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Ci sono bambini a zigzag

Di

Editore: Oscar Mondadori

4.2
(885)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 331 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Greco

Isbn-10: 8804442301 | Isbn-13: 9788804442301 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Sarah Kaminski , Elena Loewenthal

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Per i suoi 13 anni, a Nono viene offerto un viaggio in treno da Gerusalemme adHaifa. A organizzarlo sono il padre, un celebre detective, e la sua compagna.Ma il viaggio si trasforma in una serie di imprevisti e avventure orchestrateda clown, mangiatori di fuoco, e dall'elegantissimo Felix, un ladrointernazionale che rapisce Nono e, su una favolosa Bugatti, lo porta aconoscere la grande diva Lola. Perché quei due mostrano di sapere tante cosesu sua madre? Nono ne è ovviamente affascinato e li seguirà in altrefantastiche avventure prima di scoprire che si tratta dei nonni che non ha maiconosciuto. Da loro verrà finalmente a sapere la vera storia dei suoigenitori.
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  • 5

    Adesso si cambia gioco ..seguite la rece...fino alla soluzione del mistero..

    'Il bambino sul treno,che li stava lasciando e li guardava come in una fotografia che non avrebbe mai più rivisto...bè quel bambino ero io.
    ...Un uomo vestito da ferroviere,lì sulla banchina, fischiò ...continua

    'Il bambino sul treno,che li stava lasciando e li guardava come in una fotografia che non avrebbe mai più rivisto...bè quel bambino ero io.
    ...Un uomo vestito da ferroviere,lì sulla banchina, fischiò forte verso di me e con ampi gesti mi fece segno di tirare dentro la testa.
    E' pazzesco come quelli con la divisa e il fischietto vadano sempre a scovare proprio me, anche se hanno a disposizione un treno intero. Non mi scostai.Anzi. Papà e Gabi dovevano vedermi fino all'ultimo. Per ricordare il bambino.'

    'I passeggeri nello scompartimento erano praticamente immobilizzati, come in un incantesimo: tutti guardavano me....senza riuscire a proferire parola.
    Nemmeno io. Mi sembrava la cosa più incredibile che avessi mai visto in vita mia: un adulto, addirittura un anziano, un signore distinto e dall'aria aristocratica, stava facendo cose per le quali mi avrebbero espulso da scuola per l'eternità !
    Era questo a lasciarmi incantato in quel momento: si poteva essere come me da grandi.'

    'Come aveva potuto inventare, così su due piedi, quel pretesto? come aveva fatto a restare così impassibile nel dire una bugia?
    Mi ci sarebbero voluti anni per arrivare a un simile controllo del viso: le mie bugie le si scopriva in un istante....
    Felix era un adulto e mentiva! E che bugie! Bugie che fecero ammutolire il macchinista...
    E io lì zitto.
    Lo ammiravo .
    Contro la mia volontà. Con smarrimento, con ribrezzo per la sua impertinenza. Con rispetto.
    Questa è l'amara verità.
    Con un senso di ribellione verso quel che stava facendo. Sì.
    Ma anche con condiscendenza e sottomissione. Come se mi annullassi davanti a lui, come se mi stessi sciogliendo, io e e tutti gli insegnamenti che mi erano stati impartiti, tuttti gli indici che mi erano stati messi sotto il naso: "Proibito! Proibito!", e la ruga terribile che aveva papà in mezzo agli occhi, quella che diventava cupa e profonda nei momenti di rabbia, quel tratto dritto e nero che incombeva costantemente su di me come un punto esclamativo. Mi parve ancora, per un ultimo istante, di pronunciare un grido sommesso: "No! non è giusto! Non va bene!", ma al tempo stesso mi sentii trapassare da uno strano inno di giubilo, unito al rombo del motore e al sussulto della locomotiva, quasi fossi stato trasportato in un altro mondo dove tutto era lecito, dove non c'erano nè insegnati severi nè sguardi paterni pieni di disperazione, dove non c'era bisogno di affannarsi sempre a ricordare quel che si può e quel che non si può fare.
    .....Sì, lo stimai perchè era capace, con tanta facilità, di chiudere delle persone dentro uno scompartimento sprecando un prezioso orologio d'argento, perchè osava entrare in un luogo dove era scritto a chiare lettere ASSOLUTAMENTE VIETATO L'INGRESSO, e prendere per il naso il macchinista con una bugia terribile, impronunciabile.
    Come se tutto gli fosse permesso.
    E il mondo fosse il suo giocattolo.
    Niente regole, se non le sue.
    E ancora non sapevo di cos'altro fosse capace.

    ....La cosa incredibile era che normalmente non ricorreva alla violenza, anzi, era come se aprisse fra lui e il suo prossimo un baratro di buon cuore, di sorrisi, affetto e compassione.
    Gli altri erano così ansiosi del suo affetto e della sua compassione da caderci dentro come svenuti, come fogli di carta dentro un libro di favole. A quel punto, con spensierata destrezza, Felix richiudeva il baratro, tirava la cerniera e proseguiva per la sua strada, mentre loro precipitavano nel buio della voragine, divenuta tutt'a un tratto la valigia di un impostore.
    E io? Che ne era di me? Com'è che continuai a credere alla sua storia? Cosa feci, cosa provai? Ero come tagliato in due: una parte di me tentava di fare le sue rimostranze e di smentire, fiaccamente, tutto quel che Felix millantava. Ma l'altra , va da sè, senza che lo volessi era nelle mani di Felix, nei guizzi dei suoi occhi azzurri, nella sua folle audacia. La terza (in realtà ero spaccato in tre) pensava: che scemo sei, Nono, c'è qualcuno della tua classe che ha mai guidato una locomotiva?
    Un'occasione unica al mondo per un bambino! cosa dirà papà nel sapere che hai rinunciato a questa cosa da lui combinata appositamente per te?
    "Bene" sussurrò il macchinista " ma solo per poco, mezzo minuto non di più è veramente proibito..."
    ...."Prego, Nono Eliezer" mi sorrise Felix tutto allegro, "a te la guida." '

    'Lei,signor macchinista, dovrà rispettare le regole - diceva il mio sguardo - c'è un regolamento, certo che la posso capire, mio caro, se non sarà disposto a trasgredire nemmeno per un momento, giusto per far contento un bambino nelle mie condizioni, già, cos'è la sofferenza di un bambino di fronte a regole e regolamenti? in fondo è per merito loro che il mondo va avanti, per merito loro che il sole sorge ogni mattina, sempre per merito loro che questo treno viaggia puntuale, mentre di bambini piccoli in punto di morte come me ce ne sono a frotte, e di locomotive così, uniche e speciali come questa, non ce ne sono altre: "Grazie, grazie signore" bisbigliavano aridamente le mie labbra, mentre, un istante prima che crollassi a terra, il macchinista correva a sorreggermi e mi porgeva uno sgabello, perché si sa che le bugie hanno le gambe corte e si reggono male...
    Un successone.Il macchinista ci cascò. E sgorgò dentro di me un'immensa felicità: ci ha creduto! mi ha creduto! A me, che tante volte ho detto la verità senza essere creduto!'

    'Felix diede gas, la Bugatti accelerò e lui mi ammiccò con complicità: stava nascendo un'amicizia speciale, fra due attori e impavidi avventurieri. Allora Felix mi prese la pistola giocattolo, la puntò verso il cielo azzurro attraverso il tettuccio scoperto, gridò "Heide!" e premette il grilletto.
    Il boato mi colpì, riecheggiando da ogni parte. In un attimo mi sentii male ed ebbi freddo. Un pennacchio di fumo si levò dalla canna della pistola. Mi accucciai sul lussuoso sedile.
    In un soffio mi era mancata tutta l'aria, tutta la gioia dell'avventura e la felicità della nuova amicizia.
    "Avevi detto...giocattolo..." sussurrai con un filo di voce.
    Continuando a guidare con una mano sola, Felix annusò la canna, mi guardò con quei suoi occhi da bambino e strinse le spalle, con un sorriso: "Cosa ne pensi, piccolo signor Nono Feierberg, è possibile che mi abbiano fregato nel negozio di giocattoli?" '

    ' "Quando papà era sposato con Zohara aveva preso congedo dalla polizia, voleva provare a fare un'altra vita; ma dopo che lei è morta" continuai, "ha deciso di tornare. Proprio in quel periodo fu Gabi a volersene andare. Si era stufata di fare la segretaria. Ha un mucchio di doti avrebbe potuto riuscire in qualunque altra cosa"
    "In cosa per esempio?"
    "In cosa? anche come attrice o cantante, per esempio! e poi è un' esperta in materia logistica. E' sempre lei a organizzare gli spettacoli nelle feste per i bambini dei poliziotti, è lei che scrive le battute per i ricevimenti della polizia, è fortissima nei cruciverba, è un'esperta di cinema, noi ci andiamo almeno una volta alla settimana, e poi sa fare le imitazioni dei personaggi famosi, e cosa ancora...? Ha un grande senso dell'umorismo ed è sempre di buon umore. E' praticamente perfetta."
    Felix sorrise.
    "Vuoi bene a Gabi non è vero?"
    "E' giusta al cento per cento" ripetei. Se solo solo fossi riuscito a convincere di questo anche papà, ma lui, per via della bellezza esteriore, per via di Zohara...
    "Soltanto che il signor papà non la trova così bella" disse Felix meditabondo, e mi venne in mente quel che diceva sempre Gabi: "I miei genitori mi hanno dato una faccia da frittella stile Concettina, io che ero destinata a essere una Brigitte, una maliziosa rubacuori !" E pensai che, se Gabi si fosse arresa alla sua faccia, sarebbe diventata una donna pesante, acida, noiosa e priva di vita, lei che invece era proprio un peperoncino, così appassionata e vitale, e d'un tratto mi venne un pensiero: che forse Gabi era diventata Gabi non per le caratteristiche ereditate o per l'educazione ricevuta, ma solo perchè la sua anima aveva deciso di lottare contro il suo aspetto e la sua faccia, e forse prorio per questo lei cercava di essere sempre vispa e speciale.
    Lo capii di colpo, e capii anche quanto era dura questa sua eterna battaglia condotta senza aiuti, senza raccontare niente a nessuno, in assoluta solitudine.'

    'La signora Marckus sogghignava, dicendo che un'espulsione di una settimana era davvero una pena mite per un elemento come me, così svogliato e inconcludente - all'epoca gli insegnanti calibravano bene i loro improperi, mica come oggi - e che a ogni modo bisognava rassegnarsi al fatto che avevo bisogno di una struttura scolastica diversa, più consona ai miei limiti. Potete stare sicuri che Gabi non gliela faceva passare liscia: "Quelli che secondo lei sono limiti, secondo me sono punti di forza!" e si piazzava davanti all'insegnante, gonfia come un cobra cui abbiano insidiato la prole. "Si possono anche definire, giusto per fare un esempio, un'anima da artista! Sì! Forse non tutti sono adatti all'inquadramento della scuola! ci sono persone rotonde, mia cara signora, ci sono bambini a forma, diciamo, di triangolo, perché no, e ci sono..." Gabi abbassava la voce, levava una mano per aria, come faceva la famosa attrice Lola Ciperola in "Casa di Bambola", e sussurrava con una voce da far rabbrividire: "Ci sono bambini a zigzag!"
    E come si usa dire mi struggevo per lei.

    'Mi sarebbe bastato fare ancora qualche domanda e avrei saputo tutto. Ma mi mancò la forza di cominciare a conoscere ogni cosa così di colpo."

    ' "Deciderai tu quando vorrai sentire" mi disse Felix con uno sguardo intenso, "è la tua storia." '

    'Dopo avrei sentito il seguito della storia. non bisogna avere troppa fretta. C'era tempo. Bisognava abituarsi...'

    '..in fondo non è sempre il caso di spiattellare subito i segreti: la cosa importante era sapere che avevamo in comune un tale segreto.'

    'Mio Dio, pensai sto viaggiando con Felix Glick in persona'

    'Felix Glic era stato, anni prima, il più celebre fuorilegge del paese. Era miliardario e sperperava miliardi. Aveva svaligiato banche in tutto il mondo. Aveva preso per il naso vari governi. Umiliato polizie. aveva uno yacht, mille amanti.
    Ed era stato mio papà a catturarlo.
    "Un talento da attore e pure un gran talento per le bugie. Eri impassibile. Chissà che tu non abbia un futuro, ragazzo mio! Racconti molte bugie?"
    "Ogni tanto. Non tanto."
    Per esempio ora, signor Glick.
    "Bé pareva proprio che ce lo chiedesse in ginocchio, di raccontare frottole" disse Felix. "Cosa ti succede hai paura del tuo coraggio?"

    '..solo mio papà era riuscito a mettergli le mani addosso. "Ci siamo conosciuti sul lavoro", ricordai e a momenti soffocavo dal ridere: già e come si sono conosciuti !'

    ' "Almeno ci ha lasciato un bel regalo" disse all'improvviso con un tono malizioso.
    "Chi?"
    "Il giovincello, il poliziotto."
    Alzò la mano e sul polso c'era il grande orologio del poliziotto...
    ...Mi irritava che avesse rubato l'orologio. Quel furtarello mi aveva guastato l'intesa tra lui e papà , e per questo sentivo di nuovo la lama gelida sotto il cuore, ammonendomi che stavo sbagliando di grosso, che qui c'era qualcosa, a proposito di quest'uomo, che ancora mi sfuggiva.
    Ma vidi anche la sua espressione umiliata, le labbra di Felix che borbottava tra sé, e mi fece una gran pena.
    Voleva mettermi di buon umore, pensai, e se, supponiamo avesse saputo ballare, mi avrebbe fatto un balletto....Ma lui sapeva solo raggirare, rubare e sparare con la pistola. Dunque prima aveva sparato e poi aveva fatto una piccola esibizione di borseggio.

    "Allora cosa ne dici" mi provocò, strizzando furbescamente un occhio, "abbiamo deciso a chi vuoi dedicare il nostro coraggio unanime? Chi è la tua bella? Felix sa mantenere il segreto!"
    "Gabi risposi", preso completamente alla sprovvista.
    "Gabi?" scoppiò a ridere, e la risata gli balenò negli occhi in un' esplosione di scintille. "Pensavo che avresti fatto il nome di un bel bocconcino della tua classe. Non della tua matrigna!"
    "Gabi non è né mia madre né la mia matrigna. E' Gabi!"
    "Bene, bene. Chiedo scusa! Benissimo. Gabi. Bello. Le sei leale."
    "Sì" dissi con l'aria di giustificarmi. "All'inizio avevo pensato a Zohara" mentii "ma Zohara è morta" come per scusarmi, "mentre Gabi...non c'è nessuno al mondo disposto a farle da cavaliere, e così..."
    "Capisco tutto." Felix mi fece segno con il dito. "Hai detto Gabi, e Gabi sia!"
    Mi sentii stupido e infantile. Avrei dovuto fargli il nome di qualcuna della mia classe. Smedar Kantor o Batsheva Rubin, le reginette in lizza. Ma non amavo nessuna di loro e non avevo voglia di fare nulla in loro nome.
    Ma Zohara ...come avevo fatto a non pensare a lei per prima?

    'Potevo essere chiunque e qualunque cosa desiderassi, perfino una bambina, cosa volete, sono uno del mestiere, io. Un artista del mestiere. Un bambino metamorfico. Ancora un giorno o due di esercizi e riuscirò a essere proprio come Felix. Il suo sosia. il suo erede.

    ..."Così anche la nostra signora Gabi vorrebbe diventare una stella del cinema".
    "Una volta, sì. Ora le basterebbe avere il coraggio di Lola Ciperola. Perché anche lei vorrebbe fare solo quel che le garba, senza preoccuparsi di cosa pensano gli altri." Essere indipendente come Lola, vorrebbe, e forte come lei, e saper fare impazzire gli uomini senza soffrire più di tanto per causa loro come Lola. E costringere il mio papà a prenderla sul serio, tanto per cambiare. E farsi implorare di acconsentire a sposarlo. Ecco quel che lei vuole davvero. ovviamente in quel momento non dissi nulla.
    "E cosa ne pensa il signor papà...?" chiese Felix , confermando l'impressione che per lui ero come un libro aperto.

    'Giocherellando con un fiammifero, mi disse come di sfuggita: "Hai sempre saputo chi sono?".
    "Solo da oggi pomeriggio" confessai. "Quando il poliziotto ha letto il tuo nome sulla patente."
    "Pensavo che non l'avessi notato" mormorò. Aveva abbassato leggermente le spalle. "Pensavo che il poliziotto fosse troppo giovane per ricordare il mio nome, e pensavo che anche tu non ci avessi fatto caso..." Poi piegò il fiammifero finché non si sentì uno scoppiettio, e io sussultai. Continuò: "Te lo sei tenuto dentro e hai taciuto. Sapevi che io sono il famigerato Felix Glick e non me l'hai detto. Non c'è dubbio che sei destinato a diventare il più grande detective del mondo".
    La sua voce assunse d'improvviso un tono aspro, rigido, e m'accorsi che parlava con un certo rancore. Come dall'altra parte della barricata. E di nuovo sentii incombere su di me il pericolo che lui rappresentava.
    "Cos'altro sai di me? Cos' altro ti ha raccontato la signora Gabi?"
    "Ah, più o meno quel che hai detto tu mentre mangiavamo. Che eri molto ricco ma sperperavi tutto, che una volta eri una specie di re di Tel Aviv, che andavi in giro per il mondo, e....che facevi delle cose nelle banche, svaligiavi, e prendevi in giro tutte le polizie del mondo."
    Per non urtarlo ulteriormente, feci finta di non sapere come lui e papà si erano incontrati la prima volta.
    "E immagino che anche di questo lei non parli mai in presenza di papà."
    "Mai è un segreto fra me e lei."
    "E' una ragazza davvero molto speciale" disse Felix pensieroso, accarezzando il suo anello nero. "Penso che sia persino più perspicace di me. E anche del tuo signor papà. Che peperino!"
    "Sì? Davvero? Pensi che lei sia speciale?" A volte, a forza di viverci insieme e di vedere come papà si comportava con lei, dimenticavo quanto fosse speciale e perspicace.
    Felix studiò accuratamente le parole: "Io penso, se capisco bene quel che lei ha in testa... allora tanto di cappello, insomma: complimenti signora Gabi! Che peperino!".
    Mi parve di averla scampata, che il viaggio era salvo, saremmo andati avanti. Non osavo crederci.

    ' "Non ti rendi ancora conto che Felix ti propone una cosa speciale. Un' occasione! Ti offre di metterti per una volta nei panni di Felix. E di dettare la legge di Felix, di essere come dentro una favola! Se solo mi credessi, se solo credessi alle mie bugie, allora saresti pronto per la mia legge!"

    Cosa avrei potuto rispondere? Desideravo tanto che fosse contento di me, ma nutrivo un costante timore. Forse non gli credevo affatto. Forse non ero capace di essere un autentico criminale, anche solo per gioco, perché ero sempre sul limite, in preda alla paura di me stesso.

    ' "Ma tu mi devi ancora qualcosa, signor Feierberg" canticchiava Felix. "Hai promesso che mi avresti raccontato come mai sei vegetariano e non mangi carne."
    "Vuoi saperlo davvero?" Ero sorpreso, perché in fondo che interesse poteva avere la mia storia in confronto alle sue avventure?
    "Se voglio saperlo?" scoppiò a ridere. "Io ho voglia di sapere tutto quel che ti riguarda! Ogni cosa della tua vita voglio sapere."

