Cien años de soledad

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Publisher: Debolsillo

4.4
(24583)

Language: Español | Number of Pages: 493 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , Chi simplified , Portuguese , French , German , Italian , Japanese , Dutch , Swedish , Catalan , Latvian , Polish , Turkish , Greek , Croatian , Hungarian , Norwegian , Finnish , Danish , Czech , Romanian

Isbn-10: 0307350428 | Isbn-13: 9780307350428 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Others , Softcover and Stapled

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Publicada en 1967, Cien años de soledad relata el origen, la evolución y la ruina de Macondo, una aldea imaginaria que había hecho su aparición en las tres novelas cortas que su autor había publicado con anterioridad. Estructurada como una saga familiar, la historia de la estirpe de los Buendía se extiende por más de cien años, y cuenta con seis generaciones para hacerlo.

La crónica de los Buendía, que acumula una gran cantidad de episodios fantásticos, divertidos y violentos, y la de Macondo, desde su fundación hasta su fin, representan el ciclo completo de una cultura y un mundo. El clima de violencia en el que se desarrollan sus personajes es el que marca la soledad que los caracteriza, provocada más por las condiciones de vida que por las angustias existenciales del individuo.

El realismo mágico (también llamado lo real maravilloso) hace posible que la objetividad de la vida material se vea matizada por la subjetividad de la fantasía. Lo insólito (situaciones parecidas a los cuentos de hadas, levitaciones, premoniciones, la extrasensorialidad presente) da lugar a una atmósfera mágica que atenúa la miseria social y humana, de forma que lo mágico subraya la dureza y desajuste de la realidad, la violencia que domina la vida cotidiana.
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  • 3

    Io ho un problema con i grandi classici come questo ... le mie aspettative sono talmente alte che quando mi approccio alla storia finisco (inevitabilmente) col rimanerci "delusa".
    Pretendo forse tropp ...continue

    Io ho un problema con i grandi classici come questo ... le mie aspettative sono talmente alte che quando mi approccio alla storia finisco (inevitabilmente) col rimanerci "delusa".
    Pretendo forse troppo, come una professoressa che interroga il primo della classe. Ecco perchè su una scala da uno a cinque per me vale tre.
    Se mi è piaciuto questo libro? Si
    Se lo consiglio? Certamente!
    Un solo appunto però, di certo non è un libro per tutti.
    Non è adatto, per esempio, a chi si approccia raramente alla lettura. E' un libro adatto ai lettori più navigati.
    Il teatro dell'assurdo, un mondo che si capovolge e sconvolge. Vite al limite e personaggi bizzarri si incontrano e scontrano, mescolano le carte e ti raccontano di un mondo assurdo.
    Ho letteralmente amato Josè Arcadio Buendià, il capostipide. Le parti più belle del libro sono state quelle in cui ho fatto la sua conoscenza. Mi ha fatto ridere, emozionato, tenuto compagnia e, spesso, mi ritrovavo a sfogliare le pagine velocemente per arrivare a quelle in cui si tornava a parlare di lui.
    Vederlo sparire di scena mi ha reso difficile portare a termine la lettura di questo romanzo e non aver più incontrato un personaggio originale, brillante e divertente come lui nella seconda parte mi ha anche un poò delusa.

    said on 

  • 5

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    Un libro dove tutti si chiamano allo stesso modo, sicché al ...continue

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    Un libro dove tutti si chiamano allo stesso modo, sicché al termine non capisci se l'hai concluso o lo stai iniziando.

    said on 

  • 0

    BELLO BELLO BELLO BELLO

    Che dire di questo libro? Penso sia uno dei libri che ho mangiato in meno di 5 giorni. Adoro il modo in cui l'autore racconti una storia che dura per varie generazioni, un po' come l'Allende in "La ca ...continue

    Che dire di questo libro? Penso sia uno dei libri che ho mangiato in meno di 5 giorni. Adoro il modo in cui l'autore racconti una storia che dura per varie generazioni, un po' come l'Allende in "La casa degli spiriti". Marquez l'ho scoperto solo quando è morto (sì, sono stata un po' ipocrita e l'ho cercato solo quando ne parlavano tutti) e, beh, ho fatto una bellissima scoperta direi! Non piace solo per la storia, ma anche per il modo in cui è scritto (e qui si vede tutto il premio Nobel vinto nell'82!!!): intrecci ben studiati, collocati in modo lineare che non ti fanno perdere il filo del discorso.

    said on 

  • 5

    Ho aspettato parecchi anni prima di avventurarmi nella lettura di Marquez, ed ho veramente apprezzato questo libro, che con il suo vigore mi ha fatto dimenticare tante debolucce letture contemporanee. ...continue

    Ho aspettato parecchi anni prima di avventurarmi nella lettura di Marquez, ed ho veramente apprezzato questo libro, che con il suo vigore mi ha fatto dimenticare tante debolucce letture contemporanee.
    Lo stile è fin dalle prime pagine una delicata carezza per gli occhi. Nonostante affronti argomenti a volte anche pesanti, non degenera e non scade mai nella facile trappola del triviale.
    La storia è, e nello stesso tempo non è. È una storia intricata, come le foreste che circondano Macondo, è una storia di vite reali che si mescolano a vite finte, è una storia organica anche se composta da episodi. La storia non è, o - meglio - potrebbe non essere, nel senso che è tale la vivacità del pennello con cui è stata dipinta, che quasi la trama ne viene offuscata e potrebbe essere in alcuni punti modificata senza che la complessa struttura ne abbia a perdere o a cadere.

