Cinque stagioni

Di

Editore: Einaudi

3.9
(306)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 389 | Formato: Paperback

Isbn-10: 880618976X | Isbn-13: 9788806189761 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gaio Sciloni

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Al termine di una lunga malattia la moglie di Molcho muore, lasciando al marito un immenso vuoto, una vita da reinventare. Negli ultimi sette anni Molcho è vissuto come un perfetto infermiere. Ora sembra che tutti vogliano trovargli un'altra moglie. Ma Molcho è talmente attaccato al ricordo della moglie da tornare a Berlino, città natale di lei, due volte l'anno. E lì si sente accusare d'aver fatto morire la moglie proprio con le sue cure amorevoli e assidue. Attraverso cinque, intense stagioni, l'autore racconta lo spaesamento, le ansie, il senso di inadeguatezza del suo personaggio, ma anche la sua lenta rinascita.
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  • 4

    Cinque stagioni per elaborare il lutto e riappropriarsi della vita; scoprire la tristezza della solitudine che sostituisce il dolore; recuperare sette anni trascorsi ad assistere la moglie, accompagna ...continua

    Cinque stagioni per elaborare il lutto e riappropriarsi della vita; scoprire la tristezza della solitudine che sostituisce il dolore; recuperare sette anni trascorsi ad assistere la moglie, accompagnandola con pignola sollecitudine verso la morte, avvertendo all'improvviso il vuoto creato non tanto dalla perdita della compagna quanto dalla mancanza dei gesti compiuti per curarla e tentare di alleviarne la sofferenza. Cinque stagioni che scorrono con lentezza ineluttabile, in un racconto che dilata il tempo in piccole azioni quotidiane e nei goffi tentativi del protagonista di liberarsi del sapore di morte che lo accompagna, per potersi di nuovo innamorare.

    ha scritto il 

  • 3

    Cinque Stagioni di Abraham Yehoshua

    La misera storia dell'ebreo "prostatico" Molcho che, dopo essere rimasto vedovo, si mette alla disperata ricerca di una nuova compagna ( prima dell'avvento di Internet).
    Romanzo privo di trama, tuttav ...continua

    La misera storia dell'ebreo "prostatico" Molcho che, dopo essere rimasto vedovo, si mette alla disperata ricerca di una nuova compagna ( prima dell'avvento di Internet).
    Romanzo privo di trama, tuttavia sostenuto dalla prosa eccellente dell'autore.

    ha scritto il 

  • 4

    3,5 stelle

    Immagino suoni come una gran cavolata, ma a me questo Molcho sembra un personaggio di Svevo o di Calvino in panni israeliani.
    Peraltro - a mio personalissimo gusto - questi panni gli donano. ...continua

    Immagino suoni come una gran cavolata, ma a me questo Molcho sembra un personaggio di Svevo o di Calvino in panni israeliani.
    Peraltro - a mio personalissimo gusto - questi panni gli donano.

    ha scritto il 

  • 5

    Cinque stelle ,l'autore è stato in grado di rappresentare la meschinità del protagonista ,oppresso dal ricordo della moglie l'ansia e di crearsi una nuova vita.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando un uomo resta solo

    Forse il capolavoro di Yehoshua, una spanna sopra "L'Amante" e qualche cm anche sopra "Un divorzio tardivo". Qui non ci sono sperimentazioni sintattiche e linguistiche (che Yehoshua comunque maneggia ...continua

    Forse il capolavoro di Yehoshua, una spanna sopra "L'Amante" e qualche cm anche sopra "Un divorzio tardivo". Qui non ci sono sperimentazioni sintattiche e linguistiche (che Yehoshua comunque maneggia sempre perfettamente), ma una storia semplice e difficile: un passaggio vitale di un uomo rimasto solo dopo sette anni di dedizione totale alla moglie malata. Lo smarrimento, la ricerca di una vita nuova, le pressioni famigliari sono rese in modo unico, attraverso quell'oscillazione tra realtà e sogno, tra mondo concreto e pensiero evanescente che è davvero la cifra unica, inimitabile e preziosissima di questo autore. Una lettura profonda, ma anche semplice, complessa e al tempo stesso dolce....

