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Cinema naturale

Di

Editore: Feltrinelli

3.7
(78)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 197 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8807817314 | Isbn-13: 9788807817311 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Questi sono racconti scritti nell'arco di vent'anni, poi riscritti a lungoper tenermi occupato e vedere che cosa succede... Sono racconti di studenti edi girovaghi, di qualcuno che vuole diventare santo nel deserto e qualcunaltro che si perde correndo dietro alle voci, d'un ragazzo che corteggiava suamamma e d'un mendicante che diceva di aver parlato con Dio. Poi c'è la storiadella prima volta che sono sbarcato in America, la storia di una celebremodella, e infine il racconto di Cevenini e Ridolfi che si perdono in Africa."(G. C.)
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  • 4

    In questi racconti Celati preferisce riferire di storie apparentemente semplici, di gente che parte, o osserva, oppure che decide di scrivere o di fare altre piccole azioni che però nella vita quotidiana di ognuno di solito ha sempre un rientro nella norma. ma il rietro non per i personaggi di Ce ...continua

    In questi racconti Celati preferisce riferire di storie apparentemente semplici, di gente che parte, o osserva, oppure che decide di scrivere o di fare altre piccole azioni che però nella vita quotidiana di ognuno di solito ha sempre un rientro nella norma. ma il rietro non per i personaggi di Celati. Perché quanto costoro decidono di partire o di scrivere o di parlare, cioè proprio in questi momenti di loro consapevolezza, questi non riescono più a venirne fuori. Compiono azioni ossessive forse perché entrano nel cerchio maledetto “consapevolezza di essere ossessionati”. Sono adorabili piccoli personaggi, capaci però di gesti fuori dalla norma, in quanto esagerati nel loro svolgimento compulsivo-ossessivo. C’è colui che scrive e lo fa per possedere il suo malanno, c’è colui che parte, e lo fa per comprendere la sua malattia, come c’è colui che parla, e parla e parla, compiendo il suo gesto senza fermarsi mai, incurante degli altri. Perché è questa la caratteristica dei personaggi delle storie di Celati: tutti hanno il comune denominatore della solitudine. In queste avventure improvvise e improvvisate di matti, ognuno nel proprio delirio, va cercando qualcosa che ancora non sa, forse la pace, forse la bellezza, forse una pausa, ma sempre da soli. Diventano paradossali ricerche interiori. Non si dimenticano facilmente le avventure in Africa di Ridolfi e Cevenini, nuovi Bouvard e Pécuchet, e non si dimentica nemmeno l’estro artistico di Da Ponte nel quale si costringe a vivere per comunicare la sua ossessione-gelosia per la mamma. Loro, come tutti gli altri, sono sempre filosoficamente interessanti ma, ripeto, anche donchisciottamente solitari nella loro forse ultima ricerca di esistenza assoluta. Ed è proprio questa caratteristica comune della solitudine cercata che li rende sorprendentemente vitali e per la quale è molto facile innamorarsene.

    ha scritto il 

  • 4

    La voce di Celati è una voce che negli anni ho imparato ad amare: stralunata, svagata, apparentemente ingenua, quasi infantile, spesso - almeno per me - irresistibilmente buffa, incline alle più distratte divagazioni e insieme, come per magia, così incredibilmente esatta quando si tratta di delin ...continua

    La voce di Celati è una voce che negli anni ho imparato ad amare: stralunata, svagata, apparentemente ingenua, quasi infantile, spesso - almeno per me - irresistibilmente buffa, incline alle più distratte divagazioni e insieme, come per magia, così incredibilmente esatta quando si tratta di delineare uno stato d'animo (soprattutto un certo tipo di insofferenza e di inquietudine senza nome, pervase di malinconia e insieme di irritazione - molti suoi personaggi sono dei bisbetici, e mi piacciono moltissimo) o un'atmosfera, particolarmente nei racconti in cui si parla del viaggio, una dimensione assai familiare all'inquieto Celati, e dell'Africa - che egli conosce assai bene.

