Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Ci sono bambini a zigzag

Di

Editore: Oscar Mondadori

4.2
(881)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 331 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Greco

Isbn-10: 8804442301 | Isbn-13: 9788804442301 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Sarah Kaminski , Elena Loewenthal

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

Ti piace Ci sono bambini a zigzag?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Per i suoi 13 anni, a Nono viene offerto un viaggio in treno da Gerusalemme adHaifa. A organizzarlo sono il padre, un celebre detective, e la sua compagna.Ma il viaggio si trasforma in una serie di imprevisti e avventure orchestrateda clown, mangiatori di fuoco, e dall'elegantissimo Felix, un ladrointernazionale che rapisce Nono e, su una favolosa Bugatti, lo porta aconoscere la grande diva Lola. Perché quei due mostrano di sapere tante cosesu sua madre? Nono ne è ovviamente affascinato e li seguirà in altrefantastiche avventure prima di scoprire che si tratta dei nonni che non ha maiconosciuto. Da loro verrà finalmente a sapere la vera storia dei suoigenitori.
Ordina per
  • 5

    Adesso si cambia gioco ..seguite la rece...fino alla soluzione del mistero..

    'il bambino sul treno,che li stava lasciando e li guardava come in una fotografia che non avrebbe mai più rivisto...bè quel bambino ero io.
    ...Un uomo vestito da ferroviere,lì sulla banchina, fischiò ...continua

    'il bambino sul treno,che li stava lasciando e li guardava come in una fotografia che non avrebbe mai più rivisto...bè quel bambino ero io.
    ...Un uomo vestito da ferroviere,lì sulla banchina, fischiò forte verso di me e con ampi gesti mi fece segno di tirare dentro la testa.
    E' pazzesco come quelli con la divisa e il fischietto vadano sempre a scovare proprio me, anche se hanno a disposizione un treno intero. Non mi scostai.Anzi. Papà e Gabi dovevano vedermi fino all'ultimo. Per ricordare il bambino.'

    'I passeggeri nello scompartimento erano praticamente immobilizzati, come in un incantesimo: tutti guardavano me....senza riuscire a proferire parola.
    Nemmeno io. Mi sembrava la cosa più incredibile che avessi mai visto in vita mia: un adulto, addirittura un anziano, un signore distinto e dall'aria aristocratica, stava facendo cose per le quali mi avrebbero espulso da scuola per l'eternità !
    Era questo a lasciarmi incantato in quel momento: si poteva essere come me da grandi.'

    'Come aveva potuto inventare, così su due piedi, quel pretesto? come aveva fatto a restare così impassibile nel dire una bugia?
    Mi ci sarebbero voluti anni per arrivare a un simile controllo del viso: le mie bugie le si scopriva in un istante....
    Felix era un adulto e mentiva! E che bugie! Bugie che fecero ammutolire il macchinista...
    E io lì zitto.
    Lo ammiravo .
    Contro la mia volontà. Con smarrimento, con ribrezzo per la sua impertinenza. Con rispetto.
    Questa è l'amara verità.
    Con un senso di ribellione verso quel che stava facendo. Sì.
    Ma anche con condiscendenza e sottomissione. Come se mi annullassi davanti a lui, come se mi stessi sciogliendo, io e e tutti gli insegnamenti che mi erano stati impartiti, tuttti gli indici che mi erano stati messi sotto il naso: "Proibito! Proibito!", e la ruga terribile che aveva papà in mezzo agli occhi, quella che diventava cupa e profonda nei momenti di rabbia, quel tratto dritto e nero che incombeva costantemente su di me come un punto esclamativo. Mi parve ancora, per un ultimo istante, di pronunciare un grido sommesso: "No! non è giusto! Non va bene!", ma al tempo stesso mi sentii trapassare da uno strano inno di giubilo, unito al rombo del motore e al sussulto della locomotiva, quasi fossi stato trasportato in un altro mondo dove tutto era lecito, dove non c'erano nè insegnati severi nè sguardi paterni pieni di disperazione, dove non c'era bisogno di affannarsi sempre a ricordare quel che si può e quel che non si può fare.
    .....Sì, lo stimai perchè era capace, con tanta facilità, di chiudere delle persone dentro uno scompartimento sprecando un prezioso orologio d'argento, perchè osava entrare in un luogo dove era scritto a chiare lettere ASSOLUTAMENTE VIETATO L'INGRESSO, e prendere per il naso il macchinista con una bugia terribile, impronunciabile.
    Come se tutto gli fosse permesso.
    E il mondo fosse il suo giocattolo.
    Niente regole, se non le sue.
    E ancora non sapevo di cos'altro fosse capace.

