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Chiedi alla polvere

Di

Editore: sugarCo edizioni della AGEL

4.0
(9126)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Catalano , Portoghese , Turco , Croato , Ungherese , Polacco , Svedese

Isbn-10: A000069531 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook , CD audio

Genere: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"ero giovane, saltavo i pasti, mi ubriacavo e mi sforzavo di diventare uno scrittore. le mie letture andavo a farle alla biblioteca pubblica di Los Angeles, ma niente di quello che leggevo aveva alcun rapporto con me, con le strade e con la gente che le percorreva...poi, un giorno, trovai questo libro e capii subito di essere arrivato in porto...". fin qui, Bukowski: ma Chiedi alla polvere non è soltanto il romanzo che ha segnato la fantasia del poeta "piu maledetto d'america". è anche e soprattutto uno splendido libro, romantico e crudele, feroce e autoironico: il ritratto di una Los Angeles di quarant'anni fa vivo e attuale come ai nostri giorni; e il suo autore, John Fante, un'innegabile scoperta.
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  • 2

    alla ricerca del successo

    Una storia tipicamente americana, una storia già letta in altri libri.
    Ammetto che le aspettative nei confronti di Fante erano diverse, ma devo pur riconoscere che il romanzo è uno dei primi pubblicat ...continua

    Una storia tipicamente americana, una storia già letta in altri libri.
    Ammetto che le aspettative nei confronti di Fante erano diverse, ma devo pur riconoscere che il romanzo è uno dei primi pubblicati dall'autore con tutto ciò che ne consegue. La vicenda, autobiografica, risulta a mio parere un po' troppo autoindulgente ma, per chi ha letto Bukowski, è facile trovare analogie sia tra i personaggi: Bandini/Chinasky, sia nell'ambientazione in cui gli stessi personaggi basano la loro esistenza...ecco, l'essere ispirazione per Bukowski rende comunque il libro di Fante meritevole di essere letto.

    ha scritto il 

  • 5

    SORPRESA CRESCENTE

    Ho iniziato a leggere "chiedi alla polvere" convinto di trovarmi di fronte a una piacevole lettura con carenze di stile. Non so perchè mi fossi convinto di questo, forse il fatto che l'avevo inquadrat ...continua

    Ho iniziato a leggere "chiedi alla polvere" convinto di trovarmi di fronte a una piacevole lettura con carenze di stile. Non so perchè mi fossi convinto di questo, forse il fatto che l'avevo inquadrato come precursore di BUKOWSKI del quale ammiro la vitalità e sincerità nei racconti ma non in particolar modo lo stile o la struttura letteraria, insomma credevo di trovarmi davanti un diario divertente e devo dire che all'inizio le aspettative non sono state tradite ma.... con mia piacevole sorpresa il testo cresce di livello ad ogni capitolo, è come se ti prendesse per mano e ti portasse più su con sè. Forse è stata solo una mia suggestione ma sono abituato a capolavori che partono in quarta per poi frenare bruscamente in alcune parti se non addirittura non reggere il confronto con l'inizio scoppiettante, stavolta invece ho provato una sensazione stranissima... sono stato avvolto dalla polvere, travolto da pagine di una poesia che non mi aspettavo di trovare, sorpreso al punto di non riuscirmene a staccare e di decidere infine per cinque meritatissime stelle. Non è semplicemente un must americano di qualche riscoperta alla moda, è un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 2

    Inferiore rispetto ad "Aspetta primavera, Bandini".
    In vari passaggi mi è parso di vedere briciole che Bukowski ha successivamente raccolto per qualche riga di Panino al Prosciutto. Non mi è piaciuto ...continua

    Inferiore rispetto ad "Aspetta primavera, Bandini".
    In vari passaggi mi è parso di vedere briciole che Bukowski ha successivamente raccolto per qualche riga di Panino al Prosciutto. Non mi è piaciuto granché.

    ha scritto il 

  • 1

    Le cose che salvo di questo libro sono il titolo e qualche passaggio interessante sul dialogo "interno l'interiore" del protagonista. Per il resto, mi è scivolato via come niente fosse.

    ha scritto il 

  • 3

    Recensione all'audiolibro

    Lettura strepitosa di Rolando Ravello (consiglio alla Emons: fategli leggere altri libri, per favore), romanzo che però non mi ha entusiasmata.

    ha scritto il 

  • 4

    Una piacevole (ri)lettura

    Storia di un ragazzo che sogna di diventare scrittore e di uscire dalla sua condizione di emarginato.
    Non ho conosciuto J. Fante, ma riconosco in lui una grande capacità di scrittore, specie se si rap ...continua

