Chiedo scusa

Di ,

Editore: Einaudi (Stile libero Big)

4.1
(567)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 230 | Formato: Paperback

Isbn-10: 880620369X | Isbn-13: 9788806203696 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Valter si burla del mondo perché da sempre è abituato a perdere. Pensa che il mondo debba chiedergli scusa. Ma quando una malattia lo porta a un'odissea senza fine nel dolore, sente che invece è lui a dover chiedere scusa a tutti. Perché quello che credeva il suo dolore è una goccia del dolore del mondo. Una goccia dell'ingiustizia senza rimedio e spiegazione. E allora, forse, Valter può scoprire la gioia. La gioia di accettare e di vivere. La voce beffarda e innocente di un uomo che si è sempre rifugiato nel sarcasmo e nel risentimento per non soccombere. La sua caduta e rinascita diventano, in questo romanzo asciutto e commovente, il tentativo di risarcire ognuno per la misera condizione di essere umano di fronte al potere spesso crudele della natura. Ma anche un'indimenticabile dichiarazione di speranza. La nostra vita ha sempre un lato comico, e questo libro, nudo e limpido come una pietra preziosa, lo scopre nel luogo piú impensato. Nel più estremo dolore.
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  • 4

    CHIEDO SCUSA

    In coppia con Saverio Mastrofranco (pseudonimo di Valerio Mastrandrea), Francesco Abate ci regala questo libro fortemente autobiografico in cui racconta il dramma che ha segnato la sua esistenza e di ...continua

    In coppia con Saverio Mastrofranco (pseudonimo di Valerio Mastrandrea), Francesco Abate ci regala questo libro fortemente autobiografico in cui racconta il dramma che ha segnato la sua esistenza e di come, insieme a tanti altri che soffrono, “perché quello che credeva il suo dolore è una goccia del dolore del mondo. Una goccia dell’ingiustizia senza rimedio e spiegazione”, sia riuscito a “tenersi a galla” nel mare torbido della malattia e della sofferenza.
    Valter è un giovane cronista di noir di un noto giornale cagliaritano. La sua vita, fin da bambino non è mai stata facile. Un’importante malattia epatica e un padre anch’egli condannato ad un’aspettativa di vita minore a causa di una malattia simile a quella del figlio, gli hanno reso l’infanzia difficile all’insegna delle rinuncia e della forzata solitudine. Nonostante un destino ingrato, Valter va avanti, imponendosi dei limiti da non oltrepassare: è un affermato giornalista, spesso invitato a congressi di lavoro per la sua capacità di unire l’utile e il dilettevole grazie ad un’oratoria sciolta e piena di ironia, si sforza di non arrendersi mai di fronte ai confini impostigli dalla malattia, cerca di impegnarsi in relazioni a tempo determinato perché sa che la sua vita potrebbe prendere una tragica svolta.
    E’ quello che avviene, durante una riunione di lavoro, quando una goccia rossa e prepotente si infrange sul tavolo di cristallo dell’ufficio e si espande come ceralacca, seguita da un fiume di altre gocce, sempre più numerose, come preludio ad un’emorragia che rompe gli argini dilatandosi fuori e dentro di lui. La malattia ha fatto il suo corso e l’unica speranza per Valter è un trapianto di fegato. Messo in lista d’attesa, Valter ora sa che la sua vita non andrà avanti per merito di una miracolosa cura medica, ma solo grazie a un sacrificio umano, grazie alla generosità di chi avrà l’esistenza stessa strappata “in malo modo”, ma deciderà di donare i suoi organi magari con una scelta consapevole fatta quando la vita era ancora presente. Sarà una donna a salvarlo ma anche dopo il trapianto la strada del dolore, dello strazio e della precarietà del vivere continuerà a minare la forza del suo coraggio e della sua determinazione, fino a ritrovare l’energia dirompente di una rinascita e di una possibilità autentica e fondata di poter continuare il percorso dell’esistere.
    Francesco Abate si mette completamente a nudo con una disarmante schiettezza e così facendo anche chi legge è costretto a spogliarsi da ogni suo orpello e a guardare se stesso con la medesima sincerità. Preso per mano, il lettore si addentra nel microcosmo ospedaliero, così ricco di varia umanità afflitta e tormentata, sorretta da legami forti, da affetti sempiterni, da reciproca comprensione, da totale assenza di caste sociali. Un libro bellissimo, pieno di sfumature, pieno di vita vera capace di travalicare ogni affanno, autentico, reale e onesto, un libro che ci fa apprezzare le doti di scrittore di Abate ma anche la sua persona e la sua personalità, il suo essere uomo spontaneo, intenso e profondo dotato di quella vena ironica che anche nei momenti più tragici della nostra vita ci tiene a galla come un indispensabile salvagente. L’empatia che suscita la sua storia, il suo modo asciutto ed essenziale di scrivere senza negare nessun frammento di debolezza corporale e spirituale, il suo acuto spirito di osservazione ci portano alle sue stesse conclusioni, che l’unica cosa che conta davvero nella vita è l’amore, tutto quello che si è dato e tutto quello che si è ricevuto. Il soprannome che gli viene attribuito dagli altri pazienti durante il cammino di dolore fatto insieme, “Chiedo scusa”, è la prova evidente di come lui sappia che “la natura è crudele, perché si accanisce sempre con gli stessi e perché prima che le scuse ti arrivino dal Cielo bisogna che almeno in Terra qualcuno inizi a chiederti perdono”. Dovremmo imparare a farlo tutti, per la nostra grande presunzione di metterci sempre al primo posto, considerando le sofferenze altrui sempre minori delle nostre.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro è bellissimo. E' una testimonianza toccante, fatta con umiltà, arrivando a spogliarsi completamente davanti al lettore. La sofferenza, il dolore sono una catarsi che coinvolge anche noi. ...continua