    'Esattamente alle cinque della sera (ora Garcia Lorca), eravamo penetrati nel giardino di Mautner attraverso una breccia nello steccato. Pesia, la mucca, stava brucando l'erba e ci aveva guardato con i suoi grandi occhi neri senza nutrire il minimo sospetto. Era una mucca di dimensioni ragguardevoli,pezzata di bianco e nero. Mautner le voleva bene e si prendeva cura di lei. non aveva né moglie né figli, e Pesia era la creatura con cui aveva maggiore intimità. Mi verrebbe quasi da dire che era la sua amica del cuore, se solo fossi sicuro che lui avesse un cuore.
    Alle cinque della sera mi presentai davanti alla mucca di Mautner.
    Indossavo un mantello rosso ricavato da un asciugamano con quattro calzettoni dello stesso colore che sventolavano sulle estremità, come raggi di un sole vermiglio.Era la muleta da agitare davanti al toro.
    Ci stringemmo le mani con fare solenne, poi afferrammo i nostri cavalli di legno, poi lentamente, con cupa andatura, accerchiammo Pesia.
    "Un fruscio di trepidazione percorre la folla" recitai, alzando progressivamente il tono di voce, "gli occhi del toro brillano di furia omicida, signore e signori! Scorrazza per tutta l'arena!"
    Quell'anima buona di Pesia Mautner ruminava e annuiva.
    "Banderilleros!" urlai, agitando la mano e indietreggiando rispettosamente.
    Shimon Margolis e Avi Kabbesa percorsero l'arena al galoppo. Stando alle regole della corrida avrebbero dovuto essere appiedati, ma entrambi l'avevano considerata una forma di disprezzo, e avevano minacciato la creazione di un sindacato dei banderilleros ebrei. Ero stato costretto a cedere.
    Avi era il più audace: spronò il suo destriero riuscì a fermarlo sotto il naso dellla mucca e colpì leggermente Pesia sulla schiena.
    "L'hai toccata" disse Mikah con voce lenta e profonda, "Mautner ci ucciderà."
    La grossa mucca fece un passo indietro, alzò il muso e ci guardò con occhi interrogativi. Per un istante i raggi del sole riverberarono sulle sue corna e apparve all'improvviso la sua furia tremenda.
    Pesia si scostò e diede un calcio all'indietro. La battaglia s'interruppe. i ppicadores e i Banderilleros si aggrapparono l'uno all'altro, bianchi come il gesso.
    "Vi spaventate per un calcio?" domandai e feci gettandomi sul viso un mantello rosso (un asciugamano trafugato in un albergo di Tiberiade).
    Chaiim Stauber si bloccò fissandomi con ansia e curiosità, "sei sicuro di averne il coraggio?" domandavano i suoi occhi.
    "Ho forse altra scelta?" rispondevano i miei.
    Scesi carponi e pregai Dio, e siccome ero il primo torero ebreo della storia, al posto della croce tracciai in aria una stella di Davide.
    Per un lungo momento restai immobile, poi mi alzai girai lentamente intorno alla mucca, era nervosa mi seguiva con il suo lungo muso.
    Da vicino faceva paura, grande larga quanto un armadio a quattro ante, le sfrecciai davanti la colpii appena sopra la coda con la mano.
    Il colpo suonò come uno schiocco di frusta, Pesia ritrasse il muso emettendo un muggito profondo e addolorato.
    Mi girai anche Pesia si voltò tenendo gli occhi fissi su di me. Le sue mammelle dondolavano gonfie di latte.
    Attesi il muggito volevo sentire quel suono minaccioso, lei tacque, non voleva darmi quella soddisfazione.
    Allorai le volai sotto il naso e sferrai un colpo a piena mano, le sue zampe si distesero per appiopparmi un calcio mentre fuggivo.
    La faccenda stava diventando seria.
    Coglievo lo sguardo di Chaiim consapevole che quella battaglia sarebbe stata il suggello della nostra amicizia: Cosa avevo da offrirgli più di quella follia?
    fiotti di sangue mi inondavano il cervello, in un ennessimo assalto caddi ai piedi della mucca, lei venne avanti mise una zampa sul mio cavallo e gli spappolò la spina dorsale come fosse un fiammifero.
    Privato della cavalcatura mi sentii disarmato, sentendo che stava arrivando il momento in cui avrei cominciato a combattere davvero, fino alla morte.
    Se ne acccorse anche la mucca alzò la coda schizzò un fiotto di urina fumante, un odore di sudore piscio e paura.
    Mi lanciai su di lei, riuscii a vedere l'osso delle corna. Ci scontrammo.
    Non avevo mai preso una botta del genere, il suo muso mi colpì sulla spalla facendo volare via la mia anima.
    Piombai dentro il vigneto di Mautner, avevo l'occhio coperto di sangue e la mano destra che grondava, ma mi alzai.
    Estrassi lentamente il grosso cacciavite di papà, non riuscivo a a parlare confiscai il cavallo di Mikah con un cenno imperioso.
    A passo lento cominciai a girare intorno alla mucca, Pesia seguiva ogni mio movimento, aveva gli occhi iniettati di sangue bava bianca alla bocca.
    Continuavo a combattere aldilà dello strazio delle ferite e della paura. Aldilà della ragione.
    Quando il sole mandò l'ultimo raggio mi lanciai l'ultima volta.
    Galoppai brandendo il cacciavite Pesia abbassò le corna, saltai fin sopra la sua spalla infilando il cacciavite fra le costole per poi rivoltolarmi nel fango.
    "Con il cacciavitè?" domandò Felix, "Sul serio?"
    Sulo serio sangue scuro e caldo.
    Pesia si voltò verso di me sbigottita con un aria persino malinconica. Ci guardammo sgomenti.
    Poi emise un muggito i suoi occhi divennero ancora più neri e brillanti, muggì e cominciò a correre all' impazzata.
    Fù orribile. era uscita di testa. Si lanciò verso casa di Mautner sfondò la porta sventrò la parete piombò in casa, sentii mobili che crollavano, vetri infranti, schianti come tuoni.
    Ebbi l'impressione che Pesia cercava una via d'uscita, la sua non era una furia devastatrice.
    Comunque demolì completamente la casa.
    Poi calò il silenzio, mi guardai intorno ma i miei amici erano scomparsi.
    Ascoltai Pesia che camminava tra le rovine, spostava sedie e tavoli con zampe e corna, per un attimo mi venne da pensare che stesse rimettendo a posto.
    Poi l'immenso muso le spalle enormi tornò in giardino mi guardò come non mi vedesse, non esistessi più, e riprese a pascolare.
    Brucava l'erba con impegno, stava cercando di rammentare a me e a se stessa come si comporta una mucca.
    In macchina calò il silenzio, Felix mi guardò di sbieco.
    Tacqui. Ero pentito di aver raccontato quell'episodio.
    Dopo la corrida finì l'amicizia con Chaiim Stauber e la banda si sciolse.
    Papà fù costretto a dare a Mautner la Hamber Pullman come risarcimento.
    Dentro di me nacque qualcosa di nuovo diventai vegetariano, calcolai che se per dieci anni non avessi toccato bistecca avrei risparmiato una mucca espiando il male fatto a Pesia.
    Iniziai ad avere paura di me notavo nel mio intimo cose assolutamente fuori la mia capacità di controllarle.
    Un grano di follia si impradoniva di me e diventavo una creatura estranea che non capivo.
    Raccontai tutto questo a Felix perchè sapesse che mi stavo consegnando a lui, tutto me stesso la parte buona e quella cattiva.
    Tu mi stai offrendo questa scorribanda, sono confuso non capisco cosa mi sta capitando, chi sei tu davvero, però ricordati di Pesi, per favore fai attenzione a me non cacciarmi in una brutta situazione vedi tu stesso di che pasta sono fatto.
    Dissi a Felix che Gabi dopo l'accaduto mi abbracciò dicendo: "Non preoccuparti, ti difendo io da papà".

    'Aleggiava nell'aria un sentore di profumo femminile subito assorbito dalla stanza.
    Una delle pareti era coperta di fotografie incorniciate, vi figurava un unico soggetto: Lola Ciperola. Una volta insieme a un famoso attore un'altra con un Primo Ministro, oppure da sola con uno smisurato mazzo di fiori.
    C'erano altre istantanee in ricevimenti con orde di invitati poi di nuovo sola in una stanza vuota col triste profilo rivolto verso la luce o appoggiato sul palmo della mano.
    "Andiamo dài non si può mica entrare così in casa sua."
    "Come così??"
    "Così come tu..." cercavo di esprimermi senza offenderlo, "come sei entrato... hai aperto la serratura con un cacciavite."
    "Solo perchè la sua signoria chiude la porta senza lasciare la chiave."
    "Pérchè non entrino degli estranei!"
    "Noi estranei?" disse Felix alzando le sopracciglia con aria stupita. "Come fa a sapere che siamo degli estranei, visto che non ci conosce?"
    Continuai a rimuginare su questa frase ma senza riuscire a coglierne l'esatto significato.
    "Un tempo anche Felix abitava in una casa bella come questa"
    "Andiamo via" tentai ancora "me lo racconti fuori".
    "E perchè fuori? Fuori è rischioso per Felix! Qui si sta benissimo è una bella casa. Peccato solo che Felix non sia stato abbastanza furbo da farsi una casa così accogliente per la vecchiaia di Felix.
    Ecco Felix si è perso tutto questo. Perchè gli premeva tanto andare in giro per il mondo? correre di quà e di là? e tanti soldi, ah!"
    Si appoggiò al davanzale chino e appassito, crollò all'improvviso.
    Emise un gemito soffocato e s'accasciò sulla poltrona.
    Mi fece cenno di avvicinarmi ma di non toccarlo realizzai di colpo che un filo invisibile lo stava avvolgendo, come papà si rinchiudeva in se stesso.
    Lottava da solo contro il dolore e la sofferenza, nessuno poteva aiutare.
    Con mano tremante estrasse di tasca una scatola, inghiottì una pillola, poi un'altra.
    Chiuse gli occhi aveva la fronte imperlata di sudore, continuava a mormorare: "Vecchio...e malato... nessuno piangerà Felix quando sarà finito".
    Rimanemmo seduti qualche istante finchè si drizzò sulla poltrona e mi guardò con un sorriso stentato: "Chiedo scusa ...solo un lieve attacco di mal di pancia...ora è tutto a posto. tutto come sempre, yes sir!". Cercava di usare un tono deciso.
    "Siediti qui non andare." Mi tenne la mano per un istante, guardandomi negli occhi. "Sei un bravo bambino, signor Feierberg. Sento che sei un bambino di buon cuore. Com'era Felix una volta. Solo che Felix ha imparato a vincere il suo cuore. Sta' attento. E' dura la vita per chi è così buono. Stà in guardia dalla gente, sono cattivi. Come lupi."

    "Io ai bei tempi" la voce storpiata debole "avevo tutto quello che desideravo. Una Mercedes? Subito! Una barchetta, uno yacht? Pronti! Una donna bellissima? Paffete anche lei! Nel mio salotto Cantanti, Giornalisti celebri, Imprenditori e Finanzieri di alto livello, Reginette di bellezza, Presentatrici televisive bellissime e garbate, Politici che hanno deciso la storia del mondo negli ultimi decenni, Comici bravi e famosi, Attori e Registi di fama mondiale, Intrattenitori di Talk Show dell'altra parte del mondo ai cui inviti prima o poi nessuno per quanto potente poteva sottrarsi, Burocrati delle organizzazioni finanziarie del potere internazionale, Calciatori che hanno vinto tutto quel che si poteva vincere.
    "Un momento" lo interruppi "la gente sapeva che tu eri... cioè..."
    "Un fuorilegge?" sorrise Felix. "Certo che lo sapevano. Forse proprio per questo venivano. amano trovarsi a contatto col rischio...non troppo però... un pizzico così e purchè il rischio abbia un aspetto di civiltà europea, sappia fare il baciamano alle signore e magari abbia la faccia di Felix...."
    "Ed ecco il prezzo che ora Felix sta pagando. E' vecchio e solo. A volte pensa che quelli che riescono a vivere dove c'è aria di chiuso, sono i più forti! hanno la forza di sopportare, di fare per cinquant'anni lo stesso lavoro, e di rimanere sposati per cinquant'anni con la stessa moglie. Forse è proprio questa la vera forza! Chissà. Forse Felix è proprio il più debole di tutti. Il più viziato. bisogna che tutto sia esattamente come vuole lui: viaggi, emozioni, soldi, storie, l'amore, le donne.
    Cosa ne dici, bambino?"
    Non sapevo cosa rispondere, ma per puro caso mi venne fuori questa bella frase: "Allora perchè nei libri si parla sempre di personaggi avventurosi?".
    Felix mi sorrise riconoscente. "Sì...tu sei buono..." mormorò quasi fra sè.
    La sua parrucca si spostò scoprendo i capelli, i baffi pendevano obliqui sopra la bocca, aveva un'aria infelice ma anche buffa e sopratutto commovente.
    "Dunque anche tu hai avuto la tua corrida, perchè la volevi, la desideravi come un sogno vero? L'hai fatto per questo! Lo so! E anch'io mi sono creato un mondo tutto per me! Perchè la gente ricordasse che un tempo c'era stato qualcuno come...qualcuno come Felix...perchè nei luoghi dove Felix passava restasse un pò di luce e lasciasse la gente un pò ebbra... sognando che il nostro mondo può essere migliore...."

    Mi resi conto che fin dal primo momento Felix aveva cercato solo di farsi voler bene da me, di far sì che lo capissi. Lo perdonassi.
    Ma perchè proprio io? Perchè aveva scelto proprio me come suo giudice?
    Sentii un brivido gelido salirmi dai piedi fino alla testa: di cosa dovrei perdonarlo? Cosa aveva fatto? Forse qualcosa che riguardava anche me? Qualcosa di cui ero ancora all'oscuro?

    ' "Chi è là?" domandò una voce profonda, roca, quasi maschile.
    "Ah ...amici" disse Felix immerso nella poltrona. Le dava la schiena, non si diede il disturbo di voltarsi.
    Lei non si mosse. Era in dubbio se entrare o fuggire.
    "Non ricordo di aver invitato qualcuno".
    "Solo un vecchio e un bambino" borbottò Felix
    "Un bambino?"
    "Non conosco nessun bambino, Fuori!!"
    Saltai pronto a tagliare la corda.
    "Non è un bambino comune" disse Felix "Questo bambino le piacerà."
    Che strano: si parlavano come attori sulla scena.
    "E perchè è vestito da femmina?"
    "Perchè come lei sta un pò recitando." rispose Felix
    "E lo sa il bambino quale parte sta recitando?"
    Silenzio.
    "Ogni attore conosce solo e soltanto la sua parte" disse Felix "ma non sa cosa gli altri vedono in lui".
    Non riuscivo a star dietro ai suoi enigmi.
    "Quella gonna..." tuonò improvvisamente Lola Ciperola rivolgendosi a Felix bruscamente: "Tu...Tu... tu sei capace di tutto! Non hai limiti! "
    "Nè leggi" concordò amabilmente lui. "E a quanto pare anche il bambino che guarda caso è un tuo grande ammiratore..."
    Felix si alzò prese per mano Lola e la condusse sulla poltrona.
    "Servimi qualcosa da bere" disse Lola strofinando i piedi per togliersi le scarpe, Felix versò un vino denso e Lola annuì.
    "Presentati bambino" bisbigliò Felix fissando Lola.
    Presentarmi? Recitare? davanti a Lola Ciperola?!
    "Io....Io non..."
    "Amnon."
    E allora forse perchè mi aveva chiamato col mio vero nome o forse perchè non mi importava più di niente.........
    Mi alzai in piedi tentai di dimenticare dove mi trovavo e che indossavo una gonna, tutto era fuori da ogni schema e illogico...
    Pensai a Gabi mentre lavava il pavimento o pelava una cipolla e d'un tratto si interrompe e cominciai a parlare con la sua voce roca, profonda e maestosa: "Oh terra del mio arido giardino...oh allodole orbe..."
    Poi con un inchino: "Il principe non c'è più, maestà, è andato molto lontano con la carrozza nera come potrò ancora chiamarmi Fedele, visto che sono rimasta qui, visto che non l'ho seguito laggiù, oltre l'ultimo confine?"
    Continuai a parlare fino al punto in cui toccava a Aharon meskin che doveva rispondere a Lola Ciperola nei panni del vecchio Re.
    Sentii tre lenti applausi.
    Era Lola Ciperola seduta in poltrona, gli occhi erano pieni di lacrime.
    "Sei dotato bambino" disse "Hai un talento innato."
    Si alzò prese in mano la lampada con il filo: "Non venerare nessuno bambino, nessuno è degno di esere venerato, Amnon."
    si pulì con il dorso della mano come i bambini ma era avvolta con un guanto di seta viola.
    "Dannato il mio mestiere" brontolò "I mestieri che riguardano i sentimenti della gente sono i più pericolosi...."
    "Chi per tutta la vita usa i suoi sentimenti per farne provare agli altri finisce per perdere anche i propri ...."