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ne ho letti di libri incentrati su un lutto, ma questo è il primo, l’unico, che mi abbia dato l’idea che fosse veramente, veramente, veramente vero. Per sette anni un uomo si prende cura della moglie ...continua

    Ne ho letti di libri incentrati su un lutto, ma questo è il primo, l’unico, che mi abbia dato l’idea che fosse veramente, veramente, veramente vero. Per sette anni un uomo si prende cura della moglie malata di cancro e fa di tutto per alleviarle i dolori, per tenerla a casa, tra le sue mura, nella sua camera, con i suoi affetti anche nel momento della morte. E si sente orgoglioso di esserci riuscito, di conoscere così bene ogni sintomo, ogni medicina e crede che gli altri lo ammirino per questo. Ma quando tutto finisce, quando portano via il letto della malata e torna al lavoro, si rende conto che della libertà che ha ora, non ha voglia di farsene niente, non gli serve, perché non ha più la donna che ama e del tempo che avanza non sa cosa fare. Tutti hanno qualcosa da dirgli, qualcosa da consigliare, deve trovarsi un’altra moglie, rifarsi una vita e lui entra in quella specie di tunnel che tutti noi abbiamo vissuto, in cui meccanicamente si fa ciò che gli altri dicono di fare: ti dicono di prenderti un gelato, tu lo fai non avendo la minima idea di che gusto abbia; ti dicono di lavorare di più, tu lo fai, senza renderti conto di ciò che stai facendo; ti dicono che quella è la donna giusta per te, tu ci vai facendo finta che ti piace. Fai scorrere una vita che vita non è. Molcho ci prova, viaggia, la donna che potrebbe andare bene (che lavora con lui) la incontra a Berlino, mai e poi mai potrebbe fare l’amore con lei nella casa che era di sua moglie, ci vuole distanza; ma quando ce l’ha vicino, nonostante sia giovane, non riesce a vedere la bellezza, la fierezza o la dolcezza che aveva prima, ne vede i difetti, le rughe, la ricrescita dei capelli bianchi, le caviglie. E, cosa peggiore, viene a sapere che gli altri (lei compresa) non lo guardano con compassione perché ha aiutato la moglie a vivere, ma perché pensano che l’abbia aiutata a morire. L’auto nuova, i figli che crescono, le stagioni che passano, il mare, la dieta dimagrante per essere più presentabile, le giovani mamme sulla spiaggia, l’opera, la musica, una donna russa da rimpatriare. Tutto scorre e il suo desiderio di vita si fa sentire perché deve farsi sentire. Ma per avere una donna accanto, bisogna innamorarsi. Per dare il giusto peso ai ricordi, bisogna innamorarsi. Per vivere, bisogna innamorarsi.
    Chi non ha vissuto direttamente o indirettamente questo tipo di esperienza, penso che sia invogliato a gettare nel fuoco il libro: non può credere che un uomo diventi così insulso, così fissato con le malattie, così ossessionato da andare a vedere le medicine che gli altri hanno nel bagno per sapere se hanno il cancro. Per chi l'ha vissuta, l’inizio è molto pesante e difficile, poi… lo si sente sulla pelle e ci si ritrova ad annuire ad ogni pensiero. Ci vogliono cinque stagioni per sentirsi un po’ più liberi e per capire che quella libertà è il ricordo più dolce che lega indissolubilmente a chi non c’è più. Si può tornare alla vita: lentamente però.
    390 pagine scritte un po’ troppo fitto. Fitto fitto.

