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Chiedi alla polvere

By John Fante

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Book Description

"ero giovane, saltavo i pasti, mi ubriacavo e mi sforzavo di diventare uno scrittore. le mie letture andavo a farle alla biblioteca pubblica di Los Angeles, ma niente di quello che leggevo aveva alcun rapporto con me, con le strade e con la gente che Continue

"ero giovane, saltavo i pasti, mi ubriacavo e mi sforzavo di diventare uno scrittore. le mie letture andavo a farle alla biblioteca pubblica di Los Angeles, ma niente di quello che leggevo aveva alcun rapporto con me, con le strade e con la gente che le percorreva...poi, un giorno, trovai questo libro e capii subito di essere arrivato in porto...". fin qui, Bukowski: ma Chiedi alla polvere non è soltanto il romanzo che ha segnato la fantasia del poeta "piu maledetto d'america". è anche e soprattutto uno splendido libro, romantico e crudele, feroce e autoironico: il ritratto di una Los Angeles di quarant'anni fa vivo e attuale come ai nostri giorni; e il suo autore, John Fante, un'innegabile scoperta.

1021 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Realismo struggente. Solo se ci si lascia rapire profondamente da questo libro, lo si può "sentire" fino in fondo. Un libro che potrebbe essere la storia della mia vita. Numerose le analogie tra il personaggio di Arturo Bandini e il "personaggio" che ...(continue)

    Realismo struggente. Solo se ci si lascia rapire profondamente da questo libro, lo si può "sentire" fino in fondo. Un libro che potrebbe essere la storia della mia vita. Numerose le analogie tra il personaggio di Arturo Bandini e il "personaggio" che vive in me. Mi ha lasciato in uno status emotivo particolare, in un limbo sospeso tra il dolore interiore più lancinante e la rassicurante consapevolezza che alcuni momenti di vita apparentemente insignificanti possano costruire un vero e proprio capolavoro."Confortably numb".

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    Charro 6 said on Sep 20, 2014 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    Il seme cadde tra le spine.

    Chiedi alla polvere è uno di quei romanzi che ti danno fastidio perchè sono scritti troppo bene: perchè parlano di te e delle cose di te stesso che non vuoi ammettere, e lo fanno talmente bene che non si può svicolare nè negare.

    E' la cronaca degli ...(continue)

    Chiedi alla polvere è uno di quei romanzi che ti danno fastidio perchè sono scritti troppo bene: perchè parlano di te e delle cose di te stesso che non vuoi ammettere, e lo fanno talmente bene che non si può svicolare nè negare.

    E' la cronaca degli anni della gioventù e della miseria dello scrittore di belle speranze Arturo Bandini, fuggito da una vita senza futuro nella casa paterna alla ricerca dell'integrazione e del suo sogno americano nella Los Angeles di metà novecento. E' il problema di tanti immigrati di mille paesi diversi nella giovane America (chi può dimenticare le opere di Philip Roth che raccontano la diaspora ebraica), è lo specchio in cui ogni cultura si può guardare e giudicare.

    La grandezza del libro di John Fante sta proprio nel fatto che la miseria di Arturo bandini, il suo arrabattarsi per il cibo, ma anche i suoi sogni di gloria, la sua emotività accesa, incoerente e sfacciata fino al ridicolo, il suo Cattolicesimo di maniera colpiscono nel profondo la nostra italianità e la fanno emergere con troppa forza per non dar fastidio: "De te fabula narratur", dicevano una volta.

    Eppure (come tanti italiani di laggiù) dopo l'inevitabile incazzatura per questo mezzo delinquente non si può non provare simpatia, proprio perchè sotto il sottilissimo velo da duro non riesce a nascondere la voglia di vivere emotivamente la vita ed un mal respresso senso di giustizia di cui va sempre alla ricerca.

    Ed il fatto che quella giustizia non la trova in un paese che offre opportunità solo ai belli, ricchi ed anglosassoni è quello che rende questo romanzo un grave atto d'accusa. Verso una nazione grande e che si appresta a dominare il mondo, ma che chiusa nel suo apartheid fatto di regole di decoro vittoriano (a cui nessuno crede più) miste ad sfrenata ambizione di ricchezza, non sa più generare vita.

