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Clandestino

Di

Editore: Mondadori

3.7
(261)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 335 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8804550783 | Isbn-13: 9788804550785 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: L. Perria

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Los Angeles, 1951. A soli ventisei anni Freddy Underhill è già considerato un poliziotto di grande talento, destinato a una brillante carriera. Un giorno però viene assassinata una donna amica del detective e la polizia incarcera un innocente che, dopo un interrogatorio brutale, confessa e si suicida. Un errore madornale, per cui Underhill viene scelto come capro espiatorio. Lasciata la polizia, l'ex detective va alla deriva, si trasforma in un relitto umano. Ma quando, anni dopo, un'altra donna viene uccisa, il suo intuito mai sopito gli suggerisce che un oscuro filo lega i due delitti. Una caccia all'uomo al di fuori del diritto e della legge, una sete di giustizia - o di vendetta? - che ha il sapore dell'ossessione.
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  • 3

    Lo stile di Ellroy è sempre godibile, l'atmosfera della Los Angeles anni '50 viene restituita magistralmente; meglio la prima metà del romanzo, la seconda rallenta molto e mi ci sono un po' perso.

    ha scritto il 

  • 0

    Violentemente scorrevole. Lungi dall'essere un capolavoro, il libro scorre nonostante l'odioso, supponente (anche dopo la caduta) protagonista.
    In realtà forse ad essere protagonisti sono ancora una volta, come nel suo primo libro e nei suoi successivi, L.A. e il suo violento braccio della ...continua

    Violentemente scorrevole. Lungi dall'essere un capolavoro, il libro scorre nonostante l'odioso, supponente (anche dopo la caduta) protagonista.
    In realtà forse ad essere protagonisti sono ancora una volta, come nel suo primo libro e nei suoi successivi, L.A. e il suo violento braccio della legge, causa o effetto della spirale che domina la città?
    Nessun giudizio morale affiora nè dall'autore, men che meno dal lettore che deve avvicinarsi a questo libro se davvero in cerca di quell'evasione dalla propria quotidianità che spesso solo il poliziesco classico riesce a dare.

    ha scritto il 

  • 4

    'Sto libro è bello da morire; il primo da me letto di Ellroy, preso per caso in libreria: era sul bancone, con la copertina dall'aspetto pulp, carta pessima, rugosa, libri che potevi leggere mentre mangiavi, mentre eri al bagno, ci potevano cadere macchie di caffè, sugo, edizione ideale da maltra ...continua

    'Sto libro è bello da morire; il primo da me letto di Ellroy, preso per caso in libreria: era sul bancone, con la copertina dall'aspetto pulp, carta pessima, rugosa, libri che potevi leggere mentre mangiavi, mentre eri al bagno, ci potevano cadere macchie di caffè, sugo, edizione ideale da maltrattare, da infilare nella tasca del giubbotto.
    E la storia dentro era stupenda, per una crime story, già qui aleggiava la vicenda della dalia nera, di cui non sapevo nulla. Ricordi oscuri della polizia di l.a., scoprire che i buoni sono infernali, una storia d'amore, le ossessione e un'aria azzurra del cielo senz'anima di l.a., un azzurro calvin klein. Mi ricordo che mi divertii da matti e pensai che fosse il degno erede di chandler. chissà se lo penserei ancora se lo rileggessi oggi. Comunque che gusto ragazzi!

    ha scritto il 

  • 2

    L'ho letto "grazie" (grazie?) a una sfida anobiiana, ma me lo sarei volentieri risparmiato. Non amo questo genere di letture, dove viene esaltato il lato nero (attenzione, non il lato "oscuro", ma proprio nero) delle persone. Il poliziotto protagonista, uno sbarbatello di 26 anni che si atteggia ...continua

    L'ho letto "grazie" (grazie?) a una sfida anobiiana, ma me lo sarei volentieri risparmiato. Non amo questo genere di letture, dove viene esaltato il lato nero (attenzione, non il lato "oscuro", ma proprio nero) delle persone. Il poliziotto protagonista, uno sbarbatello di 26 anni che si atteggia a gran duro, alla ricerca della "meraviglia". Vabbè, meno male che l'ho finito. Chiuso.