    ha scritto il 

  • 4

    Un piccolo uomo senza qualità

    Dopo sette anni di interventi e chemioterapie, di sofferenze e cure, la moglie di Molcho si spegne. Sono le prime pagine di Cinque stagioni di Yehoshua. La notte si apre in quell’autunno, il wadi si i ...continua

    Dopo sette anni di interventi e chemioterapie, di sofferenze e cure, la moglie di Molcho si spegne. Sono le prime pagine di Cinque stagioni di Yehoshua. La notte si apre in quell’autunno, il wadi si incammina nel buio, le stelle sono fredde. Molcho chiama la suocera, i figli ed inizia il suo lutto. Chi è Molcho, cosa si aspetta dalla sua vita? A questa domanda Yehoshua risponde con la sua consueta attenzione ai particolari, andando e ritornando più volte come un perfezionista che ritorni ossessivamente fino a raggiungere la perfetta definizione delle ombre, dei contrasti.
    Molcho è un piccolo uomo senza qualità. Un pingue funzionario di un ufficio statale. E’ attento al denaro, è meschino nelle sue piccole attenzioni alle spese, a vedere sempre i vantaggi che possono giungergli. Non è un lavoratore eccezionale, il Ministero gli ha concesso per tutti quegli anni un atteggiamento comprensivo ma non è che egli anche adesso si risparmi l’abituale pennichella pomeridiana. Invidia coloro che possono detrarre le spese, quelli che vengono mandati in missione spesati dal Governo. Si lamenta di quanto viene sprecato in cucina e di quello che può pensare la gente.
    Molcho è libero di stato, adesso. Dovrebbe pensare al suo futuro, coi figli che crescono. La moglie stessa gli ha detto di risposarsi… Ecco che Yehoshua lascia muoversi questo ometto dai capelli brizzolati e ricci, un uomo che, si arguisce dalla esaustiva penna del nostro Abraham, non ha mai avuto slanci in tutta la sua vita, pingue ed impacciato da ragazzo, opaco impiegato, marito sottomesso e vessato da una moglie che aveva sempre da rinfacciare qualcosa al mondo. Lui, sefardita, dai movimenti lenti e dagli occhi tristi, lei yecke, ebrea tedesca ancora arrabbiata con l’Europa. Molcho è di nuovo solo, libero ma solo. La sua unica ricchezza, in fondo, è la devota attenzione e cura con cui ha accudito fino alla fine quella moglie; fiero di averle consentito di morire in casa con solo lui ad aiutarla, infermiere, assistente, consolatore e medico. E’ in fondo quella la sua unica qualità, quella per cui crede tutti gli debbano meraviglia e gratitudine. Ma gli amici se ne vanno e la suocera lo osserva con un sopito sospetto, non forse comprendendo quanto le attenzioni che volge anche a lei siano un ancoraggio ad una vita ormeggio da cui esita a distaccarsi. Egli comincerà, quindi, ad interessarsi ad altre donne, di tutte vedrà i difetti e le potenziali possibilità, ma soprattutto quel osserverà quel suo stesso continuo ritrarsi e non uscire dalla sua condizione; quel suo strano illuminarsi soltanto quando qualcosa succede, un malore, un dolore, una sofferenza, dove ecco, lui, gran maestro del sollievo e della assistenza può trovare un briciolo di entusiasmo. A Berlino, in un grottesco week end di conoscenza con una collega, si perde in mille rivoli, appare come un eterno infermiere, prigioniero dell’assenza di un reale desiderio, chiuso in una nebbiosa speranza. La donna gli inocula velenosamente la domanda: “In un certo senso l’hai uccisa tu?”. E questa spina lo offende e lo perseguita, lui che tanto l’ha curata. Invece dell’opera che avrebbe dovuto aprire a lui e lei una notte d’amore, il Don Giovanni, egli è costretto da solo a vedere l’Orfeo ed Euridice di Gluck, dove la delusione ed il tradimento delle duplici aspettative “epicuree” si scontrano con il subdolo messaggio: Orfeo non saprà resistere al grande mistero dell’amore, quello del sacrificio, minuscolo, di non voltarsi. Quasi a dire che in fondo è la morte ad essere più affascinante; quasi a dire che nel momento della possibilità, si lascia morire ancora l’ultima possibilità (l’amore stesso, la moglie, le speranze).
    Opera particolarissima, sostenuta dalla formidabile abilità di Yehoshua, vale agli amanti di questo scrittore la sua lettura. Vale affiancarsi alle tante disavventure che gli toccheranno nelle cinque stagioni che dall’autunno della sua vita ad un altro autunno riportano. E questo uomo, misero e gretto ma non cattivo è anche un uomo semplice, animato da pensieri confusi, talora belli, ma che non è capace, come aquiloni grigi, di far volare.
    Dietro di lui Yehoshua disegna Israele, Haifa e Gerusalemme, tocca (di rado lo fa) tangenzialmente il mondo ortodosso, recluso ed incomprensibile; scivola in Galilea, ai confini abbandonati agli emigranti ed alla guerra. Tocca Berlino ancora divisa, quel muro che è insieme cicatrice meritata per le colpe tedesche, ma anche attrazione di un mondo altro, come Parigi, dove forse vi può essere una speranza diversa. In modo apparentemente modesto lo scrittore israeliano conduce attraverso il mistero della vita quotidiana, dei complessi rapporti umani, dell’impaccio di vivere; dell’intrico famigliare, delle parole non dette
    Ogni libro di Yehoshua è una avventura particolare: i suoi personaggi non sono mai semplici da comprendere, contengono sempre qualcosa di stridente, la complessità del vivere, una sorta di tarlo, un qualcosa di più o meno disturbante. Ma è il disegno ad essere sfida, una avventura tra le pieghe dell’individuo, anche il più misero. Un invito al lettore, all’uomo, a meditare sulla complessità di ciascuno di noi. A comprendere prima di giudicare.

