Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Ciudad

By

Publisher: Ediciones Minotauro

4.2
(596)

Language:Español | Number of Pages: 312 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Turkish , Japanese , Dutch , Polish , Czech , Slovenian

Isbn-10: 8445074121 | Isbn-13: 9788445074121 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

Do you like Ciudad ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Sorting by
  • 2

    Simak e cavolo vuoi che ti dica?

    Siamo alle solite: io sono pazzo e non apprezzo i capolavori della fantascienza. In generale sono diffidente e il destino mi ha portato a questa terribile malattia: di solito quello che piace a tutti ...continue

    Siamo alle solite: io sono pazzo e non apprezzo i capolavori della fantascienza. In generale sono diffidente e il destino mi ha portato a questa terribile malattia: di solito quello che piace a tutti non piace a me. Non appena vedo cinque stelline, aggettivi roboanti e peana di giubilo comincia a prudermi il naso. D'altra parte - penso - se sono capolavori gli obbrobri letterari di Matheson c'è speranza per tutti.
    Poi mi metto di buzzo buono, mi stendo bello fresco e attacco a leggere. Giuro, senza pregiudizi.

    Capita poi che, pagina dopo pagina, mi sale il nazismo e mi chiedo: ma dove questo Simak sarebbe un genio? Nelle idee? Forse sì, questo lavoro in effetti ha una premessa interessante ma, in tempi come questi, distanti decadi dai suoi, siamo già abituati a ben altro. Carina la cosa dei cani, ma purtroppo regge giusto dieci minuti. Cani, tra l'altro, che non sanno cosa sia l'uomo e come vivesse, ma che poi parlano esattamente come lui (nei capitoletti che introducono i racconti), teorizzano come lui e leggono come lui (come facessero a leggere senza mani non si sa, probabilmente c'erano i robot girapagina). E ti ritrovi, bolla al naso e mano nel cavallo dei pantaloni, nel bel mezzo della solita America post-guerra, con i suoi pantaloni larghi, i liquori che sbudellano e i valori di una volta.

    Infine, arrivi a capire che Anni senza fine non è un bel romanzo di fantascienza, è un romanzo appena discreto che puzza lontano duecento miglia di polvere, agricoltura e iuessei (USA). E forse questo ai miei occhi lo penalizza: la solita figura dell'uomo tutto d'un pezzo, circondato dalla moglie che fa le torte di mele e da qualche ragazzino tutto stereotipo e finti grilli per la testa.

    Ecco, i primi tre racconti sono questa noia qui. Poi migliora (anche perché i successivi sono stati scritti in anni diversi e molto distanti tra loro) e certe trovate non sono male. Il problema è che il libro è un mattone gasbeton con un solo schema narrativo: descrizione-dialogo-descrizione-dialogo, ecc...
    Mai uno spunto, ma un'invenzione, mai una riflessione che vada oltre alla stretta cronaca dei fatti, mai un cambio di ritmo, mai una gigioneria, mai un sottotesto, mai una metafora, mai un'allusione, mai una strizzatina d'occhi. Mi ricorda mio nonno che, monocromatico come Sergio Zavoli, compilava a mano le bolle di trasporto. Ci sono le caselle da riempire e, appunto... le caselle da riempire. Mica ci puoi scrivere dentro quello che ti pare...
    Simak è così: riempie le caselle. Ci sono cose apprezzabili, visioni da non buttare via, ma la metodicità nel raccontare ti spezza le reni e ti fa sbadigliare come ne manco una gara di nuoto sincronizzato.
    C'è una rigorosità quasi governativa, un protocollo militare da domenica mattina tutti in piedi che passa la parata e, in definitiva, la sensazione di star leggendo un testo invecchiato malissimo e denso di ingenuità e routinaggini di una volta.

    Oh, nun ve incazzate. La mia è un'opinione come le altre. Vabbè, se vi incazzate ok lo stesso ma non venite a cercarmi per randellarmi, s'il vous plait!

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Un libro più antico della Bibbia

    Questo libro racconta la storia epica di come si sono evoluti gli uomini prima della loro estinzione. Il tutto narrato dai loro amici cani. Tra universi paralleli, fantasmi, mutanti, forme di vita ali ...continue

    Questo libro racconta la storia epica di come si sono evoluti gli uomini prima della loro estinzione. Il tutto narrato dai loro amici cani. Tra universi paralleli, fantasmi, mutanti, forme di vita aliene e viaggi interspaziali. Per poi descrivere una terribile minaccia alla Terra da parte delle formiche. Un libro visionario, assurdo e estremamente affascinante.

    said on 

  • 2

    due o tre capitoli sono bellissimi, tipo quelli degli umani che si trasformano in gioviani o giovesi o forse genovesi, più verosimilmente in sangiovesi. Gli altri no.

    said on 

  • 4

    C'ERANO UNA VOLTA... GLI UMANI!

