Cinque storie ferraresi

Dentro le mura

Di

Editore: Einaudi (ET scrittori ; 1362)

3.8
(475)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 212 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806163906 | Isbn-13: 9788806163907 | Data di pubblicazione: 

Postfazione: Eraldo Affinati

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Cinque storie. Quella di Lida Mantovani, ragazza madre che sposa un brav'uomo ma non riesce a dargli un figlio; quella del dottor Elia Corcos, solitario appassionato di scienza che mal sopporta la moglie; quella di Geo Josz, di ritorno dal lager; quella di Clelia Trotti, anziana militante socialista morta in carcere durante l'occupazione nazista; il farmacista Pino Barilari, paralitico, testimone nella notte del dicembre '43 della sanguinosa rappresaglia delle brigate nere contro gli antifascisti. L'edizione delle "Cinque storie ferraresi" (Premio Strega 1956) che qui pubblichiamo è quella proposta nella loro ultima versione, rivista e approvata dall'autore.
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  • 4

    Non una parola di più

    Alla sua prima pubblicazione nel ’56 questa bellissima raccolta di racconti vinse il Premio Strega, fu oggetto successivamente di varie revisioni per apparire poi nel 1974 e in seconda edizione nel 19 ...continua

    Alla sua prima pubblicazione nel ’56 questa bellissima raccolta di racconti vinse il Premio Strega, fu oggetto successivamente di varie revisioni per apparire poi nel 1974 e in seconda edizione nel 1980 come Libro primo de “Il romanzo di Ferrara”, il titolo ormai ridotto a “Dentro le mura”.
    Cinque storie prendono vita dallo sguardo umano e attento di chi a Ferrara fu legato per tutta la vita. Attingendo a piene mani da un materiale umano fortemente connotato per appartenenza geografica, storica, culturale, Bassani fa rivivere storie private saldamente intrecciate alla storia nazionale e all’umanissimo humus provinciale del quale si nutrono.
    Torri campanarie, mura, terrapieni, vecchi edifici rasi al suolo e contemplabili solo attraverso vecchie cartoline, il cimitero e Piazza della Certosa, una lapide, un marciapiede, una gloriosa e rinomata farmacia, Via Giovecca, Corso Mazzini, i palazzi, le misere case a ridosso delle mura, costituiscono gli scorci che vedono agire i protagonisti.
    Dentro le mura si è riversata la massa contadina del delta del Po, una fiorente comunità ebraica è ospitata da secoli tra alterne vicende , un’intera provincia legata ai fasti estensi vive inurbata ma relegata al ruolo subalterno decretato dallo snodo ferroviario di Bologna che la fece assurgere a “maggiore città dell’Emilia”.
    Il tempo scorre tra le vie strette del ghetto e tra le più ampie, le mura accolgono purtroppo anche gli esiti della nostra triste storia d’Italia, laddove una strana cabala decise che vi erano tutte le condizioni per amplificare il brutto: armistizio, guerra civile, rossi e neri, Salò.
    Un concentrato di possibilità di azioni si offre al comune cittadino che decide quali azioni intraprendere.
    Si nasconda l’ebreo, perisca internato in un campo lontano o torni pingue e redivivo a scuotere le coscienze e la loro indifferenza (Una lapide in via Mazzini), si assista al funerale del socialismo e delle sue icone (Gli ultimi anni di Clelia Trotti), si rinnovino le coscienze e si viva dimentichi degli eccidi (Una notte del ’43). Questi sono gli ultimi dei cinque racconti.
    I primi due preparatori fanno invece rivivere il clima cupo dell’avvento del fascismo (Lida Mantovani) e la nostalgia del tempo che fu ( La passeggiata prima di cena).
    Lo sguardo di Bassani si posa pietoso sull’uomo sia esso artefice, complice o vittima. Tutti in un modo o nell’altro deprivati dei propri sogni, delle proprie ambizioni, delle proprie scelte. Mai un giudizio da chi antifascista fu costretto al carcere o estromesso dal diritto per appartenenza “razziale”. Bastano i suoi racconti, i personaggi di questa raccolta, le atmosfere, i luoghi , le storie individuali a pareggiare i conti.
    Non una parola di più.

    ha scritto il 

  • 5

    Ferrara c’est moi.

