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Ciudad

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Publisher: Ediciones Minotauro

4.2
(582)

Language:Español | Number of Pages: 312 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Turkish , Japanese , Dutch , Polish , Czech , Slovenian

Isbn-10: 8445074121 | Isbn-13: 9788445074121 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Book Description
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  • 4

    C'ERANO UNA VOLTA... GLI UMANI!

    Otto racconti per narrare una leggenda, la leggenda della civiltà umana; una civiltà la cui esistenza si perde nelle nebbie del tempo e che per la razza canina, evolutasi successivamente ad essa, si trasfigura nelle immagini del mito.
    Questo gran bel romanzo di Simak ci parla dell’evoluzion ...continue

    Otto racconti per narrare una leggenda, la leggenda della civiltà umana; una civiltà la cui esistenza si perde nelle nebbie del tempo e che per la razza canina, evolutasi successivamente ad essa, si trasfigura nelle immagini del mito.
    Questo gran bel romanzo di Simak ci parla dell’evoluzione e di come essa possa, almeno nei mondi dell’immaginazione, intraprendere strade del tutto originali. Qui, infatti, l’umanità, nel corso della sua storia, ha trovato come conseguire un’utopica felicità attraverso un modo nuovo di percepire l’universo che la circonda; per fare ciò, però, essa ha dovuto abbandonare il pianeta Terra lasciandolo così a disposizione dei processi evolutivi di altre creature, ovvero i Cani e non solo.
    Per tutto il testo è possibile quasi toccare con mano un velo di malinconia che prende forma nella figura del robot Jenkins, poiché, attraverso di lui, si dipanano i ricordi sul passato degli uomini ed, in particolare, sulle vicende della famiglia Webster e dei suoi componenti che, nel corso delle generazioni, si sono succeduti. Jenkins è, a mio avviso, un punto focale del romanzo; un personaggio che non solo compare in tutte le vicende narrate ma che, nonostante la sua natura robotica, esprime, nei suoi comportamenti verso il prossimo, una grande umanità; in questo, è facile accostarlo ai robot di Asimov, contemporaneo di Simak, il quale, nel 1952, anno di pubblicazione di questo romanzo, aveva già detto molto sulle menti artificiali.
    Bello!

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  • 4

    Lessi molto Simak (non questo, però, o meglio solo uno dei racconti del libro) molto (molto) tempo fa. Mi rimase una suggestione di riverenza per l'autore, quasi un obbligo per un cultore della fantascienza: "Simak? Wow."


    Difficile, oggi, esprimere un giudizio su questo romanzo che, notori ...continue

    Lessi molto Simak (non questo, però, o meglio solo uno dei racconti del libro) molto (molto) tempo fa. Mi rimase una suggestione di riverenza per l'autore, quasi un obbligo per un cultore della fantascienza: "Simak? Wow."

    Difficile, oggi, esprimere un giudizio su questo romanzo che, notoriamente, è considerato il capolavoro di uno dei più grandi autori di fantascienza dell'età classica e, quindi, una pietra miliare del genere in sé e per sè.
    Già con questa premessa, è facile rispondere: davvero è tutto qui?

    Onestamente, l'impressione di un caposaldo del fantascientifico sfugge. Il che semina incertezze (inquietanti, per noi appassionati) sulla possibilità di assegnare l'attributo "classico" al genere SF; forse la fantascienza invecchia molto rapidamente, più rapidamente del fantasy (con buona pace dei detrattori e di chi ha sempre considerato il fantasy il fratello "minore", piccolo e sfigato, della fantascienza).
    A questo punto mi viene voglia di rileggere Asimov.

    Ma passiamo al libro (che è una raccolta di racconti sullo stesso argomento, quindi, alle volte, può apparire un po' scombinato nello stile e nel ritmo).

    L'elemento tecnologico e una certa coerenza nell'intreccio sono completamente trascurati, in un modo che, talvolta, sa fastidiosamente di trascuratezza o pigrizia.
    Il senso della storia c'è, tuttavia, e soprattutto c'è un senso di meraviglia per questa idea, totale, stordente, del tempo eternamente in moto, che trascina con sé gli esseri viventi e i pianeti senza pietà (il titolo italiano è veramente azzeccato).

    È un po' un romanzo sull'evoluzione (intesa nel senso darwiniano) e sulle ucronie evoluzionistiche, ma anche sul valore dell'individualità (l'azione di un attimo di un singolo individuo che plasma il futuro cento, mille, diecimila anni in avanti).