    Storia di un ragazzo che sogna di diventare scrittore e di uscire dalla sua condizione di emarginato.
    Non ho conosciuto J. Fante, ma riconosco in lui una grande capacità di scrittore, specie se si rapporta questo libro al contesto del periodo storico in cui è uscito. Il 1939 ha sfornato diversi best sellers, romanzi di successo come Via col vento, Furore, Tropico del Capricorno, Finnegans Wake, il grande sonno, Il giorno della locusta, Ombre rosse, Il mago di Oz e tanti altri che ancora oggi stento a ricordare e in quasi tutti vi sono state le trasposizioni dal romanzo al film; “Ask the dust” non fa eccezione, tradotto dapprima con “il cammino nella polvere” e poi con “Chiedi alla polvere”; libro che si trova ad affrontare una concorrenza spietata con i successi di quell’anno. Per me è stato un libro importante e piacevole, sia per il contenuto ma soprattutto per lo stile originale con cui l’autore si cimenta con i suoi protagonisti. Per la prima volta mi capita di leggere uno scrittore dalla penna veloce che dà ai tratti caratteristici dei suoi personaggi la crudezza e la spietata sincerità che ti coinvolgono e ti appassionano: la chiarezza e la limpidezza delle sue parole sono talmente forti da far sembrare che scriva quasi di getto, come preso da un irrefrenabile istinto, per non esplodere, per sfogare in qualche modo un’energia che non vuole e non può contenere dentro di sé. Fante in questo testo riesce a fondere tre storie in una sola, quella dello scribacchino sognatore e sbandato, l’amore impossibile di quest’ultimo per una cameriera, reso impossibile perché non contraccambiato ( questo elemento porterà lo scrittore a una crescita interiore che farà solo bene alla sua carriera come autore) e il difficile rapporto che ha con il cattolicesimo con i sensi di colpa che derivano da un’attrazione per un’altra donna. Dire che c’è molto di autobiografico nella narrazione potrebbe essere una banalità, ma l’ambientazione si fonde con i personaggi, le strade calde e polverose del deserto divengono specchio e guida della storia mentre tutto intorno i contorni della California e delle sue spiagge raccontano la loro storia fatta di polvere e di onde, di piccoli motel arroccati sulle colline, di ristoranti da quattro soldi e di strade dimenticate da Dio. La storia di questa lettura per me è iniziata non ricordo quando ma parecchio tempo è trascorso da allora, credo fossero la fine degli anni sessanta, la noia e l’ozio di un caldo giorno estivo m’inducono a prendere dallo scaffale della libreria questo piccolo testo che come titolo aveva “Il cammino nella polvere” con la traduzione di Vittorini. Le vicende dello scrittore Bandini mi piacquero molto, rispecchiava lo stereotipo dell’italo-americano emergente ed ironico, un po’ fantasioso, un po’ sognatore, affronta una vita di stenti racchiuso in una camera d’albergo aiutato dalla famiglia e sbucciando arance, solo arance. La polvere mi rappresentò da subito la realtà, ma anche il destino che in ognuno di noi incombe. Aspettai anni per rileggere un volume che conteneva tra l’altro Chiedi alla polvere: non fu solo una trama concatenata in modo complesso, un lessico di livello raffinato, un susseguirsi di colpi di scena geniali e clamorosi; questo romanzo era soprattutto energia e quella tragica forza delle emozioni espresse senza pudore in ogni parola, era la semplicità del dolore e dell’ironia. Marginalmente e appena accennato mi colpì la rappresentazione del periodo storico con le lotte razziali e la recessione; lo stile semplice, lineare, sempre attraversato da sottili ombre di ironia, divertente e tragico insieme, con picchi poetici infilati qua e là, che davano a Fante la fisionomia di un grande scrittore contemporaneo. Si capisce subito, sin dall’inizio, che questo autore è uno scrittore che non può essere letto con superficialità, né in piccoli sprazzi fugaci di relax perché ritrae in tutta la sua schiettezza e affascinante banalità, la sua stessa esistenza. L’universo letterario da lui creato corrisponde esattamente alla (pazzesca) vita che lui ha vissuto in prima persona, fatto che, per quanto pregiudizialmente si possa pensare il contrario, rappresenta uno dei compiti più difficili per uno scrittore… è proprio questo che, fra le altre cose, mi fa amare questo autore, senza ricadere in un narcisismo autoreferenziale. Inoltre, in Chiedi alla polvere sono già contenuti in nuce tutti gli elementi della scrittura che poi saranno riportati in autori dei primi anni settanta nella rivoluzione beat della “fantasia al potere”: l’energia febbrile e la filosofia di vita bruciata delle pagine di Kerouac, il grumo di alcool, sesso e disperazione delle folli storie di Bukowski, c’è già tutto, ma nello stesso tempo non c’è ancora niente, perché la grande differenza tra Fante e i successivi autori che si rapportano alle vicende culturali della generazione dei “figli dei fiori” è che lui non si prende mai troppo sul serio!

    ha scritto il 

  • 3

    “In queste strade c’è la polvere dell’Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e ...continua

    “In queste strade c’è la polvere dell’Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere”.

    ha scritto il 

  • 2

    Ho letto questo libro spinta dai commenti entusiasti della maggior parte degli utenti di un gruppo di lettura a cui sono iscritta. Leggendo l'introduzione di Baricco dove spiega che Bukowski ne era st ...continua

    Ho letto questo libro spinta dai commenti entusiasti della maggior parte degli utenti di un gruppo di lettura a cui sono iscritta. Leggendo l'introduzione di Baricco dove spiega che Bukowski ne era stato affascinato, e leggendo le prime pagine del libro ero partita con molto entusiasmo, perchè a me Bukoski piace e come inizio mi pareva quasi lo stesso stile.
    Invece sono rimasta delusa. Non mi ha trasmesso niente e non mi ha destato alcun interesse. Sinceramente non mi interessava niente delle sorti di Camilla, la giovane cameriera della quale il protagonista Arturo Bandini si invaghisce. Non mi ha proprio preso. Mi dispiace perchè so di essere una voce fuori dal coro...ma ognuno ha i suoi gusti!

    ha scritto il 

  • 2

    Mi sembra una di quelle storie dove, per evidente ed autoreferenziale scelta autoriale, c'è una chiarezza iniziale di intenti e di drammaturgia e poi tutto, in maniera alquanto deprimente, si risolve ...continua

    Mi sembra una di quelle storie dove, per evidente ed autoreferenziale scelta autoriale, c'è una chiarezza iniziale di intenti e di drammaturgia e poi tutto, in maniera alquanto deprimente, si risolve nella polvere. Sarà forse colpa della grande depressione sul cui sfondo è ambientata la storia dell'italo-cattolico comico Bandini? Eccessivamente osannato, almeno in una cosa è stato profetico: sicuramente finirà nella polvere.

    ha scritto il 

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