    ....La cosa incredibile era che normalmente non ricorreva alla violenza, anzi, era come se aprisse fra lui e il suo prossimo un baratro di buon cuore, di sorrisi, affetto e compassione.
    Gli altri erano così ansiosi del suo affetto e della sua compassione da caderci dentro come svenuti, come fogli di carta dentro un libro di favole. A quel punto, con spensierata destrezza, Felix richiudeva il baratro, tirava la cerniera e proseguiva per la sua strada, mentre loro precipitavano nel buio della voragine, divenuta tutt'a un tratto la valigia di un impostore.
    E io? Che ne era di me? Com'è che continuai a credere alla sua storia? Cosa feci, cosa provai? Ero come tagliato in due: una parte di me tentava di fare le sue rimostranze e di smentire, fiaccamente, tutto quel che Felix millantava. Ma l'altra , va da sè, senza che lo volessi era nelle mani di Felix, nei guizzi dei suoi occhi azzurri, nella sua folle audacia. La terza (in realtà ero spaccato in tre) pensava: che scemo sei, Nono, c'è qualcuno della tua classe che ha mai guidato una locomotiva?
    Un'occasione unica al mondo per un bambino! cosa dirà papà nel sapere che hai rinunciato a questa cosa da lui combinata appositamente per te?
    "Bene" sussurrò il macchinista " ma solo per poco, mezzo minuto non di più è veramente proibito..."
    ...."Prego, Nono Eliezer" mi sorrise Felix tutto allegro, "a te la guida." '

    'Lei,signor macchinista, dovrà rispettare le regole - diceva il mio sguardo - c'è un regolamento, certo che la posso capire, mio caro, se non sarà disposto a trasgredire nemmeno per un momento, giusto per far contento un bambino nelle mie condizioni, già, cos'è la sofferenza di un bambino di fronte a regole e regolamenti? in fondo è per merito loro che il mondo va avanti, per merito loro che il sole sorge ogni mattina, sempre per merito loro che questo treno viaggia puntuale, mentre di bambini piccoli in punto di morte come me ce ne sono a frotte, e di locomotive così, uniche e speciali come questa, non ce ne sono altre: "Grazie, grazie signore" bisbigliavano aridamente le mie labbra, mentre, un istante prima che crollassi a terra, il macchinista correva a sorreggermi e mi porgeva uno sgabello, perché si sa che le bugie hanno le gambe corte e si reggono male...
    Un successone.Il macchinista ci cascò. E sgorgò dentro di me un'immensa felicità: ci ha creduto! mi ha creduto! A me, che tante volte ho detto la verità senza essere creduto!'

    'Felix diede gas, la Bugatti accelerò e lui mi ammiccò con complicità: stava nascendo un'amicizia speciale, fra due attori e impavidi avventurieri. Allora Felix mi prese la pistola giocattolo, la puntò verso il cielo azzurro attraverso il tettuccio scoperto, gridò "Heide!" e premette il grilletto.
    Il boato mi colpì, riecheggiando da ogni parte. In un attimo mi sentii male ed ebbi freddo. Un pennacchio di fumo si levò dalla canna della pistola. Mi accucciai sul lussuoso sedile.
    In un soffio mi era mancata tutta l'aria, tutta la gioia dell'avventura e la felicità della nuova amicizia.
    "Avevi detto...giocattolo..." sussurrai con un filo di voce.
    Continuando a guidare con una mano sola, Felix annusò la canna, mi guardò con quei suoi occhi da bambino e strinse le spalle, con un sorriso: "Cosa ne pensi, piccolo signor Nono Feierberg, è possibile che mi abbiano fregato nel negozio di giocattoli?" '

    ' "Quando papà era sposato con Zohara aveva preso congedo dalla polizia, voleva provare a fare un'altra vita; ma dopo che lei è morta" continuai, "ha deciso di tornare. Proprio in quel periodo fu Gabi a volersene andare. Si era stufata di fare la segretaria. Ha un mucchio di doti avrebbe potuto riuscire in qualunque altra cosa"
    "In cosa per esempio?"
    "In cosa? anche come attrice o cantante, per esempio! e poi è un' esperta in materia logistica. E' sempre lei a organizzare gli spettacoli nelle feste per i bambini dei poliziotti, è lei che scrive le battute per i ricevimenti della polizia, è fortissima nei cruciverba, è un'esperta di cinema, noi ci andiamo almeno una volta alla settimana, e poi sa fare le imitazioni dei personaggi famosi, e cosa ancora...? Ha un grande senso dell'umorismo ed è sempre di buon umore. E' praticamente perfetta."
    Felix sorrise.
    "Vuoi bene a Gabi non è vero?"
    "E' giusta al cento per cento" ripetei. Se solo solo fossi riuscito a convincere di questo anche papà, ma lui, per via della bellezza esteriore, per via di Zohara...
    "Soltanto che il signor papà non la trova così bella" disse Felix meditabondo, e mi venne in mente quel che diceva sempre Gabi: "I miei genitori mi hanno dato una faccia da frittella stile Concettina, io che ero destinata a essere una Brigitte, una maliziosa rubacuori !" E pensai che, se Gabi si fosse arresa alla sua faccia, sarebbe diventata una donna pesante, acida, noiosa e priva di vita, lei che invece era proprio un peperoncino, così appassionata e vitale, e d'un tratto mi venne un pensiero: che forse Gabi era diventata Gabi non per le caratteristiche ereditate o per l'educazione ricevuta, ma solo perchè la sua anima aveva deciso di lottare contro il suo aspetto e la sua faccia, e forse prorio per questo lei cercava di essere sempre vispa e speciale.
    Lo capii di colpo, e capii anche quanto era dura questa sua eterna battaglia condotta senza aiuti, senza raccontare niente a nessuno, in assoluta solitudine.'

