Chiedi alla polvere

Di

Editore: Marcos y Marcos (Gli alianti, 22)

4.0
(9330)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 186 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Catalano , Portoghese , Turco , Croato , Ungherese , Polacco , Svedese

Isbn-10: 8871681053 | Isbn-13: 9788871681054 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Giulia Castagnone ; Illustrazione di copertina: Teresa Doria ; Prefazione: Charles Bukowski

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook , CD audio

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Il giovane Arturo Bandini (personaggio dietro il quale si cela lo stesso Fante), figlio di immigrati italiani, sogna di diventare uno scrittore di successo. Dopo essere riuscito a pubblicare un proprio racconto, si è trasferito dal Colorado dove viveva con la famiglia, per stabilirsi a Los Angeles, in cerca di fortuna. Qui trova alloggio in una pensione nel quartiere di Bunker Hill. Vagabondando per la città in cerca di esperienze, conosce una cameriera messicana, Camilla Lopez, e intreccia con lei una difficile e tormentata storia d'amore, fatta di passione e di litigi: su di loro incombe costantemente lo spettro della povertà e dell'inferiorità sociale.
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  • 4

    Strana sensazione

    Stanotte ho terminato "Chiedi alla polvere": libro strano, lettura sghemba, sensazioni contrastanti.

    John Fante ha sicuramente una facilità di scrittura notevole, le immagini nascono vivide dalla sua ...continua

    Stanotte ho terminato "Chiedi alla polvere": libro strano, lettura sghemba, sensazioni contrastanti.

    John Fante ha sicuramente una facilità di scrittura notevole, le immagini nascono vivide dalla sua penna e rimangono ancorate alla pelle. Arturo Bandini diventa così velocemente un buon compagno di cui si vedono in prima persona le tribolate peripezie, sullo sfondo di una Los Angeles immobile, pachidermica, quasi inerte nonostante il brulicare di vite che vi si incrocia.
    Ma Arturo Bandini è anche un personaggio schizoide, immaturo, che emette comportamenti che sanno di casualità e improvvisazione, sullo spartito di una vita senza capo nè coda che può essere solo vissuta così, alla giornata, secondo le lune del proprietario Bandini.

    Ecco perchè la lettura mi è stata faticosa, a volte desiderando di lanciare il libro e abbandonarlo, a volte desiderando riprenderlo per vedere come sarebbe finita. Sensazione viscerale, strana, come di polvere in bocca. Un libro che impasta i sentimenti e le riflessioni, ma che sa anche mettere a nudo con cruda ironia le vite solitarie dei sobborghi multietnici dei primi decenni del 900 americano.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho letto con un senso continuo di fastidio, di rabbia, anche di disgusto a volte. Non era però per il romanzo in sé, o per come è scritto, anzi, Fante scrive più che bene. Era piuttosto per il persona ...continua

    Ho letto con un senso continuo di fastidio, di rabbia, anche di disgusto a volte. Non era però per il romanzo in sé, o per come è scritto, anzi, Fante scrive più che bene. Era piuttosto per il personaggio principale, Arturo Bandini, per il suo carattere, per la sua personalità contraddittoria, per quel suo sprecare tutto: vita, denaro, occasioni e soprattutto affetti. Ardevo di rabbia per come trattava la ragazza del bar, Camilla, per la sua freddezza fuori luogo ed offensiva, per quel suo ardere di passione quando la ragazza, offesa, se ne era andata. Il fastidio si estendeva alla città in cui si viveva e ci si muoveva, una Los Angeles torrida, polverosa, sporca, degradata, abitata da persone sciatte, squallide, almeno nei quartieri e negli infimi alberghi, tanto che il deserto vuoto e arido sembrava preferibile nella sua limpidezza naturale. La sensazione di fastidio è andata avanti per gran parte del libro, finché all’improvviso tutto è cambiato. La chiusura è decisamente lirica. Così la vita, a volte, incredibilmente sciatta, contraddittoria, arida, rabbiosa, sporca… A volte, pochissime forse, lirica, tenera, appassionata, a volte. A volte forse troppo tardi… Un bel libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto bello!

    "Forse le cose stanno esattamente così: quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio e ...continua

    "Forse le cose stanno esattamente così: quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi, i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli."

    L'ho amato dalla prima all'ultima riga. Non è di certo la trama il suo punto forte. Più che le vicende, sono le paure, le sensazioni, i dubbi, le riflessioni, gli impulsi, i desideri di quello sbarellato, squattrinato, irriverente ma gran sognatore di Arturo Bandini ad avermi affascinato e travolto. E soprattutto lo stile di John Fante, fantastico. Una scrittura diretta, essenziale, che arriva dritta al centro senza bisogno di tanti giri inutili. Lo definirei un libro che dice tutto senza dire niente, non te l'aspetteresti da un pò di polvere eppure... lascia un gran segno.

    ha scritto il 

  • 4

    L'esistenza di Arturo tra amore, lavoro, voglia di affermarsi e riscattarsi, con un piede tra realismo e esaltazione di se stesso. In questo romanzo ho potuto vedere in pieno la personalità del protag ...continua

