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Christ Stopped at Eboli

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Publisher: Penguin Books Ltd

4.1
(4035)

Language:English | Number of Pages: 256 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , French , Spanish

Isbn-10: 0140183116 | Isbn-13: 9780140183115 | Publish date:  | Edition New Ed

Translator: F. Frenaye

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , Others

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 5

    Grande letteratura

    I poveri e il potere; i poveri e la storia; la morale; l'America; la magìa; la superstizione; il brigantaggio.
    Sembrano storie di secoli fa, addirittura millenni, e invece i bambini di cui parla Levi ...continue

    I poveri e il potere; i poveri e la storia; la morale; l'America; la magìa; la superstizione; il brigantaggio.
    Sembrano storie di secoli fa, addirittura millenni, e invece i bambini di cui parla Levi sono la generazione a metà tra mio nonno e mio padre.
    Uno straordinario trattato di antropologia. Un libro che dovrebbe essere parte integrante dei programmi di storia nelle nostre scuole (come lo dovrebbe essere UN ANNO SULL'ALTIPIANO per raccontare la prima guerra mondiale): la realtà contadina del sud d'Italia descritta e narrata con intensità e trasporto. Le nostre radici, così vicine così lontane. Grande letteratura.

    said on 

  • 5

    Prorompente

    Un capolavoro. Semplicemente stupendo. Un salto nel passato. In luoghi senza tempo, memoria di un Sud che alberga nel patrimonio genetico di tutti coloro che, in qualche modo, hanno vissuto il mondo c ...continue

    Un capolavoro. Semplicemente stupendo. Un salto nel passato. In luoghi senza tempo, memoria di un Sud che alberga nel patrimonio genetico di tutti coloro che, in qualche modo, hanno vissuto il mondo contadino sino a pochi decenni addietro.
    Una forza centripeta, ancestrale, catapulta immediatamente il lettore dentro un potente paesaggio metaforico, dove l'unica strada (lo Stato) porta alla frana, dove il paese frana perché e' "fatto dalle ossa dei morti", dove la chiesa (il Credo) e' crollata nel burrone.
    Dinamiche le descrizioni, dalla vorticosa danza al suono della zampogna, l'unica dell'anno, di due fidanzati, al paesaggio di Matera visto da una donna, medico dalla razionale cultura piemontese, che, mentre scende verso gli abissi di un girone dantesco scavato "nell'imbuto all'incontrario" dei Sassi, inseguita da bambini malati che chiedono chinìno, incrocia occhi di altre donne che, apparendo tra usci e botole, mostrano sguardi rassegnati di sopravvissute.
    Potente la voce data agli elementi naturali, "dal fondo dei burroni il vento saliva con i suoi vortici, (...) penetrava nelle ossa e si perdeva, ruggendo, nelle gole dei camini", "la notte, solo nella mia casa lo ascoltavo: un grido senza interruzione, un urlo, un lamento" che, metaforicamente, da' voce alla passività ed alla rassegnazione di un mondo lasciato a se stesso, che va avanti per inerzia.
    Ogni personaggio, dall'incantatore di lupi a Donna Caterina, dalla Madonna nera di Viggiano alla strega Giulia, dai tre barbieri ai monachicchi, dal sanaporcelle al postino anticensura, penetra nell'anima.
    L'emigrazione, il brigantaggio, le credenze popolari, il confino, la stregoneria, la condizione meridionale, il rapporto tra il mondo contadino e lo Stato sono osservati ed affrontati dall'autore piemontese, confinato oltre Eboli, con nuova personale prospettiva che ne influenzerà, altrove, l'opera e la visione politica.

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  • 5

    Non per ragazzi

    Letto per la prima volta quando avevo 15 anni su consiglio del mio professore di lettere. Era un insegnante straordinario ma quella volta fece un errore. E' chiaro che un qundicenne milanese non è in ...continue

    Letto per la prima volta quando avevo 15 anni su consiglio del mio professore di lettere. Era un insegnante straordinario ma quella volta fece un errore. E' chiaro che un qundicenne milanese non è in grado di capire questo libro ed infatti allora non lo capii; lo classificai fra i libri noiosi ...
    Oggi che il quindicenne milanese è diventato un cinquantenne varesino posso dire che si tratta di un libro bellissimo.

