)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 262 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8838916519 | Isbn-13: 9788838916519 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Nicola

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Quattordici racconti di un autore cileno considerato tra i più originali e nuovi della letteratura ispanoamericana: vite immaginarie di scrittori a cavallo dell'Oceano e della storia, lunghi amori che contrassegnano in realtà inestricabili esistenze parallele e lontane, soggetti cinematografici stilizzati allo scopo di estrarne puri labirinti di rapporti, giochi manieristici, monologhi di anziane attrici porno che conobbero la grandezza in un loro partner, pseudointrecci polizieschi e storie di frontiera, racconti on the road cuciti dopo la fine dell'incanto. I critici della letteratura di lingua spagnola, che hanno accolto ognuno dei libri di Bolaño come un evento, rinvengono la traccia dell'insegnamento di Borges e di Carver in questi racconti. In ciascuno dei quali infatti, più che una storia fantastica, traspare un apocrifo, a riprova dell'ultima possibilità di realismo rimasta e al cui inizio è Borges: mescolare generi, citare occultamente e falsificare, prendere dalla letteratura alta o popolare e dal cinema, dai rotocalchi. Ma avendo per soggetto sempre delle persone cui «stanno succedendo delle cose, tutte piccole e bastarde». A questo, come suo indizio assolutamente personale, Bolaño aggiunge l'esperienza mostruosa delle dittature postmoderne di Pinochet e Videla. Esse segnano i suoi personaggi, a questi ogni volta si collegano direttamente o indirettamente, e assurgono a universalità come se fossero il segno mnemonico della presenza dell'ingiustizia sul volto della storia e sulla realtà dell'esistenza. Su cui senza fine interrogarsi e attorno al cui enigma incentrare, per orbite brevi o remote, ogni vicenda. Seducendo il lettore in un gioco di specchi che non perde di vista però «che vi sono giochi poetici e giochi criminali».
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  • 4

    quattro stelline e mezzo

    E' il primo libro di racconti che leggo di Bolano e anche in questa forma narrativa si conferma un grandissimo scrittore. Alcuni racconti, tra cui Sensini, Un'avventura letteraria, Clara e Joanna Silv ...continua

    E' il primo libro di racconti che leggo di Bolano e anche in questa forma narrativa si conferma un grandissimo scrittore. Alcuni racconti, tra cui Sensini, Un'avventura letteraria, Clara e Joanna Silvestri sono dei veri capolavori. Mi avvicinerò ancora con più entusiasmo ad un altro suoi libri di racconti, Puttane assassine.

    ha scritto il 

  • 3

    Cinema e vita

    Raccolta abbastanza arbitraria di un autore discontinuo e complesso.

    Leggere delle sue sperimentazioni e difficoltà di scrittore è un viaggio nella sua vita, condito con scene che hanno un sapore quas ...continua

    Raccolta abbastanza arbitraria di un autore discontinuo e complesso.

    Leggere delle sue sperimentazioni e difficoltà di scrittore è un viaggio nella sua vita, condito con scene che hanno un sapore quasi cinematografico.

    ha scritto il 

  • 3

    L'epigrafe è di Čechov, e già questo dovrebbe suscitare un po' di curiosità: cosa possono avere in comune uno scrittore come Bolaño, contemporaneo e cileno, con uno scrittore russo del secolo preceden ...continua

    L'epigrafe è di Čechov, e già questo dovrebbe suscitare un po' di curiosità: cosa possono avere in comune uno scrittore come Bolaño, contemporaneo e cileno, con uno scrittore russo del secolo precedente? E cosa dobbiamo aspettarci se l'epigrafe riporta una frase come "Chi meglio di Voi può comprendere il mio terrore?", detto da uno scrittore che non faceva certamente romanzi del terrore e riportato da uno che, altrettanto certamente, non è dedito a questo tipo di atmosfere?

