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Città della pianura

By Cormac McCarthy

(334)

| Others | 9788806184520

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Book Description

Primi anni Cinquanta. John Grady Cole e Billy Parham lavorano in un ranch frail Texas e il Messico. Insieme allevano cavalli, ascoltano sotto le stelle iracconti dei vecchi cowboy, si divertono al bar o al bordello. E al bordelloJohn Grady incontra u Continue

Primi anni Cinquanta. John Grady Cole e Billy Parham lavorano in un ranch frail Texas e il Messico. Insieme allevano cavalli, ascoltano sotto le stelle iracconti dei vecchi cowboy, si divertono al bar o al bordello. E al bordelloJohn Grady incontra una sedicenne così bella da cambiargli la vita. Cosìcontesa da costringerlo a scontrarsi con il protettore-filosofo Eduardo, in unduello allo stesso tempo epico e metafisico. Ultimo capitolo della "trilogiadella frontiera", Città della pianura parte dove arrivavano i primi dueromanzi, Cavalli selvaggi e Oltre il confine. In un West sempre più alcrepuscolo, la natura esplode fuori e dentro i protagonisti, splendida espietata. E se percepire il respiro delle cose, restituirlo nella forma di unasuperiore sapienza, è privilegio di pochi, nemmeno quei pochi possono cambiaregli eventi: possono soltanto far sentire la misteriosa forza che tiene insiemegli alberi, gli animali e i destini degli uomini.

57 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Cormac McCarthy - Città della pianura

    Terzo atto della trilogia della frontiera, McCarthy è sempre una lettura da brividi, da uomini duri e puri tutti d'un pezzo.

    Scrittura come di consueto asciutta ed essenziale che evoca con grande realismo la natura selvaggia, i suoi paesaggi ed i su ...(continue)

    Terzo atto della trilogia della frontiera, McCarthy è sempre una lettura da brividi, da uomini duri e puri tutti d'un pezzo.

    Scrittura come di consueto asciutta ed essenziale che evoca con grande realismo la natura selvaggia, i suoi paesaggi ed i suoi animali. Ma questo Cittá della pianura me lo ricorderó anche per la spietatezza di certi uomini e per un finale crudele, non buonista e forse per questo purtroppo tremendamente reale, perchè spesso nella vita le favole a lieto fine non esistono. Un romanzo sull'amicizia, sulla giovinezza, sull'amore e sull'onore, un romanzo che si compone di tante scene pregne di umanità (penso alla tana dei cuccioli di cane).

    Peccato solo per un epilogo un pó troppo misterioso ed onirico e per ricchezza di particolari naturali un pó inferiore rispetto agli altri due romanzi della trilogia (seppur comunque di grande pregio). Una gran bella lettura. McCarthy come al solito non delude.

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    david said on Aug 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    «Qué clase de hombre comparta sus galletas con la muerte?
    ... Che razza di morte sarebbe quella che li mangerebbe, allora?»

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    firiji said on Oct 6, 2013 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    Anche i forti soffrono.

    Giunge alla conclusione con questo "Città della pianura" la trilogia della frontiera cominciata con "Cavalli selvaggi" e "Oltre il confine".

    Nelle loro peregrinazioni lungo la frontiera John Grady Cole e Billy Parham si incontrano in uno degli ul ...(continue)

    Giunge alla conclusione con questo "Città della pianura" la trilogia della frontiera cominciata con "Cavalli selvaggi" e "Oltre il confine".

    Nelle loro peregrinazioni lungo la frontiera John Grady Cole e Billy Parham si incontrano in uno degli ultimi ranch sopravvissuti al declino dell'allevamento di bestiame e di cavalli, ed è l'occasione per instaurare una profonda e duratura amicizia.

    Ma l'insofferenza verso una vita troppo piatta ed il malinconico declino della figura del vaquero (minacciata dalla crisi del settore ma anche dall'urbanizzazione selvaggia del sud del Texas) spingerà i due pards di nuovo nel Messico, alla ricerca di ciò che il nord non può più dare.
    Lo spirito passionale di John Grady si lascerà catturare ancora una volta da quella sanguigna terra: si innamorerà di una donna irraggiungibile e questo lo porterà alla rovina, rischiando di trascinare con sè anche Billy che cerca in ogni modo di salvarlo.

    In questo terzo capitolo della saga la frontiera sembra farsi discretamente da parte, ormai avviata verso il tramonto: ma non cessano di affascinare le incredibili descrizioni dei suoi cieli sopra i suoi canyons, ma soprattutto degli animali selvaggi che si muovono liberi in un regno che però diventa sempre più piccolo. (Esemplare la scena della battuta di caccia di un branco di cani rinselvatichiti, i cui cuccioli vengono adottati dai vaqueros e diventano cani domestici).