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  • 0

    Si tratta della memoria di essere stati bestie e Dei allo stesso tempo, di quando i nomi e le parole avevano un potere magico, con fichi secchi si facevano collane e Roosevelt ed il brigantaggio erano ...continue

    Si tratta della memoria di essere stati bestie e Dei allo stesso tempo, di quando i nomi e le parole avevano un potere magico, con fichi secchi si facevano collane e Roosevelt ed il brigantaggio erano presenze immanenti più che fatti storici reali. Da ricordare il sanaporcelle, l'indovinante, i cupi-cupi, l'abracadabra dei contadini lucani e la malattia dell'arco. Una tragedia senza teatro, col tempo fermo nell'oggi ed il futuro che era solo una filastrocca irreale di suoni simili: crai, pescrai, pescriddi, pescruflo, maruflo, maruflone, maruflicchio!

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  • 4

    Bellissimo

    Quando ho finito questo libro mi sono detta: " e adesso?". Forse se non avessi visitato Matera, non sarei stata in grado di cogliere questo libro a pieno, invece sono riuscita ad immedesimarmi complet ...continue

    Quando ho finito questo libro mi sono detta: " e adesso?". Forse se non avessi visitato Matera, non sarei stata in grado di cogliere questo libro a pieno, invece sono riuscita ad immedesimarmi completamente nei luoghi, nei paesaggi e nei personaggi! Mi è piaciuto moltissimo, uno dei più bei libri che abbia letto.

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  • 5

    A parte due-tre punti in cui mi sono annoiata (descrizioni molto dettagliate di eventi storici, e una parte naturalistica) per il resto questo libro mi è piaciuto davvero tanto.
    Avevo un po’ timore ch ...continue

    A parte due-tre punti in cui mi sono annoiata (descrizioni molto dettagliate di eventi storici, e una parte naturalistica) per il resto questo libro mi è piaciuto davvero tanto.
    Avevo un po’ timore che fosse impegnativo e che non riuscissi ad appassionarmi, ma poi mi sono ritrovata a figurarmi in modo così vivido i luoghi, l’atmosfera, le vite dei contadini e dei signori incontrati da Levi in questo soggiorno forzato a Gagliano, negli anni ’30. Proprio le parti più “paesane”, le descrizioni di persone, usanze, luoghi...sono quelle che ho preferito. Non mancano le interessanti riflessioni di Levi sul Meridione e sullo Stato (e il suo mal-funzionamento) e la posizione dei contadini nei confronti delle istituzioni.

    said on 

  • 4

    La tristezza lucana ben raccontata

    Teoricamente un libro del genere potrebbe essere per tanti aspetti confrontato con Furore di Steinbeck, proprio per il peso specifico che assume dal punto di vista storico il romanzo di Levi. La vita ...continue

    Teoricamente un libro del genere potrebbe essere per tanti aspetti confrontato con Furore di Steinbeck, proprio per il peso specifico che assume dal punto di vista storico il romanzo di Levi. La vita del popolo lucano degli anni '30 lontana anni luce dal mondo cittadino ed in particolare l'epopea statica (e non dinamica come per Furore) descritta nei dettagli più umani, coloriti, vissuti. La storia di un uomo che impara a conoscere i valori di gente remota, ignorante, abbandonata da Dio e dagli uomini e impara ad amarli. Certo, non cederà alle finali lusinghe del posto, rinunciando ad una scelta di vita radicale (come biasimarlo), pertanto alla fine i lucani ed in generale i meriodionali "passano per simpaticissimi, fantastici, caldi, veri, ecc... ma col cacchio che ci vivrei in un posto del genere".
    Ecco, il succo è questo. Il sud nella storia è sempre un luogo oscuro e preoccupante, passano i decenni ma i concetti poco cambiano.
    Straordinaria la descrizione della città di Matera, una sorta di meraviglioso girone infernale dantesco, con più in generale la lucania, odierna Basilicata, che conferma la sua infinita tristezza e la sua mancanza di qualità, terra di mezzo tra regioni più fortunate, oscillante tra freddo montano e calura meridionale. Un paradiso a metà, quindi per diritto un inferno.
    Lo stile dell'opera tuttavia non appare così caratterizzante come il romanzo di Steinbeck, la rilevanza storica surclassa quella narrativa non rendendo epico un testo dal notevole potenziale evocativo. Un libro importante per chi ha voglia di capire l'upgrade sociologico che il nostro disintegrato paese avrebbe raggiunto negli ultimi 50 anni.