    ' "Non vi ho nemmeno domandato chi siete o meglio in che veste apparite qui da me"
    "Il bambino in veste di bambino, io bé come sempre attore errante, ladro, svaligiatore di cuori e casseforti."
    "Oh il signore è un ladro? ma qui non c'è più nulla da rubare. Solo ricordi."
    "I ricordi non si possono rubare solo alterare e mi accontento di cambiare i miei, così rendo un poco più affascinanti i momenti peggiori della mia vita, le donne che ho amato, aumento il denaro svaligiato nelle banche...."
    Conversavano senza guardarsi ma tra loro c'era una grande intimità come se si conoscessero da moltissimi anni.
    "E il bambino...Felix?"
    "E' venuto da solo...non è vero?"
    Annuii.
    "Felix badi a lui?" con una voce improvvisamente tagliente "Non sarà uno dei tuoi scherzi? Rispondimi"
    Felix chinò il capo.
    "Non preoccuparti Lola trascorriamo solo insieme un giorno o due ce la spassiamo, sono prudente con lui Lola."
    "Bado a lui, è solo un gioco" ripeté dolcemente " fra qualche giorno farà il bar-mitzvah così ho pensato fosse venuto il momento di conoscerci...."
    "Sì" mormorò Lola "Questa settimana...il 12 agosto...sì"
    Come faceva a a saperlo?
    Lola si rivolse a Felix: "Hai detto....che lasci la professione? Cos'è successo hai qualche malanno?2
    "Va tutto bene Loli" rispose Felix con l'aria stanca "E' solo la vecchiaia, un pò il cuore. Spezzato. Dieci anni di prigione non sono un toccasana. Andrà tutto bene."
    "Sì" un lungo amaro sogghigno "Andrà tutto bene. Nulla va bene Felix. Quel che abbiamo perso non lo avremo mai più......."
    "Rimedieremo, sono qui apposta per rimediare."
    "Non si può rimediare a niente."
    "No,no....dove passa Felix torna la luce...la gente sogna che il mondo possa essere migliore...."
    Lola rise sommessamente "Sei incorreggibile....ma voglio crederti ....a chi posso credere se non a te...."
    "Si può credere solo agli impostori. E' vero."
    Lei rise di nuovo, i suoi occhi stanchi si riempirono di dolcezza e affetto.
    "Dove sei stato per tutta la mia vita?"
    "Già non c'ero quasi mai, poi negli ultimmi dieci anni...ho avuto un pò da fare, lo sai...."
    "Certo che lo so, ogni giorno ti maledicevo....poi gli anni passano cinque, sei, sette ...l'odio scompare...Per quanto si può odiare? L'odio è fragile come l'amore, comunque è tutto un gioco."
    Lui cominciò a canticchiare qualcosa facendo scorrere le dita in una ciocca dei suoi capelli nel giro di un istante lei lo accompagnava e tutto in quella stanza divenne tenero come un sogno.
    Anche i miei occhi si chiusero.
    Pensai che forse sarebbe stato meglio telefonare a casa, avrei dovuto parlare con papà e Gabi, raccontargli dove mi trovavo, com'era possibile che una donna famosa come Lola Ciperola conoscesse la data del mio compleanno? Chi glielo aveva detto? che stava succedendo qui? E perchè mi sentivo come un burattino di cui qualcuno tirava i fili facendomi muovere un passo dopo l'altro verso una meta a me misteriosa?
    Mi svegliai di soprassalto, Felix e Lola erano accanto alla finestra lei teneva la sua mano che le cingeva i fianchi.
    Lola indicò un punto lontano parlando di qualcosa che le era stato rubato, Felix annuì.
    Lola appoggiò la testa sul petto di Felix: "Le persone come te esistono solo nelle favole."
    "Visto com'è la vita in questo nostro mondo è solo nelle favole che possiamo realmente vivere almeno un pò." disse Felix girandosi al mio colpo di tosse per fargli capire che ero sveglio.
    Poi rivolgendosi a Lola: "Se io e Amnon lo facciamo gli regalerai il tuo scialle?"
    Lola ci sorrideva: "Se ci riuscite è vostro."
    "In cosa?" chiesi ancora mezzo intontito di sonno.
    "Se riuscirete a riportarmi il mare che mi hanno rubato" rispose Lola tranquillamente.
    Non capivo ma annuii, avrei fatto qualsiasi cosa per lei.
    Poi Lola baciò Felix. Sulla fronte e sulla bocca. Lo baciò ad occhi chiusi.
    "Felix non ha avuto amici" ricordai "solo una donna ." e per dieci anni non si erano visti. evidentemente quelli in cui Felix era stato in prigione. Lola era forse quella donna? D'un tratto le cose cominciavano a collegarsi, come in un mosaico, ma il nesso era assai più inquietante e misterioso dell'enigma in sè.
    "Magnifico" esclamò Felix "Amnon e Felix vanno a prendere il mare, a che ora lo desidera la signora?"
    "Per le dieci potrebbe andare bene" rispose in tono malizioso Lola.
    Mi tolsi la gonna e la camicetta e tornai ai miei soliti vestiti per la nuova impresa.
    Al poliziotto Felix aveva rubato l'orologio, solo per farmi ridere?
    No. Non solo. con Felix non era mai semplice lineare c'era sempre un motivo nascosto in più, una ragione misteriosa.
    Ma quale motivo?
    .......Perchè il poliziotto cominciasse a sospettare, rimuginasse sull' inverosimilità dell'accaduto e piano piano pensando ripensandoci, facendo controlli, cercando riscontri risalisse alla sua vera identità!!
    Così di colpo la faccenda esplodeva come un fuoco d'artificio mettendo in moto un meccanismo gigantesco.
    Felix voleva la polizia alle calcagna, è molto più divertente scappare rischiando conseguenze serie se si viene presi.
    Lo guardai ammirato.
    C'erano cose che solo Felix poteva insegnarmi, che solo il vero rischio può farti capire e non si può diventare un bravo detective se non si imparano queste cose.
    La sensazione di trovarti solo nel cuore della notte, braccato dalla polizia, sapendo di poteer contare solo su te stesso il tuo intuito e il tuo coraggio.
    Procedevo troppo in fretta ero troppo vicino a Felix, non andava bene si vedeva che ero teso.
    Dov'è Felix? E' sparito. No rieccolo.
    Un cane abbaiò contro di lui.
    Tutta la città stava abbaiando contro di noi. Le mie gambe correvano da sole. Come se qualcuno continuasse a chiamarmi. A invitarmi: vieni,vieni...forse perché ero così solo.
    Lontano da Felix, lontano da mio papà e sopra di me solo la bianca luna.

    'Ricordo che una sera tornando a casa , papà aveva saputo dalla ricetrasmittente che due ragazzi stavano tentando di rubare un auto vicino al cinema Ron. Aveva subito cambiato direzione ed eravamo volati laggiù.non avrebbe potuto portarmi ma temeva che accompagnandomi a casa non sarebbe arrivato in tempo per la retata.
    Volammo letteralmente e durante il tragitto mi spiegò cosa non dovevo assolutamente fare:
    . Uscire dalla macchina
    . Parlare
    . Farmi notare
    Come se non lo sapessi.
    Se ne deduce che ho avuto un'infanzia piuttosto movimentata vero?
    E invece no, non è così.
    Ma ora non ho voglia di raccontarvi com'è stata davvero la mia infanzia.
    Ci sarà sempre tempo un'altra volta.
    Arrivati sul posto papà per mimetizzarsi indossò in tutta fretta abiti civili e si mise in osservazione.
    Sembrava proprio uno capitato lì per caso, aveva le spalle abbassate, il passo stanco.
    Solo io sapevo che quello era il suo aspetto solito quando tornava a casa la sera.
    Sì adesso mi rendo conto che non era così contento di tornare casa la sera, anche se c'ero io per lui era quasi vuota.
    Perché non c'era quel qualcuno o qualcuna che lui avrebbe voluto trovare.
    Aveva individuato il ragazzo, quindici metri li separavano, di scatto papà s'avvento sulla preda con un urlo lancinante, agitando le mani, capii che fu' un errore avrebbe dovuto saltargli addosso dopo essersi avvicinato molto di più.
    Il ragazzo lanciò un grido spaventato ma si riprese e schizzò via seminando facilmente papà.
    Il compagno realizzò immediatamente fuggendo nella direzione opposta dal cespuglio dove si era appostato il poliziotto su ordine di mio padre per tagliargli la fuga: stava correndo verso di me!
    Sapevo cosa fare, uscii dalla macchina lentamente come niente fosse non lo guardai e lui non mi guardò: un bambino non desta preoccupazione, in un secondo mi passava vicino con gli occhi fuori dalle orbite.
    Improvvisamente mi buttai sui suoi piedi, come mi avevano insegnato tante volte in palestra e lo scaraventai a terra .
    Rotolò si schiantò contro una macchina rimanendo sorpreso, inebetito, inerme.
    In un attimo i poliziotti gli furono addosso per bloccarlo con le manette.
    Uno dei poliziotti mi aveva riconosciuto: "Che ci fai qui Nono?"
    "Ho visto che scappava e gli ho fatto lo sgambetto."
    Papà arrivò di corsa. "Mi dispiace" brontolò "gli sono saltato addosso troppo presto."
    "Non fa' niente, comandante."
    "Non fa' niente, comandante."
    I due armeggiavano con le manette perché papà non vedesse l'espressione dei loro volti....
    "L'altro è scappato ma questo ci aiuterà a scrivergli un invito per una festicciola che stiamo organizzando,non è vero, tesoruccio?"
    Il poliziotto diede un calcio al ragazzo ma sapevamo tutti a chi avrebbe voluto darlo.
    Il ragazzo restava ammanettato sul marciapiede, mi guardò con sarcasmo: "Il cocco della legge", e con un sorriso maligno ostile ma anche di amare congratulazioni: lo avevo preso.
    Si fa' così da noi riconosciamo sempre l'abilità dell'avversario.
    Come Felix e Papà che si erano stretti la mano per il loro accordo riguardo me.
    Già, e se invece non ci fosse stato alcun accordo?
    Non ripensai più a quell'episodio, solo adesso mi torna in mente: il sorriso di disprezzo di quel ragazzo per i bambini viziati, penetrava sprezzantemente e con noncuranza dentro di me più di quanto avessi il coraggio di farlo io.
    Cosa era questa guerra personale di mio padre contro i delinquenti di cui parlava spesso Gabi, cosa gli avevano fatto? L'avevano ferito? E come? Chi gli hanno ucciso per esempio?
    Una sensazione di incertezza,oscurità, angoscia, timore si impadronì di me, in qualche oscuro modo presentivo di stare per venire coinvolto a torto o ragione in questa sua crociata che poteva diventare sempre più pericolosa.
    Come una semplice scivolata che si tramutava progressivamente in una caduta rovinosa, sempre più inarrestabile che conduceva mortalmente fino al fondo del precipizio e che avrebbe travolto tutto e tutti: Lui, Me i suoi amici e nemici, i conoscenti, gli estranei, tutto il nostro mondo.
    Le cose effettivamente nella realtà andarono ben oltre e la vicenda assunse toni da favola surreale con l'unica differenza rispetto ai racconti che era tutto completamente e perfettamente reale.
    Mentre sto scrivendo queste frasi butto l'occhio sul segnalibro di un libro che sto leggendo c'è scritto:
    QUANDO IL CASO TI SCONVOLGE LA VITA NON E' UN CASO
    Non ho bisogno di pensarci, so perfettamente da sempre che tutto quello che è successo era già nella miscela esplosiva della personalità rigidissima coartata quasi autistica di mio papà, dell'ambiente di lavoro ostile squallido strambo bislacco irrazionale dove ha speso, a parte le lunghe sere sabati e domeniche liberi dal servizio passate davanti al televisore, tutta la sua vita e la sua carriera di investigatore, il tormento di Zohara che non dava pace a nessuno nè me nè mio padre rendendo la nostra vita un inferno e a cui a non importava di nulla e di nessuno a parte se stessa. Caratteristica quest'ultima comune a papà, Zohara e le loro rispettive famiglie i cui componenti erano limitatissimi in tutto dalle risorse della sfera intellettiva e della capacità di comprendere a quelle delle abilità pratiche e sociali.
    Due famiglie decisamente strane piene di conflitti rivalità odi meschinità vigliaccheria idiozia con un desiderio disperato di nascondere la loro enorme sensazione di inadeguatezza con una strenua difesa di una facciata di normalità borghese e con tensioni e aggressività interne che si manifestavano in discussioni familiari che degeneravano in urla e insulti sanguinosi, cosa del tutto spiegabile in due famiglie i cui componenti erano a vari livelli di gravità disturbati mentalmente.
    Altri familiari dalla parte di mia madre, che hanno superato abbondantemente gli ottanta anni, mostrano una maturazione di pensiero inferiore a quella di un adolescente, uno dei tanti meccanismi mentali con cui si difendono i membri di questa famiglia molto particolare.
    La cosa più ridicola è la maschera di rispettabilità sociale e maturità mentale con cui nascondono questo abisso di squallore, ipocrisia, miseria morale e intellettiva, il loro vivere su un frammento di coscienza , la totale assenza di scrupoli nel commettere anche atti delittuosi nei confronti di uno dei componenti che, unico data la sua onestà e coerenza caratteriale ha cercato di uscire da questo cerchio tragico e su cui si sono scaricate le tensioni presenti nella famiglia, pur di salvaguardare il fragilissimo velo di rispettabilità sociale apparente, che fino a quando ci riuscirà, li proteggerà dalla consapevolezza delle scarsissime risorse umane e personali alle quali possono attingere.
    Dal quella della loro vera natura, e sopratutto della reale considerazione sociale di cui godono se privati di quel po' di rispetto formale che cercano di strappare con il potere o il denaro.

    Nel loro percorso si sono avvicinati a persone disturbate quanto e più di loro creando un infernale aggregazione un intreccio, una rete di legami tra pazzoidi, tra i quali molti loro disponevano di posizioni di grande potere nei campi più diversi, è questo tra l'altro uno degli aspetti più inquietanti della vicenda.
    Infine sono riusciti a creare una delle situazioni più surreali, paradossali ed estese nel senso geografico mondiale del termine probabilmente di tutta la storia moderna dell'umanità.

    Se ci si pensa bene è incredibile come essendo partiti soltanto dall'idiozia di una sola persona si è arrivati a un uragano che lambendo il mondo intero mi fa pensare all'aneddoto dei metereologi che per spiegare la difficoltà di fare previsioni del tempo attendibili a lungo termine usano spesso quello del battito di ali di una farfalla che può scatenare un uragano dall'altra parte dell'oceano.

    Questo dovrebbe farci riflettere sulle trappole mentali che ci spingono in maniera del tutto irrazionale a dare credito e appoggio fattivo, contro tutte le evidenze oggettive, ad alcune persone solo per l'aura di rispettabilità sociale che si creano dietro cui si nascondono, con la complicità più o meno conscia della società, rispettabilità esteriore che ha in realtà l'unico scopo di preservare il loro equilibrio personale ma quando questo si rompe le conseguenze possono essere davvero imprevedibili e travolgere tutto e tutti con la forza e le conseguenze di uno Tsunami.

    Nella storia sono già avvenuti episodi come dittature che privavano i popoli della libertà personale e annullavano i loro diritti , stragi, genocidi, conflitti, persecuzioni razziali, religiose, sociali.

    Questa vicenda non ha nulla a che vedere con questi episodi per l'enormità dell'uso della violenza fisica e il paritetico enorme numero delle persone coinvolte ma, nella sua infinitesimale piccolezza nel confronto, ne riflette lo schema concettuale sostanziale cioè l'assioma: SE TUTTI SONO COLPEVOLI NESSUNO E' COLPEVOLE.

    Questi meccanismi continueranno a crearsi sempre più spesso e i pericoli a cui potrebbero esporre il nostro modello di convivenza civile e sociale, perlomeno quello occidentale che è il più vulnerabile, sono secondo me decisamente molto sottovalutati.

    Specialmente in una società in cui attraverso mezzi di comunicazione impensabili e rivoluzionari fino a qualche decennio prima l'informazione può diffondersi e propagarsi in maniera del tutto imprevedibile, manipolabile, influenzando le convinzioni delle masse, semplificando pericolosamente in categorie stilizzate l'enorme complessità della realtà, questa diffusione non è controllabile nemmeno da chi gestisce praticamene, tecnicamente le infrastrutture logistiche che supportano il flusso delle informazioni.
    Tutto ciò ripeto è un pericolo finora enormemente sottovalutato.
    Ed è per questo motivo ripeto ancora che penso sia assolutamente necessario fare molta maggiore chiarezza su quanto accaduto in questa vicenda, per evitare che se ne ripetano altre i cui danni potrebbero non essere limitabili come è successo in questa anche con l'estrema disponibilità della vittima principale a non far precipitare la situazione sacrificando molto pesantemente la sua vita intima e personale.

    Ma cosa lega Felix a questa storia? Ne sono attratto e spaventato,eppure.... forse questo è il momento giusto per fuggire salvarmi....

    'D'un tratto sentii il mare. Lo amavo molto ma questo l'ho già detto come forse tante altre cose.
    Ogni occasione era buona per convincere Gabi a portarmi al mare, lei poveretta si sedeva su una sdraio vestita di nero e spalmata completamente di crema contro abbronzatura , compresa la borsetta!
    Sembrava uno spettro su quella spiaggia allegra, spensierata.
    Il mare la disgustava, ma sopratutto pativa le belle ragazze che le passavano davanti con irrisori costumi da bagno.
    "Sono l'unica che soffre il mal di mare sulla spiaggia" sospirava quando una stangona le sculettava davanti.
    "Dio mi ha mandato in terra a stabilire il supremo traguardo della sofferenza."
    Anche a papà non piaceva il mare.
    Era il nostro giorno di libero divertimento, cioè il mio: Gabi soffriva visibilmente ma sapendo quanto mi piaceva era disposta a volentieri a sopportare questo calvario per me almeno una volta al mese.

    Per cinque anni di giorno sulla spiaggia poi due ore la posta davanti a casa di Lola Ciperola al ristorante dove Gabi si ingozzava con aria contrita da lì l'autobus diretti al nostro luogo segreto di piacere: la fabbrica di cioccolato alla periferia di Ramat Gan.
    Io e Gabi eravamo innamorati del processo di fabbricazione del cioccolato: i tubi, le vasche, i sacchi con il cacao, la tostatura, la macinatura, la bellezza distillata e brillante della tavoletta di cioccolato la modestia con la quale si faceva ricoprire dalla stagnola luccicante ammantandosi poi di un involucro variopinto.
    Sono consapevole dell'eventualità che tra i lettori di questa storia ce ne siano insensibili alla seduzione del cioccolato.
    Nel nostro mondo vivono anche creature di questa fatta, io stesso conosco un bambino che all'alba della sua infanzia ha optato per i salatini divora solo grissini taralli e stuzzichini ricoperti di sale.
    Sotto questo punto di vista apparteniamo a due razze distinte: gli inquilini della casa del sale sono persone pratiche, logiche, decise, pragmatiche, sospettose nei confronti delle favole.
    Mentre io, a volte, mi convinco che nelle mie vene scorre densa cioccolata.
    Ancora oggi, quando vedo gente della mia specie, apparentemente adulta, in importanti cene d'affari, so che le discussioni e le chiacchiere durante il pasto sono solo la tassa che si deve pagare per arrivare finalmente al dolce.
    E quando arriva...

    Chiedo scusa se mi dilungo così in questa descrizione della nostra passione per la cioccolata.
    sono consapevole dell'inquietante eventualità che fra i lettori di questo libro ce ne sia magari qualcuno insensibile alla seduzione del cioccolato. Nel nostro mondo vivono anche creature di questa fatta e noi dobbiamo accettarle di buon animo, come parte di quei fenomeni che la scienza non arriva a spiegare.

    Vorrei fare un'altra breve pausa nel corso del racconto e sfruttare questo momento di generosa confessione, di dolce intimità fra chi scrive e chi legge, per esprimere qui le mie ultime volontà su questa terra, il mio testamento spirituale:

    .Vorrei essere sepolto in una bara di cioccolato.
    .Dolci mi saranno le zolle della terra.