    Fa riflettere il pensiero che McCarthy descrive la stessa America di Philip Roth e di Jonathan Franzen: i suoi uomini sono davvero molto diversi, volendo sintetizzare al massimo direi che sono la quintessenza della forza di carattere.
    Temprati dalla dura vita della frontiera, John e Billy hanno una grande autostima, non si lasciano condizionare dalla massa e neppure da saggi consigli sui folli obiettivi che si danno. I loro obiettivi vengono perseguiti con feroce determinazione, che non ammette ritardi nè pause di riflessione, nè tantomento rinunce davanti a difficoltà insormontabili.

    Questo significa che siano persone felici e fortunate? Tutt'altro. La loro eccessiva forza li conduce a non saper fare i conti col limite e col fallimento, e questo li porta alla rovina di tutti gli uomini troppo ambiziosi e sicuri di sè. John Grady morirà giovane in circostanze drammatiche, l'amico Billy (che sopravvivrà dopo aver tentato in ogni modo di salvare l'amico) non riuscirà ad adattarsi ad un mondo cambiato dove per l'uomo di frontiera non c'è più un ruolo e condurrà una vita da vagabondo.

    La prosa di McCarthy è sintetica, efficace ed essenziale. Non una sola parola non indispensabile è stata risparmiata: secca come una striscia di cuoio esposta al sole del deserto, come i dialoghi dei pards abituati ad agire, non a parlare. Questo rende il romanzo molto godibile e la sua prosa molto in linea con il mondo, gli uomini ed i bellissimi cavalli (anche qui) che descrive.

    Ben fatto, vecchio di El Paso. Ti sei guadagnato il perdono dalla micidiale ultima pagina di "Oltre il confine". Adesso ti aspetto alla prova di uomini meno duri e semplici ma forse migliori dei vaqueros della frontiera, magari un padre col suo figliolo dentro l'armageddon. (Ogni riferimento a "La strada" è puramente voluto).

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    Gauss74 said on Aug 2, 2013 | 6 feedbacks

  • 4 people find this helpful

    "L'uomo passò con il suo fardello, e lasciò per sempre quell'incrocio senza nome, e allora la donna scese di nuovo nella strada e tutti continuarono il cammino verso i luoghi destinati a ciascuno"

    Come posso seguire McCarthy quando tutte le parole dei suoi libri mi ricordano altro, mi portano altrove? Non possono nulla, i fantasmi dello scrittore di Rhode Island contro la poesia delle immagini di Malick (la fotografia riportata sulla copertina ...(continue)

    Come posso seguire McCarthy quando tutte le parole dei suoi libri mi ricordano altro, mi portano altrove? Non possono nulla, i fantasmi dello scrittore di Rhode Island contro la poesia delle immagini di Malick (la fotografia riportata sulla copertina di Città della pianura sembra un fotogramma del bellissimo I giorni del cielo), contro la forza della prosa di Vargas Llosa (la trama del romanzo di McCarthy mi ha subito fatto pensare a La casa verde).
    Lieve come un sogno che al risveglio si fatica a ricordare, Città della pianura è un racconto che esplode in infiniti frammenti (cosa atipica per il capitolo conclusivo di una trilogia), rifiutando di ricompattarsi, di trovare una forma che possa portare con sé un qualche senso. Esangui, leggerissime, le storie di Città della pianura si leggono in fretta e, altrettanto in fretta, si dimenticano.

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    alice said on Jul 25, 2013 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Provare per credere.

    Leggere Mccarthy significa sperimentare ad ogni pagina i tre stati d'animo fondamentali che porta il contatto con la Bellezza,quella con la B maiuscola:il silenzio,lo stupore e la gioia.

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    Armando said on May 4, 2013 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il gran finale della Trilogia della Frontiera

    Si può leggere anche senza avere letto i primi due, ma ovviamente è sempre meglio leggere l'intera trilogia. Scritto benissimo, raccontato con lo stile inconfondibile di McCarthy. Finalmente i protagonisti trovano il loro posto nel mondo, che non è m ...(continue)

    Si può leggere anche senza avere letto i primi due, ma ovviamente è sempre meglio leggere l'intera trilogia. Scritto benissimo, raccontato con lo stile inconfondibile di McCarthy. Finalmente i protagonisti trovano il loro posto nel mondo, che non è mai quello che il lettore si aspetta. I protagonisti mostrano tutti i loro punti deboli, e la grande storia d'amore che allaccia tutti i dialoghi e i momenti del romanzo è solo un lungo filo conduttore di significati molto più sottili e profondi. Non è forte quanto Cavalli Selvaggi, non è denso come Oltre il Confine, ma è la degna conclusione di una storia fatta di cowboy, whisky, donne, cavalli e paesaggi dimenticati tra il Messico e gli USA.

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    4roses said on Feb 18, 2013 | Add your feedback

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