City

Di

Editore: BUR Biblioteca Universale Rizzoli (La Scala)

3.5
(5446)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 322 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Catalano , Francese , Finlandese , Portoghese

Isbn-10: 881786563X | Isbn-13: 9788817865630 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Filosofia

Ti piace City?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
"Questo libro è costruito come una città, come l'idea di una città. Mi piaceva che il titolo lo dicesse. Adesso lo dice. Le storie sono quartieri, i personaggi sono strade. Il resto è tempo che passa, voglia di vagabondare e bisogno di guardare. Ci ho viaggiato per tre anni, in "City". Il lettore, se vorrà, potrà rifare la mia strada. È il bello, e il difficile, di tutti i libri: si può viaggiare nel viaggio di un altro? Quanto ai personaggi - alle strade - c'è un po' di tutto. Ci sono uno che è un gigante, uno che è muto, un barbiere che il giovedì taglia i capelli gratis, un generale dell'esercito, molti professori, gente che gioca a pallone, un bambino nero che tira a canestro e ci becca sempre. Gente così." (Alessandro Baricco)
Ordina per
  • 4

    La storia, se riesci a percepirne il ritmo, arriva quando meno te lo aspetti in un modo che non ti aspetti. È lieve ed indolore il procedere ma il sipario si chiude su bramati finali inattesi.
    Maschil ...continua

    La storia, se riesci a percepirne il ritmo, arriva quando meno te lo aspetti in un modo che non ti aspetti. È lieve ed indolore il procedere ma il sipario si chiude su bramati finali inattesi.
    Maschile. Geniale.
    Buona lettura.

    ha scritto il 

  • 0

    Questo libro è considerato dalla gran parte dei lettori il meno bello di Baricco. Si dice che si fa fatica a leggerlo e che non ha un filo logico e né un senso.
    A me piace.
    Mi piace soprattutto per l ...continua

    Questo libro è considerato dalla gran parte dei lettori il meno bello di Baricco. Si dice che si fa fatica a leggerlo e che non ha un filo logico e né un senso.
    A me piace.
    Mi piace soprattutto per la tecnica e per l'ingegno con cui è strutturato. E solo un genio come Baricco poteva inventarsi un libro così. Così come l'idea di una città. Ma per apprezzarlo non devi correre tra le pagine, perché le pagine sono le strade, le piazze, i giardini, interi quartieri.
    E solo se ti soffermi e guardi bene ne noterai i colori, le sfumature, gli odori, i rumori.
    È un dolce e lento vagabondare questo libro.
    È tempo che passa e bisogno di guardare. È un viaggio.
    E all'improvviso ti trovi dentro ad una palestra e ad incontro di boxe. Larry che voleva fare la boxe. Ma lui non aveva mai dato un pugno in vita sua. Il suo allenatore si. Era un pugile e ai suoi tempi la boxe la faceva per fame.
    E poi ti fermi davanti ad un campetto di calcio e un ragazzo grida "pallaaaaaaa". Ma il prof Taltomar non si muove mai. Lui sta seduto con lo sguardo fisso verso il campo. Perché, del resto, come lui dice "o giochi o guardi".
    O professor Kilroy, bella la conversazione su Monet. Lei mi ha parlato delle ninfee come mai nessuno ha fatto.
    Shatzy, o Shatzy portami a Closingtown, fammi conoscere lo sceriffo Wittacher con l'accento sulla i.
    Prof Bandini la sua teoria che gli uomini non hanno case ma verande, mi pervade di malinconia. Lei ha riassunto tutta la condizione umana in un'immagine. Un' immagine che ho davanti agli occhi: gli uomini stanno sulla veranda della propria vita.
    Gould, o piccolo Gould. Presentami i tuoi amici immaginari il gigante e il muto. Il mondo ti ha attaccato l'etichetta di genio, a 11 anni ti sei laureato in fisica quando tu sognavi solo di essere un bambino.
    E ho conosciuto un generale ... cioè non proprio un generale. E poi un ragazzino nero che gioca a basket e che non sbaglia un canestro ed un barbiere che il giovedì taglia i capelli gratis.... insomma gente così.
    E tutti insieme fanno un mondo. Un mondo perché ognuno di loro ha una storia in tasca.
    Storie che non vogliono insegnarti nulla. Vogliono solo essere ascoltate.

    ha scritto il 

  • 5

    6. L'onestà intellettuale è un ossimoro

    Questo libro ha a che fare con una promessa.

