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Chiamate telefoniche

By Roberto Bolaño

(236)

| Paperback | 9788838916519

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Book Description

Quattordici racconti di un autore cileno considerato tra i più originali e nuovi della letteratura ispanoamericana: vite immaginarie di scrittori a cavallo dell'Oceano e della storia, lunghi amori che contrassegnano in realtà inestricabili esistenze Continue

Quattordici racconti di un autore cileno considerato tra i più originali e nuovi della letteratura ispanoamericana: vite immaginarie di scrittori a cavallo dell'Oceano e della storia, lunghi amori che contrassegnano in realtà inestricabili esistenze parallele e lontane, soggetti cinematografici stilizzati allo scopo di estrarne puri labirinti di rapporti, giochi manieristici, monologhi di anziane attrici porno che conobbero la grandezza in un loro partner, pseudointrecci polizieschi e storie di frontiera, racconti on the road cuciti dopo la fine dell'incanto. I critici della letteratura di lingua spagnola, che hanno accolto ognuno dei libri di Bolaño come un evento, rinvengono la traccia dell'insegnamento di Borges e di Carver in questi racconti. In ciascuno dei quali infatti, più che una storia fantastica, traspare un apocrifo, a riprova dell'ultima possibilità di realismo rimasta e al cui inizio è Borges: mescolare generi, citare occultamente e falsificare, prendere dalla letteratura alta o popolare e dal cinema, dai rotocalchi. Ma avendo per soggetto sempre delle persone cui «stanno succedendo delle cose, tutte piccole e bastarde». A questo, come suo indizio assolutamente personale, Bolaño aggiunge l'esperienza mostruosa delle dittature postmoderne di Pinochet e Videla. Esse segnano i suoi personaggi, a questi ogni volta si collegano direttamente o indirettamente, e assurgono a universalità come se fossero il segno mnemonico della presenza dell'ingiustizia sul volto della storia e sulla realtà dell'esistenza. Su cui senza fine interrogarsi e attorno al cui enigma incentrare, per orbite brevi o remote, ogni vicenda. Seducendo il lettore in un gioco di specchi che non perde di vista però «che vi sono giochi poetici e giochi criminali».

62 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Bulgakov, disse Pavlov

    Una notte d'inverno Pavlov mi telefonò a casa. Sembrava infuriato. Mi ordinò di andare immediatamente da lui. Io sapevo per sentito dire che certi suoi affari non andavano troppo bene. Provai a dire che l'ora e la temperatura non consigliavano di usc ...(continue)

    Una notte d'inverno Pavlov mi telefonò a casa. Sembrava infuriato. Mi ordinò di andare immediatamente da lui. Io sapevo per sentito dire che certi suoi affari non andavano troppo bene. Provai a dire che l'ora e la temperatura non consigliavano di uscire, ma Miša si mostrò inflessibile: o sei qui entro mezz'ora, disse, o domani ti taglio le palle. Mi vestii più in fretta che potei e prima di uscire mi misi in tasca un coltellino che avevo comprato quando ero studente di medicina. Le strade di Mosca, alle quattro del mattino, non sono molto sicure, immagino tu lo sappia. Il viaggio fu come il seguito dell'incubo che si era interrotto quando Pavlov mi aveva svegliato con la sua telefonata. Le strade erano coperte di neve, il termomentro doveva segnare dieci o quindici gradi sotto zero e per un bel pezzo non vidi in giro nessun essere umano tranne me. Dapprima camminavo per dieci metri e trottavo per altri dieci metri per scaldarmi. In capo a un quarto d'ora il mio corpo si rassegnò ad avanzare passo passo incurvato dal freddo. Per due volte vidi passare delle auto della polizia e mi nascosi. Sempre per due volte, passarono due taxi che non vollero fermarsi. Incontrai solo ubriachi che mi ignorarono e ombre che al mio passaggio si nascondevano negli immensi portoni del viale Medveditsa. La casa dove Pavlov mi aveva dato appuntamento era sulla Nemétskaya; normalmente, a piedi, ci si mettevano dai trenta ai trentacinque minuti; in quella notte infernale ci misi quasi un'ora e quando arrivai avevo quattro dita del piede sinistro congelate. Pavlov mi aspettava accanto al camino, leggendo e bevendo cognac. Prima che io potessi dire niente mi stampò un pugno sul naso. Quasi non sentii il colpo ma mi lasciai cadere lo stesso. Non sporcarmi il tappeto, sentii che diceva. Subito dopo mi prese a calci nelle costole almeno cinque volte, ma dato che portava delle pantofole non mi fece molto male. Poi si sedette, prese il suo libro e il suo bicchiere e parve rappacificarsi. Io mi alzai, andai in bagno a lavarmi il sangue che mi colava dal naso e poi tornai in sala. Cosa stai leggendo? gli dissi. Bulgakov, disse Pavlov.