    'La signora Marckus sogghignava, dicendo che un'espulsione di una settimana era davvero una pena mite per un elemento come me, così svogliato e inconcludente - all'epoca gli insegnanti calibravano bene i loro improperi, mica come oggi - e che a ogni modo bisognava rassegnarsi al fatto che avevo bisogno di una struttura scolastica diversa, più consona ai miei limiti. Potete stare sicuri che Gabi non gliela faceva passare liscia: "Quelli che secondo lei sono limiti, secondo me sono punti di forza!" e si piazzava davanti all'insegnante, gonfia come un cobra cui abbiano insidiato la prole. "Si possono anche definire, giusto per fare un esempio, un'anima da artista! Sì! Forse non tutti sono adatti all'inquadramento della scuola! ci sono persone rotonde, mia cara signora, ci sono bambini a forma, diciamo, di triangolo, perché no, e ci sono..." Gabi abbassava la voce, levava una mano per aria, come faceva la famosa attrice Lola Ciperola in "Casa di Bambola", e sussurrava con una voce da far rabbrividire: "Ci sono bambini a zigzag!"
    E come si usa dire mi struggevo per lei.

    'Mi sarebbe bastato fare ancora qualche domanda e avrei saputo tutto. Ma mi mancò la forza di cominciare a conoscere ogni cosa così di colpo."

    ' "Deciderai tu quando vorrai sentire" mi disse Felix con uno sguardo intenso, "è la tua storia." '

    'Dopo avrei sentito il seguito della storia. non bisogna avere troppa fretta. C'era tempo. Bisognava abituarsi...'

    '..in fondo non è sempre il caso di spiattellare subito i segreti: la cosa importante era sapere che avevamo in comune un tale segreto.'

    'Mio Dio, pensai sto viaggiando con Felix Glick in persona'

    'Felix Glic era stato, anni prima, il più celebre fuorilegge del paese. Era miliardario e sperperava miliardi. Aveva svaligiato banche in tutto il mondo. Aveva preso per il naso vari governi. Umiliato polizie. aveva uno yacht, mille amanti.
    Ed era stato mio papà a catturarlo.
    "Un talento da attore e pure un gran talento per le bugie. Eri impassibile. Chissà che tu non abbia un futuro, ragazzo mio! Racconti molte bugie?"
    "Ogni tanto. Non tanto."
    Per esempio ora, signor Glick.
    "Bé pareva proprio che ce lo chiedesse in ginocchio, di raccontare frottole" disse Felix. "Cosa ti succede hai paura del tuo coraggio?"

    '..solo mio papà era riuscito a mettergli le mani addosso. "Ci siamo conosciuti sul lavoro", ricordai e a momenti soffocavo dal ridere: già e come si sono conosciuti !'

    ' "Almeno ci ha lasciato un bel regalo" disse all'improvviso con un tono malizioso.
    "Chi?"
    "Il giovincello, il poliziotto."
    Alzò la mano e sul polso c'era il grande orologio del poliziotto...
    ...Mi irritava che avesse rubato l'orologio. Quel furtarello mi aveva guastato l'intesa tra lui e papà , e per questo sentivo di nuovo la lama gelida sotto il cuore, ammonendomi che stavo sbagliando di grosso, che qui c'era qualcosa, a proposito di quest'uomo, che ancora mi sfuggiva.
    Ma vidi anche la sua espressione umiliata, le labbra di Felix che borbottava tra sé, e mi fece una gran pena.
    Voleva mettermi di buon umore, pensai, e se, supponiamo avesse saputo ballare, mi avrebbe fatto un balletto....Ma lui sapeva solo raggirare, rubare e sparare con la pistola. Dunque prima aveva sparato e poi aveva fatto una piccola esibizione di borseggio.

    "Allora cosa ne dici" mi provocò, strizzando furbescamente un occhio, "abbiamo deciso a chi vuoi dedicare il nostro coraggio unanime? Chi è la tua bella? Felix sa mantenere il segreto!"
    "Gabi risposi", preso completamente alla sprovvista.
    "Gabi?" scoppiò a ridere, e la risata gli balenò negli occhi in un' esplosione di scintille. "Pensavo che avresti fatto il nome di un bel bocconcino della tua classe. Non della tua matrigna!"
    "Gabi non è né mia madre né la mia matrigna. E' Gabi!"
    "Bene, bene. Chiedo scusa! Benissimo. Gabi. Bello. Le sei leale."
    "Sì" dissi con l'aria di giustificarmi. "All'inizio avevo pensato a Zohara" mentii "ma Zohara è morta" come per scusarmi, "mentre Gabi...non c'è nessuno al mondo disposto a farle da cavaliere, e così..."
    "Capisco tutto." Felix mi fece segno con il dito. "Hai detto Gabi, e Gabi sia!"
    Mi sentii stupido e infantile. Avrei dovuto fargli il nome di qualcuna della mia classe. Smedar Kantor o Batsheva Rubin, le reginette in lizza. Ma non amavo nessuna di loro e non avevo voglia di fare nulla in loro nome.
    Ma Zohara ...come avevo fatto a non pensare a lei per prima?

    'Potevo essere chiunque e qualunque cosa desiderassi, perfino una bambina, cosa volete, sono uno del mestiere, io. Un artista del mestiere. Un bambino metamorfico. Ancora un giorno o due di esercizi e riuscirò a essere proprio come Felix. Il suo sosia. il suo erede.