    Curioso che proprio quel Philip Roth che con saccente spregio giudicava gli italiani emigrati come una massa di puzzolenti e contaminati rimasugli di umanità sia giunto sull' America (in cui anche il suo popolo cercava di ambientarsi) alle medesime conclusioni, come si può leggere nella prodigiosa conclusione di Pastorale Americana: ma John Fante è più comprensibile, perchè la nostra italianità la porta nell'anima e non si vergogna di tirarla fuori.

    E meglio di chiunque altro ci spiega quella terra che sembra luminosa ma in realtà è morta, ed interroga quella polvere spirituale secca e ardente come le sabbie del deserto del Mojave, in cui la buona semente del biblico seminatore muore soffocata prima ancora di germogliare, in cui non ci può essere nè vita nè speranza per un popolo nel cui petto nonostante tutto in cuore ancora batte.

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    Gauss74 said on Sep 17, 2014 | 7 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    "...fui sopraffatto dalla consapevolezza del patetico destino dell'uomo, del terribile significato della sua presenza. Il deserto era lì come un bianco animale paziente, in attesa che gli uomini morissero e le civiltà vacillassero come fiammelle, pri ...(continue)

    "...fui sopraffatto dalla consapevolezza del patetico destino dell'uomo, del terribile significato della sua presenza. Il deserto era lì come un bianco animale paziente, in attesa che gli uomini morissero e le civiltà vacillassero come fiammelle, prima di spegnersi del tutto. Intuii allora il coraggio dell'umanità e fui contento di farne parte. Il male del mondo non era più tale, ma diventava ai miei occhi un mezzo indispensabile per tenere lontano il deserto."

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    Sary said on Sep 15, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Ecco, è in questi casi in cui ci si imbatte in qualcuno, una persona, che è talmente importante che decidi seduta stante che essa farà parte della tua vita per sempre, perché non sarebbe possibile pensare a un possibile contrario, e perché anc ...(continue)

    Ecco, è in questi casi in cui ci si imbatte in qualcuno, una persona, che è talmente importante che decidi seduta stante che essa farà parte della tua vita per sempre, perché non sarebbe possibile pensare a un possibile contrario, e perché anche se fosse possibile sarebbe comunque già troppo tardi. John Fante è stata la mia miglior scoperta dell'anno e gli sarò grata di aver scritto, per tutta la vita. E sono seria, perché ci sono affermazioni che non possono smentirsi e nè essere smentite. E così finiamo sull'orlo del baratro, perché con Chiedi alla polvere arriviamo al confine delle nostre vedute per entrare poi in quelle di Arturo Bandini, poesia di vita e arroganza strategica, uomo del giorno e della notte. E' impossibile liberarsi di lui. Ma mi va bene così. Perché è la dannazione che tutti vorremmo. Ora hai stretto il patto, sei legato, vincolato alla sua scrittura, che ti avvolge e ti fa sentire un bellissimo regalo donato al mondo, e hai però anche voglia di scartare, scartare ancora, perché è inconcepibile l'idea che il mondo bello sia finito lì, ce ne deve essere dell'altro, tantissimo, perché è bellissimo e vuoi altri e altri regali come il primo. E' un po' il sentirsi avidi di bellezza perché siamo generosi nel distribuirla. Voglio sentirmi così per il resto della mia vita perché non avrebbe senso sperare diversamente. John Fante era quello che cercavo. Stravolta e commossa, vi auguro che un giorno possiate imbattervi in lui anche voi. La letteratura con Fante è una letteratura migliore. La migliore delle letterature possibili

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    Ludovica Scaramuzzino said on Aug 29, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "....fui sopraffatto dalla consapevolezza del patetico destino dell'uomo, del terribile significato della sua presenza. Il deserto era lì come un bianco animale paziente, in attesa che gli uomini morissero e le civiltà vacillassero come fiammelle, pr ...(continue)

    "....fui sopraffatto dalla consapevolezza del patetico destino dell'uomo, del terribile significato della sua presenza. Il deserto era lì come un bianco animale paziente, in attesa che gli uomini morissero e le civiltà vacillassero come fiammelle, prima di spegnersi del tutto. Intuii allora il coraggio dell'umanità e fui contento di farne parte. Il male del mondo non era più tale, ma diventava ai miei occhi un mezzo indispensabile per tenere lontano il deserto." (Pag. 151).

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    Sondello said on Aug 25, 2014 | Add your feedback

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    Fante nel cuore

    Ho Fante nel cuore. Tutti superbi i suoi libri. Questo perfino non bellissimo. Ma da divorare.

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    Antcalabrese said on Aug 17, 2014 | Add your feedback

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