    Io, che in Africa ci ho vissuto qualche anno, non ho potuto non emozionarmi leggendo questo passo nel racconto che, a mio parere, è il più riuscito del libro, Cevenini e Ridolfi: in poche righe, ho ritrovato, intatta e intensissima, la sottile malìa che la fine del giorno ha a quelle latitudini.

    Tra una cosa e l'altra è venuto il tramonto, ma un tramonto come Cevenini e Ridolfi non ne avevano mai visto. All'orizzonte spuntavano belle strisce di nuvole rosa e malva, con una luce che faceva piacere a guardarla, e oltre il muro della villetta c'era una pace che i due amici non si ricordavano di aver mai sentito. Là c'erano solo sassi e sabbia e degli arbusti e delle pecore e capre che brucavano qualcosa; un gran silenzio di cose buttate via, di sassi e arbusti, fino alle prime case del paesotto lì davanti. E un cielo così largo che assorbiva i pensieri, e un silenzio così intatto che portava da lontano voci di bambini e di ragazze che ridevano.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi sono avvicinato a Celati mosso dalla curiosità di conoscere lo scrittore che, a quanto pare (mentre scrivo non ho notizie più precise in proposito), sta preparando la nuova traduzione italiana dell’Ulisse di Joyce.
    Per cominciare ho comperato questo libro di racconti ,recente e pluriprem ...continua

    Mi sono avvicinato a Celati mosso dalla curiosità di conoscere lo scrittore che, a quanto pare (mentre scrivo non ho notizie più precise in proposito), sta preparando la nuova traduzione italiana dell’Ulisse di Joyce.
    Per cominciare ho comperato questo libro di racconti ,recente e pluripremiato, con un bella copertina e un titolo accattivante e mi sono messo a leggere. Dopo due racconti ho cominciato a sospettare di non essere sulla lunghezza d’onda giusta, leggevo storie di cui non me ne importava niente e le parole dell’autore, lungi dal condurmi dentro la storia, me ne distaccavano. Ho lasciato perdere il libro per parecchi mesi. L’ho ripreso un mese fa ripartendo dal punto in cui mi ero fermato: la storia di un uomo che raccoglie gli sfoghi di una donna che la notte, tenendolo sveglio, gli racconta i suoi problemi e le sue storie per anni: amori, delusioni, avventure, dolori … Leggo, leggo ma inevitabilmente tutto sembra artificioso. La storia è basata su fatti incredibili, poi procede un po’ di sghimbescio senza una meta particolare e poi è un mattone indigeribile. C’è uno scrittore che mi racconta di un personaggio A che mi racconta di un amico B che nei suoi diari e nelle sue registrazioni racconta di una donna C che racconta le sue storie. Non è un po’ troppo “barocca” come costruzione? Tra l’altro né allo scrittore, né al narratore A , né al narratore B sembra fregare molto delle faccende della signora C che passa le sue notti di logorrea nel letto di B.
    Leggo le altre storie con sempre minor interesse, spesso ancora storie irreali – come quella del medico in barca al largo che sente delle voci femminili provenire dalla costa lontanissima e si mette alla ricerca di una donna che dichiarava problemi renali – ma la fiamma dell’interesse non si accende mai. Le storie sono pesantemente “narrate”, altro che “show, don’t tell” qui è proprio il contrario! Il dialogo è rarefatto e quando c’è e trattato come se fosse parte della narrazione; va a finire che i personaggi non diventano mai “vivi”, le atmosfere sono “false”, e le cose non si “toccano”: la barca non è una barca, è l’immagine di una barca condotta dall’immagine di un dottore che insegue l’eco di voci appartenenti a donne trasparenti come fantasmi. Delusione.

    ha scritto il 

  • 0

    Ho letto i primi cinque racconti di "Cinema Naturale".
    Storie di solitudine.
    Personaggi al limite della salute mentale, come siamo tutti quando ci pensiamo dal di dentro.

    Un paesaggio essenziale e mentale che fa pensare ai quadri di Hopper, uno spazio disabitato oppure un temp ...continua

    Ho letto i primi cinque racconti di "Cinema Naturale".
    Storie di solitudine.
    Personaggi al limite della salute mentale, come siamo tutti quando ci pensiamo dal di dentro.