    ..."Così anche la nostra signora Gabi vorrebbe diventare una stella del cinema".
    "Una volta, sì. Ora le basterebbe avere il coraggio di Lola Ciperola. Perché anche lei vorrebbe fare solo quel che le garba, senza preoccuparsi di cosa pensano gli altri." Essere indipendente come Lola, vorrebbe, e forte come lei, e saper fare impazzire gli uomini senza soffrire più di tanto per causa loro come Lola. E costringere il mio papà a prenderla sul serio, tanto per cambiare. E farsi implorare di acconsentire a sposarlo. Ecco quel che lei vuole davvero. ovviamente in quel momento non dissi nulla.
    "E cosa ne pensa il signor papà...?" chiese Felix , confermando l'impressione che per lui ero come un libro aperto.

    'Giocherellando con un fiammifero, mi disse come di sfuggita: "Hai sempre saputo chi sono?".
    "Solo da oggi pomeriggio" confessai. "Quando il poliziotto ha letto il tuo nome sulla patente."
    "Pensavo che non l'avessi notato" mormorò. Aveva abbassato leggermente le spalle. "Pensavo che il poliziotto fosse troppo giovane per ricordare il mio nome, e pensavo che anche tu non ci avessi fatto caso..." Poi piegò il fiammifero finché non si sentì uno scoppiettio, e io sussultai. Continuò: "Te lo sei tenuto dentro e hai taciuto. Sapevi che io sono il famigerato Felix Glick e non me l'hai detto. Non c'è dubbio che sei destinato a diventare il più grande detective del mondo".
    La sua voce assunse d'improvviso un tono aspro, rigido, e m'accorsi che parlava con un certo rancore. Come dall'altra parte della barricata. E di nuovo sentii incombere su di me il pericolo che lui rappresentava.
    "Cos'altro sai di me? Cos' altro ti ha raccontato la signora Gabi?"
    "Ah, più o meno quel che hai detto tu mentre mangiavamo. Che eri molto ricco ma sperperavi tutto, che una volta eri una specie di re di Tel Aviv, che andavi in giro per il mondo, e....che facevi delle cose nelle banche, svaligiavi, e prendevi in giro tutte le polizie del mondo."
    Per non urtarlo ulteriormente, feci finta di non sapere come lui e papà si erano incontrati la prima volta.
    "E immagino che anche di questo lei non parli mai in presenza di papà."
    "Mai è un segreto fra me e lei."
    "E' una ragazza davvero molto speciale" disse Felix pensieroso, accarezzando il suo anello nero. "Penso che sia persino più perspicace di me. E anche del tuo signor papà. Che peperino!"
    "Sì? Davvero? Pensi che lei sia speciale?" A volte, a forza di viverci insieme e di vedere come papà si comportava con lei, dimenticavo quanto fosse speciale e perspicace.
    Felix studiò accuratamente le parole: "Io penso, se capisco bene quel che lei ha in testa... allora tanto di cappello, insomma: complimenti signora Gabi! Che peperino!".
    Mi parve di averla scampata, che il viaggio era salvo, saremmo andati avanti. Non osavo crederci.

    ' "Non ti rendi ancora conto che Felix ti propone una cosa speciale. Un' occasione! Ti offre di metterti per una volta nei panni di Felix. E di dettare la legge di Felix, di essere come dentro una favola! Se solo mi credessi, se solo credessi alle mie bugie, allora saresti pronto per la mia legge!"

    Cosa avrei potuto rispondere? Desideravo tanto che fosse contento di me, ma nutrivo un costante timore. Forse non gli credevo affatto. Forse non ero capace di essere un autentico criminale, anche solo per gioco, perché ero sempre sul limite, in preda alla paura di me stesso.

    ' "Ma tu mi devi ancora qualcosa, signor Feierberg" canticchiava Felix. "Hai promesso che mi avresti raccontato come mai sei vegetariano e non mangi carne."
    "Vuoi saperlo davvero?" Ero sorpreso, perché in fondo che interesse poteva avere la mia storia in confronto alle sue avventure?
    "Se voglio saperlo?" scoppiò a ridere. "Io ho voglia di sapere tutto quel che ti riguarda! Ogni cosa della tua vita voglio sapere."

