Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Cirkus Columbia

Di

Editore: Zandonai

3.9
(55)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8895538196 | Isbn-13: 9788895538198 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvio Ferrari

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature

Ti piace Cirkus Columbia?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Un lunatico e rancoroso emigrante fa ritorno al luogo natio, una cittadina dell'Erzegovina, dove smarrisce subito il gatto nero a cui è morbosamente legato. L'intera cittadinanza, allettata dalla promessa di una lauta ricompensa, è coinvolta nella folle ricerca del felino, emanazione infernale di bulgakoviana memoria, attorno alla quale si scatena una ridda di episodi esilaranti e tragici al tempo stesso. Ma a sovvertire il precario equilibrio della piccola comunità, già dilaniata da acredini e invidie intestine, non concorrono soltanto il gatto Bonny e i venti di una guerra fratricida, con le sue esecuzioni sommarie, le deportazioni, le fughe precipitose, i vaneggiamenti nazionalistici e il venire alla ribalta di nuova generazione di "patrioti". Sarà un innocuo, disperato trastullo - una giostra che gira senza interruzione sulla piazza - a segnare l'irruzione dell'assurdo, ovvero la clamorosa assenza di significato della Storia, nel suo stesso ripetersi all'infinito. Epopea grottesca e satira corrosiva della "rinascita croata" degli anni novanta, questo racconto a più voci esprime tutta la potenza simbolica di un estro narrativo che, in accordo con la migliore tradizione letteraria balcanica, preferisce il rovescio del mondo al suo diritto, svelando quanto siano labili i confini di una rassicurante identità privata o collettiva.
Ordina per
  • 3

    Il Fatto Quotidiano: ‘Cirkus Columbia’, l’epopea grottesca della ‘rinascita’ croata

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/15/libri-cirkus-columbia-lepopea-grottesca-della-rinascita-croata/1022959/

    ha scritto il 

  • 5

    La primera part del llibre em va fer recordar la Mequinensa de Montcada. Després canvia el fil argumental i comencen els petits dietaris i cartes que narren la transformació del poble i la gent per ...continua

    La primera part del llibre em va fer recordar la Mequinensa de Montcada. Després canvia el fil argumental i comencen els petits dietaris i cartes que narren la transformació del poble i la gent per la guerra fins que al final res queda com era.

    ha scritto il 

  • 4

    Muy buen libro aunque tenga la sensación de que falte un no sé qué. Algo floja la caracterización de los personajes. Mucho mejor el análisis del contexto histórico y del entorno social.

    ha scritto il 

  • 3

    ½ - La guerra è assurda, non è una novità ma non fa male ricordarlo

    Libro breve e che scorre via liscio questo “Cirkus Columbia”, oddio, liscio rispetto alla scorrevolezza della prosa e non certo per l’argomento trattato. Ivica Djikic raccontando le vicende di ...continua

    Libro breve e che scorre via liscio questo “Cirkus Columbia”, oddio, liscio rispetto alla scorrevolezza della prosa e non certo per l’argomento trattato. Ivica Djikic raccontando le vicende di alcuni abitanti di un piccolo paesino dell’Erzegovina descrive l’orrore della guerra fratricida. Da un momento all’altro i vicini di casa diventano i nemici. Gli amici, i compagni di scuola si trasformano in serbi e mussulmani, in gente che viene qui a prendersi quello che è nostro. L’autore crea dei personaggi fra lo strambo e il surreale per cercare di spiegare cosa accade nell’animo della popolazione quando la follia nazionalista si impadronisce delle coscienze della gente.

    Un uomo ritorna al paese dopo molti anni trascorsi in Germania, ritorna con una nuova moglie e con un gatto che adora. Al paese ritrova la ex moglie e il figlio che in pratica nemmeno conosce. Una notte il gatto esce da una finestra lasciata aperta dal ragazzo e scompare nel nulla. L’uomo è disperato, tanto da promettere una ricompensa di 2000 marchi a chi glielo riporterà. Parte da qui una storia dove rancori passati presenti e futuri emergeranno fortissimi, dove la violenza, l’alcol e l’eroina serviranno per sfogarsi e/o per trovare la pace. Una storia surreale, assurda come la guerra.

    Perché 3 stelle e ½? A causa della brevità del romanzo. A mio modesto parere, l’autore poteva sforzarsi un po’ di più e approfondire alcuni argomenti affrontati solo di passaggio; ne sarebbe venuto fuori un romanzo di certo più completo e avvincente.