    Il 23 maggio 2003, prima che succedessero tante - tantissime - cose, arrivata all'ultima pagina di questo libro, avevo promesso a me stessa che l'avrei ril ...continua

    Questo libro ha a che fare con una promessa.

    Il 23 maggio 2003, prima che succedessero tante - tantissime - cose, arrivata all'ultima pagina di questo libro, avevo promesso a me stessa che l'avrei riletto. Un giorno. Prima o poi. Io le promesse le ricordo e in questo periodo ne ho infranta una.
    Una di quelle fatte a me stessa, che avevo il sacrosanto diritto di farmi. E l'ho infranta. E ora posso dire che l'infrangerei altre mille volte. Perchè sì. Perchè la vita è una e perchè vaffanculo!
    E allora, per un assurdo bisogno di mantenere l'equilibrio tra promesse infrante e promesse mantenute, ho dovuto rileggere City.
    Per me.
    Presente quando hai bisogno di fare una cosa solo per te stesso? Ecco.
    Solo che poi, come sempre negli ultimi 4 anni, tutto si riconduce ad altro. Ti metti lì a leggere per non pensare e ti trovi dentro un incontro di boxe, per dire. Ti sorprende?
    Così non stavo più leggendo per me, ma per trasmettere "la meraviglia" a suon di matita che sottolinea frasi.

    Shatzy, portami a conoscere il vento di Closingtown, fammi vedere lo sceriffo partito innocente e tornato colpevole. Fammi sentire com'è il suono di sei spari definitivi e mortali. Fammi conoscere Bird e Mr. Wittacher con l'accento sulla i.
    Gould, fammi la cronaca seduto sul cesso degli incontri di Larryyyy Lawyeeeeeer Gorman. Parlami di Mondini e della sua palestra di boxe di cui conosco l'odore e uno dei pugili. Fammi nondire le cose da Poomerang. Insegnami come distinguere un terzino destro da un sinistro solo guardandoli in foto.

    Vieni, Amore, ti presento il prof. Mondrian Kilroy: ti parlerà di Monet come nessuno ha mai fatto prima. Ti mostrerà come un uomo sia disposto a svendere le proprie idee solo per scoparsi belle ragazze. Ti presento il prof. Taltomar, a cui puoi chiedere qualsiasi cosa di arbitraggio e come non muoversi mai quando qualcuno ti urla "pallaaaaa!" (del resto o guardi o giochi). Ecco Carver che serve whisky in un saloon, dove lavora una puttana che prima era la maestra della città, città dove tutti gli orologi sono fermi.

    Prendimi per mano e fai ancora un viaggio con me.

    ha scritto il 

  • 4

    Tutto questo sbandare da una parte all'altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare diritti.

    Dedico sempre grande attenzione ad Alessandro Baricco. Oltre agli autori stranieri che compongono gli scaffali della mia libreria, che mangio e bevo come un pranzo frugale e genuino con avidità ogni g ...continua