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    aconeyisland said on Aug 14, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Dimmi, ho detto io. Allora, ha detto Elvira, dalle mie osservazioni ho tratto una conclusione che potrebbe darti una mano. Ok, ho detto io, spara. O la elimini, o la fai brillare, ha detto Elvira. Ma cosa?, ho detto io. La merda di elefante, ha detto ...(continue)

    Dimmi, ho detto io. Allora, ha detto Elvira, dalle mie osservazioni ho tratto una conclusione che potrebbe darti una mano. Ok, ho detto io, spara. O la elimini, o la fai brillare, ha detto Elvira. Ma cosa?, ho detto io. La merda di elefante, ha detto Elvira. E da quando in qua parli in metafora?, ho detto io. Pensavo di farti un favore, ha detto lei, ho fatto male? No, ho detto io, credo di aver capito. Bene, perché hai solo questi due modi di trattare la merda di elefante, ha detto lei, tutti gli altri possono funzionare in una certa misura ma non possono soddisfarti. Molto più facile a dirsi che a farsi, ho detto io. Due pop corn per pensarci su?, ha detto lei. Sì ma perché no, ho detto io, mi faccio anche un tè. Va bene, ha detto Elvira, ma ricordati dove stai andando. Me lo ricordo me lo ricordo solo che ho un po' paura, ho detto io. Cosa vedi al momento?, ha detto lei. Sono in un magazzino credo, ho detto io, ci sono sei box su un lato chiusi da porte metalliche. In fondo vedo una porta di colore rosso e sulla sinistra su una parete è proiettato un grande schermo, lo osservo meglio ma non sembra esserci nulla. Forse dovevo venire con te, ha detto Elvira, la cosa si fa interessante. Interessante un cazzo, ho detto io, se devo essere sincero mi sto un po' cagando sotto. Descrivimi l'area, ha detto Elvira. E allora mi sono fermato a pensare e le ho detto, dimmi come e ci provo.
    Lei fa: estetica.
    Io dico: un luogo tetro e privo di colore.
    Lei fa: dinamica.
    Io dico: sembra una costruzione solida, immobile, credo possa essere solo abbattuta. Non posso sapere se ci sono altri piani e come comunicano tra loro. Nell'area dove mi trovo ora non c'è alcun movimento, neanche il mio perché sto fermo.
    Lei fa: topologica.
    Io rido e lei mi dice che sono un idiota, poi dico: te l'ho già detto, è una costruzione in cemento, sulla destra vedo box chiusi, una porta rossa nel fondo, uno schermo proiettato su un muro alla mia sinistra, non c'è altro. Io sono entrato dal lato sud della costruzione.
    Lei fa: geometrica.
    Io dico: simile a un cubo che contiene altri cubi.
    Lei fa: architettonica.
    Io dico: dietro la porta potrebbe esserci chissà cosa altro. Forse i sei box sono ascensori che comunicano con chissà quanti altri piani.
    Ci sono stati momenti di silenzio. Vuoi che metto una musica di sottofondo?, ha detto poi Elvira. Forse non è una cattiva idea, ma metti quelle che ho scritto io, non mettere la roba di altri, ho detto io. Perché?, ha detto Elvira. Perché se metti roba di altri perdo la concentrazione e vado a pensare dove ho sentito quella musica, ho detto io. Va bene, cosa metto?, ha detto lei. L'ultima che ho registrato, ho detto io. Quella di 1.06?, ha detto lei. Sì quella, ho detto io, mettila in loop e vediamo di finire sta storia il prima possibile. Ecco che parte, ha detto lei.

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    (skate) said on Jun 3, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Lettura eccezionale. Il mio primo Bolaño. Non mi farò mancare tutti gli altri.

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    Chrysophilax said on May 5, 2014 | Add your feedback

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    sono stato mal consigliato: mi è stato suggerito questo scrittore come simile a Marìas. A mio parere non c'entra nulla e comunque non si avvicina nemmeno lontanamente alla finezza dello spagnolo, pur essendo difficile comparare due scrittori dissimi ...(continue)


    sono stato mal consigliato: mi è stato suggerito questo scrittore come simile a Marìas. A mio parere non c'entra nulla e comunque non si avvicina nemmeno lontanamente alla finezza dello spagnolo, pur essendo difficile comparare due scrittori dissimili.

    di certo il fatto che solo 3 racconti su 14 siano decenti non depone sicuramente a favore del cileno.

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    Tambay said on Apr 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un autore tra inquietudine e black humour

    I racconti di Bolano? Si comincia la lettura con un pregiudizio sfavorevole, convinti che l’autore abbia un passo troppo lungo per adattarsi alla misura breve del racconto. Presto ci si ricrede.
    Tutta la prima parte ha un brio e un humour inaspettati ...(continue)

    I racconti di Bolano? Si comincia la lettura con un pregiudizio sfavorevole, convinti che l’autore abbia un passo troppo lungo per adattarsi alla misura breve del racconto. Presto ci si ricrede.
    Tutta la prima parte ha un brio e un humour inaspettati. La dedica che a un certo punto compare spiega tutto: la sua è una narrativa che si rifà esplicitamente a Enrique Vila Matas conferma l’intertestualità di questi testi con quelli del grande scrittore spagnolo. Tutti i personaggi di questa parte della raccolta di Bolano sono scrittori – mancati, falliti, nevrotici, ecc. – dunque non possiamo non pensare che siano per lo meno consanguinei dei suoi “Suicidi letterati”. Ma Vila Matas è dopo tutto scaturito da una costola di Borges.
    E malgrado tutto Bolano sembra un autore molto diverso dal re della metatestualità del XX secolo. Ed eccoci così ripiombare nella seconda parte della raccolta in un’atmosfera molto più alla Bolano: i due detective dell’omonimo racconto hanno a che fare con gli aguzzini di Pinochet, tutte le storie si concludono bruscamente senza una ragione valida in termini letterari (un po’ come accade nella vita reale), i personaggi femminili, fra l’altro protagonisti, sono forti, duri, inquietanti, un cazzotto nello stomaco. Insomma, può non piacere, ma Bolano ha una sua scrittura, un suo stile, un suo mondo.

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    Gabe57 said on Mar 26, 2014 | Add your feedback

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    Ho trovato molto belli i racconti, soprattutto per come sono stati scritti, per come finiscono.

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    punjabi said on Feb 10, 2014 | Add your feedback

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