    L'esistenza di Arturo tra amore, lavoro, voglia di affermarsi e riscattarsi, con un piede tra realismo e esaltazione di se stesso. In questo romanzo ho potuto vedere in pieno la personalità del protagonista, tra pregi e limiti.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Arthuro Bandini non è uno che si diletta a scrivere, è uno scrittore, un grande scrittore. La fama è il suo destino. Ne è convinto. Ha solo bisogno di nutrirsi di esperienze da raccontare, perchè per ...continua

    Arthuro Bandini non è uno che si diletta a scrivere, è uno scrittore, un grande scrittore. La fama è il suo destino. Ne è convinto. Ha solo bisogno di nutrirsi di esperienze da raccontare, perchè per quanto possa dirsi una 'penna felice', di cosa può scrivere se sino ad allora non ha vissuto?
    Sa di doversi mettere in gioco, di dover vivere, ma è la vita stessa a spaventarlo.
    Cincischia crogiolandosi attorno al suo primo racconto pubblicato, che ritiene la promessa di quel che sarà. E spreca tempo, soldi ed opportunità.
    Ma si vede che bravo lo è davvero perchè l'attesa stessa diventa racconto e gli viene pubblicato.
    Inizia a scrivere davvero ed in qualche modo si affaccia anche alla vita, di cui però rimane un osservatore.
    Arthro Bandini è un imbucato alla festa altrui. E' anche un tantinello antipatico e scorretto, tanto che si arriva ad un punto in cui ci si chiede perchè spingersi oltre a leggere di lui. Ma sono le sue spigolosità a dare forma al romanzo. Non ci fossero sarebbe un susseguirsi di eventi senza spessore alcuno.
    E' un libro piccolo, ma sembrava non finisse mai.

    ha scritto il 

  • 4

    Di solito sono abbastanza diffidente verso gli scrittori americani ma devo dire che questo squattrinato Arturo Bandini, aspirante scrittore e poi vero scrittore mi ha conquistata.

    ha scritto il 

  • 3

    Libro anche intenso, dove tutti si sforzano di essere Americani e raggiungere il successo. Sicuramente la storia è anche autobiografica almeno in parte. Cmq lo consiglierei perché si legge in modo sco ...continua

    Libro anche intenso, dove tutti si sforzano di essere Americani e raggiungere il successo. Sicuramente la storia è anche autobiografica almeno in parte. Cmq lo consiglierei perché si legge in modo scorrevole.

    ha scritto il 

  • 3

    Piacevole ma sfuggente.

    Questo libro è stato e rimane un'incognita.
    All'inizio la trama non mi convinceva del tutto e lo scartai dalla mia lista. Poi trovai una copia di questo libro sullo scaffale di una libreria e decisi d ...continua

    Questo libro è stato e rimane un'incognita.
    All'inizio la trama non mi convinceva del tutto e lo scartai dalla mia lista. Poi trovai una copia di questo libro sullo scaffale di una libreria e decisi di prenderlo.
    Ora, la storia c'è: narra di un amore non capito più che non corrisposto. Il protagonista, Arturo Bandini, scrittore vent'enne che fa successo solo con un racconto, si innamora di Camilla, barista messicana in un bar a Los Angeles. Iniziano a tormentarsi a vicenda, prima lui e poi lei fino a quando uno non può fare a meno dell'altra anche se Arturo non riesce a desiderare Camilla completamente.
    A volte la storia e la scrittura sono abbastanza confusionarie, le scelte di Fante sono discutibili ma non si smette di leggere e si vuol sapere che fine fanno i protagonisti.
    Certe parti sono un po' prolisse e confusionarie mentre altri passaggi sono descritti con una delicatezza tale che mi hanno stupita davvero!
    Se devo dire la verità, non sono sicura di prendere gli altri due libri collegati ad Arturo Bandini; questo libro, seppur bello e sensazionale a tratti, non mi ha presa più di tanto. Avrei preferito un pathos più continuativo e lineare, ma è tutto un fatto personale, magari non ero nel "mood adatto" per leggere Chiedi alla polvere.
    Consigliato? Beh, sì. Credo che sia un libro da possedere nella libreria e sicuramente è uno di quei libri che vanno riletti più volte per cercare tutte le sfaccettature possibili che Fante ci ha donato fra queste pagine.

    ha scritto il 

  • 3

    Quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso

    piccolo spassionato consiglio: l'introduzione di Baricco leggetela alla fine...
    leggerla all'inizio sarebbe come iniziare un giallo scoprendo già chi è l'assassino.
    di sicuro però rende il giusto onor ...continua

    piccolo spassionato consiglio: l'introduzione di Baricco leggetela alla fine...
    leggerla all'inizio sarebbe come iniziare un giallo scoprendo già chi è l'assassino.
    di sicuro però rende il giusto onore a queso strano scrittore, che merita tutti gli elogi ricevuti.

    “Quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio, e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli.”

    ha scritto il 

  • 5

    Forse non avevo capito molto di questo libro, quando lo lessi per la prima volta a 16 anni, non avevo mai viaggiato da sola, né chiesto mai a una città di regalarmi qualcosa, anche solo una briciola, ...continua

    Forse non avevo capito molto di questo libro, quando lo lessi per la prima volta a 16 anni, non avevo mai viaggiato da sola, né chiesto mai a una città di regalarmi qualcosa, anche solo una briciola, della sua essenza, del suo carattere, della sua ricchezza.

    Riletto a pochi giorni dalla partenza per la California, tutto d'un fiato. Magnifico.

    ha scritto il 

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