"Aldo Fabrizi è stato uno dei primi personaggi che ho conosciuto quando sono venuto a Roma all'età di diciotto anni. Era un comico molto popolare, faceva degli avanspettacoli e creava delle macchiette con uno spirito abbastanza grasso. Però aveva una forza caricaturale violenta, esprimeva, comunicanContinue
"Aldo Fabrizi è stato uno dei primi personaggi che ho conosciuto quando sono venuto a Roma all'età di diciotto anni. Era un comico molto popolare, faceva degli avanspettacoli e creava delle macchiette con uno spirito abbastanza grasso. Però aveva una forza caricaturale violenta, esprimeva, comunicando in maniera sufficientemente esatta, quella che era l'anima del romano, proprio del romano dell'Impero: violento, cinico, sentimentale. Cioè era un interprete popolare, popolaresco naturalmente, ma efficace di quello che è il tipo del romano. E una sera, in una rosticceria, questo attore con gli occhioni da ranocchio s'era accorto che io non c'avevo i soldi; avevo mangiato due supplì in più. Aveva visto il mio imbarazzo, mi mancavano due lire, tre lire, così m'ha offerto lui la cena. E dopo quella sera siamo diventati amici; io ho cominciato a scrivere per lui delle 'macchiette', così si definiscono in italiano, cioè delle storielline, delle barzellette che lui poteva raccontare. Poi lui mise su una compagnia che si chiamava Faville d'amore, che è all'incirca la compagnia che io ho raccontato in "Luci del varietà". E così ho seguito Fabrizi per un anno facendo il poeta di compagnia, cioè scrivendo gli sketch, le canzoncine, dipingendo le scene, all'ultimo momento sostituendo anche qualche attore ammalato o arrestato. E' stato, quello, un periodo straordinariamente ricco, una di quelle fondamenta delle mie storie su cui io campo ancora di rendita, perché è stato un giro attraverso l'Italia sotto il fascismo nel primo periodo della guerra, con le città con l'oscuramento, con i bollini delle tessere per il pane. Ed è stata la scoperta di tutto il Sud italiano." (Federico Fellini) Dal tranviere contro cui i passeggeri si accaniscono al postino che non riesce mai a consegnare le lettere; dal vetturino della tipica carrozzella romana al pugile, che papa Pio XII aveva a suo tempo definito 'la Divina Commedia della comicità': ci sono tutti i personaggi grotteschi con cui Aldo Fabrizi ha espresso e sintetizzato per sempre quella cinica e assieme bonaria romanità, di cui parla Fellini e che è diventata simbolo della città capitolina. Questo cofanetto restituisce attraverso un libro ricchissimo di sketch, poesie, canzoni, testimonianze, e un video con il meglio delle sue apparizioni televisive la maestria comica di uno dei più grandi e amati attori italiani, capace di rivelare anche un geniale temperamento drammatico nell'indimenticabile interpretazione di don Morosini, in "Roma città aperta" di Rossellini.