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Chourmo

By

Publisher: Akal

4.2
(2145)

Language:Español | Number of Pages: 252 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) English , French , German , Italian , Greek , Polish

Isbn-10: 844601727X | Isbn-13: 9788446017271 | Publish date:  | Edition 1

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
En ocasiones, las personas son víctimas de sus propios actos. Otras, simplemente lo son de la fatalidad. Como Guitou, cuya única culpa fue amar a una bella joven de origen argelino. Un amor que le llevó a estar en el sitio equivocado en el momento menos oportuno. A ver a quien no tendría que haber visto jamás. Fabio Montale abandonará su apacible retiro para buscarle, para averiguar el porqué de su absurda muerte. Pero en el curso de la investigación se verá inmerso en una compleja trama de mafias e integrismos que va dejando en el camino los cadáveres de su amigo Serge, del arquitecto Adrien Fabre, de Pavie… de demasiada gente. Y de fondo, como siempre, Marsella, sus calles, sus olores, sus sabores, omnipresente protagonista de un drama en el que resulta difícil precisar los límites entre el bien y el mal. Como en la vida misma. 
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  • 4

    DA UN AUTORE DI CULTO UN GRAN BEL LIBRO

    Scrittore indimenticabile, protagonista indimenticabile, storia affascinante. UN GRANDE CHE PURTROPPO CI HA LASCIATI TROPPO PRESTO.

    said on 

  • 4

    Il casino continua, totale, anche nel secondo volume, la vita è rabbia, odio, da sputarci sopra con disgusto e stanchezza, e l'unica strategia per affrontarla forse è il Chourmo, la ciurma, la lealtà ...continue

    Il casino continua, totale, anche nel secondo volume, la vita è rabbia, odio, da sputarci sopra con disgusto e stanchezza, e l'unica strategia per affrontarla forse è il Chourmo, la ciurma, la lealtà e la solidarietà degli altri costretti a remare nella tua stessa galera, a faticare per stare a galla e tirare avanti come te.

    said on 

  • 4

    Mi è piaciuto ancora di più del precedente.
    Forse dopo averci stordito con il suo casino totale, l'autore ci accompagna in una storia più "ordinata", anche se non priva di sorprese.
    Rimane valido tutt ...continue

    Mi è piaciuto ancora di più del precedente.
    Forse dopo averci stordito con il suo casino totale, l'autore ci accompagna in una storia più "ordinata", anche se non priva di sorprese.
    Rimane valido tutto ciò che ho scritto nel commento al primo libro.
    Se possibile mezza stellina in più.

    said on 

  • 3

    Buona lettura

    Secondo libro della trilogia e come ogni trilogia il primo libro è ottimo, il secondo è buono.. vedremo il terzo....
    Lo scenario e la scrittura sono sempre ben fatti, cupi, "scuri", quasi "pesanti" ma ...continue

    Secondo libro della trilogia e come ogni trilogia il primo libro è ottimo, il secondo è buono.. vedremo il terzo....
    Lo scenario e la scrittura sono sempre ben fatti, cupi, "scuri", quasi "pesanti" ma il libro di per se e' un buon libro.

    said on 

  • 3

    In una Marsiglia di straziante (un po’ troppo, direi) bellezza, Fabio Montale si gode la vita da ex poliziotto tra uscite in mare, utili più ad allontanare la quotidianità che per pescare, e lunghe so ...continue