    'Esattamente alle cinque della sera (ora Garcia Lorca), eravamo penetrati nel giardino di Mautner attraverso una breccia nello steccato. Pesia, la mucca, stava brucando l'erba e ci aveva guardato con i suoi grandi occhi neri senza nutrire il minimo sospetto. Era una mucca di dimensioni ragguardevoli,pezzata di bianco e nero. Mautner le voleva bene e si prendeva cura di lei. non aveva né moglie né figli, e Pesia era la creatura con cui aveva maggiore intimità. Mi verrebbe quasi da dire che era la sua amica del cuore, se solo fossi sicuro che lui avesse un cuore.
    Alle cinque della sera mi presentai davanti alla mucca di Mautner.
    Indossavo un mantello rosso ricavato da un asciugamano con quattro calzettoni dello stesso colore che sventolavano sulle estremità, come raggi di un sole vermiglio.Era la muleta da agitare davanti al toro.
    Ci stringemmo le mani con fare solenne, poi afferrammo i nostri cavalli di legno, poi lentamente, con cupa andatura, accerchiammo Pesia.
    "Un fruscio di trepidazione percorre la folla" recitai, alzando progressivamente il tono di voce, "gli occhi del toro brillano di furia omicida, signore e signori! Scorrazza per tutta l'arena!"
    Quell'anima buona di Pesia Mautner ruminava e annuiva.
    "Banderilleros!" urlai, agitando la mano e indietreggiando rispettosamente.
    Shimon Margolis e Avi Kabbesa percorsero l'arena al galoppo. Stando alle regole della corrida avrebbero dovuto essere appiedati, ma entrambi l'avevano considerata una forma di disprezzo, e avevano minacciato la creazione di un sindacato dei banderilleros ebrei. Ero stato costretto a cedere.
    Avi era il più audace: spronò il suo destriero riuscì a fermarlo sotto il naso dellla mucca e colpì leggermente Pesia sulla schiena.
    "L'hai toccata" disse Mikah con voce lenta e profonda, "Mautner ci ucciderà."
    La grossa mucca fece un passo indietro, alzò il muso e ci guardò con occhi interrogativi. Per un istante i raggi del sole riverberarono sulle sue corna e apparve all'improvviso la sua furia tremenda.
    Pesia si scostò e diede un calcio all'indietro. La battaglia s'interruppe. i ppicadores e i Banderilleros si aggrapparono l'uno all'altro, bianchi come il gesso.
    "Vi spaventate per un calcio?" domandai e feci gettandomi sul viso un mantello rosso (un asciugamano trafugato in un albergo di Tiberiade).
    Chaiim Stauber si bloccò fissandomi con ansia e curiosità, "sei sicuro di averne il coraggio?" domandavano i suoi occhi.
    "Ho forse altra scelta?" rispondevano i miei.
    Scesi carponi e pregai Dio, e siccome ero il primo torero ebreo della storia, al posto della croce tracciai in aria una stella di Davide.
    Per un lungo momento restai immobile, poi mi alzai girai lentamente intorno alla mucca, era nervosa mi seguiva con il suo lungo muso.
    Da vicino faceva paura, grande larga quanto un armadio a quattro ante, le sfrecciai davanti la colpii appena sopra la coda con la mano.
    Il colpo suonò come uno schiocco di frusta, Pesia ritrasse il muso emettendo un muggito profondo e addolorato.
    Mi girai anche Pesia si voltò tenendo gli occhi fissi su di me. Le sue mammelle dondolavano gonfie di latte.
    Attesi il muggito volevo sentire quel suono minaccioso, lei tacque, non voleva darmi quella soddisfazione.
    Allorai le volai sotto il naso e sferrai un colpo a piena mano, le sue zampe si distesero per appiopparmi un calcio mentre fuggivo.
    La faccenda stava diventando seria.
    Coglievo lo sguardo di Chaiim consapevole che quella battaglia sarebbe stata il suggello della nostra amicizia: Cosa avevo da offrirgli più di quella follia?
    fiotti di sangue mi inondavano il cervello, in un ennessimo assalto caddi ai piedi della mucca, lei venne avanti mise una zampa sul mio cavallo e gli spappolò la spina dorsale come fosse un fiammifero.
    Privato della cavalcatura mi sentii disarmato, sentendo che stava arrivando il momento in cui avrei cominciato a combattere davvero, fino alla morte.
    Se ne acccorse anche la mucca alzò la coda schizzò un fiotto di urina fumante, un odore di sudore piscio e paura.
    Mi lanciai su di lei, riuscii a vedere l'osso delle corna. Ci scontrammo.
    Non avevo mai preso una botta del genere, il suo muso mi colpì sulla spalla facendo volare via la mia anima.
    Piombai dentro il vigneto di Mautner, avevo l'occhio coperto di sangue e la mano destra che grondava, ma mi alzai.
    Estrassi lentamente il grosso cacciavite di papà, non riuscivo a a parlare confiscai il cavallo di Mikah con un cenno imperioso.
    A passo lento cominciai a girare intorno alla mucca, Pesia seguiva ogni mio movimento, aveva gli occhi iniettati di sangue bava bianca alla bocca.
    Continuavo a combattere aldilà dello strazio delle ferite e della paura. Aldilà della ragione.
    Quando il sole mandò l'ultimo raggio mi lanciai l'ultima volta.
    Galoppai brandendo il cacciavite Pesia abbassò le corna, saltai fin sopra la sua spalla infilando il cacciavite fra le costole per poi rivoltolarmi nel fango.
    "Con il cacciavitè?" domandò Felix, "Sul serio?"
    Sulo serio sangue scuro e caldo.
    Pesia si voltò verso di me sbigottita con un aria persino malinconica. Ci guardammo sgomenti.
    Poi emise un muggito i suoi occhi divennero ancora più neri e brillanti, muggì e cominciò a correre all' impazzata.
    Fù orribile. era uscita di testa. Si lanciò verso casa di Mautner sfondò la porta sventrò la parete piombò in casa, sentii mobili che crollavano, vetri infranti, schianti come tuoni.
    Ebbi l'impressione che Pesia cercava una via d'uscita, la sua non era una furia devastatrice.
    Comunque demolì completamente la casa.
    Poi calò il silenzio, mi guardai intorno ma i miei amici erano scomparsi.
    Ascoltai Pesia che camminava tra le rovine, spostava sedie e tavoli con zampe e corna, per un attimo mi venne da pensare che stesse rimettendo a posto.
    Poi l'immenso muso le spalle enormi tornò in giardino mi guardò come non mi vedesse, non esistessi più, e riprese a pascolare.
    Brucava l'erba con impegno, stava cercando di rammentare a me e a se stessa come si comporta una mucca.
    In macchina calò il silenzio, Felix mi guardò di sbieco.
    Tacqui. Ero pentito di aver raccontato quell'episodio.
    Dopo la corrida finì l'amicizia con Chaiim Stauber e la banda si sciolse.
    Papà fù costretto a dare a Mautner la Hamber Pullman come risarcimento.
    Dentro di me nacque qualcosa di nuovo diventai vegetariano, calcolai che se per dieci anni non avessi toccato bistecca avrei risparmiato una mucca espiando il male fatto a Pesia.
    Iniziai ad avere paura di me notavo nel mio intimo cose assolutamente fuori la mia capacità di controllarle.
    Un grano di follia si impradoniva di me e diventavo una creatura estranea che non capivo.
    Raccontai tutto questo a Felix perchè sapesse che mi stavo consegnando a lui, tutto me stesso la parte buona e quella cattiva.
    Tu mi stai offrendo questa scorribanda, sono confuso non capisco cosa mi sta capitando, chi sei tu davvero, però ricordati di Pesi, per favore fai attenzione a me non cacciarmi in una brutta situazione vedi tu stesso di che pasta sono fatto.
    Dissi a Felix che Gabi dopo l'accaduto mi abbracciò dicendo: "Non preoccuparti, ti difendo io da papà".