    Autore: italiano (1916-2000). Racconti 1956.

    La città è Ferrara, sue le strade, i bastioni, le case padronali.

    Lida, un giovane amore con un ragazzo distratto che non sa cosa fare della sua vita, non ...continua

    Autore: italiano (1916-2000). Racconti 1956.

    La città è Ferrara, sue le strade, i bastioni, le case padronali.

    Lida, un giovane amore con un ragazzo distratto che non sa cosa fare della sua vita, non riesce a dare un figlio all’uomo che l’ha amata, sposata, che ha fatto da padre al figlio, che è stato compagno. Destinata ad amori interrotti.

    Clelia non riuscirà a vedere il nuovo mondo che lei ha sognato bellissimo e morirà con tutte le sue illusioni intatte. Non vedrà le contadine, trasportate come mucche, travestite per un funerale politico, stanche e affamate ricaricate sui camion verso le loro povere case, né i due ragazzi giovani, indifferenti e provocatori, immersi nelle loro stupidaggini giovanili.

    Josz, sopravvissuto ai lager, ritorna. Come in sogno (quale parte della sua vita è realtà e quale è un sogno?) gira per una città che è sempre la stessa e che pure non lo è. I suoi fantasmi non possono trovare altra via che sparire, di nuovo. Ma non è tanto Josz il protagonista, quanto la società intono e le sue filistee reazioni.

    Di Gemma e di Corcos abbiamo solo immagini. Quello che nelle passeggiate serali li ha spinti uno verso l’altra, lei goy, lui ebreo, lei poco più di una contadina, lui un medico immerso negli studi, non sappiamo cosa sia stato.
    Gemma ha avuto una bella casa, dei figli, il suo uomo presente e sempre immerso nei libri (ma forse attento alla vita circostante, anche se con l’angolo dell’occhio). Lui è diventato un medico eccellente, poco incline al mondano. Quando Gemma muore, Corcos non spezza il legame: sarà la cognata zitella a portare avanti quella vita serena.

    Doveroso citare il bellissimo film di Vancini La lunga notte del ’43.
    Ci sono alcune differenze rispetto al racconto, ma indovinate.
    La più importante è il personaggio di Franco Villani. Amante di Anna, la moglie del farmacista reso storpio dalla tabe, figlio di una delle vittime, spinto dalla famiglia ormai di sole donne a fuggire in Svizzera, è l’anima della città. Bello e superficiale, pronto a cogliere l’occasione di un piacere, ma senza un vero coinvolgimento, di fronte al vero dramma fugge, pronto a sostituire il ricordo consapevole con una vaga reminiscenza.
    Quando ritorna, per una visita di passaggio al muro dove giacquero i cadaveri, con moglie figlio svizzeri e alieni, incontra anche Sciagura, pontificante al solito bar, e in un geniale momento di pura rimozione, stringe la mano a Sciagura.

    La scrittura dolce di Bassani, nata per la memoria, ci regala 5 storie che si possono leggere parola dopo parola, anche con la voglia di conoscere la fine. E magari non ci accorgiamo che Ferrara, nonostante la topografia, è archetipo di tanta provincia. Nella storia di alcuni personaggi c’è un intero mondo che non finirà mai.
    Che i ferraresi siamo noi, con i nostri stereotipi, i nostri circoli chiusi, il nostro filisteismo, i nostri obblighi sociali dove l’affermare la necessità di un futuro relega la memoria a lapidi o gratificanti, ma sterili, celebrazioni.

    1969 - 26.04.2017

    ha scritto il 

  • 4

    Premio Strega (1956). 5 storie slegate tra loro ma ambientate nello stesso luogo: Ferrara negli anni 1900 -1948....Fascismo e dopoguerra. La mia preferita "la passeggiata prima di cena"...Gemma ed Eli ...continua

    Premio Strega (1956). 5 storie slegate tra loro ma ambientate nello stesso luogo: Ferrara negli anni 1900 -1948....Fascismo e dopoguerra. La mia preferita "la passeggiata prima di cena"...Gemma ed Elia Corcos....poteva essere una storia d'amore

    ha scritto il 

  • 3

    Semitismo e antisemitismo

    Questi cinque racconti, tutti ambientati a Ferrara, hanno come tema uno degli argomenti che ricorrono spesso nei libri di Bassani: il conflitto religioso all'interno della sua città tra ebrei e cattol ...continua