    In una Marsiglia di straziante (un po’ troppo, direi) bellezza, Fabio Montale si gode la vita da ex poliziotto tra uscite in mare, utili più ad allontanare la quotidianità che per pescare, e lunghe soste nei bar del porto. Da questo tran-tran fatto fondamentalmente di solitudine - a parte qualche vecchia conoscenza fra le quali una Honorine che è un’Adelina di Montalbano meno acida - lo strappa la cugina che gli chiede di rintracciare il figlio adolescente scomparso dopo una fuga in città (ma il lettore sa già dove è andato a finire). Da qui prende le mosse un’indagine ondivaga che dai dissapori familiari si allarga alle tensioni razziali con gli arabi, alla polizia doppiogiochista e agli intrallazzi mafiosi in materia di cemento per un insieme che sfiora (o appena intreccia) una sordida storia di droga unita a dipendenza fisica e psicologica (per non parlare dell’immancabile femme fatale). Insomma, tantissima carne al fuoco per poco più di duecento pagine ed è così inevitabile che alcuni passaggi siano poco approfonditi, con il risultato che non tutto risulta chiarissimo: caratteristica peraltro condivisa con tantissimi altri romanzi noir nei quali conta di più l’atmosfera rispetto alla precisione della trama. E qui l’atmosfera è impregnata di una profonda malinconia nella quale sta affondato il protagonista, uomo in fondo sconfitto dalla vita che ormai prova piacere solo nelle piccole cose (compreso il mangiare e, soprattutto, il bere in quantità imbarazzanti): anche i suoi scoppi di rabbia hanno durata limitata come se, passato l’attimo di furia, pure la vendetta gli si presentasse come un atto senza senso. Una tale tristezza è causa di soventi accenti lirici, specie quando Montale si lascia andare a riflessioni su se stesso e sulla propria esistenza, tra rimpianti per il passato e dubbi sul futuro, causando un inturgidimento del modo di raccontare che lascia il segno anche perché in contrasto con la temperatura di norma ‘fredda’ del genere, ma al quale lo scrittore fa ricorso qualche volta di troppo: difetto che si affianca all’eccessivo peso dato alla questione franco-algerina che già dominava il precedente ‘Caos totale’ – nella quale riecheggiano le difficoltà di integrazione infantili di Fabio (e di Izzo?) al fianco del padre napoletano – e il cui peso risulta a tratti pretestuoso nell’economia complessiva. Così, pure questo secondo capitolo delle avventure di Montale finisce per restare a metà del guado: è un bel libro che sa appassionare e farsi leggere con avidità per scoprire quel che accadrà, ma gli manca qualcosa (o forse contiene troppo) per poter dispiegare del tutto le sue potenzialità che brillano invece in molti momenti disseminati qua e là, fra i quali merita una menzione speciale tutta l’appassionante sequenza conclusiva che, al termine di un lungo inseguimento in macchina, conduce alla punizione dei cattivi.

    said on 

  • 0

    (a)izzo supera il romanzo noir che diventa uno strumento per rendere nobile il degrado con tocchi di sano anarchismo come ricordano gli eroi poetici che cita per colorare il suo descrivere. usa il sap ...continue

    (a)izzo supera il romanzo noir che diventa uno strumento per rendere nobile il degrado con tocchi di sano anarchismo come ricordano gli eroi poetici che cita per colorare il suo descrivere. usa il sapone di marsiglia per parlare d'altro… la denigra per riscattarla nella scusa delle sue illusioni. fabio montale rende i vari montalbano e carvalho delle brutte copie, perché non forza mai il personaggio, lo rende molto più umano nel sentire l'eroe epidermico, pescatore e ubriaco di telline. c'è una storia da seguire che non avvince, ma continua a piacere, sempre di più, in un crescendo. aizza ad abbandonarla per seguire l'epica dei suoi personaggi: c'è spesso una esagerazione emozionale nel ventre di questa città che fa paura di notte e opportunamente deve garantire la protezione che salva chiunque sia uomo o voglia diventarlo. esprime il suo punto di vista sul razzismo e sulle meschinità umane, mai condanna, mai separa il bene dal male seguendo la formula del "tutti figli dello stesso mondo". nel racconto spiega cosa vuol dire "chourmo"... non essere in grado di ripeterlo se non lo siamo: un'ottima risposta per "vivere in contemporanea".
    non si può apprezzarlo in fondo se non si legge il primo passo della trilogia nel "casino totale".

