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Chiamate telefoniche

By Roberto Bolaño

(229)

| Paperback | 9788838916519

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Book Description

Quattordici racconti di un autore cileno considerato tra i più originali e nuovi della letteratura ispanoamericana: vite immaginarie di scrittori a cavallo dell'Oceano e della storia, lunghi amori che contrassegnano in realtà inestricabili esistenze Continue

Quattordici racconti di un autore cileno considerato tra i più originali e nuovi della letteratura ispanoamericana: vite immaginarie di scrittori a cavallo dell'Oceano e della storia, lunghi amori che contrassegnano in realtà inestricabili esistenze parallele e lontane, soggetti cinematografici stilizzati allo scopo di estrarne puri labirinti di rapporti, giochi manieristici, monologhi di anziane attrici porno che conobbero la grandezza in un loro partner, pseudointrecci polizieschi e storie di frontiera, racconti on the road cuciti dopo la fine dell'incanto. I critici della letteratura di lingua spagnola, che hanno accolto ognuno dei libri di Bolaño come un evento, rinvengono la traccia dell'insegnamento di Borges e di Carver in questi racconti. In ciascuno dei quali infatti, più che una storia fantastica, traspare un apocrifo, a riprova dell'ultima possibilità di realismo rimasta e al cui inizio è Borges: mescolare generi, citare occultamente e falsificare, prendere dalla letteratura alta o popolare e dal cinema, dai rotocalchi. Ma avendo per soggetto sempre delle persone cui «stanno succedendo delle cose, tutte piccole e bastarde». A questo, come suo indizio assolutamente personale, Bolaño aggiunge l'esperienza mostruosa delle dittature postmoderne di Pinochet e Videla. Esse segnano i suoi personaggi, a questi ogni volta si collegano direttamente o indirettamente, e assurgono a universalità come se fossero il segno mnemonico della presenza dell'ingiustizia sul volto della storia e sulla realtà dell'esistenza. Su cui senza fine interrogarsi e attorno al cui enigma incentrare, per orbite brevi o remote, ogni vicenda. Seducendo il lettore in un gioco di specchi che non perde di vista però «che vi sono giochi poetici e giochi criminali».

61 Reviews

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    Dimmi, ho detto io. Allora, ha detto Elvira, dalle mie osservazioni ho tratto una conclusione che potrebbe darti una mano. Ok, ho detto io, spara. O la elimini, o la fai brillare, ha detto Elvira. Ma cosa?, ho detto io. La merda di elefante, ha detto ...(continue)

    Dimmi, ho detto io. Allora, ha detto Elvira, dalle mie osservazioni ho tratto una conclusione che potrebbe darti una mano. Ok, ho detto io, spara. O la elimini, o la fai brillare, ha detto Elvira. Ma cosa?, ho detto io. La merda di elefante, ha detto Elvira. E da quando in qua parli in metafora?, ho detto io. Pensavo di farti un favore, ha detto lei, ho fatto male? No, ho detto io, credo di aver capito. Bene, perché hai solo questi due modi di trattare la merda di elefante, ha detto lei, tutti gli altri possono funzionare in una certa misura ma non possono soddisfarti. Molto più facile a dirsi che a farsi, ho detto io. Due pop corn per pensarci su?, ha detto lei. Sì ma perché no, ho detto io, mi faccio anche un tè. Va bene, ha detto Elvira, ma ricordati dove stai andando. Me lo ricordo me lo ricordo solo che ho un po' paura, ho detto io. Cosa vedi al momento?, ha detto lei. Sono in un magazzino credo, ho detto io, ci sono sei box su un lato chiusi da porte metalliche. In fondo vedo una porta di colore rosso e sulla sinistra su una parete è proiettato un grande schermo, lo osservo meglio ma non sembra esserci nulla. Forse dovevo venire con te, ha detto Elvira, la cosa si fa interessante. Interessante un cazzo, ho detto io, se devo essere sincero mi sto un po' cagando sotto. Descrivimi l'area, ha detto Elvira. E allora mi sono fermato a pensare e le ho detto, dimmi come e ci provo.
    Lei fa: estetica.
    Io dico: un luogo tetro e privo di colore.
    Lei fa: dinamica.
    Io dico: sembra una costruzione solida, immobile, credo possa essere solo abbattuta. Non posso sapere se ci sono altri piani e come comunicano tra loro. Nell'area dove mi trovo ora non c'è alcun movimento, neanche il mio perché sto fermo.
    Lei fa: topologica.
    Io rido e lei mi dice che sono un idiota, poi dico: te l'ho già detto, è una costruzione in cemento, sulla destra vedo box chiusi, una porta rossa nel fondo, uno schermo proiettato su un muro alla mia sinistra, non c'è altro. Io sono entrato dal lato sud della costruzione.
    Lei fa: geometrica.
    Io dico: simile a un cubo che contiene altri cubi.
    Lei fa: architettonica.
    Io dico: dietro la porta potrebbe esserci chissà cosa altro. Forse i sei box sono ascensori che comunicano con chissà quanti altri piani.
    Ci sono stati momenti di silenzio. Vuoi che metto una musica di sottofondo?, ha detto poi Elvira. Forse non è una cattiva idea, ma metti quelle che ho scritto io, non mettere la roba di altri, ho detto io. Perché?, ha detto Elvira. Perché se metti roba di altri perdo la concentrazione e vado a pensare dove ho sentito quella musica, ho detto io. Va bene, cosa metto?, ha detto lei. L'ultima che ho registrato, ho detto io. Quella di 1.06?, ha detto lei. Sì quella, ho detto io, mettila in loop e vediamo di finire sta storia il prima possibile. Ecco che parte, ha detto lei.