    Sono quattordici i racconti che compongono questa raccolta giovanile di Bolaño, quattordici storie in cui racchiude quelli che saranno poi i temi di un po' tutta la sua produzione letteraria, dalle relazioni interpersonali alla letteratura, dalla violenza al dolore, dal mistero alla quotidianità. Sono racconti irrisolti, dove con l'etichetta irrisolti indichiamo il loro non avere un inizio né una fine, né un vero obiettivo narrativo: finisce un racconto e ti chiedi se quello che Bolaño ti ha raccontato è tutto, o se ti sei addormentato - non per la stanchezza, ma per l'ora tarda e il troppo bere - mentre ti stava parlando, perdendoti così parte di queste storie. E sono racconti strani, che non è la stranezza cervellotica e culturale di Borges né quella postmoderna e farmaceutica di David Foster Wallace, ma un'unione fra stili diversi di racconto (giallo, poliziesco, realista, racconto biografico e autobiografico, ...) che vengono accomunati per formare una narrazione che sa, appunto, più da racconto orale che scritto. Bolaño è un abile "raccontatore di storie": adora intrattenere i suoi lettori con lunghe chiacchierate che parlano di situazioni irrisolte, amori infelici, persone che vivono sempre sospese nell'incertezza, di avvenimenti incredibili ma comunque possibili, di vite tormentate, di quotidianità e di quotidianità stravolte dal caso. E ogni volta che apre bocca, non sai mai che cosa aspettarti da questo funambolico raccontatore. I suoi protagonisti sono persone comuni, con storie complesse alle spalle di cui solo raramente Bolaño ci mette a conoscenza, preferendo questi brevi spunti incentrati su una loro parte di vita: troviamo scrittori che per brevi periodi intrattengono amicizie epistolari con altri scrittori, detective che parlano di avvenimenti inspiegabili, poeti che si immischiano con situazioni al limite del razionale, scrittori che scrivono libri per prendere in giro altri scrittori ma che a loro volta vengono presi in giro, malavitosi russi amanti della buona letteratura, storie di vite segnate fin dall'infanzia. E l'epigrafe iniziale, quel "terrore" di cui Čechov parlava e che Bolaño ci sussurra costantemente in queste pagine, assume sempre più il significato del terrore del quotidiano, quel terrore sottile che anima questi protagonisti immersi nell'incertezza della loro vita, vaganti nella solitudine o vocianti in mezzo a fin troppe persone, persi dietro all'ennesimo innamoramento o in cerca di una nuova occasione, un terrore più sottile che niente ha a che fare con l'innaturale o il grottesco, ma che non per questo è meno spaventoso.

    Tre stelle e mezzo. Alcuni racconti sono molto particolari, altri scorrono senza lasciare poi molto, se non un senso di quella stranezza tutta particolare. Sicuramente non la lettura più adatta per chi di Bolaño non ha ancora letto altro.

    "Un poeta può sopportare di tutto. Il che equivale a dire che un uomo può sopportare di tutto. Ma non è vero: sono poche le cose che un uomo può sopportare. Sopportare veramente. Un poeta, invece, può sopportare di tutto. Siamo cresciuti con questa convinzione. Il primo enunciato è vero, ma conduce alla rovina, alla follia, alla morte."
    [Enrique Martin, in Chiamate telefoniche, Adelphi, 2012, p.47]

    ha scritto il 

  • 4

    L'atto del godimento letterario

    Bolano, che come molti sanno svolse diverse professioni tra cui il guardiano notturno in un campeggio in Costa Brava, era un uomo attento ai bisogni sessuali e alla coscienza civile del suo Paese, il ...continua