    PS cinematografico: Terminato il libro mi sono detto: “Sai che c’è? Adesso mi guardo pure il film”. Non l’avessi mai fatto. Nel caso di “Cirkus Columbia” non siamo di fronte a un libro adattato per il cinema, bensì a un romanzo stravolto completamente; gli sceneggiatori o il regista o chi per loro hanno talmente cambiato la storia che non si capisce per quale motivo non abbiano cambiato anche il titolo.

    ha scritto il 

  • 4

    Nessuno mi aveva mai detto che qualcuno fosse musulmano o albanese o zingaro, e io lo riconoscevo solo dai nomi e più o meno sapevo che noi, cattolici, ci distinguiamo dai musulmani, dagli zingari e ...continua

    Nessuno mi aveva mai detto che qualcuno fosse musulmano o albanese o zingaro, e io lo riconoscevo solo dai nomi e più o meno sapevo che noi, cattolici, ci distinguiamo dai musulmani, dagli zingari e dagli albanesi, oltre che dai nomi, per il fatto che loro festeggiano il Bajram e noi il Natale, che loro vanno nella moschea e noi in chiesa, che da noi si suonano le campane e da loro si ascolta la voce dell’imam, e poi per il fatto che loro si circoncidono e noi non lo facciamo – più o meno, questo è tutto quello che sapevo a proposito delle differenze fra noi e loro. Forse c’era ancora dell’altro, ma posso tranquillamente dire che eravamo in tutto e per tutto uguali: parlavamo tutti la stessa lingua, ci vestivamo alla stessa maniera, le nostre madri ci preparavano gli stessi cibi e gli stessi dolci, le stesse identiche cose, insomma.

    C'è tutto l'orrore di una guerra assurda e fratricida in questo libro, che inizia facendoti sorridere con l'immagine di un paese come tanti, con personaggi più o meno eccentrici, così come ce ne sono stati e ce ne sono ancora nelle vite di tutti noi, che vivono uno accanto all'altro sfottendosi, aiutandosi, sputtanandosi creando una comunità variegata e colorata. E E poi questa vita viene spazzata via dalla guerra, qui accennata nei racconti di chi ha visto i propri vicini sparire, morire, scappare lontano. Vicini che fino al giorno prima era considerati tutti uguali, ognuno con un proprio posto nella città. Un libro che mescola ironia e dolore per tutto l'orrore che quelle terre hanno dovuto subire. Una bella scoperta

    ha scritto il 

  • 4

    Libro difficile da spiegare, so che ci hanno fatto un film e mi piacerebbe vederlo perché, a differenza di altri che ho letto, da questo non saprei cosa possa esserne venuto fuori.

    Hanno un modo di ...continua

    Libro difficile da spiegare, so che ci hanno fatto un film e mi piacerebbe vederlo perché, a differenza di altri che ho letto, da questo non saprei cosa possa esserne venuto fuori.

    Hanno un modo di raccontare, questi scrittori miei coetanei della ex Jugoslavia (lui, in particolare, è croato), inconfondibile: tutto spezzato, frammentario. Ma quello che dicono… o meglio, quello che non dicono, ha una grande potenza evocativa. Non descrivono la facciata di ciò che accade, il davanti, ma il rovescio, il retro. Non c’è la pura spietata violenza di una guerra, tutto ha sempre una ragione diversa, come a voler dimostrare che l’odio, l’odio etnico ad esempio, non appartiene a coloro che l’hanno vissuto e magari sostenuto, perché una scelta, o una diserzione, o una fuga, possono avere tante cause, magari l’amore, come chiunque in un qualsiasi altro posto nel mondo.

    C’è chi passa tutta la vita sulla stessa pagina dell’atlante stradale, chi, come me, si butta ovunque, e chi da lì se ne deve andare non riconoscendosi più nella lingua, religione, potere, ma non riesce a trovare il suo posto in nessun luogo e prima o poi torna.

    Credo si debba conoscere la storia dell’Erzegovina per capire il sottinteso e l’accennato del libro, ma non la storia scritta sui manuali scolastici o scandita dagli speciali dei telegiornali, bensì quella raccontata da loro, proprio da chi ha deciso di scrivere di uomini, non di cronache generali.

    C’è un’ironia dolce e una grande amarezza di contrasto. C’è satira e dileggio. C’è la storia di un emigrante arricchito che torna in patria con la bella moglie e un gatto nero, subito smarrito. Tutta la città si mobilita per trovarlo e ottenere la lauta ricompensa, una comunità già unita e divisa come lo sarà sempre più nella guerra fratricida.

    Mi è piaciuto molto il modo in cui Djikić ha descritto l’amore: non si amano davvero le persone, ma la felicità e la spensieratezza che queste fanno vivere. Tutte le perdite si accumulano nel cuore e rimane solo un: “Ci vediamo, prima o poi”.

    Sì, alla fine credo sia venuto fuori un bel film. Intenso, perlomeno.

    Per alcuni, non per tutti.

    ha scritto il 

  • 4

    Non c’è candela che duri fino all’alba.