    ha scritto il 

  • 0

    Tutti pazzi per Ellroy, tranne me

    E' il secondo titolo di Ellroy che leggo. Il primo, LA Confidential, l'ho piantato prima della metà.
    Questo, comprato per il gran parlare che si è fatto ultimamente dell'autore in occasione della presentazione del suo ultimo libro nella mia città, mi sono sforzata di leggerlo fino alla fin ...continua

    E' il secondo titolo di Ellroy che leggo. Il primo, LA Confidential, l'ho piantato prima della metà.
    Questo, comprato per il gran parlare che si è fatto ultimamente dell'autore in occasione della presentazione del suo ultimo libro nella mia città, mi sono sforzata di leggerlo fino alla fine, limitandomi a saltare qua e là qualche pagina con le descrizioni più cruente. Forse non sono, né l'uno né l'altro, fra i suoi romanzi migliori, ma credo proprio che non proverò più a leggere Ellroy. Non mi piacciono le descrizioni brutali e dettagliate (compiaciute?) di violenze che mi son suonate come pugni nello stomaco, nonostante io sia avvezza a leggere di tutto, non mi piacciono le descrizioni fin troppo realistiche, prive di pietà, dei derelitti che popolano le sue pagine non mi piacciono i suoi protagonisti rodomonteschi, mi sembrano finte e francamente antipatiche le sue figure di donne "salvatrici", e troppo intricate le vicende.
    Pazienza, c'è così tanto di altro da leggere.

    ha scritto il 

  • 5

    Gran Noir!

    Davvero un ottimo libro di un grande autore che ho scoperto da poco!
    Accattivante e che tiene letteralmente incollato alle pagine.
    Ambientato nella Los Angels degli anni cinquanta, fatta di intrighi e omicidi non risolti, la storia è narrata in prima persona dal poliziotto Fred Underhil ...continua

    Davvero un ottimo libro di un grande autore che ho scoperto da poco!
    Accattivante e che tiene letteralmente incollato alle pagine.
    Ambientato nella Los Angels degli anni cinquanta, fatta di intrighi e omicidi non risolti, la storia è narrata in prima persona dal poliziotto Fred Underhill e porta a piacevoli colpi di scena che si dipanano nelle oltre 300 pagine del romanzo.
    Consigliatissimo!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    ...Premetto che questo è il primo libro di Ellroy che leggo dopo quelli della Quadrilogia di Los Angeles e i 2 finora pubblicati della trilogia American Underworld, quindi probabilmente sono abituato troppo bene..."Clandestino" mi ha un po' deluso: mi è sembrato un po' affrettato in ...continua

    ...Premetto che questo è il primo libro di Ellroy che leggo dopo quelli della Quadrilogia di Los Angeles e i 2 finora pubblicati della trilogia American Underworld, quindi probabilmente sono abituato troppo bene..."Clandestino" mi ha un po' deluso: mi è sembrato un po' affrettato in diverse parti e semplice nella conclusione, anche se ho apprezzato alcuni punti, come quello dell'interrogatorio al Victory Motel. inoltre 'rincontrare' una vecchia conoscenza come Dudley Smith è stata una piacevole sorpresa: non pensavo comparisse prima dei romanzi del quartet!

    ha scritto il 

  • 4

    Che James Ellroy sia universalmente riconosciuto come uno dei più grande scrittori di noir e una delle penne maledette contemporanee è un dato di fatto, constatare come la sua abilità e il suo talento fossero qualità già presenti in uno dei primissimi romanzi è una piacevole scoperta, anche se no ...continua

    Che James Ellroy sia universalmente riconosciuto come uno dei più grande scrittori di noir e una delle penne maledette contemporanee è un dato di fatto, constatare come la sua abilità e il suo talento fossero qualità già presenti in uno dei primissimi romanzi è una piacevole scoperta, anche se non sorprendente.