    Bolano, che come molti sanno svolse diverse professioni tra cui il guardiano notturno in un campeggio in Costa Brava, era un uomo attento ai bisogni sessuali e alla coscienza civile del suo Paese, il Cile. Da qui, la sua grande tolleranza ai rumori molesti e ai gemiti farraginosi di quelle notti spagnole, cosi' come la sua frustrazione d'esser lontano un oceano e mezzo continente dagli avvenimenti politici cileni di quegli anni diciamo d'esilio. Questo si avverte anche In chiamate telefoniche, dove egli pregusta il sibbario metonimico proustiano applicandolo al languore della poetica sudamericana che a sua volta deve qualcosa alla metrica della poesia francese del diciottesimo e del tredicesimo e quattordicesimo secolo. (Penso a Baudelarie, penso a Villon, penso a Chatercauher, naturalmente) Bolano, a cui ho stretto la mano sudata durante un vecchio salone del libro a Torino, era uomo e scrittore poco propenso alle raffinatezze e alle parodie involontarie dei sanculottismi dei salotti letterari e preferiva di gran lunga cavalcare un tocco di figa piuttosto che discorrere con me di Faulkner, e la cosa era reciproca, ma allo stesso tempo non riusciva a declinare l'invito a chiacchierare di libri di un giovane appassionato lettore come ero io, com'era Daniele Brolli e com'erano altri tre o quattro che una notte di maggio si ritrovarono a bere e appunto a discorrere di libri e di altro ancora in un vecchio albergo torinese peraltro pericolosamente vicino al luogo in cui Primo Levi si gettò dalla tromba delle scale. Secondo Bolano, e chi non è d'accordo con lui probabilmente non avrà colto correttamente le sfizie al prologo, non amava scrivere opere secondo i canoni dei tre atti e dei due orgasmi come praticamente avviene dai tempi dei Greci ad oggi, nella maggior parte dei casi. Egli invece preferiva (e come dargli torto) fungere la letteratura come un unico lungo e ininterrotto orgasmo fino alla fine. Fine che generalmente non avveniva anche in questo caso, al modo solito, del chiudiamo le gambe giriamoci di lato e al limite fumiamoci una sigaretta, ma lo interrompeva d'improvviso, di improvviso ma non bruscamente. Le chiamate telefoniche, ma se preferite le potete chiamare le Chiavate telefoniche,(a Bolano avrebbe fatto piacere), sono metonimie proustiane e per questa ragione non credo di essere blasfemo se considero Bolano una sorta di Proust spiegato al Popolo. Ma a differenza di quest'ultimo, ugualmente prolisso ma mai noioso. Quindi migliore.

    ha scritto il 

  • 4

    E’ sempre forte la sensazione che quel grande scrittore che portava il nome di Roberto Bolano abbia avuto due muse ispiratrici dai caratteri antagonisti: vitalista una, crepuscolare l’altra. La raccol ...continua

    E’ sempre forte la sensazione che quel grande scrittore che portava il nome di Roberto Bolano abbia avuto due muse ispiratrici dai caratteri antagonisti: vitalista una, crepuscolare l’altra. La raccolta di racconti “chiamate telefoniche”, omogenea verso l’alto nella qualità, è espressione di entrambe le anime. Troviamo tutti i temi cari a Bolano. In ordine sparso: la poesia, il fallimento, il viaggio, la violenza, la follia, l’isolamento. L’inquietudine dei personaggi è l’inquietudine di Bolano (o dell’alter ego Arturo Belano), scrittore dalla vita sempre in bilico, e dalla sconfinata capacità di affascinare il lettore con storie marginali che lasciano intravedere baratri inesplorabili.

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  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/05/04/chiamate-telefoniche-roberto-bolano/

    “Parlammo tante altre volte. Ci furono settimane in cui la chiamai due volte al giorno, chiamate brevi, ridicole, do ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/05/04/chiamate-telefoniche-roberto-bolano/