    Tanti i protagonisti di questo romanzo, un intero paesetto dell’Erzegovina si direbbe. Le loro storie si intrecciano, siamo li spettatori delle loro vite, drammi, invidie, amori ed amicizie, in un ...continua

    Tanti i protagonisti di questo romanzo, un intero paesetto dell’Erzegovina si direbbe. Le loro storie si intrecciano, siamo li spettatori delle loro vite, drammi, invidie, amori ed amicizie, in un groviglio di sentimenti, ignari che di li a poco tutto si sarebbe sovvertito, l’ordine delle cose, la confidenza con i vicini di casa, l’amore stesso, con la guerra c’è stata solo follia, paura, serbi contro croati, un odio razziale che ha sconquassato un intero paese da Sarajevo a Mostar a Zagabria frantumando ogni credo e in nome di cosa poi? Nessuno mi aveva mai detto che qualcuno fosse musulmano o albanese o zingaro, e io lo riconoscevo solo dai nomi e più o meno sapevo che noi, cattolici, ci distinguiamo dai musulmani, dagli zingari e dagli albanesi, oltre che dai nomi, per il fatto che loro festeggiano il Bajram e noi il Natale, che loro vanno nella moschea e noi in chiesa, che da noi si suonano le campane e da loro si ascolta la voce dell’imam, e poi per il fatto che loro si circoncidono e noi non lo facciamo – più o meno, questo è tutto quello che sapevo a proposito delle differenze fra noi e loro. Forse c’era ancora dell’altro, ma posso tranquillamente dire che eravamo in tutto e per tutto uguali: parlavamo tutti la stessa lingua, ci vestivamo alla stessa maniera, le nostre madri ci preparavano gli stessi cibi e gli stessi dolci, le stesse identiche cose, insomma.

    Ironico e toccante.

    ha scritto il 

  • 4

    Amo i film di Emir Kusturika. Sono sgangherati, in alcuni casi divertenti, al tempo stesso profondamente tristi. Cikus Columbia è così, sul quella falsa riga, specchio di un periodo molto ...continua

    Amo i film di Emir Kusturika. Sono sgangherati, in alcuni casi divertenti, al tempo stesso profondamente tristi. Cikus Columbia è così, sul quella falsa riga, specchio di un periodo molto difficile, in un paese che ha attraversato una guerra a due passi da noi, nel quale diverse umanità si intrecciano. Un mondo lontano lontano, al tempo stesso vicino, con tutti i sentimenti, le paure e la stupidità con cui purtroppo ci troviamo a convivere ogni giorno. Essere felici non è semplice e ci vuole anche il coraggio e la voglia di provare ad esserlo. Aspettiamo che il circo arrivi in città, qualcuno ne sarà comunque felice.

    ha scritto il 

  • 4

    Basta un' "endovena" e la farsa si trasforma in tragedia

    C’era un sottostante rimando al cinema di Kusturica mentre leggevo questo ottimo romanzo di Ivica Diikic, giovane scrittore e giornalista croato. Quella vena grottesca, farsesca che caratterizza ...continua

    C’era un sottostante rimando al cinema di Kusturica mentre leggevo questo ottimo romanzo di Ivica Diikic, giovane scrittore e giornalista croato. Quella vena grottesca, farsesca che caratterizza magicamente i suoi film, e quella musica zingaresca di fisarmoniche e violini ad incalzare la lettura, sorretta da un ritmo narrativo perfetto privo di rallentamenti pause o sbavature, una corrente musicale trascinante.

    Una racconto a più voci che narra pensieri e gesta rocambolesche e tragiche dei cittadini di un piccolo paese dell'Erzegovina dall’inizio degli anni novanta alla fine del decennio. Focalizzando proprio il passaggio della piccola comunità multietnica da una convivenza pacifica e ignara delle diversità, alla "endovena" strumentalizzata ad hoc di odio e sospetto, dapprima serpeggiante e viva via più avvelenato, che porterà a fughe, esodi forzati, omicidi, alla guerra che tutti noi ricordiamo. E mi viene di nuovo da pensare a quanto sia labile il confine fra bene e male. A come sia facile manovrare le persone inoculando le "sostanze" adeguate all'occorrenza.

    “Nessuno mi aveva mai detto che qualcuno fosse musulmano o albanese o zingaro, e io lo riconoscevo solo dai nomi e più o meno sapevo che noi, cattolici, ci distinguiamo dai musulmani, dagli zingari e dagli albanesi, oltre che dai nomi, per il fatto che loro festeggiano il Bajram e noi il Natale, che loro vanno nella moschea e noi in chiesa, che da noi si suonano le campane e da loro si ascolta la voce dell’imam, e poi per il fatto che loro si circoncidono e noi non lo facciamo – più o meno, questo è tutto quello che sapevo a proposito delle differenze fra noi e loro. Forse c’era ancora dell’altro, ma posso tranquillamente dire che eravamo in tutto e per tutto uguali: parlavamo tutti la stessa lingua, ci vestivamo alla stessa maniera, le nostre madri ci preparavano gli stessi cibi e gli stessi dolci, le stesse identiche cose, insomma. I serbi, invece, per me erano una presenza del tutto sconosciuta … “ pag. 44

    Un romanzo davvero piacevole che ci regala il sapore di una terra vicina e ci fa capire qualcosa di più di ciò che è accaduto solo venti anni fa dall’altra parte dell’Adriatico, dove ora siamo di casa, in quel mare turchese e limpido.

    ha scritto il 

Ordina per