    Suggestionato dal libro, si osserva la città fuori dalla finestra e si è invasi da due sentimenti contrastanti: dal senso di precarietà (quegli edifici pochi anni fa non c'erano, e in futuro non ci saranno più, così come il sottoscritto) e dal senso di eternità, di - appunto - "anni senza fine" (la vita in tutte quelle case che mutano passa da una generazione all'altra; brodo primordiale, dinosauri, piramidi, grattacieli e domani? La vita, il mondo, le stelle, sono in continua evoluzione, mutano e quindi sono eterni).

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  • 4

    Un po' sconclusionato ma molto visionario.

    Se vi capita sotto mano l'edizione con la traduzione di Tom Arno gettatela nel cestino e procuratevene un'altra.

    Cronologia dei nove racconti che compongono il romanzo:
    - 2008 (John J. Webster), City, maggio 1944
    - 2117 (Jerome ...continue

    Un po' sconclusionato ma molto visionario.

    Se vi capita sotto mano l'edizione con la traduzione di Tom Arno gettatela nel cestino e procuratevene un'altra.

    Cronologia dei nove racconti che compongono il romanzo:
    - 2008 (John J. Webster), City, maggio 1944
    - 2117 (Jerome A. Webster, Juwain il filosofo marziano), Huddling Place, luglio 1944
    - 2183 (Bruce Webster, Grant l'ufficiale del censimento, Joe il ragazzo Mutante), Census, settembre 1944
    - 3070 (Fowler, Towser il suo vecchio cane), Desertion, novembre 1944
    - 3080 (Tyler Webster, Joe il maturo Mutante) Paradise, giugno 1946
    - 4100 (Jon Webster), Hobbies, novembre 1946
    - 9000 (Jenkins, Cobbly L'Ombra), Aesop, dicembre 1947
    - 14000 (Jenkins il robot), Trouble with Ants, gennaio 1951
    - 14000 (Jenkins il robot), The simple way, 1952
    - 1000000 (Jenkins il robot), Epilog, 1973

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  • 4

    Dormire anni (nostalgici) senza fine...

    Trovato per caso a un mercatino dell'usato semi inaspettato in Campo San Pantalon (unico Urania presente) a due euro e portato a casa al volo perché, stranamente, conoscevo l'autore in questione, ho poi scoperto che questo è ritenuto da molti un capolavoro: non è stato così per me ma non è andata ...continue

    Trovato per caso a un mercatino dell'usato semi inaspettato in Campo San Pantalon (unico Urania presente) a due euro e portato a casa al volo perché, stranamente, conoscevo l'autore in questione, ho poi scoperto che questo è ritenuto da molti un capolavoro: non è stato così per me ma non è andata affatto male!

    La crisi dell'umanità, il lento spopolarsi del pianeta Terra, la fuga verso Giove, la scomparsa degli uomini, il dominio dei cani e degli automi e la comparsa di una nuova specie dominante. Tutto questo vissuto in forma di aneddoti "mistico-fiabeschi" legati tra loro da un filo narrativo costante ma flebile, aneddoti scritti, narrati e tramandati dalla razza che ora domina la Terra, libera finalmente dal dominio umano: i cani.

    Grazie a uno stile diretto e molto attento ai particolari (quelli scientifici esclusi - parte della storia si svolge sulla "superficie" (?) di Giove...), Simak conia un buon romanzo che ha nelle emozioni umane, nostalgia e "senso della fine imminente" in primis, il suo punto forte: di SF, a parte qualche riferimento a viaggi nel Sistema Solare e poco altro, c'è infatti ben poco e il tutto si sofferma e si adagia più "uniformemente" su temi (ben sviluppati, bisogna dirlo) psicologico-sociali.

    Ben descritto e veramente quasi palpabile, il lungo declino della razza umana, pur essendo concepito in maniera singolare e interessante, non risulta altrettanto totalmente convincente nel suo sviluppo, diviso in parti simil-distinte riconducibili, con svariati salti in avanti nel tempo, allo stesso "filone": questa opzione narrativa (i capitoli erano originariamente singoli racconti pubblicati uno alla volta), se da un lato è originale e piacevole, dall'altro ha un effetto di 'spezzettamento' della storia che, presa tutta insieme, nella sua interezza, avrebbe potuto avere più intrippantezza e consequenzialità (in pratica: i post-it introduttivi "cinonarrati" sono abbastanza monotoni e/o contraddittori e spezzano inutilmente la narrazione).