    Prima vidi la ruspa, poi Felix.
    Lo vidi prima che lui scorgesse me, spuntò dal vicolo proprio nel momento in cui raggiungevo la riva.
    In un attimo sparì, non riuscii a vedere dove.
    Come dissolto nel buio.
    Già dicevano di lui i poliziotti è inafferrabile, convinti di averlo in pugno quando aprivano la mano per vedere si era dileguato.
    Fatta naturalmente eccezione per chi l'aveva tenuto stretto così forte che, aperta la mano, ce l'aveva ritrovato.
    Aspettai.
    Dove era? Al chiaro di luna vidi qualcosa muoversi nella sabbia come un serpente tra le dune, ci avvicinammo nel buio.
    "Ecco" dissi indicando la ruspa.
    Ci trovavamo dentro una fossa scavata per costruire le fondamenta di un edificio, vicino una piccola baracca e il casotto del custode.
    Nessuna luce filtrava.
    "C'è qualcuno dentro che sta dormendo" indicò Felix, "Come lo sai?" chiesi
    Indicò un cerchio di cenere "Un falò per una sola tazza di caffè"
    "Ottimo" dissi "e come sai che dorme?"
    "Non lo so" Felix questa volta "lo spero, non sono mica il profeta Elia!!"
    girò intorno alla baracca poi con mossa decisa fissò un asse tra maniglia e porta trasformando il casotto in una prigione.
    Si precipitò sulla ruspa armeggiò qua e là, la ruspagli ubbidì subito, arrivammo alla rampa di terra, il guardiano si era svegliato picchiava sulla porta bloccata dall'asse, non sarebbe riuscito a uscire, chi sbaglia paga così va la vita. Và torna a dormire.
    Arrivammo al bastione di terra enorme che nascondeva a Lola il panorama del mare, lanciò la ruspa contro il monte con il motore al massimo, la pala lo spaccò a metà una nuvola di polvere soffocante mi entrò negli occhi il naso la bocca.
    Tornò all'attacco, enormi macigni di sabbia si sfaldavano, Felix rideva urlando di felicità.
    Ci mettemmo a ballare sulla ruspa agitando le mani, non avevo mai visto una ruspa così spensierata.
    Danzava flessuosa da un punto all'altro, era tenera e devastante come un cucciolo di mammut.
    A volte dovevamo calmarla.
    Alle cinque del mattino tacque, forse guasta o forse solo il carburante.
    La muraglia era demolita, gli occhi di Felix luccicavano come quelli di un bambino felice.
    Prese una delle sue spighe d'oro e mi ordinò di gettarla in mare, la spiga volteggiò in aria scintillò e scomparve tra le onde.
    Scappammo via prima del risveglio della città, correvamo via ma prima di lasciare la spiaggia Felix mi indicò Tel Aviv indugiante nell'ultimo sogno del suo placido sonno, da una finestra spirava un alito lieve, etereo nella frizzante brezza del mattino.
    Adesso lo scialle di Lola Ciperola era mio.
    ESISTE LA REINCARNAZIONE?
    E INOLTRE SONO SUL GIORNALE. TITOLI DI TESTA.

    'Innanzitutto mi feci una doccia, quando uscii Felix disse che era pronto in tavola, dissi a Lola che il suo stile nel fare le insalate assomigliava a quello di Gabi.
    In casa non si sentiva una celebrità solo una donna di una certa età, era tenera e premurosa con me, mi seguiva ovunque.
    Fino al giorno prima avevo pagato un biglietto per poterla guardare, mentre qui ...lei mi divorava con gli occhi.
    "Avvisami quando sei stufo di me, Nono" disse "ma mi diverte così tanto guardarti."
    "Cosa c'è da vedere?" scoppiai a ridere imbarazzato.
    "Sei bello. D'accordo: non bellissimo, non montarti la testa, ma hai un viso interessante. Sei pieno di contraddizioni interiori, sei cosi dolce quando sorridi e tutto quel che fai mi tocca il cuore. Op!" rise "Che sto blaterando? Sciocchezze da vecchia, devi avere pazienza con me a teatro ci sono solo donne travestite da bambini tu sei un vero bambino!"
    "Raccontami di te"
    "Cosa"
    "Tutto la tua vita, gli amici, la stanza i vestiti, la scuola, ti piace leggere?"
    Prima Felix ora lei non avevo mai suscitato una tale curiosità nelle persone, ma che stava succedendo?
    Ormai era solo il mio mantra avevo capito da un pezzo che farsi questa domanda non aveva più nessun senso.
    "Mi dai una mano con le foto?" disse Lola, salendo in piedi su una sedia.
    Le porsi una dopo l'altra le foto di Elisabeth Taylor, di Ben Gurion, e di Moshe Dayan; sopra di me sentivo la sua risata, mentre spingeva tutto dentro il buio ripostiglio del soffito.
    "Mai fatta una dieta così efficace!" mi disse scendendo dalla scala. "Avrò perso in una sola notte almeno una tonnellata di apparenze e ipocrisia!"
    "Ma il teatro è la tua vita!" dissi sorpreso e anche un po' deluso. E lei "Errore signor Feierberger! La mia vita sta cominciando ora. Oggi! forse addirittura...grazie a te" Detto ciò mi agguantò, coinvolgendomi in un ballo scatenato; a momenti ci ritrovammo tutti e due per terra.
    Così divento pazzo se non lo sono già diventato, pensai. Non ci capisco niente.
    Però nulla da dire: mi stavo divertendo.

    Avrei voluto telefonare a casa, ma Felix cominciò di nuovo a raccontare come aveva demolito la muraglia, come ci eravamo dati da fare della sabbia che volava, del custode imprigionato e così........
    Poi Lola ci mandò a dormire Felix sul divano in salotto e io in una piccola stanza affacciata sul mare.
    "Di qui si vede il mare meglio che altrove" indicando il letto "Una volta anni fa restavo qui a a guardarlo per ore."
    "Buonanotte Nono"
    Buio. Ero disteso. Mi irritava un po' di essermi ancora dimenticato di telefonare casa. Comunque appena mi alzo...
    Il letto era per bambini, l'aria sapeva di chiuso, di fronte un grande armadio, sul muro cartoline incorniciate: Montagne svizzere, la Torre Eiffel, Grattacieli di New York, c'erano soldati di pezza su uno scaffale nell'angolo.
    Cosa mi succedeva? Ogni cosa in quella stanza mi parlava.
    Sulla parete tastai il solco a forma di fulmine che incidevo nella mia per sforzarmi di non piangere: era profondo e lungo chi ci aveva dormito aveva fatto sforzi immensi per trattenersi dal pianto.
    Tra il materasso e la rete il chewingum, non è possibile tutto come in camera mia.
    Sobbalzai, non è possibile, non è normale.
    Chaiim Stauber mi raccontava di una bambina indiana che ricordava una vita precedente, ma queste cose succedono solo in India non qui da noi.
    C'è qualcosa che non torna , pensai, perchè mi hanno lasciato proprio in questa stanza? Gabi non mi aveva raccontato che con Lola abitava un bambino. O una bambina. Allora di chi erano vestiti da maschietto o femminuccia nell'armadio? E cosa legava Lola a Felix? E perché Felix mi aveva portato qui? Voglio telefonare a casa. Devo assolutamente parlare con papà. Subito.
    Ero molto confuso, non avevo più la forza di capire cosa stesse realmente accadendo intorno a me. Forse Felix era stato a suo tempo un delinquente, forse lo era ancora, ma in fondo ero stato io a portarlo qui, io che avevo scelto di venire!
    E Lola? Cosa c'entrava lei in tutto questo?
    Se era complice in quel complotto ordito contro di me, per chissà quale malefatta, allora non me ne importava più di morire, perché non c'era più niente che valesse la pena.
    Sopraffatto dall'angoscia sospirai.

    'L'orologio a muro di Lola segnava un quarto alle sette, mi alzai e feci un'altra doccia per togliermi di dosso il sudore, non capisco come si faccia a vivere a Tel Aviv.
    Lola era già andata a teatro lasciandoci soli, Felix era seduto nel salotto e leggeva il giornale alla luce del paralume cinese, preparammo la tavola senza parlarci.
    Avrei voluto telefonare a casa, Felix osservò che la frittata era quasi pronta ed era un peccato farla raffreddare, risposi che mi bastava un minuto, Felix disse che a quell'ora le linee per Gerusalemme erano sicuramente intasate parlava con una specie di ostinazione. Mi sedetti. cos'era questa storia delle linee intasate? Mi servì la frittata, con due fette di peperone intorno e un ciuffo di prezzemolo di lato, come la firma dell'autore.
    Pensai che forse era la nostalgia per i tempi in cui aveva a cena trenta persone alla volta.
    "Va bene così Amnon?"
    "Certo, che stile!"
    Fece un sorriso malinconico che mi spaventò.
    Ogni volta che Felix si incupiva avevo l'impressione che si stesse spegnendo una candela che con eravamo fortunosamente riusciti ad accendere insieme, stavo parlando della notte scorsa il bulldozer il muro di sabbia.. mi interruppe "Cosa vuoi che facciamo stanotte?"
    "Cosa facciamo?" gli rivoltai la domanda
    "Puoi tornare a casa se vuoi."
    "Come? E' già finita? E' finita qui?" Ma se avevo appena cominciato a divertirmi.
    "Non necessariamente" sospirò "Sei tu che decidi."
    "Io starei così per sempre....ma papà che ne dice? Avete parlato?"
    "Te lo ripeto ancora Amnon : sei tu che decidi!"
    Strana, questa risposta, Felix evitava scantonava ogni volta che nominavo papà.
    "E se decido di rimanere una settimana o un mese un anno o addirittura non ci torno più a scuola?"
    Felix rispose serio : "Per me sarebbe il più bel complimento".
    Non era questa la risposta che mi aspettavo, un campanello d'allarme cominciò a suonarmi nel cervello.
    "Fra parentesi" disse Felix di spalle "C'è una cosa che ti devo dire".
    "E' successo qualcosa?"
    Buttò sul tavolo il giornale con un titolo maiuscolo:
    SI ESTENDONO LE RICERCHE DEL RAPITORE E DEL BAMBINO
    MASSIMO RISERBO DELLA POLIZIA E' IL FIGLIO DI UN UFFICIALE DELLA POLIZIA
    C'era anche la foto del macchinista e della locomotiva.
    Notai anche scritto : "Il padre del bambino coordina le ricerche che potrebbe essere in pericolo di vita, si conosce l'identità del rapitore."

    Sentii un gran freddo, questo lo ricordo.
    "Devo raccontarti una storia." disse Felix stancamente
    "Mi hai rapito?" chiesi guardingo.
    "Si potrebbe dire così" rispose.
    "Perchè?" gridai con la voce spezzata.
    "Solo per...per ... voglio raccontarti una cosa"
    "Raccontarmi? Che cosa?" urlai come un forsennato.
    "Riguarda te Amnon ma anche un po' me. Ma sopratutto te."
    Era finita. Come avevo potuto credere che mio padre avesse organizzato tutto?
    Forse il mago la contorsionista i finti poliziotto e galeotto del treno quando sono partito dalla stazione ma tutto il resto era opera solo di Felix, papà non sapeva nulla.
    "Amnon ti ho preso perché volevo stare con te, è qualcosa tra me e te."
    "Ma perchè proprio io? Non sono una celebrità. Sono un bambino come gli altri! Siamo sul giornale solo perchè papà è un poliziotto."
    "Amnon se vuoi puoi andartene per me conti tu non tuo papà, solo tu."
    "E... non mi inseguirai?"
    Aprì gli occhi coperti da un velo di tristezza sconfitta, "Ecco questa è la pena più grande dopo trenta anni di menzogne: come mi hai guardato....."
    "Me ne vado" dissi.
    "Sei tu che decidi, te l'ho sempre detto....."
    Camminai all'indietro fino alla porta.
    "Volevo solo raccontarti una storia... ma una storia importante. La storia della tua vita."
    Al diavolo le storie, pensai. Hai rovinato tutto, tutto quello che abbiamo fatto insieme finora.
    Improvvisamente tutto mi sembrava squallido, cupo, angoscioso.
    "Dammi tempo solo fino a domattina.." quasi implorava
    "E se non accetto?"
    "Nessuno te la racconterà più!"

    Toccai la maniglia della porta, la chiave era al suo posto la girai aprii e uscii di slancio correndo di sotto.
    Per strada c'era un certo traffico e i lampioni erano accesi. ricordo che nell'aria c'era un intenso profumo di caprifoglio. Ma era tutto come sempre. Nessuno poteva immaginare da cosa mi ero salvato.
    Passò un uomo con un cane che teneva sottobraccio il giornale con i titoli che mi riguardavano, cosa avrebbe fatto se avesse saputo che ero io il bambino scomparso?
    Camminavo spedito, avrei avuto bisogno di un anno intero di tranquillità per uscire dal labirinto di quegli ultimi due giorni, la cosa più sconvolgente era che non capivo cosa stesse succedendo intorno a me.
    Moltissime persone erano in agitazione per me, correvano avanti e indietro, mi ignoravano quando li chiamavo e mi cercavano con insistenza quando li avevo accantonati e facevo altro o pensavo ad altri progetti se poi non ricominciavano ad evitarmi in un girotondo per me assolutamente incomprensibile. Un agire insensato di tutte le persone intorno a te che in una baraonda continua hanno espressioni di disgusto, compassione, complicità, approvazione, solidarietà, ostilità, indifferenza ostentata, curiosità, timore, incredulità, indifferenza vera, rapacità, le nostre pulsioni più morbose malsane che dobbiamo tenere nelle stanze più profonde nascoste inchiavardate delle stanze del nostro animo balenavano per un attimo negli occhio degli sconosciuti che incrociavo senza che avessi la più pallida idea del perchè nonostante ci pensassi ormai quasi la maggior parte del mio tempo e dovessi contemporaneamente sbrigare le incombenze della vita quotidiana aiutato da una famiglia che se le famiglie avessero catalogazioni simili a quelle delle sostanze chimiche starebbe nella stessa categoria dello Zyklon B.
    Ecco dopo aver vissuto questa esperienza credo che questo più o meno sia l'inferno avrei potuto rispondere a qualcuno, non ricordo bene chi e dove, me lo chiese una volta tempo fa.

    Come al solito.
    Imbecille come una volta mio padre mi disse a tavola mentre pranzavamo.
    A ripensarci in questo momento mentre sto scrivendo mi viene un enorme indescrivibile pena per me, per lui, per i suoi colleghi della polizia, per i suoi parenti e per quelli di mia madre, per i vicini di casa, per i suoi amici della parrocchia, per la gente del quartiere, per le persone della nostra città, del nostro paese e di tutte le altre nazioni, per tutti quelli che ho conosciuto nei mille posti e ambienti che ho frequentato per lavoro, svago, corsi,viaggi, divertimento, per alcuni più che per altri perchè erano veramente dei poveri dolenti morti viventi, per tutti gli sconosciuti che incrociavo e mi mettevano in faccia la loro verità, per quelli che non sanno nulla di tutto questo e mi viene veramente di pregare perchè Dio ci salvi.
    Tutti.

    Cosa pensavo che papà mi stesse facendo fare un corso accelerato di criminalità da Felix?, lui che quelli come Felix li ha sempre combattuti durante tutta la sua vita.
    Come avevo potuto prendere un simile granchio?
    Era tutta menzogna, solo menzogna e infamia.
    A forza di bugie ero riuscito a ingannare perfino me stesso.
    L'edicola all'angolo era aperta tutti i giornali parlavano di me, sembrava non ci fosse altro da raccontare, ma il mio nome non era riportato la polizia lo copriva con il massimo riserbo.
    Passai sul marciapiede opposto camminando spedito per allontanarmi più possibile da Felix.
    Cosa starà facendo ora da solo in cucina? Sicuramente è già scappato via, pronto ad ingannare un altro bambino.
    Dop un lungo giro invece tornai dietro casa di Lola, volevo anche verificare se per caso non avesse cercato di fuggire dalla finestra. Niente.
    Camminavo più lento, dovevo riflettere sul da farsi la mia salvezza o perdizione dipendevano dalle mie prossime mosse, bisognava riflettterci con molta attenzione.
    Chissà se Mikah e i miei compagni di classe lo sanno che il bimbo rapito sono io.
    Quei bambini che non sono mai stati miei amici.
    Ridevano di me e di mio papà, dei nostro giochi polizieschi, dei gradi che mi assegnava o mi negava, del fatto che la mascotte della polizia non fosse stata accettata nemmeno nelle squadre di sicurezza stradale perchè, per un motivo o per l'altro, non ci si poteva fidare di uno così.
    Chissà che diranno adesso : "Non era cattivo aveva solo un animo da artista. Proprio così: ci sono bambini a zigzag. E noi non l'abbiamo capito in tempo. Bisognerebbe pensare a un bel libro commemorativo. Comunque era un bambino speciale."
    Forse anche il primo ministro Golda Meir ci aveva dedicato un pò di tempo, chiedendo ai collaboratori se la polizia stesse facendo effettivamente tutto il possibile per salvarlo e chiedendone il nome dopo che l'esperto che glielo avrà sussurrato all'orecchio avrà detto "ah" con quella sua voce particolare, trascurando per un istante i suoi urgentissimi affari.

    Mi sedetti sulla via principale passava una macchina della polizia, se fossi andato da loro sarebbe tutto finito immediatamente, ma non avrei mai più saputo la storia che Felix voleva raccontarmi. e non avrei più potuto fargli domande. Papà certo non me l'avrebbe mai raccontata. Non voleva che io sapessi. Aveva persino proibito a Gabi di parlarmene.

    Felix sapeva qualcosa di me. Qualcosa di molto importante altrimenti non ci si sarebbe dedicato con tanto impegno.
    La mia storia era importante per lui se non me l'avesse raccontata nessuno al mondo l'avrebbe più fatto al posto suo.
    Già per venti anni nessuno era stato disposto a farlo.

    Mi alzai e tornai indietro. Felix non mi aveva mentito. Non aveva nemmeno cercato di impedirmi di fuggire.
    Perchè non ascoltavo quando mi ripeteva sempre:"Sei tu che decidi. Soltanto tu."
    Dipendeva da me.
    Se avessi avuto il coraggio avrei saputo tutto, se non l'avessi avuto sarei potuto tornare come un eroe sfuggito al rapitore e solo io avrei conosciuto come erano in realtà andate le cose.
    Salii lentamente le scale, bussai alla porta. Silenzio.
    "C'è qualcuno?"
    Una tenda si mosse e puntò Felix con la pistola "Sei tornato senza polizia, vero?" gli tremava la mano.
    Annuii.
    Lasciò cadere la pistola, "Sei tornato, che bello sei tornato."
    Raccolsi la pistola e la fccai in tasca, mi sentivo più sicuro.
    "Devi sapere una cosa: tornando mi hai salvato, la mia vita non vale molto ma tu tornando gli hai dato di nuovo un pò di valore......capisci?"
    Non capivo.
    "La storia" brontolai impaziente "Mi hai promesso una storia, allora?"
    "E' la storia di una bambina, a cui io e tuo padre volevamo bene entrambi."

