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Chronicles

Volume 1

Di

Editore: Feltrinelli

4.0
(358)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale

Isbn-10: 8807720116 | Isbn-13: 9788807720116 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biography , History , Musica

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Descrizione del libro
Il primo volume della trilogia autobiografica di Bob Dylan, dedicato agli anni della formazione e a quelli degli incontri decisivi, ricco di episodi inediti. Non costretto da gabbie cronologiche, il libro spazia dall'epoca del Greenwich Village alla fine degli anni Sessanta, fino agli Ottanta. Il tono dominante è la gratitudine per chi ha reso possibile che Bob Dylan fosse Bob Dylan: verso il poeta Archibald MacLeish, che indirettamente lo guida alla realizzazione di "New Morning", o verso Daniel Lanois, musicista e produttore che direttamente lo aiuta a creare "Oh Mercy". Woodstock, San Francisco, New Orleans, città dell'anima con pochi tratti scuri, completano la geografia interiore di un'America invisibile ma mai davvero scomparsa.
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  • 5

    看第一章時很想放棄這本書。 除了我還沒有真心喜歡上Bob Dylan的音樂(雖然看到還是會借回家聽)之外,中譯本把中英對照放在最後面實在……很難對照好嗎。

    後來覺得Bob Dylan身邊的人也太有趣了吧!才開始喜歡這本書。 像是p.111 她對事物的本質有一套獨特的見解;她說死神是一名演員,出生是一種侵犯隱私的行為。聽她這麼說,你不知道如何還口,你也無法證明她是錯的。

    ha scritto il 

  • 4

    Il Divin menestrello racconta...

    Non dovrebbe sorprendere più di tanto l'abilità di Dylan nella scrittura. Uno degli uomini più importanti dei nostri tempi, un cantante, un poeta, un'artista, un rivoluzionario, e adesso anche un narratore d'eccezione in questa atipica autobiografia scritta di suo pugno, non lasciata scrivere a q ...continua

    Non dovrebbe sorprendere più di tanto l'abilità di Dylan nella scrittura. Uno degli uomini più importanti dei nostri tempi, un cantante, un poeta, un'artista, un rivoluzionario, e adesso anche un narratore d'eccezione in questa atipica autobiografia scritta di suo pugno, non lasciata scrivere a qualche giornalista bravo con le parole. Dylan non ne ha bisogno e spazia a suo piacimento stravolgendo le carte (tarocchi?) in tavola, spaziando dagli anni delle influenze musicali e delle prime incisioni e raccontando poi non già gli anni del successo ma quelli successivi. Un volume 1 di cui attendo speranzoso il secondo, cui a quanto pare Dylan sta finalmente lavorando. Uscirà mai o rimarrà solo questo frammento di frammenti? Poco importa, Bob Dylan ci ha già dato tantissimo, troppo, ma forse non tutto.

    ha scritto il 

  • 4

    "In giro nei vari locali erano in parecchi a essere più bravi di me, ma nessuno faceva quello che facevo io. Le canzoni folk erano la via attraverso la quale io esploravo l'universo, erano pitture nelle quali c'era più di quello che io potessi dire a parole.
    [...]
    Molti artisti cercavano di mette ...continua

    "In giro nei vari locali erano in parecchi a essere più bravi di me, ma nessuno faceva quello che facevo io. Le canzoni folk erano la via attraverso la quale io esploravo l'universo, erano pitture nelle quali c'era più di quello che io potessi dire a parole. [...] Molti artisti cercavano di mettere in mostra se stessi, non la canzone, ma quello non era il mio modo di fare. Per me veniva prima la canzone."

    ha scritto il 

  • 5

    C'è un essere al mondo che è in grado di scrivere canzoni, poesia e prosa e rendere tutto questo magnifico sogno un'esperienza indimenticabile e insostituibile: quell'essere è Robert Allen Zimmerman, più noto come Bob Dylan.

    ha scritto il 

  • 3

    Io amo Bob Dylan. Penso sia uno dei pochi geni reali del '900, ma la prosa non è il suo forte. Mi ha annoiato abbastanza come lettura, tant'è che l'ho abbandonato, cosa che mi è capitata rarissime volte.

    ha scritto il 

  • 4

    "Con la mente in grande fervore, avevo perfino covato il desiderio di andare a West Point. Mi ero sempre immaginato che sarei morto in qualche eroica battaglia"


    Come cambiano le cose della vita, come rimbalzano sogni e ambizioni sul panno verde dove si gioca il nostro futuro. In ogni caso ...continua

    "Con la mente in grande fervore, avevo perfino covato il desiderio di andare a West Point. Mi ero sempre immaginato che sarei morto in qualche eroica battaglia"

    Come cambiano le cose della vita, come rimbalzano sogni e ambizioni sul panno verde dove si gioca il nostro futuro. In ogni caso colpo fortunato, questa volta. Il mondo ha perso un ufficiale dell'esercito americano, ma Bob Dylan è diventato Bob Dylan, a vantaggio di tutti noi. Conoscevo il musicista, conoscevo il poeta (perchè per me poeta è sempre stato, piaccia o non piaccia la sua musica, degno candidato al Nobel per la letteratura), con questo libro ho scoperto un altro lato ancora, quello di uno scrittore capace di scrivere un'autobiografia che non è un'autobiografia, di raccontarsi senza mettersi su un piedistallo, perfino di mostrarci un'intera epoca senza nemmeno provare a rispettare le sequenze degli anni. Perché questo è Chronicles, un libro buono anche per chi non sopporta le canzoni di Bob Dylan, un libro che si fa leggere per molte ragioni.

    Io ci ho ritrovato la storia di un ragazzo che sa cogliere il tempo che cambia e raccontarlo come pochi altri hanno saputo fare. Altro che latte e miele, altro che canzoncini su cuori infranti, motivetti orecchiabili e ballabili, anestetico per ogni coscienza.

    "Immorali distillatori di liquori clandestini, madri che affogavano i loro figli, Cadillac che avevano benzina solo per cinque miglia, alluvioni, incendi nelle sedi dei sindacati, buio pesto e cadaveri sul fondo dei fiumi non erano roba per i radiofili. Non c'era niente di allegro nelle canzoni folk che cantavo io. Non cercavano di piacere a nessuno e non trasudavano dolcezza. Non si facevano gentilmente portare a riva dalle onde"

    Quanta grande letteratura americana mi ricorda tutto questo... L'America di Woody Guthrie e delle dure battaglie sindacali, delle praterie e delle metropoli che crescono, dei padroni e dei vagabondi. L'America del Greenwich Village a cui approda un Dylan giovanissimo, ricco solo della sua chitarra. L'America di Jack Kerouac, di Allen Ginsberg, degli altri poeti irrequieti e stralunati della beat generation.

    E c'è Bob Dylan che in tutto questo è assai diverso dall'icona che ci è stata trasmessa, che non è il provocatore, non è il contestatore di professione, non è l'artista che vive ai margini nè sopra le righe, non è né il menestrello nè la rock star. Semplicemente lui, un uomo che mette su famiglia e che parla volentieri di sua moglie.

    Quante cose, in questo libro.

    ha scritto il 

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