    Questo libro è bellissimo. E' una testimonianza toccante, fatta con umiltà, arrivando a spogliarsi completamente davanti al lettore. La sofferenza, il dolore sono una catarsi che coinvolge anche noi. Il tutto raccontato sempre con leggerezza, ironia, humor. Tocca tutte le corde dei sentimenti, anche attraverso le vicende delle persone che lo accompagnano o che incontra lungo il cammino. Francesco Abate, uomo coraggioso, grazie!

    ha scritto il 

  • 3

    Massimo rispetto per la vicenda umana e grande ammirazione per l'atteggiamento con cui viene trattata (sincerità assoluta, umiltà di fronte alla malattia, ma in fin dei conti anche grande coraggio). D ...continua

    Massimo rispetto per la vicenda umana e grande ammirazione per l'atteggiamento con cui viene trattata (sincerità assoluta, umiltà di fronte alla malattia, ma in fin dei conti anche grande coraggio). Dal punto di vista strettamente letterario il libro ha i suoi limiti, ed è un peccato perché questo distoglie l'attenzione dal tema centrale.
    Ovvio che a questo punto dovrei chiedere scusa ...

    ha scritto il 

  • 4

    La vita, la morte e fra di esse, a colmare il percorso che le divide e le congiunge, la malattia : un reagente a molte facce, condizione per comprendere la propria realtà fisica oltreché psicologica, ...continua

    La vita, la morte e fra di esse, a colmare il percorso che le divide e le congiunge, la malattia : un reagente a molte facce, condizione per comprendere la propria realtà fisica oltreché psicologica, per scoprire verità prima tenute nascoste. Se non fosse per la degradazione corporale che imbestialisce, essa diventa quasi un privilegio, per le sottigliezze intuitive e riflessive che concede a chi la ospita.Crisi, angoscia, disorientamento, lasciano il passo ad un sottile buonumore che si fa strada tra le rovine della vita e la polvere che essa ha depositato.

    ha scritto il 

  • 5

    Leggere tutto d'un fiato perché è difficile staccarsi dal libro, rallentare nel finale per allontanare il momento del dsitacco, è ciò che mi succede con i libri che mi lasceranno qualcosa.

    E' successo ...continua

    Leggere tutto d'un fiato perché è difficile staccarsi dal libro, rallentare nel finale per allontanare il momento del dsitacco, è ciò che mi succede con i libri che mi lasceranno qualcosa.