    Un paesaggio essenziale e mentale che fa pensare ai quadri di Hopper, uno spazio disabitato oppure un tempo abitato in eterno, un paesaggio creato con un descrivere fedele a ciò che appare alla vista degli occhi, andando a braccia col racconto. Il pensiero smettendo di pensarsi, diventa personaggio, si trasforma in Jack che “aveva una camicia a quadri, un cappotto nero, gli occhiali....”
    Tutto ciò che all'autore non interessa, all'occhio non interessa, tutto ciò che è indifferente e grigio (il colore della polvere che copre tutto anche le persone grigie) come l'appiattimento della quotidianità o ciò che è troppo strano come Jack appunto, strambo “pensiero dei momenti vuoti” è un non racconto. Sparisce nel buco nero del non racconto.

    E' "grigia come polvere" l'omologazione dell' “uomo qualunque” che vive in paesaggi di cartone o tra le quinte di un condomino grigio di cemento nel quale si sente tutto ciò che accade agli altri inquilini: “Immaginavo tutta la gente chiusa in una penombra grigia e tombale, come tanti automi caricati con la molla per fargli fare un urlo ogni dieci minuti. Le era venuta una tale depressione che non smetteva più di fumare una sigaretta via l'altra. … nella metropoli deserta degli automi davanti al cosiddetto televisore, secondo le sue precise parole” ha scritto Gianni Celati in “Nella nebbia e nel sonno”.
    Lo scritto è pervaso da un senso di malinconia o di malinconica consapevolezza che fa male, la stessa malinconia dell'esser vivi. Quotidianità vissuta e ripudiata, che trasuda dolore e sofferenza. Un dolore grigio come la nebbia e sordo come il rumore della notte.

    E' un narrare che procede fino a un certo punto e poi torna indietro e poi ricomincia a procedere aggiungendo un nuovo sviluppo al racconto, per tornare immediatamente indietro. Tra realtà e sogno. Tra anima e corpo. Tra paesaggio esterno e interni d'abitazione. Come se il discorso interiore dei personaggi voglia intrecciarsi con un discorso che parallelamente descrive la parte esterna del paesaggio.

    Il gesto narrativo di ritornare o riandare risuona una volta un'ottava sopra o sotto e poi ancora come in una nenia ad esempio così come nella “Novella dei due studenti”:

    1)"Forse la nostra anima è crollata a pezzi, dunque ora è fatta di pezzi che si spostano sempre e vorrebbero strusciarsi con quelli degli altri.”
    2)"Forse l'anima è fatta di tanti pezzi tenuti insieme da un intonaco, e se l'intonaco crolla tutti i pezzi non stanno più assieme. Allora si vorrebbe che gli altri raccogliessero i nostri pezzi per tenerli come reliquie."
    3)"Forse l'anima è qualcosa come l'acqua, che arrivata a una strettoia fa dei mulinelli, e poi se trova un buco gorgoglia. Forse i pensieri fanno la stessa cosa quando cadono nel buco dell'anima, cioè precipitano, non si riesce più a trattenerli, e dopo viene su il gorgoglio".
    4)“Forse l'anima è un buco che bisogna costeggiare per tutta la vita, e di lì vengono i gorgogli e i pensieri pesanti. Forse c'è un vento che viene su da quel buco, e ci spinge a pascolare di qua e di lì, con la voglia di stringersi a qualcuno, per poi ricominciare sempre la stessa storia, stringersi, litigare, pascolare di qua e di là. Forse per colpa di quel vento non ci si può mai sentire davvero a casa propria in nessun posto, dovunque si vada. Ma la parlantina di un venditore di pentole ogni tanto fa bene per costeggiare il buco dell'anima”.

    ha scritto il 

  • 4

    Intanto per me è da cinque stelle già dal primo racconto. Quando ho visto che l'avevano Ugo Cornia e Rossella Campo dopo che l'aveva anche Nuhar beh, sono andato in camera a prenderlo che stava li, sopra il comò. Ho fatto il codice isbn e l'ho infilato qua subito per dirne.Queste sono sorie, nean ...continua