    'Aleggiava nell'aria un sentore di profumo femminile subito assorbito dalla stanza.
    Una delle pareti era coperta di fotografie incorniciate, vi figurava un unico soggetto: Lola Ciperola. Una volta insieme a un famoso attore un'altra con un Primo Ministro, oppure da sola con uno smisurato mazzo di fiori.
    C'erano altre istantanee in ricevimenti con orde di invitati poi di nuovo sola in una stanza vuota col triste profilo rivolto verso la luce o appoggiato sul palmo della mano.
    "Andiamo dài non si può mica entrare così in casa sua."
    "Come così??"
    "Così come tu..." cercavo di esprimermi senza offenderlo, "come sei entrato... hai aperto la serratura con un cacciavite."
    "Solo perchè la sua signoria chiude la porta senza lasciare la chiave."
    "Pérchè non entrino degli estranei!"
    "Noi estranei?" disse Felix alzando le soppracciglia con aria stupita. "Come fa a sapere che siamo degli estranei, visto che non ci conosce?"
    Continuai a rimuginare su questa frase ma senza riuscire a coglierne l'esatto significato.
    "Un tempo anche felix abitava in una casa bella come questa"
    "Andiamo via" tentai ancora "me lo racconti fuori".
    "E perchè fuori? Fuori è rischioso per Felix! Qui si sta benissimo è una bella casa. Peccato solo che Felix non sia stato abbastanza furbo da farsi una casa così accogliente per la vecchiaia di Felix.
    Ecco Felix si è perso tutto questo. Perchè gli premeva tanto andare in giro per il mondo? correre di quà e di là? e tanti soldi, ah!"
    Si appoggiò al davanzale chino e appassito, crollò all'improvviso.
    Emise un gemito soffocato e s'accasciò sulla poltrona.
    Mi fece cenno di avvicinarmi ma di non toccarlo realizzai di colpo che un filo invisibile lo stava avvolgendo, come papà si rinchiudeva in se stesso.
    Lottava da solo contro il dolore e la sofferenza, nessuno poteva aiutare.
    Con mano tremante estrasse di tasca una scatola, inghiottì una pillola, poi un'altra.
    Chiuse gli occhi aveva la fronte imperlata di sudore, continuava a mormorare: "Vecchio...e malato... nessuno piangerà Felix quando sarà finito".
    Rimanemmo seduti qualche istante finchè si drizzò sulla poltrona e mi guardò con un sorriso stentato: "Chiedo scusa ...solo un lieve attacco di mal di pancia...ora è tutto a posto. tutto come sempre, yes sir!". Cercava di usare un tono deciso.
    "Siediti qui non andare." Mi tenne la mano per un istante, guardandomi negli occhi. "Sei un bravo bambino, signor Feierberg. Sento che sei un bambino di buon cuore. Com'era Felix una volta. Solo che Felix ha imparato a vincere il suo cuore. Sta' attento. E' dura la vita per chi è così buono. Stà in guardia dalla gente, sono cattivi. Come lupi."

