Like Ci salveranno le vecchie zie??
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Book Description
Le vecchie zie, tutte maestre, "fusti di quercia, dalle radici ben solide","custodi dell'ordine classico", "fedeli gendarmi dello stato", e ancor piùfedeli all'avarizia come "segno di decoro... atto di fede... principiomorale... norma pedagogica". RomanContinue
Book Details
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(11)
- Libri Italiani
- Others 116 Pages
- ISBN-10: 8830423289
- ISBN-13: 9788830423282
- Publisher: Longanesi
- Pub date: Jan 01, 2005
- Also available as: Mass Market Paperback
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| 9788830423282 | Others | €12.00 | €9.60 | IBS.IT |
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Sono meno di 100 pagine che si leggono in due ore.. delle parti un pò noiosette, ma solo alcune osservazioni sono da leggere per rabbrividire al pensiero che sono state scritte più di 50 anni fa e ancora questo Paese è come e peggio di allora. :0(
“Ora la nostra classe dirigente manca di fantasia ... (continue)
Sono meno di 100 pagine che si leggono in due ore.. delle parti un pò noiosette, ma solo alcune osservazioni sono da leggere per rabbrividire al pensiero che sono state scritte più di 50 anni fa e ancora questo Paese è come e peggio di allora. :0(
“Ora la nostra classe dirigente manca di fantasia e vive nel disordine: disordine tecnico, disordine politico. Le crisi, qui, sopraggiungono inattese come tempeste a cui nessuno aveva mai pensato: e nessuno si ciede mai se davvero si potevano evitarle seguedo metodi diversi. La facilità con cui si fondano vaste imprese è pari alla incapacità di sorreggerle nei momenti di crisi. E il rimedio a cui si ricorre per arginare i disastri non varia mai: è allo stato che si ricorre in nome di una solidarietà umana fino allora trascurata. Il pane degli operai garantisce il finanziamento di ogni pessima industria. La tecnia che vale, la fantasia che vale, la capacità che vale è una sola: quella di ingrossare l’impresa, d’allargare la fabnbrica, di ingigantire l’azienda il più possibile. Perchè lo stato teme lfa fame, quando la fame è improvvisa, quando la fame esce dalle fabbriche, quando la fame è organizzata. La fame individuale, la fame privata, la fame stabile, la fame che vive di fame apolitica non lo disturba: resta fame inerte, passa nel pittoresco, nel colore locale.
Lo stato non ha occhi non ha orecchi per il cittadino, per l’italiano: lo stto lo affida a cattive scuole, a cattivi militari, a cattivi funzionari, a cattivi dirigenti, poi lo abbandona ai grossi borghesi. E il povero italiano si dibatte e tira avanti, stretto tra due grossi elefanti: deve spingere, consumare e ubbidire. Deve leggere giornali che non dicono la verità: esistono soltando due punti di vista: quello dei grossi borghesi e quello dei grosis proletari. Egli non ha modelli a cui ispirarsi, perchè esistono soltanto i vizi di quei due grossi elefanti: il borghese e il proletario. Egli non ha, in casi estremi, via di scelta: o coi grossi borghesi o coi grossi proletari. “
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