    Intanto per me è da cinque stelle già dal primo racconto. Quando ho visto che l'avevano Ugo Cornia e Rossella Campo dopo che l'aveva anche Nuhar beh, sono andato in camera a prenderlo che stava li, sopra il comò. Ho fatto il codice isbn e l'ho infilato qua subito per dirne.Queste sono sorie, neanche racconti che Celati ha tirato su in giro per osterie.Son state la vent'anni, dice e, ogni tanto si metteva la e le riscriveva, tanto per stare occupato.E' una cosa che piace fare anche a me, riprendere storie in mano e farne delle cover.Che poi a ridirsele e riraccontarsele si arricchiscono ogni volta di nuove invenzioni. E' quello che è sempre successo alle storie a raccontarle in giro, che poi un'altro le racconta tempo dopo in cucina a gente che stà la a mangiare pane e salame e ci aggiunge altre cose che gli vengono in mente. Queste sono le storie, quelle che girano in tondo che casca il mondo, e che girano di bocca in bocca senza sapere piu, ad un certo punto qual'era la storia vera ma questo non importa.
    Sono un assertore e un apologo che questa forma di narrazione vada preservata. Quasi mai ci sono indagini profonde degli aspetti psicologici dei personaggi, solo i fatti e i pensieri, che in genere sono astrusi e strambi.
    Io che sono nato e cresciuto in un'osteria che i miei erano trattori e facevano anche da mangiare, me li ricordo questi personaggi qua che bivaccavano per ore e ore a giocare a carte o chiacchierare bevendo. C'era Cicci Betteo, Aldo Teot, Ieio l'Ascaro ma anche Bepi Tommasi e compagnia cantando. Uno cominciava cosi "Dai Cicci, racconta di quella volta che..." e cosi cominciava la storia. Ecco a cosa mi riallaccio, a questa tradizione orale qua che credo vada salvata.
    Una forma di letteratura minore, popolare, d'invenzione. Si chiama Cinema naturale questo libro perche queste storie, come tutte le storie, evocano paesaggi, voci, volti senza andare a vedere i cinema di Hollywood che facevano in piazza all'aperto d'estate su per una tela e il proiettore della sezione di Treviso.
    Mette una citazione del pellegrino Dante Alighieri:
    "Veramente io sono stato legno sanza vela e sanza governo, portato a diversi porti e foci e liti dal vento secco che vapora la dolorosa povertade "
    ( Convivio, I, 3 )

    ha scritto il 

  • 4

    Epopee scalcinate del nostro tempo dove "non c'è più paradiso", e gli eroi moderni abbandonano le loro vite ridicole, quelle di tutti noi, intraprendendo ricerche salvifiche che si sfrangiano in un ridicolo ancora più forte. I segni, le voci del destino, non ci aiutano più, nonostante l'umanità d ...continua

    Epopee scalcinate del nostro tempo dove "non c'è più paradiso", e gli eroi moderni abbandonano le loro vite ridicole, quelle di tutti noi, intraprendendo ricerche salvifiche che si sfrangiano in un ridicolo ancora più forte. I segni, le voci del destino, non ci aiutano più, nonostante l'umanità descritta se li inventi pateticamente dal niente, voci sussurranti di calcoli renali che il vento porta da terra a barche in mezzo al mare, visioni di donne nere che ti offrono uno yogurth prima di sparire nel deserto africano. Insomma, la vita ridicola che avrebbero finito per vivere gli eroi di Troia se si fossero davvero chiesti come stessero spendendo il proprio tempo.
    Lo stile dei racconti è omogeneo, un ironico procedere fiabesco dove il "C'era una volta" è sostituito da "Dice il racconto", "A questo punto il racconto dice che" e simili, nell'assenza quasi completa di dialoghi, ad evitare che il ridicolo delle vite tracimi nella scrittura, simulando personificazioni diverse con qualche variazione lessicale.

    ha scritto il 

  • 4

    Cinema naturale di Gianni Celati

    Un libro sulla necessità del narrare dalla scrittura lieve. Una raccolta di racconti come una serie di cortometraggi, dove non resta che leggere e immaginare personaggi in bisogno di comunicare.

    ha scritto il