    Questi cinque racconti, tutti ambientati a Ferrara, hanno come tema uno degli argomenti che ricorrono spesso nei libri di Bassani: il conflitto religioso all'interno della sua città tra ebrei e cattolici. Bassani è l'autore che meglio descrive la principale contraddizione delle leggi razziali: il fatto, cioè, che molti ebrei perseguitati appartenessero al Partito.
    Il primo racconto ha come protagonista Lida Mantovani, una giovane ragazza incinta (oggi si direbbe ragazza-madre), abbandonata dal fidanzato ebreo. Lida torna a casa (anche la madre da giocane è stata abbandonata da un giovane ebreo) e non le resta che accettare il matrimonio con il rilegatore Oreste, molto più grande di lei. Il secondo racconto ha come protagonista ancora una giovane ragazza cattolica: Gemma Brondi, anch'essa incinta e sposata (il classico matrimonio riparatore) dal borioso Elia Corcos ( che troverà la morte nei campi di sterminio.) Il terzo racconto, invece, ha come protagonista Geo Josz, un ebreo sopravvissuto miracolosamente ai campi di sterminio. In questo racconto è presente un tema ricorrente nella letteratura post- bellica, da Elsa Morante a Primo Levi: la difficoltà dei sopravvissuti di Auschwitz a farsi comprendere o meglio a farsi credere. Il quarto racconto narra la vicenda della socialista Clelia Trotti, mentre la quinta storia racconta una vendetta fascista durante la guerra civile. Oltre a sviluppare il tema che ho già detto, il libro offre uno spaccato molto preciso della città di Ferrara durante il fascismo: si sottolinea la subalternità a Bologna, e si sottolinea, soprattutto, la paura di staccarsi fino in fondo dal fascismo. Dice Bassani, riferendosi a Ferrara: Nessun'altra città dell'Italia settentrionale aveva dato maggior numero di aderenti alla Repubblica sociale di Salò, nessuna borghesia era stata più pronta ad inchinarsi ai tetri vessilli, ai mitra e ai pugnali delle varie Milizie o Corpi speciali.

    ha scritto il 

  • 3

    e mezza

    Cinque storie pigre e autunnali, come il passeggio domenicale nelle vie di paese che mi fa da sottofondo alla lettura. Delicati ed impalpabili: questi cinque racconti sono fatti più di atmosfere che d ...continua

    Cinque storie pigre e autunnali, come il passeggio domenicale nelle vie di paese che mi fa da sottofondo alla lettura. Delicati ed impalpabili: questi cinque racconti sono fatti più di atmosfere che di personaggi od eventi, atmosfere e sensazioni sempre molto azzeccate e realistiche, dolci malinconie che mi fanno tornare, oltre che ovviamente al "Giardino dei Finzi-Contini", alla Ferrara de "Il mulino del Po". Poi, a lungo andare, tra il quarto e il quinto racconto, a forza di leggere di quella strada e quella tal piazza che si apre dopo quel vicoletto e dove si trova la tal lapide, subentra anche la lieve sensazione di avere sottomano un Tuttocittà.
    Oltre all'ambientazione ferrarese, i cinque pezzi sono anche accomunati da una serie di personaggi enigmatici e un poco decadenti, che si avviano al disastro della guerra oppure che cercano di venirne fuori.
    Dei periodi esageratamente lunghi, o forse solo decisamente abbondanti nella quantità di parole e informazioni e considerazioni, costringono a volte a tornare indietro di qualche passo con la lettura: ma comunque Bassani scrive bene e dunque questo esercizio di rilettura non è che sia di tanto disturbo.
    Di solito non sono amante dei racconti, preferisco i romanzi e soprattutto quelli bei corposi: queste cinque storie le ho lette volentieri ma mi lasciano comunque nella mia posizione di preferenza del romanzo, mi sono piaciute ma non abbastanza da invogliarmi, per ora, a cimentarmi con altre raccolte.

    ha scritto il 

  • 5

    Lida Mantovani

    Tra i miei "racconti ferraresi" di Bassani preferiti, grazie a una protagonista tanto dimessa quanto memorabile. Mi ha ricordato per la lucidità con cui descrive gli ambienti alcune opere di Zola. ...continua