    Dedico sempre grande attenzione ad Alessandro Baricco. Oltre agli autori stranieri che compongono gli scaffali della mia libreria, che mangio e bevo come un pranzo frugale e genuino con avidità ogni giorno, la mia anima romantica si ciba anche di questo autore italiano, da qualche tempo alla guida di un treno che ha un suo posto speciale dove arrivare. E di questi treni, in poco tempo, ne ho preso a bizzeffe. Come messaggi, annotazioni sintetiche e quasi telegrafiche, che testimoniano una mente consapevole della natura articolata e pluralistica del mistero della psiche umana. Con profonde concezioni che trasmettono una certa malinconia, e che dilagano su diversi fronti.
    Ad accogliermi è sempre qualcosa generato con certo sforzo e illusione. Un'incarnazione di un impegno solitario, la cui durata è sconosciuta, come un sogno incubato a lungo. E ad affascinarmi è sempre qualcosa che si modifica continuamente. Una sostanza perpetua soggetta a repentine modifiche; apparizioni provvisorie che si protraggono all'infinito, in una corrente di parole e sogni che trascinano rapidamente in tutto ciò in cui risiedono le meraviglie racchiuse di ognuna.
    Da lettrice onnivora, ho dovuto attenermi in modo forse troppo rigido a tali spericolate ed ascetiche immersioni ma, quando ne ho desiderio, mi capita di toccare con i polpastrelli il dorso di ogni singolo figlio di carta che, con spudorata possessione, allevo con estrema cura. Ho sempre pensato che quando si viene colti da certi desideri irrefrenabili, come quello di mangiare una spessa bistecca o una pizza ricca e fumante, è perché il corpo, in quel momento, ha bisogno di un certo nutrimento e manda un segnale. E a questo tipo di richiamo bisogna sempre rispondere.
    Amo circondarmi dell'aura lucente di figure strambe e insolite, o, in questo caso, senza anima, passato, colore o identità; e per allietare la mia anima e controllare i miei istinti o impulsi non ne evito i consumi eccessivi, nonostante sia circondata da una piccola cerchia di predicatori che giorno dopo giorno si ostinano c0n l'idea che dovrei astenermi completamente dai libri per qualche giorno. Per me i romanzi sono sempre stati un antidoto alla tristezza, alla solitudine, all'incomprensione e da troppo tempo ne sono completamente ossessionata. Ossessionata dall'odore delle pagine, fresche o ingiallite; da righe, contorni e sfumature indelebili, che danno una prova sempre nuova di un amore perpetuo e instancabile. Leggo per proteggermi, per rifiutare o per oppormi. La realtà dispera di raggiungerci dai limiti della nostra quotidianità, e, io, come lettrice, ho il compito di custodire un tempio in cui mediante parole posso vantarne le meraviglie. Da dove ha origine tutto questo, è una questione a parte. E un giorno, prima o poi, qualcuno ci rifletterà su.
    Nella mia anima non ha risieduto alcun pezzo di banalità, nel momento in cui City mi diede l'opportunità di essere protagonista di svariate sensazioni. Sensazioni in cui ho potuto sentirmi affascinata per aver "visto" cose e persone che prima avevo ignorato volontariamente in maniera completamente diversa. C'erano solo lunghi gesti ininterrotti e sfinenti; l'importanza di saper coniare storie astruse, rimanendo in ascolto il tempo necessario per accogliere la lucentezza di ogni cosa; un putiferio di cose, voci, rumori e colori la cui origine risiede in superfici curve, viste nel romanzo come rappresentazioni di una via di fuga attraverso la quale il reale sfugge al suo destino di struttura forte. Per qualche giorno ho visto l'anima di questa storia messa completamente a nudo, ipotizzandone l'origine e la struttura. Delimitandone i contorni, attraverso minuscole feritoie che mi hanno permesso di cogliere l'artificiosità di un mondo senza senso. In sere in cui l'aria è stata fredda e pungente, e il mondo sembrava essersi assentato, protagonista di un viaggio stravagante e insolito. Fra il fragore di rumori strani, rumori che di giorno non si avvertono, come briciole di cose che sono rimaste indietro e che adesso si danno da fare per raggiungerlo, e arrivare puntuali nel ventre di un prisma planetario e splendente. Ogni volta che mi muovevo avvertivo qualcosa di molto strano nella mia testa, in un insieme di cose che hanno sconcertato nel momento giusto, hanno sfociato in una massa disomogenea come qualcosa di ubriaco, folle e implacabile in cui l'anima di chi legge diviene un punto in un nulla che non si riesce a distinguere.
    Riconoscere la provenienza di questa storia non è stato per nulla semplice. Il suo rintocco, sprigionato bruscamente da un manrovescio scaraventato su un ring, correndo lungo i vicoli bui di una città sconosciuta, in rimasugli di idee e concezioni filosofiche sbavate nello spazio, mi ha tenuta prigioniera in un buco nero come la pece che ha inghiottito ogni cosa. I colori. La felicità.
    Creando una sequela di immagini non sempre chiare, talvolta belle da generare meraviglia, grumi di cose perdute o cancellate che tuttavia non riescono ad arrivare negli occhi, quello che si avverte fra le pagine di City è una percezione a singhiozzo. Il risultato finale è una condizione inconfutabile, scritto in calce alla vita, con inchiostro rosso sangue. La condizione dell'esserci.

    La vita vera non parla mai. E' solo un gioco d'abilità, roba che vinci o perdi, te lo fanno fare per distrarti, così non pensi.

