Ci salveranno le vecchie zie?

Di

Editore: Longanesi (La gaja scienza, 781)

4.0
(23)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 116 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8830423289 | Isbn-13: 9788830423282 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

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Descrizione del libro
Le vecchie zie, tutte maestre, "fusti di quercia, dalle radici ben solide", "custodi dell'ordine classico", "fedeli gendarmi dello stato", e ancor più fedeli all'avarizia come "segno di decoro... atto di fede... principio morale... norma pedagogica". Romantico fustigatore dei costumi, Leo Longanesi sapeva benissimo che le vecchie zie, specie in via di estinzione, non ci avrebbero salvato, messe in soffitta come busti impagliati, spodestate dal progresso e da nipoti coi sogni a colori. Erano l'emblema di una borghesia dal candore provinciale antica già allora (nel 1953), che aveva fatto le ossa al paese e l'aveva tenuto in piedi, che amava le cose solide e ben fatte: Longanesi la guarda da lontano, con rispetto e un pizzico di nostalgia.
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  • 3

    Longanesi prova una nostalgia fortissima verso una borghesia che non c'è più (non c'era già più nel 1953, quando il libro uscì, e forse non c'è mai stata), una classe operosa, virtuosa, parsimoniosa e ...continua

    Longanesi prova una nostalgia fortissima verso una borghesia che non c'è più (non c'era già più nel 1953, quando il libro uscì, e forse non c'è mai stata), una classe operosa, virtuosa, parsimoniosa e soprattutto solida, perché ancorata a un paradigma valoriale e morale che forse non comprende più completamente, ma che ha ereditato dai propri padri e antenati e che rispetta e osserva scrupolosamente, (anche quando lo trasgredisce, poiché SA di trasgredire), sentendo confusamente che a tale scala di valori essa in qualche modo deve il suo successo e la sua forza. Nell'Italia del Dopoguerra il grande aforista ed intellettuale vede invece trionfare la volgarità, l'aspirazione alla comodità, alle soddisfazioni spicce immediate, alle piccole furberie quotidiane. In altre parole, si assiste ad una mutazione antropologica della borghesia, in senso peggiorativo; forse solo le "vecchie zie"- le sagge e un po' pedanti figure familiari che hanno custodito quell'operoso buon senso della borghesia idealizzata da Longanesi (e che raggiunse l'apice della sua importanza tra l'Unità d'Italia e la Prima Guerra Mondiale) - sapranno custodire questo patrimoniuo di idee e di valori e, un giorno, ritirarlo fuori.
    Che dire? Non sono per nulla d'accordo con quersta idealizzazione del ceto medio: penso che Longanesi abbia idealizzato una classe sociale che ha SEMPRE avuto come propria stella polare il profitto e il successo economico. Poteva forse, un tempo, essere vero che gli esponenti di questa classe ambivano, più di oggi, ad appropriarsi di una cultura e di un decoro oggi scomparsi, ma si trattava, a mio avviso, di un fatto tutto esteriore: sotto la scorza, il borghese di oggi è uguale a quello di ieri, un "homo economicus". E mi fa ugualmente schifo.
    Ciononostante, leggere Longanesi è sempre un piacere.

    ha scritto il 

  • 4

    Per avere una misura di quanto fossero migliori molti libri scritti dai giornalisti di sessant'anni or sono rispetto a quelli che i loro colleghi pubblicano ai nostri giorni, basta leggere questo brev ...continua

    Per avere una misura di quanto fossero migliori molti libri scritti dai giornalisti di sessant'anni or sono rispetto a quelli che i loro colleghi pubblicano ai nostri giorni, basta leggere questo breve e godibile testo di Leo Longanesi, il quale, fatta la tara di qualche inevitabile passaggio non più attuale, rimane una critica della borghesia italiana sostanzialmente valida e condivisibile tutt'oggi; semmai, la situazione ai nostri giorni s'è vie più aggravata. Nell'ultimo capitoletto, Longanesi addita quale salvezza della patria un personaggio mitizzato nel nostro linguaggio più o meno come la casalinga di Voghera di Arbasino: la vecchia zia. La vecchia zia di Longanesi è una maestra, e a ben vedere proprio qui sta l'incredibile modernità di quest'autore: altro che sghignazzi da lettori à la page; quelli che anche oggi come allora tengono in piedi questa povera Italia sbrindellata, ferita e vilipesa sono proprio quei tanti lavoratori che svolgono i loro compiti con onestà e competenza nell'oscurità e nel silenzio, spesso senz'altro riconoscimento che non sia un vergognoso dileggio. Il vecchio Leo aveva capito tutto: la salvezza dell'Italia erano le maestre, e con loro i funzionarî della prefettura, i colonnelli di cavalleria, i marescialli dei carabinieri, i professori di liceo, tutti quelli, insomma, che la propaganda nostrana da molti lustri va screditando e additando come fannulloni e falliti, mentre i modelli di vita, secondo i soloni di moda e i loro adepti babbei, sarebbero semmai gl'industrialotti arruffoni, i politici ladri e incompetenti, i cosiddetti manager e i professori loquaci e sapienti del nulla, magari allevati in batteria in certe università che conosciamo bene. Fin che gl'italiani non l'avranno capito, staranno sempre peggio. E se le vecchie pagine di Longanesi, forse un po’ ingiallite e odorose da salotto di Nonna Speranza, ma pungenti, lievi e acute, riusciranno a svegliarli una buona volta, sarà sempre una benedizione.

