Cloud Atlas

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Publisher: Hodder & Stoughton General Division

4.0
(1525)

Language: English | Number of Pages: 544 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , German , Italian , Spanish , Dutch , Chi traditional , Chi simplified , Czech , Japanese , Polish

Isbn-10: 0340822783 | Isbn-13: 9780340822784 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , eBook , Others

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
By the author of THE THOUSAND AUTUMNS OF JACOB DE ZOET, David Mitchell's bestselling and Booker Prize-shortlisted novel was one of Richard & Judy's 100 Books of the Decade and has now been made into a major motion picture starring Tom Hanks, Halle Berry, Susan Sarandon, Jim Sturgess, Ben Whishaw, Jim Broadbent and Hugh Grant A reluctant voyager crossing the Pacific in 1850; a disinherited composer blagging a precarious livelihood in between-the-wars Belgium; a high-minded journalist in Governor Reagans California; a vanity publisher fleeing his gangland creditors; a genetically modified dinery server on death-row; and Zachry, a young Pacific Islander witnessing the nightfall of science and civilisation the narrators of CLOUD ATLAS hear each others echoes down the corridor of history, and their destinies are changed in ways great and small. In his extraordinary third novel, David Mitchell erases the boundaries of language, genre and time to offer a meditation on humanity's dangerous will to power, and where it may lead us.
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  • 2

    Complicato o confuso?

    Ho visto il film e, nonostante la durata, mi è piaciuto. Il libro molto meno. A tratti interessante a tratti mortalmente noioso. Diciamo che ne ho letto di migliori.

    said on 

  • 3

    Per dare di più bisogna saperci fare con il di meno. Ovvero: “Non accontentarti di farti venir bene la danza della pioggia: pretendi la selezione delle nuvole all’ingresso.”

    Il bel romanzo di Mitchell è – purtroppo – discontinuo. La ricerca linguistica è strepitosa in alcune parti, in altre è stiracchiata e in altre superficiale e insufficiente e maschera di originalità d ...continue

    Il bel romanzo di Mitchell è – purtroppo – discontinuo. La ricerca linguistica è strepitosa in alcune parti, in altre è stiracchiata e in altre superficiale e insufficiente e maschera di originalità dei plot molto usurati. La musicalità, pure in traduzione, la si avverte comunque in pieno. Formalmente alterna soluzioni inedite a altre molto deboli e riproposte con scarsa capacità autoriale.

    La mia personale sestina per ordine d’arrivo è:

    il primo: Lettere da Zedelghem; per la voce canterina pure se tutta di testa di Robert Frobisher!, per gli “scrivani tiranneggiati che si agitavano rumorosamente come mezze semicrone in un allegro beethoveniano”, per “In una strana finestra pentagonale una cremosa cameriera stava sistemando un mazzo di violette africane in un vaso di vetro molato. Le ragazze affascinano in molti modi. Provale una volta. Ho picchiato alla finestra e le ho chiesto in francese se lei volesse salvarmi la vita innamorandosi di me.”, per “Invidiavo perfino Dio, che conosce tutti i loro segreti. La fede è il club meno esclusivo sulla terra, ma ha il portiere più in gamba.”, per “Non riuscivo a capire se provava sarcasmo, pietà, nostalgia o disprezzo.”, “Anticipare la fine del mondo è il più antico gioco dell’umanità.”, per “Perché riesce a farmi pensare a qualcosa di diverso da me stesso”; nonostante i traduttori italiani usino “Pippo Pippo non lo sa…”; per “È piacevole sedere in cortile all’ombra di un albero di aleurite”, per “Nel singolo, l’egoismo abbrutisce l’anima; nella specie umana, egoismo significa estinzione.”, per “Delius: As I Knew Him” di Eric Fenby che sto chiedendo a qualche conoscente di tradurmi; per Scriabin;

    è talmente bello, questo pezzo, ben bilanciato tra arguzie linguistiche e storia raccontata, giocato bene su un tema pericolosamente banale (le gesta ribelli di un ragazzo gay anticonformista di buona famiglia), che vale come un’opera a sé;

    il secondo: La tremenda ordalia di Timothy Cavendish; perché non ho dubitato neanche per un secondo che da qualche parte un Timothy Cavendish esista davvero; per i laurocerasi, per “Come editore esperto disapprovo i flashback, le anticipazioni e i trucchi; quelli appartengono agli anni Ottanta con le lauree in postmodernismo e teoria del caos”, per la sua descrizione di Londra, per “La sera era un limone blu.”, per il couplet, per “Ammirami, sono una metafora”, per la descrizione della vecchiaia, per “Gli schiavisti sono conteti di avere a portata di mano un ribelle, così possono calargli i pantaloni davanti agli altri”;

    il terzo: Il Diario dal Pacifico di Adam Ewing; per l’atteggiamento ambiguo di Henry verso le razze in via d’estinzione, per la framboesia, per il composto di urussio alcalino e manganese orinoco, per i richiami conradiani e melvilliani, perché è quello che ha meno bisogno di effetti specialmente linguistici per andare in porto;

    il quarto: Il Verbo di Sonmi-451; per “si facevano il segno del dollaro”, per gli amneasiadi, per la “intelligenza illegittima”, per le copie molecola per molecola di Rothko, per “Quindi i vincitori sono i veri perdenti perché non imparano niente di nuovo?”, per la conurbazione, per “Il Risparmio è un crimine contro la corpocrazia, per "Le rivoluzioni sono sempre pura fantascienza finché non accadono; poi diventano realtà storiche inevitabili", per “L’aria profumava di polline e di linfa; le nuvole correvano. Falene, un tempo genomate, ci svolazzavano intorno alla testa, come elettroni; i disegni sulle ali erano mutati nel corso delle generazioni in un sillabario casuale”; però c’è troppo rumore per nulla e il futuro architettato è troppo fumettistico;