    Clandestino segue in ordine cronologico uno strepitoso psico-noir che ha come titolo L’Angelo del Silenzio, è il 1982 quando Ellroy sforna l’ennesimo capolavoro nel genere: per storia, stile, personaggi, visione del mondo e piacevolezza complessiva di lettura il romanzo è uno dei migliori che si possano leggere nell’ambito della narrativa contemporanea, 336 pagine dense ma scorrevoli in cui si racconta la crescita, l’oblio e la rinascita interiore di un poliziotto ambizioso, brillante e intelligente la cui moralità è in continuo divenire e che sta formando la sua coscienza di uomo.
    Quella che racconta l’autore è la storia di una vita, di un’ossessione, della ricerca della verità, della sublimazione di un amore, di una redenzione dopo la colpa e la punizione.

    Freddy Underhill è il personaggio principale, prima persona narrante e voci onnisciente fuori campo che traccia i confini entro cui tutte le vicende si svolgono, una specie di diario romanzato che ripercorre le tappe di un’intera carriera e di una sfruttata esistenza.

    “La nostalgia vittimizza gli ignari instillando in loro un desiderio di semplicità e d’innocenza che non potranno mai appagare. Gli anni Cinquanta non erano un’età più innocente. I versanti oscuri che dominano la vita di oggi esistevano anche allora, solo che erano più difficili da scovare. Era per quello che facevo il poliziotto, era per quello che andavo a caccia di donne. Il golf non era che un isola di purezza, qualcosa che mi riusciva eccezionalmente bene <…>Il mio compagno di pattuglia era Wacky Walzer <…> Per Wacky esistevano la poesia, la meraviglia e il golf; per me esistevano le donne, la meraviglia e il golf. “Meraviglia” aveva per entrambi lo stesso significato: il lavoro, le strade, la gente e l’etica mutevole di chi come noi aveva a che fare ogni giorno con ubriachi, drogati, teppisti, esibizionisti, prostitute, ladri, e i solitari detriti anonimi del genere umano. Diventammo amici intimi, e in seguito compagni di pattuglia nel turno di giorno”

    Questo è Underhill, un protagonista variegato e completo, grazie al quale Ellroy riesce a tratteggiare un uomo in tutta la sua complessità e in tutta la sua umana, irrazionale e incoerente verità.
    Capace dell’amore più puro e dell’opportunismo più becero, tra slanci di passione e violente reazioni, con la compassione più dolce del mondo o l’egoismo più cinico e bastardo possibile il giovane Fred trae le somme dei quattro anni che hanno cambiato per sempre la sua vita.
    Insieme a Lorna, un personaggio femminile molto affascinante, intelligente e forte e a quel strepitoso figlio di puttana di Dudley Smith è uno dei nomi che verranno ricordati di tutto il romanzo.

    La storia non si può raccontare in ogni particolare, è un percorso di vita che si sviluppa alla ricerca di un assassino e che tende a svelare molteplici verità incastonate una nell’altra, anche un minimo accenno ad uno qualunque dei momenti salienti toglierebbe il gusto di vivere una parte di questo percorso.
    A tal proposito è da VIETARE assolutamente la lettura della trama in quarta di copertina, in sole quattro righe svela ben due terzi del romanzo, e farebbe mancare molto di quel pathos cui è necessario calarsi passo dopo passo, a ritmi alternati, come la prosa di Ellroy e i suoi voli interiori.

    Il suo è uno stile perfetto per quello che ha scelto di raccontare: scorrevole, pulito, lineare, senza fronzoli estetici particolari ed estremamente efficace, equilibrato e sapientemente dosato in ogni aspetto della narrazione.
    Romantico e poetico nel descrivere i sentimenti dei protagonisti e nell’esaltare la loro percezione del mondo - parentesi di umanità che hanno una resa e una presa straordinari nel cuore di chi legge - , duro, cinico e violento quando l’esasperazione prende il sopravvento e l’odio e la cattiveria prevaricano sulla lealtà e la giustizia, pastoso e disturbante quando la narrazione pura sciorina una serie di eventi che devono rimanere nella mente di coloro che li dovranno ricordare, cupo e flessuoso mentre affronta il lato oscuro della mente umana.
    Quello che si prova è la costante sensazione che Ellroy abbia sempre in mano le redini della trama, si avverte la consapevolezza della sua complessità e l’urgenza con cui viene raccontata, un sentimento non ansiogeno ma pignolo all’inverosimile in cui anche i particolari più insignificanti hanno la loro fondamentale importanza.
    Le trame di Ellroy sono immensi puzzle in cui la visione d’insieme risulta sempre spettacolare alla vista e profonda a livello emotivo, ma in cui si noterebbe il buco vuote laddove anche il pezzo più piccolo non trovasse la sua collocazione.
    L’autore la trova sempre, mai raffazzonata o casuale, e soprattutto senza mai usare espedienti narrativi di comodo: Ellroy non sa scrivere cose inutili, per lui non esistono orpelli, affonda il coltello sempre dritto al cuore.