    C'era una volta tanti anni fa una bambina.
    Quando compì sei anni le organizzarono la festa di compleanno, mentre gli ospiti la festeggiavano cantando in coro i suoi anni dichiarò, con un sorriso felice, che aveva deciso il giorno i cui sarebbe morta: esattamente vent'anni dopo.
    Il silenzio calò nella stanza.
    La bambina osservò i volti turbati che la guardavano ammutoliti: "Ma c'è ancora un mucchio di tempo!"
    Aveva un viso rotondo gli occhi grandi neri e luminosi, i capelli neri e lunghi che le scendevano sul volto, i fianchi rotondi e il corpo sinuoso, in viso un espressione pura vergine di chi si affaccia per guardare il mondo la prima volta senza sapere ancora nulla della vita.
    Passava lunghe ore alla finestra, crescendo cominciò a divorare libri su libri.
    O meglio: a farsi divorare dai libri.
    Leggeva tuttoquel che le capitava a tiro, serbando un suo segreto: non era una bambina.
    Era una spia mandata nel mondo da un libro amatissimo - ogni volta era protagonista di un racconto diverso - la cui missione consisteva nel vivere una vita normale fra gli umani senza farsi scoprire.
    Se la gente l'avesse scoperta sarebbe stata punita, ma nessuno sapeva in cosa sarebbe consistita la punizione.
    Forse il castigo sarebbe potuto essere di essere costretta a rimanere fra gli uomini fino alla fine.
    Divenuta un pò più grande scriveva di famiglie che continuavano a vivere insieme ma nella morte, la portarono dal dottore ma nessuno riusciva a curare la sua tristezza.
    Le comprarono un flauto che suonava volentieri ma smetteva dopo pochi istanti, per assecondare un suo ritmo interiore occulto, segreto.
    Nei rarissimi giorni buoni era gaia come una cinciallegra, aveva un agran bisogno di parlare e inventare storie fantasiose, le raccontava in famiglia, ai compagni di classe, a chiunque gli capitasse a tiro.
    Raccontava con un linguaggio ricco, poetico visionario di mondi in cui era stata e da cui era ritornata, di vite precedenti, creature minuscole, fiabe che parlavano di re e terrre lontane.
    I compagni le ascoltavano e non capivano dove trovasse l'energia per raccontarle con tanta convinzione a meno che, ma era assurdo incocepibile, ci credesse veramente.
    C'era poi un'altra cosa sceglieva un ompagno e si innamorava di lui, il suo era un amore onesto totale di dedizione assoluta.
    Il prescelto ne era turbato: che farsene di questa dedizione assoluta disinteressata mentre diventavi lo zimbello di tutti?
    Ma lei non cedeva non disperava, si umiliava, non si accorgeva che lui tentava cortesemente di evitarla nel migliore dei casi, nel peggiore derideva i suoi languori.
    Ma lei non si curava di tutto questo, era sicura che qualcosa di tutto quel che lei gli donava sarebbe rimasta dentro di lui, una parola o uno sguardo e forse un giorno sarebbero finalmente riuscite ad accendere una grande luce.
    Questo le bastava per essere felice, la vita è bella e lei era viva in carne ossa e anima non una spia inviata a osservare e indagare soltanto il mondo.
    Altri giorni si spegneva, rimaneva seduta alla finestra fragile e delicata in controluce scoppiando senza capirne il motivo in un pianto dirotto.
    Più o meno a quattordici anni come per magia quelle reazioni scomparvero completamente, senza che gli specialisti sapessero fornire spiegazioni.
    Sparì la bambina cupa e infelice, comparve una creatura nuova libera, agile, allegra, assettata dei colori dei piaceri del mondo e sopratutto diventava ogni giorno più bella, e non solo bella: spettacolosa.

    Slanciata, occhi e capelli neri un viso con un'aura nobile e selvaggia al tempo stesso.
    Incurante nel vestire pantaloni, graffi e camicie strappate, abbronzata con gli occhi vispi il corpo scattante e muscoloso come volesse recuperarare gli anni di smarrimento e gelo.

    Continuò Felix "Penso che la nostra signora Gabi abbia escogitato un modo molto bello e saggio per raccontarti la tua vita."
    "Ma se non mi ha raccontato niente!"
    "Piano piano capirai quanto ti ha raccontato invece."
    Tacqui.
    "Guarda, Amnon, devo continuare a raccontarti la storia che ti sto narrando. Non sarà facile per te. Ti farà anche male. Molto male.
    Ma poi capirai molte cose che non capivi. Per questo volevo che noi due ci incontrassimo. Non so come dirtelo....io...."
    "Bene continua ." Sono pronto.
    "Aspetta. Forse dovresti pensarci un momento. Forse non vuoi sapere tutto. Perchè le cose finchè non le si sa.....non fanno ancora male."
    Pensai che ora mi faceva decisamente molto male quello che non sapevo.
    Gli feci cenno di continuare.
    "Bene" si drizzò e bevve un sorso d'acqua "Io questa bambina la conoscevo, ma la conobbi realmente e veramente a fondo quando aveva diciott'anni era bella e speciale, e io in fatto di ragazze ho modestamente una certa esperienza ne ho conosciute non poche."
    "Centra l'amore?"
    "Fù un amore molto speciale, come nei film, anzi di più, nemmeno in un film avrebbero saputo immaginare una storia come la nostra."
    Lentamente e sotttovoce Felix mi raccontò la sua storia d'amore con franchezza senza pose, mi accorgevo che faceva sforzi immensi per raccontare solo i fatti reali per quanto fossero assolutamente sorprendenti.
    Voleva che capissi che stava raccontando la storia senza trabocchetti da parte sua.
    Parlò fino a al calar della notte di una favola reale, vera, bella e triste.
    A Tel Aviv la bambina diventata fanciulla smise di andare a scuola, impertinente, esuberante, vulcanica, rifiutava qualsiasi mano tesa verso di lei perchè?
    Aveva paura di amare qualcuno come aveva amato un tempo?
    A diciottanni andò all'estero con Felix Glic, furfante, uomo di stile ammaliante.
    Il viaggio durò due anni, due anni di avventure in terre lontane e misteriose.
    Madagascar, Honolulu, Hawaii, Le Ande, Tanzania, Siviglia, Tanzania, Zanzibar, Barcellona, Costa d'Avorio, Argentina, Santiago del Cile, Parigi, Budapest, Praga.........
    Incontravano persone che parevano uscite da romanzi d'appendice principi in esilio, generali mercenari, rivoluzionari falliti, stelle dello spettacolo in disgrazia...
    "Io mi presentavo come collezionista d'arte e presentavo lei come mia figlia, facoltosi e spensierati viaggiatori , li adocchiavamo lui la rincorreva per porgergli il candido fazzoletto accidentalmente caduto quindi dopo una breve conversazione l'invito a cena nel suo fastoso alloggio. Sempre la solita storia, cambiavano solo i posti e le persone. Nooi cacciavamo lui....mentre lui era convinto di cacciare noi.
    Era una ragazza speciale bella e selvaggia un cenno e gli uomini erano lì pronti a offrirgli tutto quel che voleva, così ottenutolo......improvvisamente entrambi scomparivamo nel nulla da cui eravamo sbucati."
    "Era una ragazza forte, la forza di cui sono dotate le persone belle e persino, come dire, un pò crudele.
    Forse non si rendeva conto della forza che aveva e unita alla bellezza diventavano un potere pericoloso e rischioso insieme."

    Felix si raccomandò che facessi attenzione dovevo ascoltare tutta la storia dal principio alla fine in ordine altrimenti non varei capito nulla.
    Bene. Che raccontasse. Volevo e non volevo sentire.
    Non sapevo più cosa volevo.
    A ogni sua parola la mia vita si capovolgeva e mi diventava estranea. Mi sentivo venir meno.
    Quando avrà finito di raccontare dovrò ricominciare a conoscermi da zero. Nono Feieberg, molto piacere, nemmeno poi tanto di piacere.
    Ma capivo che dovevo assolutamente passare attraverso l'ascolto questa storia se volevo tornare a vivere vivo tra i vivi e l'avrei fatto, costi quel che costi.
    "Dopo due anni lei si stancò, per lei era tutto un gioco, rideva continuamente si divertiva moltissimo ma a un certo punto gli venne a noia."
    "Continuo?" fece Felix con tono prudente.

    PROPRIO COME AL CINEMA

    ...E la notte, sulle nere acque fluviali, nel frinire di grilli e cicale,sotto la luna di Zanzibar o della Costa D'Avorio il re in esilio raccontava della sua landa amata, del suo governo illuminato, dei suoi cittadini ingrati che un giorno piombati nei suoi palazzi avevano saccheggiato tutto compresa la collezione di scarpe.
    I falsi padre e figlia scuotevano il capo tristemente ma si rallegravano alla notizia che il re era riuscito oltre se stesso a mettere in salvo qualche pantofola incastonata di rubini nonchè, ma acqua in bocca, qualcuno dei gioielli più preziosi.
    Si restava a chiacchierare il re rievocava la sua giovinezza avventurosa e audace, la bimba diventata ragazza ascoltava rapita.
    "Ma per davvero o era solo scena?" domandai.
    "Un pò e un pò."
    Era incantata dal fiume nero che riflettteva le stelle i grilli lo champagne il re malinconico, disincantata pronta per l'agguato preparato con Felix.
    Più che il denaro lei si appagava delle carezze dell'aria dell'atmosfera da fiaba durante la farsa recitata da tutti e tre.
    In quel momento si sentiva veramente l'unica erede miliardaria del padre agonizzante, pensava. "E' proprio come al cinema...."
    Al termine della cena suonava il flauto e poi si chiudeva in sè apparentemente addormentata, il re la scrollava delicatamente e chinatosi le confidava un dolce segreto.
    Forse il suo cuore non ha tempo per questioni materiali ma lui era riuscito a far evadere con se stesso i frutti più maturi del suo paese, in sostanza alcune casse di diademi, brillanti e lingotti d'oro.
    tutto questo sarebbe stato suo se l'avesse sposato.
    Forse era innamorato di lei , forse consapevole del valore dei quadri che alla triste nonchè imminente morte del padre avrebbe ereditato.
    E poi aveva qualche progetto per il futuro, avrebbe voluto tornare in patria.....ma ci voleva molto denaro per i generali, politici, faccendieri da corrompere e si sa che i soldi non bastano mai...
    Poi si allontanava per tornare con un rubino che riverberava in bagliori rossi e viola e lo poneva al collo della ragazza che intanto pensava alla lontana Tel Aviv dove non ci sono fiumi in cui specchiarsi nè re e rubini, dentro di lei vigilava una bambina di nove o dieci anni con due occhi grandi neri supplichevoli incapace di ingannare nè se stessa nè gli altri.
    La ragazza cresciuta offriva alla bambina quella pietra preziosa, ma la bambina scuoteva la testa e diceva: no.
    Dopo breve tempo comiciava ufficialmente l'agonia del padre.
    il re gli giurava che avrebbe avuto cura della ragazza mentre lui aveva ancora il tempo di mormorargli nell'orecchio peloso la combinazione della cassaforte svizzera dove erano custoditi i quadri, cifre soavi che il re si precipitava in cabina per trascrivere sul suo taccuino.
    Venivano convocati una suora e un medico che uscivano dopo un pò dalla cabina a volto coperto perchè la malatttia a quanto pare era contagiosa.
    Solo dopo un'ora il capitano si decideva a sfondare la porta e li trovava legati mentre i due truffatori erano già scappati all'aeroporto della città e forse sorvolavano su un aereo il battello sbracciandosi per salutare il vecchio re in esilio.
    Questa era solo una delle tante storie.
    "Faceva male al cuore vedere" continuava felix "Come poi dissipava, buttava il denaro frutto dei nostri inganni ma per lei erano solo giochi, addirittura poteva capitare che per strada regalasse brillanti alle prime persone che incontrava chiedendogli però se ne avevano veramente bisogno altrimenti ci avrebbe fatto qualcos'altro."
    Ero concentrato rapitodal racconto, lo squillo del telefono ruppe l'incanto Felix rispose.
    "Dai Amnon dobbiamo andare" disse riattaccando "Era Lola ci sta aspettando al teatro. dobbiamo essere prudenti la polizia ci sta cercando dovremo scappare tutta la notte fino a domattina quando andremo in un posto dove forse riusciremo a chiarire il mistero.
    Cominciavo a capire non per deduzione logica ma per la via del cuore che stavo percorrendo gli stessi itinerari battuti dalla bambina divenuta poi ragazza e quasi donna.
    Questa era il percorso stabilito da Felix per me dal momento che avevo lasciato il percorso ameno spoglio triste preparatomi da papà e Gabi: ogni mio passo era previsto da Felix anche quando lo compievo di mia iniziativa.
    E in qualche modo anche Gabi era complice di Felix, ma sopratutto a fissare le tappe di questo viaggio era stata la bambina del racconto di Felix ansiosa di fare finalmente la sua comparsa nella mia vita.

    IL FIGLIO DELL'ISPETTORE

    Ci dividemmo in due squadre. La prima composta da Felix, la seconda da me. Mi spiegò come arrivare da casa di Lola al Teatro Nazionale.
    Mi disse di fare attenzione probabilmente era già pieno di poliziottti intorno a noi.
    La squadra numero uno si avvicinò alla finestra e sbirciò nello spioncino comunicando che le vie di fuga erano libere, la numero due diede istruzione di uscire in strada cinque minuti dopo la numero uno.
    "Ciao Amnon. Stà attento sii prudente e sopratutto non farti beccare dalla polizia. Devi ancora finire di sentire la tua storia e conoscere il finale che, sono sicuro, ti lascerà a bocca aperta."
    "Stà attento anche tu."
    Gli diedi la mano, ci abbracciammo, ero fiero di me.
    Ancora non capivo come facesse la polizia a sapere che eravamo in quella zona, forse Felix sapeva come al solito qualcosa che non mi aveva ancora svelato.
    "Un buon detective pensa come il delinquente" aveva sentito dire una volta a un dirigente della polizia che era famoso per aver preso molti ricercati tra i più pericolosi e astuti.
    Solo che a quel punto non ero più sicuro del mio ruolo, quello di detective assegnatomi dalla nascita da mio padre o quello di delinquente suggellato dall'abbraccio di Felix prima di separarci?
    In qualunque caso non li avrei delusi, d'accordo avevo solo tredici anni ma ma più di dieci di servizio, avevo cominciato molto presto per volere di Papà.
    Mi diceva di non perdere tempo, non avevo molti anni per imparare poi avrei dovuto prendrere servizio sul serio.
    Quando Gabi diceva che passavo troppo tempo a esercitarmi e poco a giocare come fà un bambino della mia età, papà replicava che solo così sarei riuscito a vincere il mio carattere debole, con quelle esercitazioni mi preparavo alla cosa più importante della vita: l'eterna lotta tra l'ordine e il caos, fra legge e crimine.
    Un grillo frinì in un cespuglio e un alito di vento mi portò l'odore ddel mare. Lo respirai con gioia traendone forza.
    Questa notte sarà la mia grande prova.
    Dovrò essere più bravo di mio padre, tentare di entrare nella sua mente, pensare come lui e a quel punto ingannarlo.
    La conoscenza è forza, la forza più grande che si può avere.
    Io Sapevo come lui ragionava, ma lui non sapeva chi ero io, aveva informazioni sbagliate su di me, conosceva un altro Nono.
    Provai un insolita tristezza, ero consapevole di essere fuggito così lontano da mio padre da avere per la prima volta buone probabilità di sorprenderlo.
    Accelerai il passo. Il vento del mare mi accarezzava la schiena.
    Papa voleva riacciuffarmi ma ancora più importante forse prendre Felix prima che riuscisse a raccontarmi per intero la mia storia, che lo sentivo visceralmente era collegata molto strettamente a quella della bambina divenuta giovanissima avventuriera e truffatrice.
    Il mio desiderio più grande era conescere per intero la storia della mia vita, era la mia vita avevo il sacrosanto diritto di saperla, e non avrei esitato di fronte a niente e a nessuno avesse cercato di impedirmi di conoscerla.
    Ero pronto a rischiare la mia vita, il tutto per tutto, tutto quello che ero e avevo, sapevo che non conoscere la mia storia equivaleva a rimanere nel mondo dei morti. Il mio coraggio dipendeva semplicemente dalla disperazione di chi essendo già morto non aveva più nulla da perdere nemmeno la sua vita.
    Finiamola con i segreti e i misteri!!
    Se avessero cercato di fermarmi sarei scappato, se mi avessero attaccato mi sarei difeso, dovevo finalmente sapere chi ero.
    Strano: avevo bisogno di un uomo che mi aveva rapito e scappavo da colui che voleva salvarmi.
    Forse chi mi aveva rapito aveva bisogno di me esattamente come chi voleva salvarmi aveva bisogno di me: entrambi per salvare soltanto e semplicemente se stessi.
    Io, la mia sorte e chi ero veramente almeno per loro non aveva alcuna importanza.
    Rallentai, cosa sta succedendo?
    Come faceva papà a sapere che ero nascosto in quel quartiere? Come mai tutti sapevano e io no? Cos'era che tutti capivano e io no?
    Con tutti i posti che ci sono papà e la polizia sapevano esattamente dove cercarmi. Evidentemente tutti sapevano qualcosa che io non riuscivo a capire. Perchè non riuscivo a sfondare quel muro che si era creato nel mio cervello? La risposta era sotto i miei occhi, ma io non riuscivo....
    Và, và avanti nel giro di qualche minuto sarà pieno di poliziotti e ispettori qui intorno.
    Papà è già qui pensai. Riuscivo a sentirlo intorno a me col suo sguardo severo rigido inflessibile che ti contestava una colpa su cui continuavi a rimuginare guardando dentro di te ma senza riuscire mai a capire quale fosse mentre i suoi occhi si fanno più freddi taglienti rancorosi.
    Solo adesso capisco che non riuscivo a capire perchè cercavo nel posto sbagliato, non era dentro di me che dovevo cercare, ma dentro di lui come stavo facendo adesso per prevedere le sue mosse, solo così sarei riuscito a capire.
    Scappare. Via di qua. Papà non deve prendermi. Non sono suo. Non solo suo.
    Vidi tutto di colpo. Le targhe false delle macchine dei detective, i riflessi dei binocoli a infrarossi sui tetti, le scarpe Palladio che utlizza la polizia di una giovane coppia che fingeva di stare abbracciata.
    E vidi sopratutto quel che stava succedendo con mio papà, contro di lui, come le nostre vite sarebbero cambiate irreparabilmente per sempre.
    Dentro di me, dalla profondità dell'anima, affiorava una personalità sconosciuta che dilagava come una nube, m'inondava il cuore e il cervello: "Stai scappando da lui. Sei sempre stato un pò così, l'hai sempre sentito ma avevi paura. E' ora di conoscere il segreto: sei davvero così. Non tutto. Una parte.
    E per via di quella parte sarai sempre un pò braccato un pò delinquente, per questo non sarai mai il degno erede di tuo padre, l'ispettore più bravo del mondo".
    Dio mio sono così lento a volte a capire, stavo ripercorrendo la strada fatta dalla bambina che viveva in un mondo di solitudine, isolata da tutti i suoi coetanei, preda dei pensieri dei grandi, a volte in fuga verso favole e fantasie, cosa ancora? ha sì adorava la vaniglia e il cioccolato.
    Non avevo più paura di sapere ero ormai pronto e sarei andato fino in fondo a qualunque costo per me e per gli altri mio padre, Felix o qualunque poliziotto mi avesse sbarrato la strada.
    Il tragitto di questo viaggio era previsto sin dall'inizio, come il destino, come la storia che Felix mi doveva finire di raccontarmi e non si poteva fare altro che andare avanti.
    Non c'erano vie di fuga o fermate intermedie in cui scendere.
    Andavo avanti barcollando, vicino un palo della luce c'erano Felix e Lola su una motocicletta con un sidecar, Felix aveva strani occhialini e un casco di pelle era naturalmente riuscito a sfuggire ai poliziotti, Lola sventolava un fazzoletto. Mi fecero segno di correre da loro.