    Il lettore si porta dentro un giovane narratore che, per quasi tutto il tempo, ci narra una storia che non ha mai avuto un inizio ma ricca di mille sfumature. Un narratore che riposa nelle viscere del dodicenne Golden, che trasmette la sua solitudine e la sua saggezza addossandoci quasi forti responsabilità, e che riesce a far trapelare mediante acute osservazioni e riflessioni.
    Una storia alquanto stramba, ma particolare che, sebbene non la migliore fra quelle lette in passato, mi ha fatto prendere consapevolezza come i romanzi di Baricco sono una continua scoperta. Storie che non si dimenticano proprio per la sua natura stravagante, incidendo involontariamente un segno sul cuore. Allietando giornate fredde e malinconiche con la sua concezione delle idee come galassie di piccole intuizioni. Nel giro di vite di svariati personaggi che compongono una specie di grande famiglia dove si scambiano idee o riflessioni per metterle a confronto.

    Quando ti accade di vedere il posto dove saresti salvo, sei sempre lì che lo guardi da fuori. Non ci sei mai dentro. E' il tuo posto, ma tu non ci sei mai.

    ha scritto il 

  • 3

    null

    Mah! Baricco ha costruito un intero libro su una storia praticamente inesistente, che poteva essere riassunta in due righi, aggiungendoci storie parallele e surreali da cornice. Ci sono delle pagine i ...continua

    Mah! Baricco ha costruito un intero libro su una storia praticamente inesistente, che poteva essere riassunta in due righi, aggiungendoci storie parallele e surreali da cornice. Ci sono delle pagine interessanti e originali, ad esempio ho apprezzato molto il personaggio di fantasia Larry Lower e il suo mondo della boxe ed anche il western inventato da Shatzy, la giovane e sui generis governante. Il tutto però è "cucito" in modo scoordinato e forzato, con un personaggio principale, Gould, un ragazzino genio e sostanzialmente infelice, che non suscita simpatia. Baricco scrive bene, ma spesso la sua appare una scrittura autoreferenziale, un esercizio virtuosistico terribilmente pesante e noioso, soprattutto nelle prime cento pagine. Insomma, idee buone composte malamente a mio avviso.
    Mi auguro di riscattare questo autore, che pure non mi era dispiaciuto in Seta.

    ha scritto il 

  • 4

    Quel meraviglioso equilibrio

    Una lettura fantastica e piacevolissima, rilassante e coinvolgente. Come tutti i migliori di Baricco, un vero piacere di contraddizioni: personaggi stravaganti e speciali per una pagina ma estremament ...continua

    Una lettura fantastica e piacevolissima, rilassante e coinvolgente. Come tutti i migliori di Baricco, un vero piacere di contraddizioni: personaggi stravaganti e speciali per una pagina ma estremamente umani due righe dopo, situazioni surreali ma raccontate in maniera realistica e "normale", perle di filosofia e saggezza alternati a dialoghi minimali e verissimi. Il flusso di coscienza diventa sempre piú intenso e mi piace cosí tanto, il linguaggio e lo stile sono cosí raffinati ma rilassati, che ogni tanto quasi mi dá fastidio. La bravura di Baricco mi dá quasi fastidio. L'alternanza tra la trama principale di Shatzy e Gould e gli aneddoti e le storie di boxe, western, calcio e professori é perfetta, una tazza di té sul divano dopo una corsa e prima di andare al supermercato. Volevo sottolineare i passaggi che mi piacevano di piú mentre leggevo, e ho lasciato perdere perché avrei finito sottolineando tutto. Altamente consigliato.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante a metà

    Ho trovato un sacco di riflessioni interessanti e frasi significative nella storia principale di Shatzy e Gould, che mi ha molto incuriosita, mentre sono rimasta molto annoiata dagli intermezzi. Proba ...continua

    Ho trovato un sacco di riflessioni interessanti e frasi significative nella storia principale di Shatzy e Gould, che mi ha molto incuriosita, mentre sono rimasta molto annoiata dagli intermezzi. Probabilmente perchè trattano di due sport che non mi interessano e di un genere di cui faccio volentieri a meno; in ogni caso mi sono ritrovata a fare quella cosa odiosa che non faccio mai: saltare le pagine. Saltare le storie superflue per vedere come la principale va avanti. Tenendo conto che queste storie rappresentano almeno una buona metà del libro, e che in ogni caso ci ho messo comunque tanto per finirlo pur avendo il tempo per leggerlo, direi che non è stato tra i titoli che ho preferito di Baricco. In testa rimane ancora Oceano Mare, seguito da Novecento, poi Seta e i Barnum. La storia principale era davvero buona, credo avrebbe potuto tener testa al tutto il resto, formando un libro dedicato solo a Shatzy e Gould, senza le altre mini-storie riempitive.

    ha scritto il 

Ordina per