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  • 5

    la (t)rilettura

    L’ho regalato a un’amica che mai lo aveva letto e ho pensato a quanto mi era piaciuto la prima volta da giovane poco meno o poco più che ventenne, e poi la seconda da un po’ meno giovane, tanto da ch ...continue

    L’ho regalato a un’amica che mai lo aveva letto e ho pensato a quanto mi era piaciuto la prima volta da giovane poco meno o poco più che ventenne, e poi la seconda da un po’ meno giovane, tanto da chiedermi chissà se la terza da parecchio meno giovane…
    Mi sa che come libro è parecchio che non fa più fico leggerlo, che non ti fa rientrare tra gli intellettuali, né tra i modaioli, né tra gli avanguardisti, né tra i nostalgici, né tra i nuovi romantici, i postpunk, i newhipsterdarkrockabillindie o qualsiasi altra cosa.
    ma a me è piaciuto ancora tanto.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    De vuelta a Macondo

    No he tardado ni un año en volver a los "100 años de soledad" de Gabriel Garcia Marquez, lo que quiere decir que esta historia ha estado rondando por mi cabeza durante menos de 365 dias hasta que he v ...continue

    No he tardado ni un año en volver a los "100 años de soledad" de Gabriel Garcia Marquez, lo que quiere decir que esta historia ha estado rondando por mi cabeza durante menos de 365 dias hasta que he vuelto a ella.

    En la primera lectura de esta edición intenté leer el mínimo número posible de notas al pie de página e imbuirme de Macondo todo lo posible, no estaba para interpretaciones de Mario Vargas Llosa y demás. Ahora aunque me hice la misma promesa de no leer estas notas, no he aguantado y he leído las interpretaciones de los "entendidos" en esta historia que sólo Gabo o Gabito conoce al 100%. Es increíble la de cosas que se pueden sacar de las letras escritas por el autor colombiano, es una obra maestra, pero yo me quedo con esa sensación personal que tenemos todos los que hemos disfrutado tanto con este libro que otra vez cerradas las páginas, queremos volver a empezarlo.

    Yo quiero quedarme en Macondo, un estádo de ánimo, Macondo en la ciénaga, Macondo y su calle de los Turcos, Macondo y la tienda de Catarino; Macondo, donde la casa de los Buendía está abierta de la mañana a la noche, donde el coronel Aureliano Buendia hace y deshace pescaditos de oro para paliar su soledad, donde Remedios la bella sube, igual a como llegó a la tierra, al cielo con las sábanas de Fernanda del Carpio, donde la atmósfera te asfixia llena de las mariposas que preceden a Mauricio Babilonia; Macondo y sus plagas, la plaga del insomnio, los cuatro años de lluvia, la risa de Pilar ternera que espanta a las palomas, Úrsula Iguarán haciendo la cruz con los dedos en dirección a los soldados que entran a registrar su casa para encontrar a José Arcadio segundo, los Aurelianos con su cruz de ceniza en la frente, la sangre de José Arcadio atravesando el pueblo hasta llegar a la gran casa y la leche llena de gusanos, el ¿Donde está el corazón? que el coronel Aureliano Buendía le pregunta a su médico y le hace una señal en el pecho, el San José escondido con el tesoro, la llegada de la compañía bananera, el magnicidio de la plaza de la Estación y la fábula contada en los libros de historia, la fertilidad de Petra Cotes y la parranda de Aureliano Segundo, La elefanta, Amaranta y el rencor hacia Rebeca, Pietro Crespi y la pianola, Gerinaldo Márquez "el compadre", la caida de las flores amarillas, Melquíades, el hielo, el pelotón de fusilamiento, los liberales y los conservadores, la casa de azul, la casa de blanco, las guerras civiles y los levantamientos...Y creo que podría continuar mucho rato escribiendo distintos recuerdos de la novela. En definitiva, quiero volver pronto.

    Lástima que Macondo desaparezca en un ciclón que arranca los postigos de las ventanas cuando Aureliano Babilonia descifra los papeles de Melquíades, la historia de la familia con 100 años de antelación (en realidad, la historia abarca más, como cuentan las notas al pie de página) donde la descendencia se continúa gracias a los varones bastardos, es condenada por el incesto, y desaparece cuando "cola de cerdo" es arrastrado por las hormigas ante los ojos de su padre.

    Leer "Cien años de soledad" es una experiencia única que sólo puedes vivir cuando empiezas con el "Muchos años después, frente al pelotón de fusilamiento, el coronel Aureliano Buendía había de recordar aquella tarde en que su padre lo llevó a conocer el hielo. Macondo era entonces..."

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  • 5

    Meraviglioso. Grandioso. Una trama che potrebbe finire da un momento all'altro e al tempo stesso non finire mai.....fino alla sbalorditiva conclusione pensata da questo magnifico autore. L'opera credo ...continue

    Meraviglioso. Grandioso. Una trama che potrebbe finire da un momento all'altro e al tempo stesso non finire mai.....fino alla sbalorditiva conclusione pensata da questo magnifico autore. L'opera credo più bella di Marquez, mai noiosa, strana, impensabile. E con un titolo che apparentemente trae in inganno. un libro che sono felice di aver letto con il bagaglio culturale finora acquisito, altrimenti, non credo sarei riuscita ad apprezzarlo e ad amarlo fino a questo punto.

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