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Città perfetta

Di

Editore: Einaudi

4.0
(136)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 385 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806175467 | Isbn-13: 9788806175467 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Una piccola azienda di software viene venduta alla Morgan Holding, enormecorporation. Il gruppo di amici che formano la Simpliciter - Ken, il capo,che assume solo disadattati creativi, Max il bello, Bella di Giorno la punk,Chiara la misteriosa, Conte il genio informatico - crede di poter portaredentro la Morgan le proprie idee. Ma anche la Morgan ha un progetto suigiovani maghi della Simpliciter. E la Morgan deve riuscire a vendere alpubblico il suo più grande investimento, non solo immobiliare: la mirabolanteCittà Perfetta... Una trama fitta e avventurosa, sullo sfondo di scenari cheriguardano tutti: la rivoluzione che diventa conformismo, il lavoro comecreatività o schiavitù, la sfida perenne della ribellione individuale.
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  • 3

    Mi sono sentita un po’ gabbata perché dentro il libro la città perfetta, riservata a ricchi e potenti, è sempre sullo sfondo, incombe maligna come la casetta di Psycho, ma non riesco mai a vedere come ci si sta. Invece seguo le vicende di un gruppetto di dropouts che inventa e sviluppa videogioch ...continua

    Mi sono sentita un po’ gabbata perché dentro il libro la città perfetta, riservata a ricchi e potenti, è sempre sullo sfondo, incombe maligna come la casetta di Psycho, ma non riesco mai a vedere come ci si sta. Invece seguo le vicende di un gruppetto di dropouts che inventa e sviluppa videogiochi in un ambiente libero e bello. Sviluppano anche un inquietante celentano virtuale che appare a predicare nelle tv del mondo come uno spettro che si aggirava in europa qualche tempo fa. Ma poi arriva una strega cattiva che tutto compra e tutto vuole mangiarsi in un boccone per digerirlo e risputarlo come zuppetta pubblicitaria per fare ancora più soldi. E si vuole impadronire dello spettro. Non so se noi bambini possiamo nutrire speranze per il futuro, visto che qualsiasi cosa si sogna viene presto realizzata e venduta sugli scaffali del supermercato, ma io sono cocciuta e mi nutro dei miei sogni, alla faccia delle zuppette preconfezionate ipernutrienti. E sogno città perfette per tutti.

    ha scritto il 

  • 2

    Gli ho concesso un lungo viaggio in treno...

    ...ma non mi ha convinto e quindi è finito nel mio personale cimitero dei libri abbandonati dopo solo 1 capitolo!E' che lo stile è pessimo...anzi non c'è stile...è piatto piatto
    E' la prova che non è il caso di accettare consigli di lettura da informatici/maniaci di tecnologia, anche se leg ...continua

    ...ma non mi ha convinto e quindi è finito nel mio personale cimitero dei libri abbandonati dopo solo 1 capitolo!E' che lo stile è pessimo...anzi non c'è stile...è piatto piatto
    E' la prova che non è il caso di accettare consigli di lettura da informatici/maniaci di tecnologia, anche se leggono due libri al giorno...vero Milla?

    ha scritto il 

  • 4

    Non ho tempo per commenti particolarmente articolati sul romanzo, solo un consiglio a chi passerà di qui: compralo, fattelo prestare, scaricalo, insomma leggilo, che ne vale la pena.

    ha scritto il 

  • 4

    Proprio convincente!

    Partiamo dai difetti: forse è un po' "ingenuo" nella trama, ma per il resto tanto di cappello! Ironico e divertente, avvincente e ben orchestrato. Difficile non riconoscersi nell'Italia che fa da sfondo, ma forse è la vera protagonista di questo romanzo, l'Italia dei "cattivi imprenditori" ben pi ...continua

