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Cinque storie ferraresi

Dentro le mura

Di ,

Editore: Einaudi (ET scrittori ; 1362)

3.9
(151)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 212 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806163906 | Isbn-13: 9788806163907 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Cinque storie. Quella di Lida Mantovani, ragazza madre che sposa un brav'uomo ma non riesce a dargli un figlio; quella del dottor Elia Corcos, solitario appassionato di scienza che mal sopporta la moglie; quella di Geo Josz, di ritorno dal lager; quella di Clelia Trotti, anziana militante socialista morta in carcere durante l'occupazione nazista; il farmacista Pino Barilari, paralitico, testimone nella notte del dicembre '43 della sanguinosa rappresaglia delle brigate nere contro gli antifascisti. L'edizione delle "Cinque storie ferraresi" (Premio Strega 1956) che qui pubblichiamo è quella proposta nella loro ultima versione, rivista e approvata dall'autore.
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  • 3

    Ho iniziato questa raccolta di racconti con grandi aspettative dopo aver adorato "Il giardino dei Finzi Contini", "Gli occhiali d'oro" e "L'airone", ma purtroppo l'attesa non è stata ripagata appieno. Non sono riuscito a ritrovare in questi racconti l'atmosfera, le emozioni e i semplici scorci di ...continua

    Ho iniziato questa raccolta di racconti con grandi aspettative dopo aver adorato "Il giardino dei Finzi Contini", "Gli occhiali d'oro" e "L'airone", ma purtroppo l'attesa non è stata ripagata appieno. Non sono riuscito a ritrovare in questi racconti l'atmosfera, le emozioni e i semplici scorci di vita quotidiana sprigionati dai tre romanzi sopra citati, se non a sprazzi ne "Gli ultimi anni di Clelia Trotti" e "Una notte del '43". Bassani rimane comunque un grandissimo autore, meglio come romanziere che come scrittore di racconti. Tre stelline e mezzo.

    ha scritto il 

  • 2

    Comprato leggendone le critiche positive, ne sono rimasto deluso. Un paio delle 5 storie di cui è composto il libro sono anche ben scritte ed interessanti ma tutte mi hanno lasciato con un senso di vuoto, senza nessun grado di immedesimazione o capacità di appassionarmi ai personaggi o alla stori ...continua

    Comprato leggendone le critiche positive, ne sono rimasto deluso. Un paio delle 5 storie di cui è composto il libro sono anche ben scritte ed interessanti ma tutte mi hanno lasciato con un senso di vuoto, senza nessun grado di immedesimazione o capacità di appassionarmi ai personaggi o alla storia. Sconsigliato

    ha scritto il 

  • 3

    Abita una voce meccanica, fredda, metallica, il pensiero di Bassani; una voce che ne rispecchia, ripetendoli in infinite eco, il rigore e l'incolore, burbera severità. E a me riesce difficile conciliare lo sprezzo che colgo nel suo tono, antipatico e schifiltoso, con l'umanità che, timidamente, f ...continua

    Abita una voce meccanica, fredda, metallica, il pensiero di Bassani; una voce che ne rispecchia, ripetendoli in infinite eco, il rigore e l'incolore, burbera severità. E a me riesce difficile conciliare lo sprezzo che colgo nel suo tono, antipatico e schifiltoso, con l'umanità che, timidamente, fa capolino, di tanto in tanto, dai suoi personaggi. Ombra pettegola, il narratore si mostra per poi celarsi, getta il sasso e nasconde la mano, accettando la quiete (anche quella che cova l'orrore) pur di stare in pace. Anche se lontano dalla glaciale, leggera ed asettica atmosfera de Il giardino dei Finzi-Contini, Cinque storie ferraresi manca ugualmente di quel calore che, se autentico, riesce a convertire la comprensione in empatia.

    ha scritto il 

  • 0

    Che dire, le idee ci sono, signor Bassani, un bell’affresco della provincia italiana a ridosso del Fascismo e della Guerra. Quello che manca è uno stile che va un po’più in la del compitino scritto bene, che non infastidisce e rende la lettura scorrevole, ma che alla lunga annoia.
    Vino in abbinam ...continua

    Che dire, le idee ci sono, signor Bassani, un bell’affresco della provincia italiana a ridosso del Fascismo e della Guerra. Quello che manca è uno stile che va un po’più in la del compitino scritto bene, che non infastidisce e rende la lettura scorrevole, ma che alla lunga annoia. Vino in abbinamento. Ebbene sì, esistono anche dei vini noiosi. Ma ve ne risparmio la trattazione, che diverrei anche io noioso (ammesso non lo sia già!). Per dare un po’ di brio alla lettura andrebbero benissimo delle bollicine, Champagne in primis, ma sarei scontato, banale e anche noioso. Quindi qualcosa di meno scontato, come un saettante Bramaterra, sapido e minerale.

    ha scritto il 

  • 3

    Forse perchè l'ho letto nell'adolescenza che non era l'età più adatta per apprezzare questo autore, ho trovato questo libro freddo, triste e noioso, compreso il tanto famoso Giardino dei Finzi Contini.

    ha scritto il 

  • 1

    Ecco. A me di solito i libri ambientati nelle piccole comunità italiane, con le loro storie e i loro rituali, piacciono. Questo.... mh. Molto prolisso, paragrafi lunghissimi in cui mi perdevo a metà. Mi dispiace, non sono riuscita a finirlo :(

    ha scritto il 

  • 4

    La letteratura in forma di topografia storica

    Non vi è dubbio che “il romanzo di Ferrara” appare – sia pure a posteriori – come il titolo più appropriato per comporre in un’opera il ciclo di testi cui Bassani lavorò a lungo negli anni. La città emiliana è infatti la protagonista nonché il centro dell’universo narrativo cui l’autore dà vita. ...continua

    Non vi è dubbio che “il romanzo di Ferrara” appare – sia pure a posteriori – come il titolo più appropriato per comporre in un’opera il ciclo di testi cui Bassani lavorò a lungo negli anni. La città emiliana è infatti la protagonista nonché il centro dell’universo narrativo cui l’autore dà vita. L’asse cronologico lambisce la fine del XIX secolo, mentre le storie ruotano soprattutto intorno al ventennio fascista e la seconda guerra mondiale, o meglio ancora intorno al biennio 43-45. Sembrerebbe un impianto narrativo tradizionale, ma se lo si osserva da vicino, si scoprono molti elementi dissonanti, del tutto in linea con la crisi del romanzo esplosa a cavallo degli anni Sessanta del Novecento: il narratore onnisciente non esprime affatto l’epos popolare, semmai un punto si vista spesso parodistico della mentalità provinciale – molto meglio quando l’autore usa una prima persona autobiografica o pseudo-autobiografica; i ritratti, pur quando mettono in scena personaggi illustri, non hanno nulla di iperletterario, né tanto meno agiografico; spesso il tempo narrativo è sconvolto da clamorose prolessi e altrettanto sorprendenti interruzioni dello sviluppo diegetico; la nota più congeniale a Bassani si rivela il basso continuo degli squarci paesaggistici e degli episodi minori. Si potrebbero aggiungere altre prove per confutare l’accusa della neoavanguardia che vide in lui un “Liala del neorealismo”. A distanza di anni, perlomeno, Eco ha ritrattato l’accusa. Ciò nondimeno resta l’impressione che si ricava a mezzo secolo e più dalla prima edizione, è quella di un’irriducibile distanza temporale tra il lettore di oggi e il mondo rappresentato.

    ha scritto il