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  • 5

    Capolavoro

    Un capolavoro, sotto tutti gli aspetti. Dal punto di vista della analisi sia sociale che politica inquadra alla perfezione la "questione meridionale" di allora ed esprime inoltre dei concetti che sott ...continue

    Un capolavoro, sotto tutti gli aspetti. Dal punto di vista della analisi sia sociale che politica inquadra alla perfezione la "questione meridionale" di allora ed esprime inoltre dei concetti che sotto molti aspetti sono validi ancora oggi a settant'anni di distanza.

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  • 5

    Si tratta di un libro preso con il sentimento del "si vedrà". Reduce da un esame di letteratura del Novecento e pervasa dallo spirito del "devo rimettermi in pari leggendo i capolavori che mi mancano ...continue

    Si tratta di un libro preso con il sentimento del "si vedrà". Reduce da un esame di letteratura del Novecento e pervasa dallo spirito del "devo rimettermi in pari leggendo i capolavori che mi mancano", sono rimasta affascinata dagli accurati resoconti di Levi. Inutile dire che pochi giorni dopo averlo terminato sono corsadicorsa a vedermi il film con Volonté per la regia di Francesco Rosi. (E inutile parlare della conseguente delusione per la mancanza di particolari a me cari presenti nel libro: non ci posso far nulla, è il dramma da confronto). Cinque stelle, sì, perché alla cura del contenuto si aggiunge una prodigiosa rifinitura del lessico (sarà la mentalità scientifica del nostro Levi?). E non è poco.

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  • 5

    Per i contadini, lo Stato è più lontano del cielo, e più maligno, perché sta sempre dall'altra parte.

    Levi scrisse questo libro nel giro di pochi mesi, dal Natale del '43 all'inizio dell'estate dell'anno successivo. Si tratta di un'autobiografia (seppur non nei minimi dettagli) dei suoi due anni al co ...continue

    Levi scrisse questo libro nel giro di pochi mesi, dal Natale del '43 all'inizio dell'estate dell'anno successivo. Si tratta di un'autobiografia (seppur non nei minimi dettagli) dei suoi due anni al confino, in Lucania, al quale venne condannato per la sua attività antifascista.
    Le pagine di questa sorta di diario scorrono pervase da paesaggi, colori e suoni propri di una terra, la Basilicata, e più in particolare di uno dei suoi piccoli paeselli fatti di casette a strapiombo sulla roccia arsa, Gagliano (è un nome adattato per assonanza). Questo piccolo borgo è il punto focale da cui si irradiano storie, resoconti, pensieri, riflessioni. L'affresco delle esistenze di quegli uomini e quelle donne, miseri, incolti, malati, delle loro mancanze, speranze, illusioni, il fascino delle antiche credenze e superstizioni, sempre vive seppur in contrasto con la modernità. Inevitabile calarsi nella vita del paese, farsi amici i poveri soprattutto, i bisognosi, i bambini e le donne, vittime di se stesse e delle loro sfortune ma comunque sempre tanto forti da scacciare dietro l'uscio l'ombra del demonio.
    Terre talmente lontane, non solo dalla modernità, ma da qualsiasi minima forma di cultura e progresso da far pensare, appunto, che quel Dio sempre prodigo non le abbia mai raggiunte.
    Isolate e lasciate a se stesse, vicine a Roma solo per interesse ma tanto lontane, abbandonate a quel destino che forse, solo la forza della loro gente potrà, col tempo e dolorosa pazienza, scacciare...

    Ci sono libri ben scritti e libri interessanti che riescono a darti e lasciarti molto. Quando questi elementi coesistono, per me, esiste inevitabilmente il capolavoro.

    said on 

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