    Pochi autori come lui riescono a far sembrare delle epopee grandiose romanzi di lunghezza media come Clandestino, e in pochissimi, come lui, riescono a descrivere e rinnovare la visione personale del mondo in modo così autonomo e distintivo: Ellroy indaga il lato oscuro dell’animo umano, attraverso ossessioni e paranoie, ambizioni e violenza, ma ci si accorge fin da subito che la sua ricerca interiore soffre il peso, pesantissimo, della ricerca della verità, come se fosse l’unico modo per l’essere umano di redimersi dalla sua vigliaccheria e riscattare un orgoglio perso dentro al sopravvivere quotidiano.
    La sua catarsi non conosce modi dolci per attuarsi, lo shock della morte e l’uso della violenza sono due elementi estremi che usa per permettere di specchiarsi senza possibilità di fuga, la menzogna e il potere (dell’uomo sull’uomo) sono due sporchi servitori per arrivare a questa riflessione, ma per una volta e forse per sempre, nemmeno Ellroy impedisce o nega che possa essere l’amore il sentimento ultimo attraverso cui ottenere il vero cambiamento e raggiungere una sincera redenzione.

    “Quella stagione sarebbe diventata un rito di passaggio fatto di molte false partenze e conclusioni errate. Avrei frainteso l’amore, scambiandolo con molti sentimenti diversi; avrei assaporato i piaceri della vita in ambiziosa ascesa e sperimentato le ultime ondate di potere imberbe. Infine avrei ucciso, confutando in modo definitivo le tesi di Wacky, perché anche con le mani insanguinate dell’eroe e gli allori ai piedi la meraviglia allo stadio supremo mi sarebbe sfuggita, come un faro la cui luce resta fissa mentre le acque turbolente ribollono tutt’intorno senza posa nella morte e nel rinnovamento.
    Furono quelle acque a travolgermi e a offrirmi, molti anni dopo, la salvezza <…> Quando, nel Cinquantuno, la mia rapace ambizione mi spinse in un brutale labirinto di morte, vergogna e tradimento, fu solo per me un principio. Allo scioglimento finale, nel Cinquantacinque, capii che proprio la mia disponibilità a muovermi insieme a una manciata di vite lanciate a precipizio in transito clandestino e a condividerne la sorte era la meraviglia…oltre che la mia redenzione finale.”

    Un piccolo capolavoro del noir e di narrativa contemporanea, un Ellroy da leggere per chiunque, un romanzo tra i miei preferiti dell’autore.
    Semplicemente bellissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un'altra prova d'autore

    Clandestino è uno dei primi libri di Ellroy. Se non fosse per l'ambientazione dei primi anni 50 lo si capirebbe per altri aspetti fontamentali della narrazione ellroiana.
    Sono già presenti l'eroe con macchia e paure, la perdizione, il male assoluto, la redenzione.
    Quello che differenzia ...continua

    Clandestino è uno dei primi libri di Ellroy. Se non fosse per l'ambientazione dei primi anni 50 lo si capirebbe per altri aspetti fontamentali della narrazione ellroiana.
    Sono già presenti l'eroe con macchia e paure, la perdizione, il male assoluto, la redenzione.
    Quello che differenzia Clandestino dalle altre monumentali opere di questo autentico maestro del noir è la semplicità della trama non infarcita di mille personaggi minori, la relativa felicità del finale, la speranza che oltre la notte l'alba sarà radiosa.
    E se anche i pugni allo stomaco non sono lesinati, alla fine di Clandestino si può tirare un sospiro di sollievo e pensare che dopo tutto, dopo le botte e le cadute, anche il peggiore dei lividi, anche se sull'anima e non sotto la pelle, guarirà.

    ha scritto il