    SI ATTRAVERSA LA LUNA E CUPIDO PASSA ALL'ARMA DA FUOCO

    Viaggiammo tutta la notte sulla motocicletta con il sidecar. Io Felix e Lola.
    Le luci della città sfavillavano sopra di noi, ci vedevamo riflessi negli occhiali scuri dei mendicanti e nelle vetrine lussuose.
    L'ombra della motocicletta lambiva i marciapiedi, i cartelloni pubblicitari, le panchine con gli amanti. Passavamo davanti ai piccoli caffè notturni, lungo viali tenebrosi, di fianco agli spazzini e a bande di cani in spedizione notturna che ci abbaiavano a più non posso.
    Gabi. Gabi.
    Come aveva fatto in tutti quegli anni a nascondermi la cosa più importante a proposito di Lola: che era stata l'amante di Felix e che aveva avuto una figlia che era morta. Una figlia praticamente delinquente.
    In tutti quegli anni gabi avevalasciato intendere vagamente che Lola e Felix erano molto importanti per me, la mia vita, il mio destino. Aveva lasciato indizi sparsi: le spighe d'oro di Felix, lo scialle viola di Lola, le sue imitazioni le storie che riguardavano la vita di Felix.
    Ma cosa mi legava a Felix Lola e sua figlia morta? Intuivo che era qualcosa di intimo profondo ma non riuscivo a capire nitidamente esattamente cosa.
    Sembrava che Gabi e Felix, l'uno all'insaputa dell'altro, mi stessero guidando con mosse accorte e segrete a capire cosa, era chiaramente fondamentale per comprendere la mia vita, scioglierne l'enigma il segreto e capire chi ero veramente.
    "Il palazzo dei diamanti" urlò Felix fermandosi improvvisamente.
    Il vento si calmò, nell'aria c'era un intenso aroma di ciocccolato, riconnobbi subito il luogo era la fabbrica di cioccolato, il dolce segreto tra me e Gabi, che negli ultimi cinque anni si era notevolmente ampliata.
    "Come fate a sapere che mi piace venire qui?" dissi ridendo "Non ve l'ho mai raccontato."
    "C'è forse qualcosa della tua vita che non hai mai raccontato?" replicò Lola.
    Non capivo esattamente questa risposta ma vagamente dentro di me sentivo che era sensata, aderente in qualche modo alla realtà.
    "Io e Gabi ...veniamo qui almeno una vota al mese." continuai mentre rimuginavo ancora sulla risposta di Lola.
    "Dimenticati per un momento del cioccolato." mi strillò Felix "Guarda da questa parte 'Il palazzo dei diamanti' è qui che comincia la tua storia."
    "La mia?"
    "Sì. molti anni fa era il centro nazionale dei diamanti, sorvegliatissimo con telecamere e guardie armate. Un giorno con la figlia di Lola passavamo di qui e lei mi disse "Che ne pensi se entro salgo fino al tetto ed esco senza farmi beccare?"
    "E' pericoloso, perchè dovresti farlo se vuoi denaro telo darò io oppure andiamo all'estero a trovare qualcos'altro da fare."
    Ma per lei era tutto soltanto un gioco.
    "Voglio solo giocare ancora un pò, allora salgo sul tetto suono col flauto una canzone, breve te lo giuro, e poi riscendo. Che ne dici?"
    "Era davvero un'imprudenza con tutte quelle guardie, cancelli, telecamere e poi per cosa? Senza portarsi via nulla solo per il gusto di farlo." Felix continuava assorto sembrava stare rivivendo quei momenti.
    "Lo fece? Ci riuscì?"
    "A salire sul tetto sì, non chiedermi come , ci ripenso da allora e non ho mai capito come ci è riuscita. Il palazzo era pieno di guardiani e lei li fregò tutti, ma tutte le telecamere l'avevano ripresa così arrivò la polizia a circondare l'edificio."
    "Era rimasta intrappolata sul tetto?"
    "Sì."
    "E che fece a quel punto?"
    "Si mise a suonare il flauto."
    A questa risposta non sono più riuscito a trattenermi dal sogghigno sono passato a una risata sgangherata che mi faceva piegare.
    "Per lei era tutto un gioco." ripetè l'ennesima volta Felix con un espressione neutra, la mia risata non lo aveva contagiato minimamente.
    I poliziotti al suono del flauto si fermarono dapprima imbarazzati poi immobili ad ascoltare quella musica lieve, infantile, aggraziata, vivace come un capriolo nei pascoli di montagna.
    Ascoltarono la canzone per intero poi terminata lei ripose diligentemente il flauto nell'astuccio: l'incantesimo si ruppe e ricominciò il trambusto.
    I poliziotti cominciavano a circondare e salire e scendere sulle scale abbaiando nelle ricetrasmittenti per andare ad acciuffarla.
    "E lei è fuggita vero? Come da che parte?" chiesi
    "Devi dirmelo tu.." Felix
    Mi concentrai...una via di scampo...l'aroma di cioccolato. "Laggiù" mi voltai di scatto "è fuggita verso la fabbrica di cioccolato."
    "Sia benedetto Iddio." sospirò Felix.
    Era scappata nella fabbrica di cioccolato.
    Per questo Gabi...
    Ogni mese. Per cinque anni.
    Decine di volte. Con costanza..
    "Ma come ha fatto a passare nella fabbrica di cioccolato senza poter scendere, i poliziotti sotto l'aspettavano..."
    Un momento "All'epoca qui c'erano delle Gru?"
    "Ci sono sempre state" rispose Lola
    "Quindi bisognava saltare sul braccio d'accciaio della gru, era un salto piccolo un metro non più ma sotto c'era l' abisso quasi cento metri."
    "Il salto e poi camminava sul braccio attraversando la luna ma senza guardare giù, questo era il segreto, se avesse buttato anche solo uno sguardo giù non ce l'avrebbe mai fatta." continuò Felix
    E i poliziotti? che fecero? intuivo la loro sorpresa, l'imbarazzo davanti a quell'esile figura incurante della legge e dell'ordine, salita sulla fortezza solo per suonare una nenia infantile con il flauto e ora sembrava iniziare un viaggio verso la luna, per questo erano sconcertati disorientati facevano un gran chiasso urlando senza riuscire a prendere alcuna decisione di fronte a un avvvenimento che per la prima volta sembrava molto più grande di loro, della loro capacità di comprendere.
    "Ma non tutti" Felix leggeva nel mio pensiero "Uno dei poliziotti, soltanto uno, un detective comprese, anche se molto vagamente quasi un intuizione per sesto senso, dove era diretta, che c'era una logica, una consapevolezza in quello che faceva."
    Ora Felix e Lola mi guardavano: toccava a me continuare il racconto.
    "...Senza farsi notare cominciò ad arrampicarsi sulla Gru" tentai timidamente di proseguire la storia "arrivato sul braccio della gru la vide, guardò un attimo giù e fù preso dalla vertigine, così continuò carponi, lei lo vide e apprezzò forse per la prima volta il coraggio di un uomo che era comunque un poliziotto che doveva ripettare e far rispettare la legge come tutti, nonostante questo aveva avuto l'enorme coraggio di venire da lei.
    Lei che era lì come lui ma non era legata dalla legge, da quello che si può e non si può fare, dovette riconoscere che aveva avuto un coraggio più grande del suo.
    Sicuramente aveva il suo tornaconto magari una promozione immediata, l'encomio del capo della polizia alla cerimonia annuale, ma restava il fatto che aveva avuto il coraggio di fare qualcosa che nessun altro poliziotto ebbe, fece qualcosa per risolvere una situazione quando tutti gli altri erano spaventati disorientati arrabbiati ma si limitavano a sbraitare, litigare tra loro senza osare mettersi in gioco."
    "Lei fuggiva e lui la inseguiva" vedevo la scena come in un film di Hollywood "Arrivata sul tetto della fabbrica saltò."
    "Era alto più di quattro metri." Felix ricordava come fosse adesso.
    "Ma lei saltò comunque senza farsi male."
    "Esatto. Cadeva sempre in piedi." mormorò Felix stupefatto. "Era ormai notte, la fabbrica era deserta, correva, saltava, sfrecciava da un parte all'altra, compariva e spariva, scappando da quel poliziotto unico irripetibile che aveva deciso incredibilmente di rincorrerla, prenderla, venire lui da lei, non aspettarla per imprigionarla come avrebbero voluto fare tutti gli altri."
    Vedevo nella mia fantasia l'inseguimento in mezzo ai grandi spazi vuoti immersi nell'oscurità, gli enormi macchinari immersi in un dolce sonno, lei che non resisteva ogni tanto si fermava allungava un dito nella cioccolata leccava e rideva.
    Finalmente la mia storia cominciava a liberarsi, un gomitolo rimasto per lunghissimo tempo aggrovigliato veniva scosso e cominciava a dipanarsi, questa volta senza bugie, ma c'era ancora tantissimo un'enormità di tempo che sarebbe passato, di sforzi da fare, una montagna fatta di sofferenza e pazienza da scalare per sciogliere il groviglio che soffocava la mia vita.
    Improvvisamente si trovarono di fronte, inaspettatamente per entrambi naturalmente.
    "E lei gli sparò." disse Felix.
    "Gli sparò?" trasalii.
    "Bè sì....con la pistola da donna che hai in tasca, ma lo prese solo di striscio: non aveva mai sparato in vita sua, non sarebbe stata capace di uccidere una mosca ma con lui improvvisamente le partì un colpo forse per gioco o forse...chissà."
    "Fatto sta che il poliziotto sfiorato dal proiettile perse l'equilibrio e casca in un vascone di cioccolato, il fatto e che nonostante il suo coraggio non sapeva nuotare......così... insomma stava per affogare." Felix aspettava.
    "Ma lei sì" continuai "e lo afferrò per i capelli...."
    E per il cuore.
    "Non avrei mai immaginato di saper raccontare questa storia." soggiunsi risedendomi di nuovo nel sidecar.
    Il poliziotto era ricoperto di cioccolato dalla testa ai piedi non si muoveva, lei con il fiatone rideva e scrutava con tenerezza infantile le sue spalle larghe, il corpo ben piantato.
    "Cosa poteva accadere, ormai tutto ma proprio tutto era come in un film la normalità non si sapeva più dove fosse finita, nonostante fossero moltissimi quelli che ne avevano nostalgia e la cercavano ancora accanitamente" Felix dopo un pausa "..... tutti e due finirono contemporaneamente in una risata liberatoria irriverente."
    "Mi piaci." disse lei.
    "Dunque, prego.....insomma sei in arresto, Polizia!" cercando di rassettare la divisa e ricomporsi meglio che poteva estrasse la pistola dalla fondina e la puntò.

    MAI VISTE DUE PERSONE COSI' POCO FATTE L'UNA PER L'ALTRA

    C'erano stati uomini che gli avevano fatto lusinghe, regali, confidenze che servivano sempre a uno scopo.
    Tutti gli uomini hanno sempre uno scopo per quello che fanno, lui non in questo non era diverso dagli altri ma gli piaceva il suo coraggio anticonformista, qualunque fosse la ragione non l'aveva abbandonata lassù da sola.
    Ora lo scrutava negli occhi: sarà un vero detective?
    Riuscirà a penetrare oltre la maschera del riso? Riconoscerà imprigionato nelle profondità di quegli occhi grandi intensi la sua solitudine di bambina, infelice e troppo saggia, sempre in cerca di colui che non ne avrà paura....
    E sopratutto comprendeva la sua assoluta necessità a qualsiasi costo per salvarsi, per ritornare nel mondo dei vivi , di conoscere la sua storia, lui è un detective la conosce dai suoi informatori e conosce soprattutto i modi le circostanze e il momento prorogato finora all'inverosimile per raccontarla è scaduto, il tempo per aspettare è finito, se lui saprà conciliare il racconto totale veritiero della storia e la comprensibilissima esigenza di preservare gli equilibri della nostra convivenza civile e sociale dimostrerà di essere un vero detective che può aspirare ad arrivare a coronare le sue ambizioni di carriera ai vertici della polizia.
    Se ciò non dovesse avvenire, immediatamente, probabilmente ha molti altri mezzi per coronare le sue ambizioni, ma perderebbe un piccolo merito e chissà che non sia proprio quello che nel suo piccolissimo possa fare la differenza nella competizione feroce per la scalata al potere all'interno della polizia.
    ....E inoltre, anche se non so se per lui abbia qualche importanza, deluderebbe chi ha creduto in lui una ragazza leale che non ha mai abbandonato le persone che l'hanno aiutata sopratutto quando cadono in disgrazia e a volte rimane praticamente l'unica a difenderli a dispetto di tutto tutti e anche del proprio interesse personale.

    Chissà perché ma non ero a mio agio, capivo che Felix e Lola , nonostante l'innegabile irresistibile attrazione reciproca , non erano conciliabili, fatti l'uno per l'altra almeno per vivere insieme.

    Salimmo sulla motocicletta io, Felix e Lola e ci dirigemmo a nord verso il monte della Luna.
    "Ora andiamo lassù" disse Felix "al monte della luna al nostro rifugio."
    "Fin lassù" rispose Lola "è tremendo è al confine ci fa un freddo boia."
    "Non possiamo evitarlo" replicò Felix "solo da lì Nono potrà vedere dal punto di osservazione migliore quello che gli è vitale: la sua vita."
    Durante il tragitto vedemmo una macchia nella vegetazione.
    "Cos'è?" domandai a Felix "un'altra sorpresa?"
    "Vedrai" disse Felix
    La guardai da vicino un oggetto grande, molto grande, poi notai la portiera nera luccicante, il pneumatico da deserto, il parafango tondo, la striscia bianca dipinta durante la guerra perché i passanti la vedessero....

    La Hamber Pullmann che avevamo dovuto cedere a Mautner per la storia della sua mucca, eccola qui quasi un ricordo tornato dall'aldilà.
    "Il signor papà non voleva che uscisse dal cortile" rise Felix "hai mai sentito una stupidaggine del genere, Loli? è un automobile o una porcellana?"
    Felix salì a bordo, sapevo che non aveva senso chiedergli dove e come l'avesse recuperata, ma cosa mi importava in fondo? Non feci domande.
    Felix mise in moto, contai mentalmente i tre colpi di tosse dl motore deboli lontani adeguati al suo piccolo cuore a tre cilindri e sei valvole.
    Il motore prese vita e partì, rieccoci di nuovo in viaggio su strade secondarie, fra i campi, fuori dei tracciati.
    "Vuoi guidare un po' tu?"
    Ci guardammo bastò un impercettibile cenno del capo, eccomi alla guida, premetti l'acceleratore balzò in avanti cambiai marcia impercettibilmente come sapevo fare, lei mi conosceva mi ascoltava sapevo risvegliarla e dominarla, avevo i gesti nel sangue.
    Mi accorsi che ero cresciuto.
    Felix mentre mi guardava alzò il braccio indicando la direzione e disse: "Al monte della Luna."

    LA CASA VUOTA

    L'automobile avanzava felpata e silenziosa nella notte, alla luce dei fari lungo le strade di Tel Aviv Nono riusciva a vedere manifesti affissi che chiedevano le dimissioni del sindaco, i pretesti quelli di sempre le strade dissestate, il traffico, la pulizia della città gli stessi da almeno trenta anni, la fantasia di quelli che lavorano per i gruppi di potere per fare questo genere di cose aveva un' immmaginazione veramente limitata , così pensava che anche la loro vita dovesse essere monotona triste e buia lo stesso buio nel quale avrebbero cercato di trascinare gli altri vessandoli dopo avergli, a loro modo di vedere, strappato e occupato il potere, indispensabile per difendersi nella loro visione del mondo dove si aggirano branchi di lupi che si fronteggiano senza tregua.
    I manifesti gli fecero venire in mente un episodio di quella notte mentre cercava di raggiungere Lola sfuggendo alla polizia, un tassista che si era fermato dicendogli che vedendolo solo pensava si fosse perso e si offriva di riaccompagnarlo a casa o dove voleva.
    Nono naturalmente non si fidava e rifiutò allontanandosi rapidamente, lasciandosi dietro risposte e scuse evasive.
    Adesso che ci stava ripensando il suo viso lo aveva visto in televisione in una manifestazione che appoggiava la fazione politica dei manifesti, aveva guidato l'amministrazione municipale prima di essere battuta alle elezioni seguenti dall'attuale sindaco.
    Inchieste in corso in quel periodo confermavano quello che tutti sapevano anche prima. Quell'amministrazione aveva reso possibile se non favorito una rete affaristico-mafiosa che aveva bruciato in mazzette , sprechi, favori personali, opere inutili molto denaro pubblico che si sarebbe potuto utilizzare per la città, portandone il bilancio alla bancarotta.
    L'attuale sindaco insediatosi da non molto tempo stava cercando di smantellare questa cricca che riuniva criminalità comune , funzionari pubblici, e amministratori politici locali e di porre rimedio all'eredità della situazione disastrosa della città che gli era stata consegnata, ma chiaramente erano necessari tempi lunghi e intanto i danni causati dall'amministrazione precedenti paradossalmente venivano usati da chi li aveva creati per mettere lui sul banco degli imputati.

    Felix che conosceva molte cose lo stava spiegando a Nono mentre si godeva l'ebbrezza, quella particolare sensazione di libertà nell' attraversare la tua città di notte, continuava aggiungendo che anche una parte della parte politica che aveva appoggiato l'attuale sindaco nella corsa elettorale era marcia, remava contro sin dalle elezioni dove formalmente appoggiava il sindaco.

    La soluzione secondo Felix stava nel fare piazza pulita dentro il partito cittadino e affiancare al Sindaco collaboratori leali per riuscire finalmente ad attuare l'opera di risanamento della città, iniziato ma bloccatosi a causa della situazione.
    Restituita la guida a Felix mi distesi sulle ginocchia e chiusi gli occhi cercando di dormire, non prendevo sonno, i pensieri galoppavano nella mia mente, le cose continuavano a chiarirsi e ordinarsi dentro me, comprendevo che dovevo e potevo scegliere chi essere ma per farlo manca va ancora il tassello fondamentale della mia storia.
    Era un tarlo una buco enorme dentro me che non mi avrebbe mai permesso di capire chi ero, e solo sapendo chi ero potevo scegliere consapevolmente responsabilmente chi volevo essere da grande, che pena...

    Sembrava che la mia storia fosse un segreto importante quanto quelli custoditi dai servizi segreti dell' alleanza occidentale, e gli venivano in mente recenti episodi di persone che avevano divulgato parte di quei segreti e venivano perseguitati dalle autorità di queste nazioni.
    Era uno dei miei tanti modi per divertirmi nei lunghissimi anni dell'infanzia trascorsi quasi sempre in solitudine creando avventure mentali fantastiche fiabesche, giocare con la mia fantasia dove tutto può accadere senza mai, ma proprio mai, fare male.
    Gli altri bambini, mi lasciavano da parte e giocavano nella loro reale realtà di bambini che fa' male più di quella dei grandi.

    Mi consolava il pensiero di Gabi.
    Gabi. Gabi. Gabi.
    Ci sarebbe stata sempre lei a indicarmi la strada, a ricordarmi quando ero solo, impaurito, sperduto, disorientato, angosciato che non ero solo.. non ero solo.
    Gabi in tutti quegli anni aveva disseminato indizi in apparenza coincidenze casuali, malgrado le proibizioni di papà mi portava con costanza con assiduità alla fabbrica del cioccolato, agli spettacoli e sotto casa di Lola Ciperola per vederla uscire, adesso cominciavo a comprendere quanto il suo atteggiamento fosse incredibilmente amorevole, era semplicemente commovente.
    Il desiderio di avere la spiga d'oro di Felix, la trasgressione il sale della beffa alle regole e alle gerarchie decise dagli uomini, e lo scialle di Lola la passione e il coraggio dell'amore, erano per poterli donare a me.

    Donarmi un carattere che comprende il valore delle regole ma che sa anche che non esistono solo le regole, la passione i sentimenti il coraggio di trasgredirle possono fare molto di più e renderci realmente vivi e un pò più liberi.