    Otto racconti per narrare una leggenda, la leggenda della civiltà umana; una civiltà la cui esistenza si perde nelle nebbie del tempo e che per la razza canina, evolutasi successivamente ad essa, si t ...continue

    Otto racconti per narrare una leggenda, la leggenda della civiltà umana; una civiltà la cui esistenza si perde nelle nebbie del tempo e che per la razza canina, evolutasi successivamente ad essa, si trasfigura nelle immagini del mito.
    Questo gran bel romanzo di Simak ci parla dell’evoluzione e di come essa possa, almeno nei mondi dell’immaginazione, intraprendere strade del tutto originali. Qui, infatti, l’umanità, nel corso della sua storia, ha trovato come conseguire un’utopica felicità attraverso un modo nuovo di percepire l’universo che la circonda; per fare ciò, però, essa ha dovuto abbandonare il pianeta Terra lasciandolo così a disposizione dei processi evolutivi di altre creature, ovvero i Cani e non solo.
    Per tutto il testo è possibile quasi toccare con mano un velo di malinconia che prende forma nella figura del robot Jenkins, poiché, attraverso di lui, si dipanano i ricordi sul passato degli uomini ed, in particolare, sulle vicende della famiglia Webster e dei suoi componenti che, nel corso delle generazioni, si sono succeduti. Jenkins è, a mio avviso, un punto focale del romanzo; un personaggio che non solo compare in tutte le vicende narrate ma che, nonostante la sua natura robotica, esprime, nei suoi comportamenti verso il prossimo, una grande umanità; in questo, è facile accostarlo ai robot di Asimov, contemporaneo di Simak, il quale, nel 1952, anno di pubblicazione di questo romanzo, aveva già detto molto sulle menti artificiali.
    Bello!

    said on 

  • 4

    Lessi molto Simak (non questo, però, o meglio solo uno dei racconti del libro) molto (molto) tempo fa. Mi rimase una suggestione di riverenza per l'autore, quasi un obbligo per un cultore della fantas ...continue

    Lessi molto Simak (non questo, però, o meglio solo uno dei racconti del libro) molto (molto) tempo fa. Mi rimase una suggestione di riverenza per l'autore, quasi un obbligo per un cultore della fantascienza: "Simak? Wow."

    Difficile, oggi, esprimere un giudizio su questo romanzo che, notoriamente, è considerato il capolavoro di uno dei più grandi autori di fantascienza dell'età classica e, quindi, una pietra miliare del genere in sé e per sè.
    Già con questa premessa, è facile rispondere: davvero è tutto qui?

    Onestamente, l'impressione di un caposaldo del fantascientifico sfugge. Il che semina incertezze (inquietanti, per noi appassionati) sulla possibilità di assegnare l'attributo "classico" al genere SF; forse la fantascienza invecchia molto rapidamente, più rapidamente del fantasy (con buona pace dei detrattori e di chi ha sempre considerato il fantasy il fratello "minore", piccolo e sfigato, della fantascienza).
    A questo punto mi viene voglia di rileggere Asimov.

    Ma passiamo al libro (che è una raccolta di racconti sullo stesso argomento, quindi, alle volte, può apparire un po' scombinato nello stile e nel ritmo).

    L'elemento tecnologico e una certa coerenza nell'intreccio sono completamente trascurati, in un modo che, talvolta, sa fastidiosamente di trascuratezza o pigrizia.
    Il senso della storia c'è, tuttavia, e soprattutto c'è un senso di meraviglia per questa idea, totale, stordente, del tempo eternamente in moto, che trascina con sé gli esseri viventi e i pianeti senza pietà (il titolo italiano è veramente azzeccato).

    È un po' un romanzo sull'evoluzione (intesa nel senso darwiniano) e sulle ucronie evoluzionistiche, ma anche sul valore dell'individualità (l'azione di un attimo di un singolo individuo che plasma il futuro cento, mille, diecimila anni in avanti).

    Suggestionato dal libro, si osserva la città fuori dalla finestra e si è invasi da due sentimenti contrastanti: dal senso di precarietà (quegli edifici pochi anni fa non c'erano, e in futuro non ci saranno più, così come il sottoscritto) e dal senso di eternità, di - appunto - "anni senza fine" (la vita in tutte quelle case che mutano passa da una generazione all'altra; brodo primordiale, dinosauri, piramidi, grattacieli e domani? La vita, il mondo, le stelle, sono in continua evoluzione, mutano e quindi sono eterni).

    said on 

  • 4

    Un po' sconclusionato ma molto visionario.

    Se vi capita sotto mano l'edizione con la traduzione di Tom Arno gettatela nel cestino e procuratevene un'altra.

    Cronologia dei nove racconti che compongono ...continue

    Un po' sconclusionato ma molto visionario.

    Se vi capita sotto mano l'edizione con la traduzione di Tom Arno gettatela nel cestino e procuratevene un'altra.