    Il livello "riflessivo" del romanzo è veramente alto e molteplici riflessioni su praticamente tutti i piani di pensiero umani vengono facilmente alla mente, pagina dopo pagina, nel corso della lettura: questa la chiave di volta dell'intero romanzo, chiave di volta che, pur essendo accompagnata da una ben concepita e studiata spiegazione-base e non essendo affatto sparata lì "tanto per", convince spesso ma non sempre, risultando in qualche occasione esageratamente naif o esageratamente complessa.

    La traduzione (non si sa di chi...) è ben fatta e, a parte qualche svarione su cui farsi due sane risate, fila senza problemi.

    Una buona lettura, su cui riflettere con attenzione per capire meglio l'uomo e le sue (reali) caratteristiche! :)

    ps. Viva Jenkins e occhio alle formiche! :)

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  • 3

    Un clásico que ha envejecido mal.

    Esta novela es un libro importante en el genero de sci-fi desde su publicación, pero he de decir, que ha envejecido mal. Es una de esas novelas clásicas del género mas preocupada por implicaciones morales y metafísicas, que por los elementos típicos de la ciencia ficción moderna, tales como un de ...continue

    Esta novela es un libro importante en el genero de sci-fi desde su publicación, pero he de decir, que ha envejecido mal. Es una de esas novelas clásicas del género mas preocupada por implicaciones morales y metafísicas, que por los elementos típicos de la ciencia ficción moderna, tales como un determinado avance tecnológico que enmarca una aventura. La novela no es mala, pero el principio es lento y los avances en ciencia que expone son inverosímiles hoy en día. Con todo, no es una novela mala, y tiene puntos buenisimos como Jenkins o la visión del universo por parte de los perros.

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  • 4

    "........un mondo, e poiun altro, un mondo dopo l'altro, come le perline infilate in una collana. Un mondo che cammina sulle orme del precedente. Il domani di un mondo e' l'oggi di un altro. E ieri e' domani e domani e' il passato. Anni senza fine."

    said on 

  • 4

    Dopo aver attraversato per intero l'universo di Asimov, la valutazione di City di Simak non può che passare dal confronto con Asimov stesso.
    Simak racconta con uno stile diverso, molto meno scientifico, ma maggiormente impregnato di descrizioni degli aspetti caratteriali dell'umanità. Non c ...continue

    Dopo aver attraversato per intero l'universo di Asimov, la valutazione di City di Simak non può che passare dal confronto con Asimov stesso.
    Simak racconta con uno stile diverso, molto meno scientifico, ma maggiormente impregnato di descrizioni degli aspetti caratteriali dell'umanità. Non che Asimov non lo facesse, ma in Simak questo lato emerge in maniera preponderante.
    Il primo impatto è comunque positivo, per una storia che va in crescendo, e un finale che lascia forse sospesi, ma, ripensandoci sopra, forse nemmeno troppo.

    "Un uomo deve conservare qualcosa di antico, qualcosa a cui si possa aggrappare, qualcosa che rappresenti un'eredità e una missione e una promessa."

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  • 5

    Bellissimo

    Questo libro l'ho letto ormai diverso tempo fa, quindi non sono in grado di esprimere un giudizio approfondito, posso solo rimarcare un'ovvietà, questo romanzo è un capolavoro e non solo della fantascienza.

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  • 4

    La quinta stella sfuma proprio per una questione di anni finiti. La sessantina d'anni trascorsi dalla prima pubblicazione di questo romanzo ha indebolito la forza dei primi episodi di questo potentissimo racconto rendendo false le prime prospettive futuribili, basate su previsioni che sono state ...continue

    La quinta stella sfuma proprio per una questione di anni finiti. La sessantina d'anni trascorsi dalla prima pubblicazione di questo romanzo ha indebolito la forza dei primi episodi di questo potentissimo racconto rendendo false le prime prospettive futuribili, basate su previsioni che sono state sopravanzate da una realtà evolutasi in direzioni diverse che le ha dimostrate fallaci.
    Superato questo inizio, sbriciolatosi sotto il peso degli eventi, la vicenda torna a decollare per attestarsi ai livelli del capolavoro indiscutibile.

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