    E' successo anche con Chiedo Scusa, libro scritto a due mani da Francesco Abate e Saverio Mastrofranco, alias Valerio Mastandrea, (divertente nel risvolto di copertina il motivo della scelta del nome).

    Un libro molto bello, capace di toccare argomenti profondi restando leggeri, di far sorridere nella commozione, di diffondere inteligenza e grande umanità.

    ha scritto il 

  • 4

    E' stata una lettura molto dolorosa

    Non mi aspettavo un libro del genere da Francesco Abate (di cui ho letto Mi fido di te scritto a 4 mani con Carlotto)e Saverio Mastrofranco alias Valerio Mastrandrea. Non leggo quasi mai la seconda di ...continua

    Non mi aspettavo un libro del genere da Francesco Abate (di cui ho letto Mi fido di te scritto a 4 mani con Carlotto)e Saverio Mastrofranco alias Valerio Mastrandrea. Non leggo quasi mai la seconda di copertina, mi piace leggere a "scatola chiusa" per rimanere sempre sorpresa, in positivo o in negativo. Ma qui non c'entra niente la sorpresa, è stato l'argomento a farmi stare male. La malattia che colpisce Valter al fegato sin da bambino e lo logora consumandolo negli anni, il trapianto, il dolore, la speranza. Il fatto che poi sia tratto da una storia vera mi ha ancora più angosciata. Ho sentito tutto troppo vicino e nello stesso tempo, nonostante sia stato in alcuni passaggi devastante, non sono riuscita a smettere di leggere perchè la scrittura è "leggera" non cade mai nel patetico e nel melodrammatico e a volte è anche sottilmente ironica. Avevo bisogno di arrivare fino in fondo per vedere se poi dopo tanta sofferenza, uno su mille ce la fà

    ha scritto il 

  • 4

    Può un libro che parla di malattia essere piacevole, leggero, divertente? A quanto pare sì, e complimenti a chi c'è riuscito. E' una storia autobiografica, alla cui scrittura partecipa (in misura seco ...continua

    Può un libro che parla di malattia essere piacevole, leggero, divertente? A quanto pare sì, e complimenti a chi c'è riuscito. E' una storia autobiografica, alla cui scrittura partecipa (in misura secondaria) Valerio Mastandrea (sotto mentite spoglie). Da metà in poi il libro è sottotono, sebbene la seconda parte sia quella più profonda, che segna una svolta nella visione delle cose del protagonista. Forse mi è mancato qualcosa: avrei voluto stare più tempo in compagnia di questa storia, e invece mi è sfuggita via, ma è comunque un bel libro e merita che se ne parli. Non è uno di quei testi autobiografici che valgono solo in quanto testimonianza (è davvero scritto bene), né uno di quelli che virano al pietismo o alla spiritualità riscoperta: è fresco e brillante ma sa emozionare e, se necessario, è capace di un realismo estremo (la malattia non profuma e non è invisibile, e bisogna farci i conti ogni singolo minuto).

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro lucido, onesto, diretto

    Mi é piaciuto molto. Stile asciutto, contenuti tutt'altro che banali.
    Mi aspettavo un libro faticoso e struggente considerato il tema. Invece mi sono trovata davanti un libro lucido, onesto, diretto e ...continua

    Mi é piaciuto molto. Stile asciutto, contenuti tutt'altro che banali.
    Mi aspettavo un libro faticoso e struggente considerato il tema. Invece mi sono trovata davanti un libro lucido, onesto, diretto e per certi versi tenero di una tenerezza discreta, non facilmente percepibile.
    Ho apprezzato molto l'abilità con cui l'autore ha saputo districarsi tra i più svariati risvolti della malattia: quelli sociali, quelli professionali, quelli semplicemente umani, che gli ruotano intorno con fare disattento o amorevole, a seconda dei casi.
    Bella la caratterizzazione dei "compagni di sventura". E assai originale la genesi del titolo del libro, che é anche un sentire che emerge spesso nelle pagine, umile, sincero.
    Mi sono affezionata molto a Valter, mi é capitato di pensare a lui e alle sue vicende durante la giornata in attesa di riprendere la lettura. Lieta, onorata, di aver fatto la sua conoscenza.

    ha scritto il 

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