    "Io ai bei tempi" la voce storpiata debole "avevo tutto quello che desideravo. Una Mercedes? Subito! Una barchetta, uno yacht? Pronti! Una donna bellissima? Paffete anche lei! Nel mio salotto Cantanti, Giornalisti celebri, Imprenditori e Finanzieri di alto livello, Reginette di bellezza, Presentatrici televisive bellissime e garbate, Politici che hanno deciso la storia del mondo negli ultimi decenni, Comici bravi e famosi, Attori e Registi di fama mondiale, Intrattenitori di Talk Show dell'altra parte del mondo ai cui inviti prima o poi nessuno per quanto potente poteva sottrarsi, Burocrati delle organizzazioni finanziarie del potere internazionale, Calciatori che hanno vinto tutto quel che si poteva vincere.
    "Un momento" lo interruppi "la gente sapeva che tu eri... cioè..."
    "Un fuorilegge?" sorrise Felix. "Certo che lo sapevano. Forse proprio per questo venivano. amano trovarsi a contatto col rischio...non troppo però... un pizzico così e purchè il rischio abbia un aspetto di civiltà europea, sappia fare il baciamano alle signore e magari abbia la faccia di Felix...."
    "Ed ecco il prezzo che ora Felix sta pagando. E' vecchio e solo. A volte pensa che quelli che riescono a vivere dove c'è aria di chiuso, sono i più forti! hanno la forza di sopportare, di fare per cinquant'anni lo stesso lavoro, e di rimanere sposati per cinquant'anni con la stessa moglie. Forse è proprio questa la vera forza! Chissà. Forse Felix è proprio il più debole di tutti. Il più viziato. bisogna che tutto sia esattamente come vuole lui: viaggi, emozioni, soldi, storie, l'amore, le donne.
    Cosa ne dici, bambino?"
    Non sapevo cosa rispondere, ma per puro caso mi venne fuori questa bella frase: "Allora perchè nei libri si parla sempre di personaggi avventurosi?".
    Felix mi sorrise riconoscente. "Sì...tu sei buono..." mormorò quasi fra sè.
    La sua parrucca si spostò scoprendo i capelli, i baffi pendevano obliqui sopra la bocca, aveva un'aria infelice ma anche buffa e sopratutto commovente.
    "Dunque anche tu hai avuto la tua corrida, perchè la volevi, la desideravi come un sogno vero? L'hai fatto per questo! Lo so! E anch'io mi sono creato un mondo tutto per me! Perchè la gente ricordasse che un tempo c'era stato qualcuno come...qualcuno come Felix...perchè nei luoghi dove Felix passava restasse un pò di luce e lasciasse la gente un pò ebbra... sognando che il nostro mondo può essere migliore...."

    Mi resi conto che fin dal primomomento Felix aveva ceercato solo di farsi voler bene da me, di far sì che lo capissi. Lo perdonassi.
    Ma perchè proprio io? Perchè aveva scelto proprio me come suo giudice?
    Sentii un brivido gelido salirmi dai piedi fino alla testa: di cosa dovrei perdonarlo? Cosa aveva fatto? Forse qualcosa che riguardava anche me? Qualcosa di cui ero ancora all'oscuro?

    ' "Chi è là?" domandò una voce profonda, roca, quasi maschile.
    "Ah ...amici" disse Felix immerso nella poltrona. Le dava la schiena, non si diede il disturbo di voltarsi.
    Lei non si mosse. Era in dubbio se entrare o fuggire.
    "Non ricordo di aver invitato qualcuno".
    "Solo un vecchio e un bambino" borbottò Felix
    "Un bambino?"
    "Non conosco nessun bambino, Fuori!!"
    Saltai pronto a tagliare la corda.
    "Non è un bambino comune" disse Felix "Questo bambino le piacerà."
    Che strano: si parlavano come attori sulla scena.
    "E perchè è vestito da femmina?"
    "Perchè come lei sta un pò recitando." rispose Felix
    "E lo sa il bambino quale parte sta recitando?"
    Silenzio.
    "Ogni attore conosce solo e soltanto la sua parte" disse Felix "ma non sa cosa gli altri vedono in lui".
    Non riuscivo a star dietro ai suoi enigmi.
    "Quella gonna..." tuonò improvvisamente Lola Ciperola rivolgendosi a Felix bruscamente: "Tu...Tu... tu sei capace di tutto! Non hai limiti! "
    "Nè leggi" concordò amabilmente lui. "E a quanto pare anche il bambino che guarda caso è un tuo grande ammiratore..."
    Felix si alzò prese per mano Lola e la condusse sulla poltrona.
    "Servimi qualcosa da bere" disse Lola strofinando i piedi per togliersi le scarpe, Felix versò un vino denso e Lola annuì.
    "Presentati bambino" bisbigliò Felix fissando Lola.
    Presentarmi? Recitare? davanti a Lola Ciperola?!
    "Io....Io non..."
    "Amnon."
    E allora forse perchè mi aveva chiamato col mio vero nome o forse perchè non mi importava più di niente.........
    Mi alzai in piedi tentai di dimenticare dove mi trovavo e che indossavo una gonna, tutto era fuori da ogni schema e illogico...
    Pensai a Gabi mentre lavava il pavimento o pelava una cipolla e d'un tratto si interrompe e cominciai a parlare con la sua voce roca, profonda e maestosa: "Oh terra del mio arido giardino...oh allodole orbe..."
    Poi con un inchino: "Il principe non c'è più, maestà, è andato molto lontano con la carrozza nera come potrò ancora chiamarmi Fedele, visto che sono rimasta qui, visto che non l'ho seguito laggiù, oltre l'ultimo confine?"
    Continuai a parlare fino al punto in cu toccava a Aharon meskin che doveva rispondere a Lola Ciperola nei panni del vecchio Re.
    Sentii tre lenti applausi.
    Era Lola Ciperola seduta in poltrona, gli occhi erano pieni di lacrime.
    "Sei dotato bambino" disse "Hai un talento innato."
    Si alzò prese in mano la lampada con il filo: "Non venerare nessuno bambino, nessuno è degno di esere venerato, Amnon."
    si pulì con il dorso della mano come i bambini ma era guantata con un guanto di seta viola.
    "Dannato il mio mestiere" brontolò "I mestieri che riguardano i sentimenti della gente sono i più pericolosi...."
    "Chi per tutta la vita usa i suoi sentimenti per farne provare agli altri finisce per perdere anche i propri ...."

    ha scritto il 

  • 4

    Un viaggio onirico-fantastico ma pieno di realtà verso la maturità religiosa di un ragazzo che fa i conti con la propria storia e la propria identità. Fantasioso, intenso fino all'ultima pagina. Una f ...continua

    Un viaggio onirico-fantastico ma pieno di realtà verso la maturità religiosa di un ragazzo che fa i conti con la propria storia e la propria identità. Fantasioso, intenso fino all'ultima pagina. Una favola per adulti.

    ha scritto il 

  • 0

    Recensione.