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    (skate) said on Jun 3, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Lettura eccezionale. Il mio primo Bolaño. Non mi farò mancare tutti gli altri.

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    Chrysophilax said on May 5, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful


    sono stato mal consigliato: mi è stato suggerito questo scrittore come simile a Marìas. A mio parere non c'entra nulla e comunque non si avvicina nemmeno lontanamente alla finezza dello spagnolo, pur essendo difficile comparare due scrittori dissimi ...(continue)


    sono stato mal consigliato: mi è stato suggerito questo scrittore come simile a Marìas. A mio parere non c'entra nulla e comunque non si avvicina nemmeno lontanamente alla finezza dello spagnolo, pur essendo difficile comparare due scrittori dissimili.

    di certo il fatto che solo 3 racconti su 14 siano decenti non depone sicuramente a favore del cileno.

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    Tambay said on Apr 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un autore tra inquietudine e black humour

    I racconti di Bolano? Si comincia la lettura con un pregiudizio sfavorevole, convinti che l’autore abbia un passo troppo lungo per adattarsi alla misura breve del racconto. Presto ci si ricrede.
    Tutta la prima parte ha un brio e un humour inaspettati ...(continue)

    I racconti di Bolano? Si comincia la lettura con un pregiudizio sfavorevole, convinti che l’autore abbia un passo troppo lungo per adattarsi alla misura breve del racconto. Presto ci si ricrede.
    Tutta la prima parte ha un brio e un humour inaspettati. La dedica che a un certo punto compare spiega tutto: la sua è una narrativa che si rifà esplicitamente a Enrique Vila Matas conferma l’intertestualità di questi testi con quelli del grande scrittore spagnolo. Tutti i personaggi di questa parte della raccolta di Bolano sono scrittori – mancati, falliti, nevrotici, ecc. – dunque non possiamo non pensare che siano per lo meno consanguinei dei suoi “Suicidi letterati”. Ma Vila Matas è dopo tutto scaturito da una costola di Borges.
    E malgrado tutto Bolano sembra un autore molto diverso dal re della metatestualità del XX secolo. Ed eccoci così ripiombare nella seconda parte della raccolta in un’atmosfera molto più alla Bolano: i due detective dell’omonimo racconto hanno a che fare con gli aguzzini di Pinochet, tutte le storie si concludono bruscamente senza una ragione valida in termini letterari (un po’ come accade nella vita reale), i personaggi femminili, fra l’altro protagonisti, sono forti, duri, inquietanti, un cazzotto nello stomaco. Insomma, può non piacere, ma Bolano ha una sua scrittura, un suo stile, un suo mondo.

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    Gabe57 said on Mar 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ho trovato molto belli i racconti, soprattutto per come sono stati scritti, per come finiscono.

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    Donata Fanti said on Feb 10, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Bolaño, Roberto (1997). Chiamate telefoniche (trad. Barbara Bertoni). Milano: Adelphi. 2012. ISBN 9788845972867. Pagine 272. 14,00 €

    Al di là del prezzo allettante (la solita offerta-lampo a 1,99 €), ci sarebbe potuto essere più di un motivo per no ...(continue)

    Bolaño, Roberto (1997). Chiamate telefoniche (trad. Barbara Bertoni). Milano: Adelphi. 2012. ISBN 9788845972867. Pagine 272. 14,00 €

    Al di là del prezzo allettante (la solita offerta-lampo a 1,99 €), ci sarebbe potuto essere più di un motivo per non farmi piacere questo libro: sono 14 racconti (lunghi 20 pagine in media) e a me piace più il respiro lungo del romanzo di quello breve del racconto. E, soprattutto, 2666 mi era piaciuto ma non mi aveva entusiasmato.

    E invece, non soltanto questo Chiamate telefoniche mi è piaciuto, ma penso anche che mi abbia aiutato a capire e ad apprezzare meglio, retrospettivamente, lo stesso 2666.