    ha scritto il 

  • 4

    (ri)nascere

    È il tentativo di rinascita di un uomo dopo la lunga malattia della moglie.
    È, anche, la descrizione, minuziosa e sincera, empaticamente reale di cosa voglia dire essere vicini ad un malato di cancro ...continua

    È il tentativo di rinascita di un uomo dopo la lunga malattia della moglie.
    È, anche, la descrizione, minuziosa e sincera, empaticamente reale di cosa voglia dire essere vicini ad un malato di cancro. Per sette anni. Sono anni di sofferenze, di dubbi, e di paure e Abraham Yehoshua è riuscito a descriverci magistralmente anche l’ultimo respiro.
    in queste pagine c’è la delicatezza dell’accompagnare una persona verso un luogo che non si conosce, inesistente se non si crede, e rimanere saldi a terra senza barcollare. Mocho ci mostra tutto questo, tra boccette di medicinali, odori di malattia e stanchezza.
    Non è, come letto in alcune recensioni, un uomo meschino, ma un uomo che ha amato e che sofferto e che si ritrova improvvisamente (perché anche dopo sette anni è sempre un “all’improvviso” e non si è mai abbastanza preparati) senza la donna amata, senza quello che ne è rimasto, senza la vita che pian piano se ne andata da lei.
    Ricostruirsi una vita, forse anche un’identità che non sia subordinata a quella della malata, non è semplice. È come ricominciare a camminare. Ognuno (i figli, la suocera, i parenti-amici) ha la propria modalità di reazione.
    Attraversato da ipotesi di prendere una nuova compagna, sia pure offerta e rifiutata, ,la passione bruciante per l’Opera, e promesse mantenute di accadimento della suocera e di migranti conosciute attraverso lei.
    A niente valgono le pressioni per trovarsi una nuova moglie, fino a quando la perdita sarà davvero definitiva e l’irrigidimento del cuore che l’accompagna si scioglierà.

    ha scritto il 

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