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Ciudad

By Clifford D. Simak

(31)

| Paperback | 9788445074121

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101 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Un po' sconclusionato ma molto visionario.

    Se vi capita sotto mano l'edizione con la traduzione di Tom Arno gettatela nel cestino e procuratevene un'altra.

    Cronologia dei nove racconti che compongono il romanzo:
    - 2008 (John J. Webster), City, mag ...(continue)

    Un po' sconclusionato ma molto visionario.

    Se vi capita sotto mano l'edizione con la traduzione di Tom Arno gettatela nel cestino e procuratevene un'altra.

    Cronologia dei nove racconti che compongono il romanzo:
    - 2008 (John J. Webster), City, maggio 1944
    - 2117 (Jerome A. Webster, Juwain il filosofo marziano), Huddling Place, luglio 1944
    - 2183 (Bruce Webster, Grant l'ufficiale del censimento, Joe il ragazzo Mutante), Census, settembre 1944
    - 3070 (Fowler, Towser il suo vecchio cane), Desertion, novembre 1944
    - 3080 (Tyler Webster, Joe il maturo Mutante) Paradise, giugno 1946
    - 4100 (Jon Webster), Hobbies, novembre 1946
    - 9000 (Jenkins, Cobbly L'Ombra), Aesop, dicembre 1947
    - 14000 (Jenkins il robot), Trouble with Ants, gennaio 1951
    - 14000 (Jenkins il robot), The simple way, 1952
    - 1000000 (Jenkins il robot), Epilog, 1973

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    Ignatius Reilly said on Jul 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dormire anni (nostalgici) senza fine...

    Trovato per caso a un mercatino dell'usato semi inaspettato in Campo San Pantalon (unico Urania presente) a due euro e portato a casa al volo perché, stranamente, conoscevo l'autore in questione, ho poi scoperto che questo è ritenuto da molti un capo ...(continue)

    Trovato per caso a un mercatino dell'usato semi inaspettato in Campo San Pantalon (unico Urania presente) a due euro e portato a casa al volo perché, stranamente, conoscevo l'autore in questione, ho poi scoperto che questo è ritenuto da molti un capolavoro: non è stato così per me ma non è andata affatto male!

    La crisi dell'umanità, il lento spopolarsi del pianeta Terra, la fuga verso Giove, la scomparsa degli uomini, il dominio dei cani e degli automi e la comparsa di una nuova specie dominante. Tutto questo vissuto in forma di aneddoti "mistico-fiabeschi" legati tra loro da un filo narrativo costante ma flebile, aneddoti scritti, narrati e tramandati dalla razza che ora domina la Terra, libera finalmente dal dominio umano: i cani.

    Grazie a uno stile diretto e molto attento ai particolari (quelli scientifici esclusi - parte della storia si svolge sulla "superficie" (?) di Giove...), Simak conia un buon romanzo che ha nelle emozioni umane, nostalgia e "senso della fine imminente" in primis, il suo punto forte: di SF, a parte qualche riferimento a viaggi nel Sistema Solare e poco altro, c'è infatti ben poco e il tutto si sofferma e si adagia più "uniformemente" su temi (ben sviluppati, bisogna dirlo) psicologico-sociali.

    Ben descritto e veramente quasi palpabile, il lungo declino della razza umana, pur essendo concepito in maniera singolare e interessante, non risulta altrettanto totalmente convincente nel suo sviluppo, diviso in parti simil-distinte riconducibili, con svariati salti in avanti nel tempo, allo stesso "filone": questa opzione narrativa (i capitoli erano originariamente singoli racconti pubblicati uno alla volta), se da un lato è originale e piacevole, dall'altro ha un effetto di 'spezzettamento' della storia che, presa tutta insieme, nella sua interezza, avrebbe potuto avere più intrippantezza e consequenzialità (in pratica: i post-it introduttivi "cinonarrati" sono abbastanza monotoni e/o contraddittori e spezzano inutilmente la narrazione).