    “Parlammo tante altre volte. Ci furono settimane in cui la chiamai due volte al giorno, chiamate brevi, ridicole, dove l’unica cosa che volevo dire non gliela potevo dire, e allora parlavo di qualsiasi cosa, la prima cosa che mi venisse in mente, nonsense che speravo le strappassero un sorriso. Una volta mi prese la nostalgia e cercai di ricordare il passato, ma Clara si rivestì della sua corazza di ghiaccio e la nostalgia non ci metteva molto a passarmi. Quando si stava avvicinando la data della sua operazione le mie telefonate si intensificarono. Una volta parlai con suo figlio. Un’altra con Paco. Entrambi sembravano stare bene, si sentiva che stavano bene, se non altro meno nervosi di me. Probabilmente mi sbaglio. Di sicuro mi sbaglio. Tutti si preoccupano per me, mi disse Clara una sera. Pensai che si riferisse al marito e al figlio, ma in realtà il tutti includeva anche molti altri, molti di più di quanti io potessi immaginare, tutti. La sera prima del giorno in cui doveva ricoverarsi, chiamai. Mi rispose Paco. Clara non c’era. Da due giorni nessuno aveva sue notizie. Dal tono di Paco intuii che sospettava che potesse essere con me. Glielo dissi francamente: con me non è, ma quella sera desiderai con tutto il cuore che Clara arrivasse a casa mia. La aspettai con le luci ancora accese e alla fine mi addormentai sul divano e sognai una donna bellissima che non era Clara, una donna alta, con i seni piccoli, magra, con le gambe lunghe, gli occhi castani e profondi, una donna che non sarebbe mai stata Clara e che con la sua presenza la eclissava, la faceva apparire come una povera quarantenne tremante e sperduta. Non venne a casa mia.
    L’indomani ritelefonai a Paco. Lo rifeci due giorni dopo. Clara continuava a non dare segni di vita. La terza volta che lo chiamai, Paco parlò di suo figlio e si lamentò del comportamento di Clara. Tutte le notti mi chiedo dove sia, disse. Dal tono della sua voce, dalla piega che stava prendendo la conversazione, capii che aveva bisogno della mia amicizia, l’amicizia di non importa chi. Ma io non ero in grado di dargli quella consolazione.”
    (Roberto Bolaño, “Chiamate telefoniche”, ed. Adelphi)

    Proseguendo a ritroso, dopo essere partito dal postumo “I dispiaceri del vero poliziotto”, e passato attraverso torrenziali capolavori come “2666” e “I detective selvaggi”, sono giunto ai quattordici racconti che compongono “Chiamate telefoniche”, raccolta apparsa nel 1997 per la prima volta e nella quale, a differenza che nei libri citati, la prosa ficcante, toccante, divertente di Bolaño si esprime non in storie lunghe centinaia di pagine, bensì nei più angusti, ma non meno interessanti, confini della dimensione-racconto. Chi, come me, leggerà queste storie dopo aver letto i mastodontici romanzi, coglierà, oltre che tematiche affini, anche alcuni personaggi che poi appariranno nelle voluminose opere, a partire da Arturo Belano. I racconti sono quasi tutti di livello elevato, mai scontati nel loro sviluppo, spesso con finale aperto all’immaginazione del lettore. I soggetti protagonisti sono i più vari, accomunati, la gran parte, da un senso di assurdo, precarietà, imponderabilità delle loro esistenze ai margini, che si tratti di prigionieri politici, di amanti disperati, di assassini o gendarmi feroci, o di scrittori alle prese con i loro miseri tentativi di emergere dall’anonimato, donando ordine a un caos che non è riducibile nemmeno con il mezzo della scrittura. La morte, la solitudine, l’amore, il sesso, queste parole così vaghe eppure così forti, trovano declinazione in questi racconti che, sebbene non raggiungano le vette espressive dei romanzi predetti, restano pur sempre una dimostrazione dell’abilità narrativa di Bolaño, scrittore che ho scoperto, direi quasi per fortuna, solo da poco tempo, e che consiglio caldamente.

    ha scritto il 

  • 4

    "Ma io preferisco tacere, diceva, non ha senso aggiungere a questo dolore altro dolore o aggiungere al dolore tre piccoli enigmi. Come se il dolore non fosse un enigma sufficiente o come se il dolore ...continua

    "Ma io preferisco tacere, diceva, non ha senso aggiungere a questo dolore altro dolore o aggiungere al dolore tre piccoli enigmi. Come se il dolore non fosse un enigma sufficiente o come se il dolore non fosse la risposta (enigmatica) a tutti gli enigmi."

    ha scritto il 

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