    Forse è sbagliato, anche se umano, affrontare un autore da quello che viene ritenuto il suo opus magnum, perché in questo modo si perdono molti aspetti dinamici importanti: l’evoluzione dello stile, lo sviluppo dei temi, il dispiegarsi oppure il divenire essenziale del suo fraseggio. Il problema è che non sempre è possibile farlo: quando ci costringono a farlo a scuola per scrittori già conclamati come importanti sbuffiamo (a volte giustamente); quando scopriamo un autore per curiosità personale o per il consiglio d’un amico o per serendipità (magari perché attratti da una bella copertina o da un’edizione elegante) in genere non seguiamo un percorso cronologico o filologico; quando cominciamo a “seguire” un autore che ci piace, magari a partire dalle sue prime opere, succede piuttosto spesso che si perda per strada o cominci una parabola discendente (a questo punto, in genere, vince un premio letterario con un libro brutto, o comunque non con uno dei migliori: come è successo, secondo me, a Nesi, a Veronesi, a Maggiani).

    Chiamate telefoniche è collocato dall’editore Adelphi (ma il volume era già stato pubblicato nel 1997 da Sellerio, il primo editore italiano di Bolaño prima della morte e della consacrazione adelphiana) «agli esordi della [sua] carriera», ma a me è sembrato rivelatore del modo che Bolaño ha di costruire il suo materiale: i racconti sono spesso scopertamente autobiografici (l’autore si “nasconde” sotto il nome del suo alter ego Arturo Belano), ma l’autore/io narrante/Arturo Belano non è mai al centro della scena. È piuttosto il reporter che raccoglie una testimonianza, un racconto frammentario, una autobiografia incompleta, una raccolta di eventi apparentemente irrilevanti che sembrano lasciare in ombra quello che al lettore parrebbe importante o significativo. Un reporter che, se abbandona per un momento il suo ruolo di osservatore solo apparentemente impassibile, è per soffermarsi su punti che a noi appaiono tutt’altro che centrali. Anche quando entra nella vita delle persone di cui racconta la storia (non è raro che Arturo Belano ci faccia l’amore, episodicamente o per tanto tempo) lo percepiamo, se non come distaccato, come presente soltanto alla periferia del campo visivo. E infatti scrive, in uno dei racconti: «Insomma, non importa, tutti questi particolari dicono più di me che di lei.»

    Sono queste le qualità che mi hanno fatto apprezzare i racconti. Ma sono anche, e soprattutto, quelle che mi hanno fatto capire meglio, a posteriori, il modo “per accumulazione di frammenti” in cui è costruito lo stesso 2666.

    Se avete letto apprezzato 2666, oppure se lo avete letto ma vi ha lasciato perplessi, oppure se cercate un libro per avvicinarvi a Bolaño, vi consiglio di leggerlo.

    wikimedia.org/wikipedia/commons
    * * *

    Anche gli editor di Adelphi, che uno si figura ben pasciuti sulla base dell’immagine raffinata che dà di sé la casa editrice, a volte dormicchiano e si lasciano sfuggire delle camice che dovrebbero essere camicie (pos. 1310).

    * * *

    Qualche citazione (riferimento alle posizioni Kindle):

    […] soggetti all’influsso gravitazionale dei sette peccati capitali. [288]

    […] la vita non è solo banale ma anche inesplicabile. [445]

    Prima bisogna vuotare la bottiglia, disse, poi l’anima. [994]

    L’anima slava, forse, reggeva molto meglio l’alcol, ma questo era tutto. [1160]

    «[…] separando le acque fecali del passato, come direbbe il poeta». [1586]

    All’epoca io mi incontravo con anarchici e femministe radicali e leggevo libri più o meno in linea con le mie amicizie. Uno di questi era di una femminista italiana, Carla vattelapesca, il libro si intitolava Sputiamo su Hegel. [1758: Me la ricordo anch'io, Carla Lonzi, la leader di Rivolta femminile. Il titolo completo era: Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale e altri scritti]

    Insomma, non importa, tutti questi particolari dicono più di me che di lei. [1930]

    […] sotto il manto della notte come in una canzone di Nicola di Bari, sotto le ruote della notte […] [2112]

    […] dovetti estirparmi quell’idea o quella speranza dalla figa, come dicono le napoletane di Torre del Greco […] [2216]

    […] e allora capii che andava tutto bene, che potevo partire. Che tutto andava male, che potevo partire. Che tutto era motivo di dispiacere, che potevo partire. [2233]

    D’estate Paul soleva essere impotente, d’inverno soffriva di eiaculazione precoce, in autunno e in primavera il sesso non gli interessava. [2306]

    Bill disse che non ci capiva niente, ma che poteva contare sul suo appoggio. [2524]

    […] con una differenza che un pretenzioso definirebbe non solamente fisica ma metafisica […] [2634]

    Ma io preferisco tacere, diceva, non ha senso aggiungere a questo dolore altro dolore o aggiungere al dolore tre piccoli enigmi. Come se il dolore non fosse un enigma sufficiente o come se il dolore non fosse la risposta (enigmatica) a tutti gli enigmi. [2652]

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    Boris Limpopo said on Jan 11, 2014 | Add your feedback

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