    ha scritto il 

  • 2

    Nel 1953 si poteva scrivere senza arrossire: "Sapranno le vecchie zie salvarci dall'invasione cosacca?".
    Oggi sappiamo che non ci hanno salvato né vecchie zie né giovani cugine e che i cosacchi non er ...continua

    Nel 1953 si poteva scrivere senza arrossire: "Sapranno le vecchie zie salvarci dall'invasione cosacca?".
    Oggi sappiamo che non ci hanno salvato né vecchie zie né giovani cugine e che i cosacchi non erano il vero problema. Viviamo in un paese degradato e volgare, in cui la borghesia pseudo-produttiva non ha trovato di meglio di allearsi con la malavita organizzata ed i peggiori burocrati di partito.
    Longanesi combatte di retroguardia in difesa di una classe indifendibile.
    Migliore citazione citabile quella sul diffondersi dell'uso dell'automobile: "Vanno veloci perché la velocità li illude di essere vitali."

    ha scritto il 

  • 5

    Ceneri borghesi

    Incredibile scoprire l'attualità in un libro del 1953. E' dunque vera la lezione de Il Gattopardo: tutto cambia affinché tutto rimanga come prima. Grandissimo Longanesi.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono meno di 100 pagine che si leggono in due ore.. delle parti un pò noiosette, ma solo alcune osservazioni sono da leggere per rabbrividire al pensiero che sono state scritte più di 50 anni fa e anc ...continua

    Sono meno di 100 pagine che si leggono in due ore.. delle parti un pò noiosette, ma solo alcune osservazioni sono da leggere per rabbrividire al pensiero che sono state scritte più di 50 anni fa e ancora questo Paese è come e peggio di allora. :0(

    “Ora la nostra classe dirigente manca di fantasia e vive nel disordine: disordine tecnico, disordine politico. Le crisi, qui, sopraggiungono inattese come tempeste a cui nessuno aveva mai pensato: e nessuno si ciede mai se davvero si potevano evitarle seguedo metodi diversi. La facilità con cui si fondano vaste imprese è pari alla incapacità di sorreggerle nei momenti di crisi. E il rimedio a cui si ricorre per arginare i disastri non varia mai: è allo stato che si ricorre in nome di una solidarietà umana fino allora trascurata. Il pane degli operai garantisce il finanziamento di ogni pessima industria. La tecnia che vale, la fantasia che vale, la capacità che vale è una sola: quella di ingrossare l’impresa, d’allargare la fabnbrica, di ingigantire l’azienda il più possibile. Perchè lo stato teme lfa fame, quando la fame è improvvisa, quando la fame esce dalle fabbriche, quando la fame è organizzata. La fame individuale, la fame privata, la fame stabile, la fame che vive di fame apolitica non lo disturba: resta fame inerte, passa nel pittoresco, nel colore locale.
    Lo stato non ha occhi non ha orecchi per il cittadino, per l’italiano: lo stto lo affida a cattive scuole, a cattivi militari, a cattivi funzionari, a cattivi dirigenti, poi lo abbandona ai grossi borghesi. E il povero italiano si dibatte e tira avanti, stretto tra due grossi elefanti: deve spingere, consumare e ubbidire. Deve leggere giornali che non dicono la verità: esistono soltando due punti di vista: quello dei grossi borghesi e quello dei grosis proletari. Egli non ha modelli a cui ispirarsi, perchè esistono soltanto i vizi di quei due grossi elefanti: il borghese e il proletario. Egli non ha, in casi estremi, via di scelta: o coi grossi borghesi o coi grossi proletari. “

    ha scritto il 

  • 0

    sì, le riflessioni sono condivisibili. un po' sorprende la lucidità: ritrovare l'italia di oggi preconizzata nelle parole di sessantanni fa.
    [o, forse, nulla è mai davvero cambiato].
    tuttavia.
    i pensi ...continua

    sì, le riflessioni sono condivisibili. un po' sorprende la lucidità: ritrovare l'italia di oggi preconizzata nelle parole di sessantanni fa.
    [o, forse, nulla è mai davvero cambiato].
    tuttavia.
    i pensieri contenuti in questo libro potrebbero viaggiare serenamente atque liberamente sull'internet.
    senza bisogno di tenere conto del relativo diritto d'autore.

    ha scritto il 

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