    La trama, per sommi capi.
    Un bambino pensa di star ricevendo un bizzarro regalo, invece viene rapito da chi lo ama da tempo e deve fargli sapere alcune cose del suo passato. Alla fine del viaggio, la ...continua

    La trama, per sommi capi.
    Un bambino pensa di star ricevendo un bizzarro regalo, invece viene rapito da chi lo ama da tempo e deve fargli sapere alcune cose del suo passato. Alla fine del viaggio, la resa dei conti col padre.

    Fuori l’autore.
    David Grossman (Gerusalemme, 1954) è famoso e le sue note biografiche nelle quarte di copertina si limitano sostanzialmente a dire questo. Se tanti lo leggono un motivo ci sarà, e temo che si debba proprio leggerlo per capirlo.

    La recensione in senso stretto.
    La storia che viene raccontata è un orchestratissima serie di misteri e scoperte che aprono ad altri misteri, nei quali la vita del giovane protagonista è spiegata sempre un po’ di più. Come avviene per tutte le scoperte dell’adolescenza, non manca il doloroso stupore di conoscere ciò che si è. Per fortuna il giovane Nono troverà anche il modo di spiegarsi i suoi lati più oscuri.
    Se c’è un romanzo nel quale si può vedere il modo di nascondere una complicata trama a in castro, è questo: Grossman scrive senz’altro bene, ma non si può far passare sotto silenzio il merito di trovare un posto e una parola per tutti gli elementi che mette in gioco. Il confronto finale di Nono col padre è atteso fin dalla prima pagina, ma che ce ne siano trecento in mezzo è una salutare maratona; senza, sarebbe impossibile capire l’importanza di misurarsi col il proprio padre – meglio, con l’immagine del proprio padre. Grossman complica le cose partendo dall’assenza della madre, ma in questo modo ottiene una trama abbastanza complicata e abbastanza favolosa da risultare sempre tremendamente credibile; in pochi giorni vengono rivoluzionate tre generazioni, e il risultato saranno tre persone nuove, padre, figlio, lettore.

    Perché dovrei leggerlo.
    Perché, come al solito, la più vecchia delle storie è anche la più nuova, se la si sa raccontare.
    Perché i bambini non sono più quelli di una volta, e neanche i romanzieri. Sarebbe il caso di accorgersene.
    Alberto Sordi, a un giovane autore incontrato mentre stava lavorando, chiese: “Che stai a scrive? ‘Na commedia?”. “No”, gli rispose quello, “un dramma”. “Ah, allora te stai a riposà”. Qui Grossman fa ridere, invece che commuovere come al solito; ha deciso di lavorare sodo.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho adorato questo libro!

    Se siete adulti ma eternamente bambini dentro è il libro che fa per voi!
    La mia recensione qui: http://libriamocisu.blogspot.it/2014/07/ci-sono-bambini-zig-zag-david-grossman.html

    ha scritto il 

  • 4

    Lo preferisco bambino...

    ... o adolescente che sia. Grossman intendo. Questo libro è una favola per adulti, che ti fa venir voglia di vivere un'avventura. Proprio come una favola degna di essere chiamata tale. Ti fa innamorar ...continua

    ... o adolescente che sia. Grossman intendo. Questo libro è una favola per adulti, che ti fa venir voglia di vivere un'avventura. Proprio come una favola degna di essere chiamata tale. Ti fa innamorare dei suoi personaggi. Ti fa indossare un paio di occhiali a forma di cuore, con le lenti rosa, e ti fa fare pace con il mondo.
    Ottimo per sognare.

    ha scritto il 

  • 3

    Avendo letto altri libri di Grossman, quest'ultimo mi ha dato l'impressione di essere un po' "forzato", come se molte riflessioni del protagonista siano state messe perché se no il libro non era in "s ...continua

    Avendo letto altri libri di Grossman, quest'ultimo mi ha dato l'impressione di essere un po' "forzato", come se molte riflessioni del protagonista siano state messe perché se no il libro non era in "stile Grossman". Nonostante questo va detto che è una storia carina, facilmente leggibile e che cattura subito l'attenzione.

    ha scritto il 

  • 4

    Plot alquanto intrigante, tuttavia non definirei il libro un romanzo "per bambini", come sembra fosse nelle intenzioni di Grossman. Inoltre, forse per via della traduzione (?), l'eloquio di Felix somi ...continua

    Plot alquanto intrigante, tuttavia non definirei il libro un romanzo "per bambini", come sembra fosse nelle intenzioni di Grossman. Inoltre, forse per via della traduzione (?), l'eloquio di Felix somiglia un po' troppo alle caricature ebraiche che fa Moni Ovadia quando racconta le barzellette - molto più divertenti, direi.
    L'aspetto interessante del libro sta nell'andamento picaresco della vicenda,una sorta di viaggio iniziatico.

    ha scritto il 

Ordina per