    Partiamo dai difetti: forse è un po' "ingenuo" nella trama, ma per il resto tanto di cappello! Ironico e divertente, avvincente e ben orchestrato. Difficile non riconoscersi nell'Italia che fa da sfondo, ma forse è la vera protagonista di questo romanzo, l'Italia dei "cattivi imprenditori" ben più nefasti dei "cattivi maestri", l'italia di "una risata vi seppellirà" che forse è ancora la speranza più reale che ci rimane. Devo dire che "la terza metà" mi era piaciuto, ma preferisco decisamente questo. Forse risulta ancora così attuale che sembra scritto in questi giorni...e questo è un pregio del libro, ma un drammatico difetto dei nostri tempi!

    ha scritto il 

  • 4

    affezionarsi ad un gruppo di nerds

    Non c'è che dire, bello...nonostante il ritmo ad un certo punto cali si riprende nel finale.
    Ed ora che è finito mi manca un po' la "famigliola" della Simpliciter.

    ha scritto il 

  • 4

    marketing e nerds

    geni informatici, disadattti sociali, lavorano come creatori di videogiochi in un piccola società, sullo sfondo una grande azienda che li vuole acquisire e, nello stesso tempo, mira alla creazione di una "città perfetta" accessibile solo dietro superamento test Q.I. e relativo test contobancari ...continua

    geni informatici, disadattti sociali, lavorano come creatori di videogiochi in un piccola società, sullo sfondo una grande azienda che li vuole acquisire e, nello stesso tempo, mira alla creazione di una "città perfetta" accessibile solo dietro superamento test Q.I. e relativo test contobancario.
    mi ha ricordato molto le città nella periferia milanese, con guardiani, scuole, piscini, fiumi e cigni.

    belli tutti i protagonisti, le loro storie, la ribellione al conformismo tranne poi finirci dentro...

    ha scritto il 

  • 3

    Inizia molto bene bene ma scade in un finale un po' banale. Crea delle aspettative che non rispetta. I personaggi principali sono troppo stereotipati e non risultano credibili.
    Ottima e magnetica la scrittura a storie parallele che si intersecano.
    Piacevole, nulla di più.

    ha scritto il 

  • 5

    Potremmo tranquillamente definirlo libro generazionale. Se proprio dobbiamo dare un'etichetta.
    Ma le etichette troppo spesso non significano niente: del resto pure il prosecco si chiama uguale se lo compri al discount o se prendi un Mionetto... il sapore però...
    Pispisa "imbottiglia", ...continua

    Potremmo tranquillamente definirlo libro generazionale. Se proprio dobbiamo dare un'etichetta.
    Ma le etichette troppo spesso non significano niente: del resto pure il prosecco si chiama uguale se lo compri al discount o se prendi un Mionetto... il sapore però...
    Pispisa "imbottiglia", in modo superbo, un "prosecchino" superlativo.
    Perché è brioso, perché parla di giovani e lo fa senza ruffianerie di sorta, ne mette a nudo le debolezze, le paure, le aspettative quasi prendendoli, prendendoci, in giro. Parla di una realtà in mano a chi sa convincerci di quali sono i nostri bisogni, che ci vende cose per farci sentire sereni... ma la serenità è avere davvero quelle cose oppure...?
    Ecco proprio questo: Pispisa tra risate, colpi di scena, profonde infinocchiature e qualche attimo in cui ti si ferma il cuore, fa riflettere.
    Una riflessione profonda che esula dalle cose per far pensare alle direzioni.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Questo libro è come se fosse diviso in tre parti.
    All'inizio è un po'"gigione", ci sono diversi luoghi comuni sugli informatici e sembra che l'autore voglia fare il simpatico con il lettore.
    Poi, dopo il suicidio di Fanny e Max, tutto diventa molto cupo e le due vicende parallele, que ...continua

    Questo libro è come se fosse diviso in tre parti.
    All'inizio è un po'"gigione", ci sono diversi luoghi comuni sugli informatici e sembra che l'autore voglia fare il simpatico con il lettore.
    Poi, dopo il suicidio di Fanny e Max, tutto diventa molto cupo e le due vicende parallele, quella dei creativi della Simpliciter e quella di Ganimede Borsch e figlia convergono.
    Infine l'epilogo è cinico ma purtroppo molto verosimile.

    ha scritto il