    said on 

  • 5

    "[..]Sollevò il viso verso di me. Un viso sfatto. Il rimmel era colato. Lunghe tracce blu. Le guance sembravano piene di crepe, come dopo un terremoto. Vidi il suo sguardo ritirarsi dentro di lei. Per ...continue

    "[..]Sollevò il viso verso di me. Un viso sfatto. Il rimmel era colato. Lunghe tracce blu. Le guance sembravano piene di crepe, come dopo un terremoto. Vidi il suo sguardo ritirarsi dentro di lei. Per sempre. Gèlou se ne andava. Altrove. Nel paese delle lacrime.
    Gli occhi e le mani, malgrado tutto, si aggrappavano ancora a me, disperatamente. Per restare al mondo. E mantenersi a tutto ciò che ci univa fin dall'infanzia. Ma non le ero di alcun aiuto. La mia pancia non aveva spinto un bambino verso la luce. Non ero una madre. E neppure un padre. E tutte le parole che potevo dire appartenevano al dizionario della stronzaggine umana. Non c'era niente da dire. Non avevo niente da dire. [...]

    Sapessi dire così io quel niente. Izzo, un niente colmo di tutto.

    said on 

  • 2

    Qualcosa in meno...

    ... Rispetto al primo della saga, lo confermo a 4 anni di distanza dalla prima lettura. Troppi temi, troppi colpi di scena, troppe coincidenze.

    said on 

  • 4

    Il secondo libro con Fabio Montale. Migliore del primo.

    Lo stile letterario è maturo: un perfetto linguaggio da duri: secco ed incisivo. L'intreccio è pur sempre complicatissimo, ma meno di quello di "Casino totale". Consiglio comunque ai nuovi lettori di ...continue

    Lo stile letterario è maturo: un perfetto linguaggio da duri: secco ed incisivo. L'intreccio è pur sempre complicatissimo, ma meno di quello di "Casino totale". Consiglio comunque ai nuovi lettori di prendere appunti sui frequenti cadaveri.

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  • 4

    Siamo al secondo volume della trilogia che sto leggendo alla rovescia. Chourmo, un'espressione che evoca complicità e collaborazione, solidarietà insomma, nel bene come nel male. Un noir naturalmente, ...continue

    Siamo al secondo volume della trilogia che sto leggendo alla rovescia. Chourmo, un'espressione che evoca complicità e collaborazione, solidarietà insomma, nel bene come nel male. Un noir naturalmente, con molto cibo, molta cucina, molto Lagavulin, un po' di sesso, ma molto erotismo: nei profumi, nelle situazioni, nell'aria salmastra. Come sempre. Tutto nasce dal misterioso omicidio del figlio di una cugina e si impasta con affari di mafia, con una società multietnica poco omogenea e che si tollera, ma non si ama, e con le spinte del Front Nationale verso il bisogno di un repulisti, fare ordine, restituire Marsiglia ai marsigliesi, liberarla da quegli arabi, quegli ebrei, quegli italiani. Come se i marsigliesi non fossero appunto arabi, ebrei, italiani. Interessante il legame che Izzo - sempre molto documentato - pone tra il successo di Le Pen (padre) e la criminalità dei quartieri arabi. Sono gli attivisti del FN che fomentano e manipolano gli arabi proprio per poi fare campagne di pulizia etnica e "Loi et Ordre". O meglio "Ordre sans Loi". Quindi il FN invischiato con il riciclaggio, la corruzione, lo spaccio e la microcriminalità per poi avere il pretesto di ergersi a baluardo contro queste derive.
    Mi affascina sempre molto la capacità di Izzo di mettere sulla pagina bicchieri di Bandol, piatti di rascasse o loup de mer, bronzei turgori femminili, cronaca documentata, musica e gustosa e tesa narrazione.
    Da leggere prima di scappare a Marsiglia con una creola dalla bruna aureola.

    said on 

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