    Tra i miei "racconti ferraresi" di Bassani preferiti, grazie a una protagonista tanto dimessa quanto memorabile. Mi ha ricordato per la lucidità con cui descrive gli ambienti alcune opere di Zola.

    ha scritto il 

  • 4

    Bassani è sempre Bassani

    Sono storie sghembe, vere sì, ma anche meccaniche, per non dire improbabili e non capisci bene dove ti possono portare, se hanno un senso oppure no. Frutto di una sensibilità in bilico tra l'austero e ...continua

    Sono storie sghembe, vere sì, ma anche meccaniche, per non dire improbabili e non capisci bene dove ti possono portare, se hanno un senso oppure no. Frutto di una sensibilità in bilico tra l'austero e il malizioso dove gli opposti convivono e si toccano. Ma poi c'è lo stile, il grande stile di questo autore, che quando meno te l'aspetti ti riesce a conquistare con quel suo velo fanciullesco di tristezza e di rimpianto per quel che è stato e mai più sarà.

    ha scritto il 

  • 4

    profumo di provincia

    Quando la provincia d'Italia è a misura d'uomo, viva e palpitante.
    Descrizioni memorabili di una Ferrara in un periodo storico tra i più complessi del XX secolo.

    Alcuni punti di questi racconti li ho ...continua

    Quando la provincia d'Italia è a misura d'uomo, viva e palpitante.
    Descrizioni memorabili di una Ferrara in un periodo storico tra i più complessi del XX secolo.

    Alcuni punti di questi racconti li ho trovati "troppo" Barocchi, troppo intrisi di letteratura da rendere la lettura difficile e lenta.

    Altre pagine sono di un piacere sublime sia per come descrivono la città pietra su pietra sia per come descrivono lo stato d'animo dei suoi abitanti.

    ha scritto il 

  • 3

    Desideravo leggere qualcosa di Bassani da tempo, poi a gennaio ho visitato Ferrara e mi sono ricordata di questo libro (in un'edizione Strega piuttosto datata di proprietà di mia mamma). Che dire? Bas ...continua

    Desideravo leggere qualcosa di Bassani da tempo, poi a gennaio ho visitato Ferrara e mi sono ricordata di questo libro (in un'edizione Strega piuttosto datata di proprietà di mia mamma). Che dire? Bassani scrive in modo interessante, anche se mi piacerebbe valutarlo alle prese con qualcosa di più sostanzioso di questi raccontini, che sono così delicati da sembrare acquerelli. Bellissimo nel suo insieme, perché rappresenta un bell'affresco di una città in un dato periodo di tempo, con personaggi ricorrenti che si inseguono tra le pagine. Detto questo, il tutto mi è sembrato un pochino inconcludente, e sarà ingiusto, ma questa recensione mi ha fatto davvero ridere:

    (attenzione spoiler)
    http://www.anobii.com/books/review/5455986edd9726b27f8b45cc

    ha scritto il 

  • 3

    Baf, bof, bif. Raccolta di racconti piuttosto discontinua ma senza picchi né in un senso né in un altro. I migliori sono quelli a cavallo tra il '43 ed il dopoguerra, le difficoltà dei sopravvissuti a ...continua

    Baf, bof, bif. Raccolta di racconti piuttosto discontinua ma senza picchi né in un senso né in un altro. I migliori sono quelli a cavallo tra il '43 ed il dopoguerra, le difficoltà dei sopravvissuti ai campi di sterminio a ritrovare un posto in una vita normale mentre i criminali di guerra fascisti riuscivano a cavarsela in un modo o nell'altro: un periodo piuttosto trascurato dai nostri romanzieri che hanno sviscerato in lungo e in largo le guerre partigiane ma si sono tenuti ben alla larga dalla fase della riappacificazione. Bassani per raccontarla usa uno stile pesante, prendendo le storie alla larga per poi lanciarsi in periodi lunghi, pieni di subordinate e di descrizioni, forse per riprodurre meglio i sommovimenti che avvenivano in profondità, in secondo piano, dietro le quinte.
    Fatto sta che un po' di pepe e di sveltezza in più non avrebbero guastato.
    Mi aspettavo di meglio.

    ha scritto il 

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