    Il livello "riflessivo" del romanzo è veramente alto e molteplici riflessioni su praticamente tutti i piani di pensiero umani vengono facilmente alla mente, pagina dopo pagina, nel corso della lettura: questa la chiave di volta dell'intero romanzo, chiave di volta che, pur essendo accompagnata da una ben concepita e studiata spiegazione-base e non essendo affatto sparata lì "tanto per", convince spesso ma non sempre, risultando in qualche occasione esageratamente naif o esageratamente complessa.

    La traduzione (non si sa di chi...) è ben fatta e, a parte qualche svarione su cui farsi due sane risate, fila senza problemi.

    Una buona lettura, su cui riflettere con attenzione per capire meglio l'uomo e le sue (reali) caratteristiche! :)

    ps. Viva Jenkins e occhio alle formiche! :)

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    Gio said on May 27, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Romanzo vertiginoso e sorprendente, addirittura profetico sotto moltissimi aspetti; innanzitutto l'idea del tramonto della civiltà umana vista attraverso il declino della sua istituzione per eccellenza, ovvero la città, concetto che ha anticipato di ...(continue)

    Romanzo vertiginoso e sorprendente, addirittura profetico sotto moltissimi aspetti; innanzitutto l'idea del tramonto della civiltà umana vista attraverso il declino della sua istituzione per eccellenza, ovvero la città, concetto che ha anticipato di decenni il periodo in cui viviamo, epoca nella quale la progressiva riduzione delle risorse energetiche potrebbe segnare la crisi e il tramonto delle città. Nel romanzo, gli uomini abbandonano le città per le campagne, altro aspetto che anticipa di decenni la situazione attuale, nella quale il sovraffollamento delle metropoli, che in alcuni luoghi del pianeta supera i 10 milioni di persone, ha causato lo spopolamento delle aree interne del pianeta e generato il fenomeno inverso di allontanamento dalle città. Altro aspetto geniale del romanzo è la metafora del formicaio come apice e declino del genere umano. Le formiche creano il loro formicaio espandendosi senza controllo e senza un progetto logico e coerente, fino ad allontanare i Cani dalla Terra e costringerli a partire; poi, all'apice del loro sviluppo, il formicaio crolla e le formiche si estinguono; il processo di crescita e tramonto delle formiche è identico a quello dell'uomo, e la partenza dei Cani equivale all'estinzione di moltissime specie animali per mano umana. Anche il "piede" di Joe divenuto simbolo religioso delle formiche rispecchia non solo la vastità dell'ignoranza delle formiche rispetto a ciò che c'è al di fuori del formicaio, ma richiama anche l'ignoranza dell'uomo e delle sue superstizioni rispetto alla vastità dei mondi possibili nel Cosmo. Ci sarebbe da dire molto altro, ma mi limito ad affermare che City è davvero un romanzo da riscoprire. 

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    ilfauno said on Apr 8, 2014 | Add your feedback

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    Un clásico que ha envejecido mal.

    Esta novela es un libro importante en el genero de sci-fi desde su publicación, pero he de decir, que ha envejecido mal. Es una de esas novelas clásicas del género mas preocupada por implicaciones morales y metafísicas, que por los elementos típicos ...(continue)

    Esta novela es un libro importante en el genero de sci-fi desde su publicación, pero he de decir, que ha envejecido mal. Es una de esas novelas clásicas del género mas preocupada por implicaciones morales y metafísicas, que por los elementos típicos de la ciencia ficción moderna, tales como un determinado avance tecnológico que enmarca una aventura. La novela no es mala, pero el principio es lento y los avances en ciencia que expone son inverosímiles hoy en día. Con todo, no es una novela mala, y tiene puntos buenisimos como Jenkins o la visión del universo por parte de los perros.

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    Señor de Zarco said on Dec 28, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "........un mondo, e poiun altro, un mondo dopo l'altro, come le perline infilate in una collana. Un mondo che cammina sulle orme del precedente. Il domani di un mondo e' l'oggi di un altro. E ieri e' domani e domani e' il passato. Anni senza fine."

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    sabrina said on Nov 21, 2013 | Add your feedback

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