    Cronologia dei nove racconti che compongono il romanzo:
    - 2008 (John J. Webster), City, maggio 1944
    - 2117 (Jerome A. Webster, Juwain il filosofo marziano), Huddling Place, luglio 1944
    - 2183 (Bruce Webster, Grant l'ufficiale del censimento, Joe il ragazzo Mutante), Census, settembre 1944
    - 3070 (Fowler, Towser il suo vecchio cane), Desertion, novembre 1944
    - 3080 (Tyler Webster, Joe il maturo Mutante) Paradise, giugno 1946
    - 4100 (Jon Webster), Hobbies, novembre 1946
    - 9000 (Jenkins, Cobbly L'Ombra), Aesop, dicembre 1947
    - 14000 (Jenkins il robot), Trouble with Ants, gennaio 1951
    - 14000 (Jenkins il robot), The simple way, 1952
    - 1000000 (Jenkins il robot), Epilog, 1973

    said on 

  • 4

    Dormire anni (nostalgici) senza fine...

    Trovato per caso a un mercatino dell'usato semi inaspettato in Campo San Pantalon (unico Urania presente) a due euro e portato a casa al volo perché, stranamente, conoscevo l'autore in questione, ho p ...continue

    Trovato per caso a un mercatino dell'usato semi inaspettato in Campo San Pantalon (unico Urania presente) a due euro e portato a casa al volo perché, stranamente, conoscevo l'autore in questione, ho poi scoperto che questo è ritenuto da molti un capolavoro: non è stato così per me ma non è andata affatto male!

    La crisi dell'umanità, il lento spopolarsi del pianeta Terra, la fuga verso Giove, la scomparsa degli uomini, il dominio dei cani e degli automi e la comparsa di una nuova specie dominante. Tutto questo vissuto in forma di aneddoti "mistico-fiabeschi" legati tra loro da un filo narrativo costante ma flebile, aneddoti scritti, narrati e tramandati dalla razza che ora domina la Terra, libera finalmente dal dominio umano: i cani.

    Grazie a uno stile diretto e molto attento ai particolari (quelli scientifici esclusi - parte della storia si svolge sulla "superficie" (?) di Giove...), Simak conia un buon romanzo che ha nelle emozioni umane, nostalgia e "senso della fine imminente" in primis, il suo punto forte: di SF, a parte qualche riferimento a viaggi nel Sistema Solare e poco altro, c'è infatti ben poco e il tutto si sofferma e si adagia più "uniformemente" su temi (ben sviluppati, bisogna dirlo) psicologico-sociali.

    Ben descritto e veramente quasi palpabile, il lungo declino della razza umana, pur essendo concepito in maniera singolare e interessante, non risulta altrettanto totalmente convincente nel suo sviluppo, diviso in parti simil-distinte riconducibili, con svariati salti in avanti nel tempo, allo stesso "filone": questa opzione narrativa (i capitoli erano originariamente singoli racconti pubblicati uno alla volta), se da un lato è originale e piacevole, dall'altro ha un effetto di 'spezzettamento' della storia che, presa tutta insieme, nella sua interezza, avrebbe potuto avere più intrippantezza e consequenzialità (in pratica: i post-it introduttivi "cinonarrati" sono abbastanza monotoni e/o contraddittori e spezzano inutilmente la narrazione).

    Il livello "riflessivo" del romanzo è veramente alto e molteplici riflessioni su praticamente tutti i piani di pensiero umani vengono facilmente alla mente, pagina dopo pagina, nel corso della lettura: questa la chiave di volta dell'intero romanzo, chiave di volta che, pur essendo accompagnata da una ben concepita e studiata spiegazione-base e non essendo affatto sparata lì "tanto per", convince spesso ma non sempre, risultando in qualche occasione esageratamente naif o esageratamente complessa.

    La traduzione (non si sa di chi...) è ben fatta e, a parte qualche svarione su cui farsi due sane risate, fila senza problemi.

    Una buona lettura, su cui riflettere con attenzione per capire meglio l'uomo e le sue (reali) caratteristiche! :)

    ps. Viva Jenkins e occhio alle formiche! :)

    said on 

  • 3

    Un clásico que ha envejecido mal.

    Esta novela es un libro importante en el genero de sci-fi desde su publicación, pero he de decir, que ha envejecido mal. Es una de esas novelas clásicas del género mas preocupada por implicaciones mor ...continue

    Esta novela es un libro importante en el genero de sci-fi desde su publicación, pero he de decir, que ha envejecido mal. Es una de esas novelas clásicas del género mas preocupada por implicaciones morales y metafísicas, que por los elementos típicos de la ciencia ficción moderna, tales como un determinado avance tecnológico que enmarca una aventura. La novela no es mala, pero el principio es lento y los avances en ciencia que expone son inverosímiles hoy en día. Con todo, no es una novela mala, y tiene puntos buenisimos como Jenkins o la visión del universo por parte de los perros.

    said on