    E Gabi era reale, viva nel mondo reale, non viveva nel film dove sembravamo essere tutti in quella folle avventura e non si sapeva quando sarebbe finito e avremmo potuto uscirne, anche se era stata proprio lei in tutto il tempo trascorso insieme a prepararmi a questo sogno pazzesco, il risveglio forse non mi avrebbe lasciato nessun ricordo del sogno ma la scoperta di me.

    Per ora dovevo stringere i denti e continuare il giro su queste spaventose e al contempo eccitanti montagne russe, non si poteva scendere e per una comprensibile questione di dignità, indossando un a divisa, cercare di mostrare il meno possibile il maledetto terrore il cane nero che mordeva il mio cuore.

    Lola stese il suo (mio) scialle, e ci accoccollammo lì sotto, parlavamo sottovoce per goderci un briciolo d'intimità.
    "Comincia pure a chiedere" mi disse subito "abbiamo perso molto tempo, adesso chiedi tutto quello che vuoi. Perchè ho tanta voglia di rispondere."
    Bene.
    "Quella bambina poi ragazza sapeva che Felix era tuo... cioè..."
    "....Per lei Felix era uno dei tanti uomini che mi giravano intorno, una specie di zio ricco e simpatico che le spediva cartoline e portava regali da tutto il mondo. Uno dei miei tanti amici, capito?"
    "Sì, credo di sì."
    "Dunque quando lei compì diciott'anni, lui mi mandò un telegramma da Parigi proponendomi di regalargli una specie di viaggio di maturità, sarebbe dovuto durare solo un mese... ma poi sai già come è andata." Lanciò a Felix uno sguardo un pò scostante, privo di affetto. "Ti sei accorto di persona come è facile farsi incantare dalle sue magie le sue storie, specialmente una ragazza impetuosa e volubile come lei..."
    O come me. Pensai.
    "La verità Nono" mi soffiò nell'orecchio "non furono solo il fascino e le promesse di Felix ma quel che aveva nel sangue. Una volta durante il viaggio lui le mostro che lei era fatta così, anche se ancora non lo sapeva o ne aveva paura. Le mostrò proprio questo: che lei poteva."
    Saltai su: la cosa mi suonava familiare.
    Felix sorrideva , Lola lo guardò e fece un a smorfia. D'un tratto pensai che il mio rapimento da parte di Felix gli serviva per rivelarmi, suo erede nominato, quella parte ancora nascosta nel mio intimo.
    Per dire a quel Nono di svegliarsi, perchè scoprissi tutto quello che era e restasse nel mondo la memoria del Felix che era in me e finora non si era manifestato per mille ragioni.
    Perchè capissi che non ero solo parte della famiglia dei miei, ma unico singolare con una personalità complessa una comprensione originale che la mia famiglia voleva soffocare per rinchiudermi nel loro mondo ottuso, buio, meschino, pieno di frustrazioni e desideri di rivalsa che guardacaso si rivolgevano verso un bambino debole come me non gli altri di cui avevano paura perchè li avrebbero ripagati con la moneta che meritavano.
    Bum.
    Il mio mondo cambiava ad ogni momento. A ogni momento gli avvenimenti assumevano una luce nuova, nuovi significati come se la la realtà non fosse affatto concreta certa ma mutevole, duttile, sfuggente.
    Mi scoppiava la testa: dovevo fare il delinquente? questo era il mio destino? E se non avessi voluto? Se avessi voluto restare un detective?
    Come la mettevamo con l'eredità di mio padre?
    Le domande si susseguivano, turbinavano nella mia mente.
    Chi mi avrebbe comunicato i risultati?
    Cosa sarebbe stato della mia vita d'ora in poi?
    Insomma, qualcona poteva finalmente raccontarmi la mia storia? Dirmi chi ero?
    "Una cosa è certa" disse Lola "Tu puoi scegliere."
    Avevo l'impressione che non avessero capito che io avevo già scelto, e che la mossa per sbloccare la situazione toccava a loro, altrimenti io potevo andare avanti così all'infinito.
    Loro non conoscono la mia vita, non comprendono che la mia capacità di sopportare la sofferenza non è quasi illimitata è proprio illimitata, io posso continuare fino alla notte dei tempi.
    Loro sono tutti contro uno per loro è facilissimo pportarmi al collasso mentale e fisico fino alla morte, ma eticamente è un comportamento accettabile?
    Non sono già stati criticati per questo comportamento da altre comunità che hanno una concezione etica per alcuni aspetti diversa, più comprensiva dei diritti individuali di libertà e uguaglianza?
    Ci sarebbe molto da riflettere e discutere apertamente lealmente senza antagonismo confrontandosi su questo aspetto della vicenda. Ma la nostra storia deve andare avanti.
    E non bisogna dimenticare si potrebbe molto facilmente superare questa empasse esplicando la verità nelle dovute necessarie modalità di discrezione e riservatezza all'interessato.
    Se non lo si fà vuol dire che nella società occidentale come da molti anni ormai fanno notare studiosi di relazioni personali e sociali tra gli uomini c'è qualcosa di sbagliato che va individuato analizzato e corretto se è possibile farlo.

    "Hai qualcosa di molte persone..." mormorava Lola
    Capii per la prima volta quanto mi vergognavo della mia famiglia dalla parte di entrambi miei genitori, compresi fino in fondo la loro estrema stupidità , idiozia, meschinità, egoismo, mancanza assoluta di dignità assenza di scrupoli nel commettere atti gravi che mostravano il loro squilibrio emotivo e mentale.
    Appoggiati dai loro compaesani che si dimostravano se possibile più idioti meschini e squilibrati, tutti familiari e paesani accomunati nelle loro trame bislacche in cui credevano di ingannarmi all'unico scopo di salvare se stessi, usando la simulazione, la falsa accondiscendenza amicizia probabilmente anche eterodiretti da politici locali, a loro volta istruiti da livelli più alti della gerarchia dei loro partiti, che in cambio gli promettevano favori.
    Questa era gente che pur di salvarsi era disposta a sguazzare nella merda, immergercisi fino al collo e se necessario farci immersioni con l'ausilio di adeguate attrezzature bombole, mute, pesi alla cintura per difendere mio padre fino all'estremo, perché si sentivano cogliendo nel segno fatti della stessa pasta di merda.
    Sentii un conato di vomito venirmi su', mi prese una determinazione sovrumana a lottare contro tutta questa merda contro i dirigenti e i lavoratori specializzati dei merdifici, contro le grandi catene di stoccaggio e distribuzione della merda, determinazione cieca forse dettato dalla rabbia che mi faceva ribollire il sangue, desiderio invincibile irriducibile da qualsiasi minaccia lusinga o promessa di annientarli dovunque si annidavano: nella sinagoga vicino casa mia con personaggi che si ride per non piangere di fronte alla loro ridicolaggine di responsabili padri di famiglia che non capiscono niente di nulla ma sono padri responsabili di famiglia, che frequentano sette religiose integraliste ultraortodosse ancora più sprezzanti del ridicolo ma ospitate e appoggiate dalla sinagoga del quartiere, nel paese originario di mio padre, sulle montagne della Galilea, miniera inesauribile di macchiette tra quelle più tragicomiche c'erano naturalmente gli amici di mio padre, nei posti di lavoro di prestigiosi Istituti di ricerca scientifica medica a livello nazionale dove i dirigenti dei diversi settori e laboratori con i loro volti pallidi, gli zigomi feroci gli occhi vitrei con uno sguardo compunto tra il serioso e il preoccupato per l'enorme responsabilità della salute dei cittadini israeliani che poggiava sulle loro spalle apparivano in televisione e annoveravano tra i loro dirigenti disturbati mentali bislacchi e strampalati dotati di intelligenza avicola e dai comportamenti spiegabili con passati che richiederebbero più della lunghezza della vita media per essere analizzati e rielaborati.
    Ma tutti facevano finta di niente, l'importante era che ricoprivano incarichi di potere, è proprio questo tipo di indifferenza che ha causato tanti problemi al nostro paese che solo adesso comincia a rendersene conto e tentare di rimediare. Sarà molto difficile perchè è molto tardi ma come dice un passo di una brano molto bello di Springsteen "Thunder Road" 'Lo so che non siamo più giovani e forse è troppo tardi ma se corriamo per recuperare il tempo perduto possiamo ancora farcela a raggiungere la nostra strada per la felicità'.

    Ospedali di stimati e rispettati medici che compivano errori dalle conseguenze gravissime e prendevano in giro, nonostante l'estrema gravità dell'accaduto, chi non avendo elevati titoli accademici nè specializzazioni universitarie ma solo un po' di buon senso aveva cercato di fornire informazioni per evitarlo.
    Poi con ingenuità pari alla loro idiozia e ridicolaggine appoggiati da altri giovani detentori di titoli accademici, che sicuramente promettono bene per la continuazione di questo modus operandi che tanto ha e sta facendo male al nostro paese, credevano di nascondermi l'accaduto, ricordo la pena che mi faceva mentre mi recavo all'ospedale centrale di Gerusalemme il sorrisetto del rispettabile padre di famiglia mentre credeva di stare abbindolandomi.
    E ora di finirla con queste sciocchezze diventare un paese normale e farci rispettare per le nostre enormi qualità di umanità, intelligenza, creatività, capacità, determinazione quando è realmente necessaria dagli altri paesi arabi che ci circondano, hanno una cultura diversa dalla nostra ma il rispetto reciproco tra noi e loro, facendo noi la nostra e loro la loro parte nel cercare di cambiare, sono sicuro distenderà i rapporti a volte conflittuali che abbiamo.
    Fino ad ora però niente da fare l'idiozia, la presunzione, la stupidità, l'orgoglio avevano la precedenza su tutto e su tutti, dalla dignità degli uomini fino alla vita umana che poteva essere sacrificata, come hanno tentato di fare molte persone commettendo un crimine, pur di salvare la propria rispettabilità personale.
    La nausea mi faceva venire il capogiro, la sentivo mordermi lo stomaco, mi pulsavano le tempie, sentivo il mio corpo scosso da convulsioni violente.
    Dovevo soffrire aspettare avere pazienza, sarebbe passato e avrei potuto ricominciare a lottare.
    Ma come dice il ritornello di un bravissimo cantautore del nostro paese originario di Gerusalemme, per la mia vita avevo in mente tutta un'altra storia.
    Non sono fatto per la lotta, la battaglia all'ultimo sangue, ma sono stato trascinato incolpevolmente e inconsapevolmente in una guerra in cui per sopravvivere ho dovuto cambiare la mia personalità mite pacifica amante della bellezza e dei piaceri della vita, in quella di un lottatore costretto a giocarsi il tutto per tutto ogni giorno in una spietata, diabolica partita a scacchi con tutti gli altri.
    Senza ancora sapere perché e come è successo tutto questo.

    "Adesso sei un'altra persona, un nuovo individuo" continuava dolcemente a sussurrarmi Lola "e ora , come nuovo individuo, ti ordino di dormire un po'. Abbiamo davanti una lunga notte."

    Quando mi risvegliai il cielo che scorreva nel finestrino non era più così scuro. Albeggiava.
    Lola chiuse gli occhi, la strada scivolava sotto di noi. Incominciava il tratto ripido e il cielo si schiariva sempre di più.
    Rievocai il bambino che dal finestrino del treno salutava suo padre e la Gabi. Che ingenuo!
    "Guarda" sussurrò Lola "il monte."
    Nella pallida luce dell'alba apparve la montagana scura,storta, strana a vedersi: un versante tondeggiante e l'altro tutto sporgenze.
    La Hamber Pullman si arrampicò su per le curve di terra battuta sollevando un gran polverone.
    Più salivamo e più l'aria diventava fredda e tersa, sotto di noi si apriva un 'ampia vallata avvolta nella nebbia del mattino.
    "Quello laggiù è il Giordano" indicò Felix con un cenno "il confine."
    Con un ultimo rombo la Hamber schizzò in cima al monte, avanzò sulla spianata di pietre ed erba selvatica e si fermò.
    Il Monte della Luna.

    Soffiava un vento fresco il paesaggio sotto di noi si intravedeva a tratti nella nebbia, altissimo nel cielo un falco. Mi sentivo sperduto disorientato e avevo freddo, Lola mi avvolse nel suo scialle.
    C'era un casetta di legno , vecchia e malconcia, senza vetri alle finestre e con l'erba che spuntava fra le travi.
    Il vento fischiava sordo facendoci rabbrividire.
    Ci dirigemmo lentamente come avessimo paura di arrivarci, tre scalini sbilenchi, la porta si aprì con un cigolio rimbalzato da un eco deprimente, doloroso.
    Procedevamo guardinghi tra la polvere sollevata le pareti nude i telai delle finestre vuoti e deformati.
    Lola mi cinse le spalle.
    "Chi ha abitato questa casa" disse sottovoce "cercava un posto solo per loro due. Un luogo dove gli altri, i loro giudizi, le loro leggi e il passato non li potesse perseguitare."

    Appeso al muro c'era un foglio di carta che sventolava nella corrente, strappato e ingiallito con un disegno a matita: il volto di un uomo.
    Era un giovane avvenente con una capigliatura folta il sorriso negli occhi,si capiva che stava bene.

    Ora scrivo qualcosa di cui non sono completamente sicuro anzi non sono nemmeno ancora ben sicuro di volerla scrivere, ci dovrò pensare un pò. Ma nel frattempo posso andare avanti con il racconto della storia....

    "Guarda bene Nono" disse Lola tirando il fiato "Qui, in questa casetta, in questa stanza, sei nato tu."
    Mi inginocchiai e tastai il pavimento di legno, le teste arruginite dei chiodi, gli incavi scuri lasciati dai piedi del letto. Poi mi sedetti sul pavimento. Ero calmo e assorto. In vita mia non avevo mai riflettuto tanto su me stesso.
    Rimasi ancora qualche momento nella casetta. Trovai un cucchiaino deformato. Trovai la cinghia di uno zaino, una cornice rotta, una vecchia scatola di fiammiferi. Una scarpa da donna. Un fazzoletto scolorito da uomo. raccolsi tutte quelle cose e le deposi in camera da letto, ai piedi della stufa. Misi in ordine la casa.
    Improvvisamente fu mattina. La valle venne inondata dalla luce del sole e si dipinse d'oro.
    "Sei cresciuto nel paradiso terrestre" susssurò Lola, come recitando una litania.
    "Ma non per molto tempo" mormorò Felix "La bambina diventata donna aveva il serpente con sè."
    Chissà quando si svegliò, quel serpente. E quando iniettò il veleno dell'erranza, la nostalgia del movimento, della velocità, delle contorsioni. Perchè non poteva essere felice e basta quassù insieme a te.
    "Non è facile da raccontare, e ancor più difficile da ascoltare" disse Lola. "Preparati, Nono."
    E raccontò. Ogni giorno che passava la bambina cresciuta diventava più nervosa e insofferente. Il paesaggio le sembrava monotono, era stufa dei lavori di casa, del campo, dei vestiti da lavoro impregnati di sudore.
    Qualcosa le fece perdere la ragione, non so cosa.
    L'aria tersa si intorbidì.
    Lì vicino c'era il confine , i contrabbandieri, i terroristi armati e lei era sola. Ma lei diceva di avere la pistola e di non aver paura, 'dicono tutti così' verrebbe da dire.
    "Saliva sul cavallo e partiva, a volte stava via anche due giorni" raccontò Lola. "Dormiva su per i monti, nelle grotte, chissà. Tornava contusa e affamata, ma non raccontava mai niente. a volte inforcava la moto e scendeva a Tel Aviv. Dormiva da me. Girava tutta la notte per la città....ormai non si sentiva più a suo agio in nessun luogo. Nè qui nè in città..." Lola parlava sommessamente, tenendo gli occhi bassi. Divoravo ogni sua parola.
    "Partì ancora una volta col suo cavallo ma non tornò. E fu la fine" disse Lola succintamente. "Forse attraversò il confine e i soldati giordani le spararono. O forse il cavallo cadde in un dirupo e lei rimase uccisa. Forse la colpirono dei terroristi. L'esercito fece delle ricerche, setacciarono tutta la zona. Niente. Sparita. Da un giorno all'altro non c'era più."
    "Da un giorno all'altro" sospirò Felix, "tutta la sua vita era stata così."
    Guardai le distese intorno a me, inondate di luce dorata. Non volevo, ma non potevo farne a meno. La sentii che correva al galoppo, forse sull'altro lato della montagna. Continuava a tormentarmi nell'intimo la domanda che lei si poneva da bambina: perchè non c'è un muro di cinta intorno almondo, in modo che la gente non cada? Così, bisogna andare avanti con cautela, e fermarsi prima del precipizio.
    Aveva ventisei anni quando scomparve, esattamente l'età che aveva deciso.
    "Però non si è dimenticata di te, ti ha lasciato un dono" disse subito Lola "una sorpresa custodita in una cassetta di sicurezza, come per i grandi. Nel caveau di una banca. Ha lasciato scritto che solo tu Nonik, l'unico nomignolo con cui ti ha sempre chiamato, potrai ririrarlo in occasione del tuo bar-mitzvah."
    Pensai che nonostante non si potesse certo considerare una buona madre, nonostante tutto aveva pensato a me, alla mia nostalgia quando sarei rimasto solo.
    Questo non lo posso dimenticare.

    Lasciammo quelluogo in greve silenzio.
    Lungo la strada mi addormentai, risvegliandomi solo mentre eravamo a Tel Aviv.
    Mi stroppiciai e gli occhi e mi ricordai della parola 'Banca'.
    "Hai detto che andavamo in banca..." dissi.
    "Certo in banca a prendere il regalo di tua madre..."
    "Sarà difficile prelevare in banca?"
    "Ma no. Prendere dei soldi in banca non è mica difficile."
    "Non è difficile" borbottò Felix "non devi mica fare del male. Devi solo entrare e prendere il tuo pacco."
    "Senza sparare a nessuna guardia?" ringhiò Lola. Conosceva bene e diffidava di Felix.
    "Senza."
    "Senza strisciare, diciamo, lungo un tunnel?" chiesi.
    "Ma quale tunnel? Cosa credete? Si va in banca, si dà il tuo nome all'addetto, si entra in una stanza, si apre la cassetta, si prende, si esce e..."
    "Tanti saluti, arrivederci e molte grazie" conclusi insieme a Felix. Mi guardò sorpreso e sorrise: "Proprio così".

    QUESTO E' TROPPO

    Alle otto e e mezzo del mattino parcheggiammo in una tranquilla viuzza di Tel Aviv non lontano dal Teatro Nazionale. Lola Cciperola (per Lola Cats il suo vero nome) primadonna del teatro atttraversò lastrada indossando pantaloni logori e sporchi e i capelli scompigliati dal vento.
    Entrati nella banca scivolavamo lungo la scala verso il caveau, c'era solo una guardia che stava sbocconcellando un panino. Gli dissi il mio nome e ci fù un attimo di tensione. Sul tavolo era posata una copia del 'Davar' con una mia fotografia che campeggiava in prima pagina. C'era anche il mio nome, finalmente l'avevano pubbblicato! I miei occhi strabuzzarono di stupore e un pò ma solo un pochettino d'orgoglio. "Nono Feierberg, il bambino rapito" stava scritto.
    Era dunque il mio giorno di gloria, anche se una tale pubblicità rischiava di mandare tutto a monte. La guardia aprì un grande registro e lo sfoglio', continuando a mormorare il mio nome con dei residui di formaggio appesi ai baffi. Per un istante gli cadde l'occhio sul giornale e vi lesse il mio nome, ma senza fare alcun collegamento o forse facendo solo finta di non aver notato la coincidenza dei nomi.
    Continuo' a sfogliare la lista, finchè alla fine trovo': "Ecco. Nono Feierberg. L'autorizzazione per accedere alla cassetta. Oho è passato molto tempo! Fra poco questa autorizzazione farà il bar-mitzvah!"
    e scoppio' a ridere, schizzando il giornale di formaggio.
    "Avete dieci minuti" disse.
    Ci trovammo in un piccolo locale con le quattro pareti tappezzate di cassette di sicurezza, tutte fornite di una targhetta rotonda con dei numeri e una lancetta.
    Felix subito individuo' la nostra.
    "Dieci minuti" disse Lola "solo dieci, e' poco ce la faremo?"
    "Ad aprire? " dissi "certo che ce la facciamo, se mi dai la chiave."
    "Bè è proprio questo il problema" disse Felix raschiandosi la gola. "La chiave non c'è."
    Lo fissai.
    "Cosa vuol dire la chiave non c'è Come facciamo ad aprire?"
    "A questo devi pensarci tu. Senza chiave." Disse così, alzando le spalle come per scusarsi. "Devi indovinare le sei cifre nell'ordine, a quel punto si apre." Gli rivolsi uno sguardo poco affettuoso.
    "E' un numero segreto" aggiunse "mettiamola così, come una parola d'ordine che la bambina della storia che a tutti i costi volevo raccontarti ha lasciato e tu devi indovinare."
    "Un momento" dissi inquieto "vuoi dire che non ti ha dato questo numero?"
    "No, ha detto solo che l'avresti indovinato."
    "Ma come, come" gridai "come pensi che possa indovinare sei numeri nell'ordine esatto in cui lei li ha scelti?"
    "Ma è impossibile" esclamai in uno scatto di rabbia, delusione, disinganno, la soluzione del mistero era sotto il mio naso, ero stato bravo, bè forse più chebravo, bravissimo, eccezionalmente, incredibilmente in gamba oltre ogni limite immaginabile ad arrivare fino lì, e mi veniva negata la possibilità di sciogliere il mistero.
    "Non posso indovinare così sei numeri!" urlai come una belva inferocita l'altra metà fredda, razionale e spietata del mio cervello già pensava a minacce e ritorsioni da attuare nel caso non fossimo riusciti ad aprire quella dannatissima cassetta di sicurezza.

    Perchè mi facevano questo? Perchè la mia nuova famiglia non poteva farmi un regalo normale per il mio bar-mitzvah?
    "Sì, Sì, non urlare è difficile Nono lo so, ma ricorda che è stata la tua prima madre a decidere quei numeri, era una bambina viveva in un mondo di sogni e favole aveva solo e sempre voglia di giocare."
    "E adesso? Che facciamo?"
    "Sei il suo unico figlio" riprese Felix "sangue del suo sangue."
    Quella frase, non so perchè mi toccò il cuore. Era totalmente illlogica quindi perfettamente adeguata a tuuto quello che stava succedendo in cui c'era posto per qualsiasi ma proprio qualsiasi cosa tranne che per la logica.
    Pensai: il suo sangue scorre nelle mie vene, sono tutto quello che rimane di lei. Lei non esiste più e al suo posto dalla sua scomparsa smaterializzazione sono stato generato io, ci sono io ora.
    Dovevo tentare.
    "Va bene" dissi a Felix "sono pronto."
    Chiusi gli occhi per prendere le distanze da tutto quello che mi circondava.
    Sei numeri.
    La bambina dai bei capelli scomposti, lunghi, folti, neri come il carbone, gli occhi grandi luminosi e profondi il viso innamorato della bellezza, della vita, delle montagne, i boschi, i pomeriggi assolati e solitari, la sua maestra alle elementari........
    Mi venne la curiosità di sapere come sarebbe stata la mia vita se lei non fosse scomparsa, senza lasciare nessuna traccia, sapere che fine aveva fatto, la possibilità di ritrovarla anche se era stata cercata dappertutto con tutti i mezzi e solo ora tutti si accorgevano di quanto gli mancasse.

    Era un abambina un pò acuta e spigolosa?
    1
    "Uno" mormorai con gli occhi chiusi. Mi venne così. Mi ero dimenticato che cercavo delle cifre, pensavo semplicemente che gli sarebbe piaciuto con il suo unico tratto solitario e filiforme.
    Felix spostò la lancetta: il primo numero era giusto.
    Tornai a pensare con struggente nostalgia a lei.

    Crebbè un po', ma era sempre sola. La sua bellezza sbocciava lei lo notava negli occhi della gente e ne era sempre più intimorita, sfuggiva ogni volta che qualcuno si avvicinava un po' di più.
    I suoi occhi la loro luce, divenne una ragazza più femminile ma nache più selvaggia.
    Ma era sempre sola, anche quando si trovava al centro dell'attenzione e attraversava come una saetta le notti di Gerusalemme e Tel Aviv.
    Sempre imprevedibile. Una donna, ma come Felix: prima rotonda e poi subito a zigzag...
    5
    "Cinque" dissi.
    Udii il rumore dello scatto della lancetta, anche il secondo era andato.
    Poi Felix la portò a Parigi e lei non voleva più tornare. Proseguirono verso terre lontane, misteriose, tra sovrani in esilio, diamanti trafugati, crociere romantiche, capitani, sensualità, bellezza, trasgressione estrema, violenza, malvagità, odio, opportunismo, viltà, personaggi coraggiosi e donne mature che vivevano come bambine che non potendosi più nascondersi dietro la madre si nascondevano dietro il proprio clan familiare addirittura dietro i propri figli accettando spesso da quest'ultimi umiliazioni senza alcuna dignità, dove può portare la paura i propri limiti caratteriali praticamente a rinunciare a vivere e farlo per delega attraverso i propri figli.

    Anche la ragazza ribelle imparò a sue spese con sofferenze, dolori, delusioni, feroci contrasti interiori a intrecciare storie vere con bugie verosimili, come una prestigiatrice in un vortice di cerchi che si allargavano sempre di più....

    1
    "Uno."
    La lancetta si mosse anche questa volta.
    Ero stanco. Quest'operazione mi spossava.
    Il mio cuore stava diventando pesante, colava verso il basso, verso una palude nera e vischiosa.
    "Non riesco più ad andare avanti" dissi a Felix, "ho paura di svenire....."
    "Non mollare" lo sentii incoraggiarmi "sei arrivato fin qui, non puoi mollare adesso..."
    Abbassai le palpebre cercando in un vortice di cifre.....
    0?
    Zero? sussurrai, anche se qualcosa mi turbava si contorceva dentro di me.
    Ancora centro e questa volta non me l'aspettavo veramente !
    Sentivo qualcosa di angolare appuntito l'opposto della rotondità dello zero ma deformata dall'angolarità.
    7?
    "Prova sette" sussurrai.
    "Manca solo un numero" con un filo di voce Felix "soltanto uno."
    Non può essere, pensai è pazzesco. Me ne sto qui con gli occhi chiusi a indovinare sei stupidi numeri che qualcuno ha combinato per me moltissimi anni fa.
    Sono esausto, come se mi avessero spremuto l'anima.
    Penso alla bambina percepisco la sua solitudine, diventata ragazza che non si trova a suo agio da nessuna parte, a volte cavalca fino all'altro versante del Monte della Luna fino all'orlo del precipizio sul sottile confine che la separa dall'abissoper guardare gli spazi deseri che la invitano a volare.
    "Uno" pensai.
    "Uno" dissi.
    Per la terza volta 'Uno'
    "Sei sicuro?" Felix "è l'ultimo numero."
    "Uno" confermai.
    Silenzio.
    La lancetta di metallo girava sulla targhetta.
    Si udì un lievissimo clic e lo sportellino cigolando si mosse.
    Aprii gli occhi. Felix era in piedi con i capelli ritti dallo stupore e aveva in mano una scatoletta di legno con un cartellino attaccato.
    "Ci sei riuscito." riuscii a mormorare.
    Ero più stanco di quanto non fossi mai stato durante tutto il viaggio, avevo vvoglia di accucciarmi e dormire anche sul pavimento. Pur di non esistere.
    Mi porse la scatoletta.
    "La apro?"
    "Non qui non c'è tempo" Felix già si guardava intorno per trovare un rapida via di fuga.
    Infilai la scatoletta nella tasca posteriore.
    "Che scemo sono" dissi "Avrei dovuto indovinarlo subito che aveva scelto questi numeri."
    "Come?"
    "E' la data della mia nascita. 15/10/71."
    Ci guardammo negli occhi e scoppiammo a ridere.
    "Scappiamo prima che si accorgano di noi" Felix si ferma un istante mentre correva avanti "Un momento però, Felix mantiene le promesse."
    Mi porge estraendola dalla camicia la spiga d'oro.
    Una volta fuori dal caveau capimmo subito che c'era qualcosa che non andava, ci scambiammo una rapida occhiata: la guardia non era più al suo tavolo.
    Felix arretrò leggermente, gli occhi scrutavano in tutte le direzioni e la fronte era imperlata di sudore.
    Dalla scala a chiocciola spuntò la canna di una pistola, non c'era tempo per pensare.
    "Non pensare agisci!" "Adesso solo l'istinto può salvarti! Spara!" Chiusi l'occhio me puntai un pò sopra la canna della pistola che avevo di fronte.
    L'uomo scendeva con molta attenzione senza rivelarsi, poi apparve la mano che reggeva la pistola, grossa e abbronzata.
    Poi la faccia.
    "Fermi polizia, Nono getta la pistola!"
    Papà aveva un'aria molto stanca e non si era fatto la barba.
    In quel momento il film di quel viaggio procedeva con una sceneggiatura classicissima, mi tornavano in mente tutte le persone che aveva assoldato attraverso il denaro, la sua rispettabilità di padre di famiglia, il piccolo ridicolo potere che come segretario di un piccolo sindacato di polizia ma che poteva manovrare i quattro poliziotti disperati buoni a niente emarginati da tutti gli altri che solo da lui potevano ottenere qualche briciola, o aveva arruolato facendo leva sulla naturale cattiveria della gente meschina che aspetta solo la possibilità di far del male senza il pericolo di subire conseguenze.
    Tra questi c'erano personaggi ridicoli enormemente obesi con facce di una bruttezza incredibile che non sapendo fare assolutamente nulla non avendo nè cultura titoli di studio o abilità artigianali, e non avendo nessuna voglia di impegnarsi soffrire per imparare qualsivoglia mestiere decoroso si guadagnavano da vivere, mi scuserete la volgarità, prendendoselo nel culo da facoltosi e stimati professionisti e per arrotondare accettando di fare cose altrettanto attinenti con la merda in cambio di soldi per conto di mio padre.
    Addirittura chiamavano a lavorare per mio padre anche loro colleghi altrettanto se non più squallidi e penosi nella loro miseria, che avevano atteggiamenti ridicoli come un rapporto con il denaro patologico essendo capaci di restare per due ore in un supermercato per risparmiare cinque centesimi, ed quindi per denaro erano disposti a avvicinarmi, fingersi amici e fare qualsiasi merdosità.
    Ricordo con enorme pena il viso scarno, l'andatura ballonzolante, gli scatti di ira totalmente ingiustificati di questa persona che è uno degli individui di cui parlavo prima in questo mio racconto che mi facevano più pena rispetto agli altri, perchè veramente misere, dolenti, penose e anche permettetemi schifose persone.
    Ce ne sono molte altre di cui avrò ampio modo di parlare nel prosieguio di questo racconto, se per circostanze incredibili dovessero leggere quanto ho scritto, spero gli possa servire per prendere coscienza della propria situazione e lavorare su se stessi a cominciare il cammino per diventare uomini veri almeno un pochettino di più.

    VEDIAMO SE A QUESTO MONDO ESISTONO ANCORA I MIRACOLI
    E adesso?
    "Non pensare! spara!" Quante volte me l'aveva urlato?
    "Solo chi spara per primo può raccontarlo ai nipotini!" Ma qui il nipotino ero io! "Lascia agire l'istinto!" quale istinto aveva inteso esattamente, urlando così forte, per tanti anni? L'istinto del professionista o quello del figlio?
    Che pasticcio!
    "Nono getta la pistola" ripetè con voce tesa e grave.
    A lui la pistola tremava in mano come a me.
    "Gettala, perdiana!"
    Ma io non la gettai.

    Ancora oggi se penso a quest'episodio, mi sento male: piiù cresco e più penso a mio padre in quel momento, non a me.
    A cosa dovette passargli per il cuore quando vide suo figlio puntargli addosso quella pistola. Come se gli anni passati a far progetti per me e a prendersi cura di me fossero stati cancellati nell'istante in cui avevo impugnato quell'arma.
    La nebbia divenne più fitta. Gli avrei sparato. Mi sarei sparato. avrei sparato a mio papà, a lui e a me.
    Una strage, un principio di genocidio. Mi sarei ucciso e sarei scappato. Avrei combattuto, nel bene e nel male. Avrei vissuto fuori del bene e del male!
    Strillai, sputando spezzoni di frasi. Scalciai sul muro, picchiai contro la porta d'acciaio. il vulcano Feierberg in eruzione! Ma volevo che papà vedesse di cosa ero capace quando uscivo dai gangheri. Che capisse quanto ero pericoloso, se mi arrabbiavo.
    Chissà se Lola intendeva questo quando diceva: "Chi fa uso dei propri sentimenti per farne provare agli altri, finisce per perdere i propri".
    Il viso di mio padre non diceva più nulla. Era quello di un uomo che serrava continuamente le labbra, perchè i ricordi non traboccassero. Evidentemente ce l'aveva fatta: non ne usciva nessuno.
    Nè allora nè oggi.
    Quand'ero più giovane riuscivo alm,eno a percepirne l'esistenza. Ora quasi non li sento più. e l'ha davvero fatta. Peccato.
    Vidi soltanto la faccia di un poliziotto, un professionista.

    ha scritto il 

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    Un viaggio onirico-fantastico ma pieno di realtà verso la maturità religiosa di un ragazzo che fa i conti con la propria storia e la propria identità. Fantasioso, intenso fino all'ultima pagina. Una f ...continua

    Un viaggio onirico-fantastico ma pieno di realtà verso la maturità religiosa di un ragazzo che fa i conti con la propria storia e la propria identità. Fantasioso, intenso fino all'ultima pagina. Una favola per adulti.

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    Recensione.

    La trama, per sommi capi.
    Un bambino pensa di star ricevendo un bizzarro regalo, invece viene rapito da chi lo ama da tempo e deve fargli sapere alcune cose del suo passato. Alla fine del viaggio, la ...continua

    La trama, per sommi capi.
    Un bambino pensa di star ricevendo un bizzarro regalo, invece viene rapito da chi lo ama da tempo e deve fargli sapere alcune cose del suo passato. Alla fine del viaggio, la resa dei conti col padre.

    Fuori l’autore.
    David Grossman (Gerusalemme, 1954) è famoso e le sue note biografiche nelle quarte di copertina si limitano sostanzialmente a dire questo. Se tanti lo leggono un motivo ci sarà, e temo che si debba proprio leggerlo per capirlo.

    La recensione in senso stretto.
    La storia che viene raccontata è un orchestratissima serie di misteri e scoperte che aprono ad altri misteri, nei quali la vita del giovane protagonista è spiegata sempre un po’ di più. Come avviene per tutte le scoperte dell’adolescenza, non manca il doloroso stupore di conoscere ciò che si è. Per fortuna il giovane Nono troverà anche il modo di spiegarsi i suoi lati più oscuri.
    Se c’è un romanzo nel quale si può vedere il modo di nascondere una complicata trama a in castro, è questo: Grossman scrive senz’altro bene, ma non si può far passare sotto silenzio il merito di trovare un posto e una parola per tutti gli elementi che mette in gioco. Il confronto finale di Nono col padre è atteso fin dalla prima pagina, ma che ce ne siano trecento in mezzo è una salutare maratona; senza, sarebbe impossibile capire l’importanza di misurarsi col il proprio padre – meglio, con l’immagine del proprio padre. Grossman complica le cose partendo dall’assenza della madre, ma in questo modo ottiene una trama abbastanza complicata e abbastanza favolosa da risultare sempre tremendamente credibile; in pochi giorni vengono rivoluzionate tre generazioni, e il risultato saranno tre persone nuove, padre, figlio, lettore.

    Perché dovrei leggerlo.
    Perché, come al solito, la più vecchia delle storie è anche la più nuova, se la si sa raccontare.
    Perché i bambini non sono più quelli di una volta, e neanche i romanzieri. Sarebbe il caso di accorgersene.
    Alberto Sordi, a un giovane autore incontrato mentre stava lavorando, chiese: “Che stai a scrive? ‘Na commedia?”. “No”, gli rispose quello, “un dramma”. “Ah, allora te stai a riposà”. Qui Grossman fa ridere, invece che commuovere come al solito; ha deciso di lavorare sodo.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho adorato questo libro!

    Se siete adulti ma eternamente bambini dentro è il libro che fa per voi!
    La mia recensione qui: http://libriamocisu.blogspot.it/2014/07/ci-sono-bambini-zig-zag-david-grossman.html

    ha scritto il 

  • 4

    Lo preferisco bambino...

    ... o adolescente che sia. Grossman intendo. Questo libro è una favola per adulti, che ti fa venir voglia di vivere un'avventura. Proprio come una favola degna di essere chiamata tale. Ti fa innamorar ...continua

    ... o adolescente che sia. Grossman intendo. Questo libro è una favola per adulti, che ti fa venir voglia di vivere un'avventura. Proprio come una favola degna di essere chiamata tale. Ti fa innamorare dei suoi personaggi. Ti fa indossare un paio di occhiali a forma di cuore, con le lenti rosa, e ti fa fare pace con il mondo.
    Ottimo per sognare.

    ha scritto il 

  • 3

    Avendo letto altri libri di Grossman, quest'ultimo mi ha dato l'impressione di essere un po' "forzato", come se molte riflessioni del protagonista siano state messe perché se no il libro non era in "s ...continua

    Avendo letto altri libri di Grossman, quest'ultimo mi ha dato l'impressione di essere un po' "forzato", come se molte riflessioni del protagonista siano state messe perché se no il libro non era in "stile Grossman". Nonostante questo va detto che è una storia carina, facilmente leggibile e che cattura subito l'attenzione.

    ha scritto il 

  • 4

    Plot alquanto intrigante, tuttavia non definirei il libro un romanzo "per bambini", come sembra fosse nelle intenzioni di Grossman. Inoltre, forse per via della traduzione (?), l'eloquio di Felix somi ...continua

    Plot alquanto intrigante, tuttavia non definirei il libro un romanzo "per bambini", come sembra fosse nelle intenzioni di Grossman. Inoltre, forse per via della traduzione (?), l'eloquio di Felix somiglia un po' troppo alle caricature ebraiche che fa Moni Ovadia quando racconta le barzellette - molto più divertenti, direi.
    L'aspetto interessante del libro sta nell'andamento picaresco della vicenda,una sorta di viaggio iniziatico.

    ha scritto il 

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