    il quinto: Sloosha Crossing e tutto il resto; per “ gl’ho detto, verità è che però la mia voce era come una scoreggina di anatra in mezzo a un uragano”, per la descrizione della morte di Pà, però di scenari apocalittici simili è piena la letteratura di genere, e non è che basta primivitizzare le strutture sintattiche per aver fatto il colpaccio della differenza;

    il sesto; Mezze Vite – Il primo caso Luisa Rey; per “Senti, il seminario di metafisica è sul tetto. Sali con l’ascensore e continua a camminare finché non sbatti contro il marciapiede.”, per “Ai carrubi irrigati dal Comune subentrano lampioni sgangherati. Gli amanti del jogging non bazzicano le stradine laterali del quartiere. La zona ricorda una qualche area industriale. I barboni sonnecchiano sulle panchine, le erbacce s’infiltrano nel marciapiede, il colore della pelle si fa sempre più scuro da un isolato all’altro, volantini ricoprono porte sprangate, i graffiti invadono ogni centimetro di superficie ad altezza di teenager con bomboletta. Gli addetti alla raccolta della spazzatura in sciopero, di nuovo, e ci sono montagne di rifiuti che marciscono al sole. Banchi dei pegni, lavanderie a gettone e negozi di alimentari senza nome puntano ai magri stipendi dei residenti. Qualche isolato più in là, dopo altri lampioni, subentrano ai negozi vari impianti industriali e case popolari anonime.”, per “Il coraggio cresce ovunque, come l’erbaccia.”; la storia di giornaliste coraggiose in combutta con scienziati impavidi in lotta contro i cattivoni delle centrali nucleari e i loro sicari, il punto è, e con tanto di militante ex-sessantottina di scorta, avrebbe pudore a pubblicarla persino quella spudorata casa editrice a spese degli autori diretta da Tim Cavendish.

    said on 

  • 4

    Da leccarsi i baffi

    Libro davvero bello ed interessante, dalla struttura molto particolare. Sei racconti intersecati fra loro come una matrioska: nella prima metà del libro tutti i racconti si interrompono a metà e passa ...continue

    Libro davvero bello ed interessante, dalla struttura molto particolare. Sei racconti intersecati fra loro come una matrioska: nella prima metà del libro tutti i racconti si interrompono a metà e passano alla vicenda successiva. Il sesto è presentato per intero e fa da specchio, nella seconda metà i racconti vengono infatti ripresi da dove si erano interrotti, via via fino a chiudere l’ultimo (il primo nella prima parte). I racconti sono apparentemente slegati tranne che per piccoli rimandi, ma in realtà sono tutti delle variazioni dello stesso tema, come le variazioni del tema principale in un’opera musicale (e non a caso l’Atlante delle nuvole è un’opera musicale scritta durante uno dei racconti).
    Affascinante la struttura, molto belli alcuni dei racconti (Zedelghem, Sonmi, Zachry), altri un po’ meno (Lisa Rey), ma soprattutto due cose mi hanno colpito profondamente:
    - il tema principale del libro, molto profondo, problematico, che interroga l’essenza dell’essere umano, del suo relazionarsi con il prossimo, con la vita, con il passato ed il futuro
    - la virtuosità dell’autore che, proprio come un musicista capace di suonare diversi strumenti, è capace di raccontare usando gli stili più diversi, dal diario di viaggio, al romanzo epistolare, alla fantascienza distopica.
    Un libro insomma davvero affascinante, complesso, con più livelli di lettura che, per quel che mi riguarda, mi rimarrà per parecchio tempo e forse meriterà una rilettura.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    我的心得寫在部落格上,歡迎一同分享。

    http://blog.yam.com/avrilsomewherewemet/article/129742051

    said on 

  • 4

    Cloud Atlas racconta 6 storie che non solo narrano le vicende di personaggi molto diversi tra loro, ma che sono anche caratterizzate ognuna dal diverso stile più adatto alla situazione:
    - c'è il diari ...continue

    Cloud Atlas racconta 6 storie che non solo narrano le vicende di personaggi molto diversi tra loro, ma che sono anche caratterizzate ognuna dal diverso stile più adatto alla situazione:
    - c'è il diario con le avventure di Adam Ewing, un notaio americano in viaggio sulle isole del Pacificio nel 1850
    - ci sono le lettere che Robert Frobisher scrive all'amante e amico Rufus Sixsmith, mentre è al servizio del famoso compositore Ayrs Vyvyan nel Belgio intorno al 1930
    - c'è il romanzo ispirato alle vicende della giovane giornalista Luisa Rey, alle prese con uno scottante segreto in una centrale nucleare nella California del 1975
    - c'è il romanzo auto-biografico che racconta l'esilerante vicenda di Timothy Cavendish nella Gran Bretagna dei nostri giorni
    - c'è la storia di Sonmi 451, un clone di una città futuristica alla scoperta del libero arbitrio
    - e infine il racconto di Zachry, il valligero in lotta per la sopravvivenza in un'epoca post-apocalittica.

    Credo che mai come questo caso il film completi il libro e viceversa, quindi sono fondamentali entrambe le opere per capire appieno la storia. Infatti il libro divide in modo netto le vicende, approfondendole molto ma rendendo difficile capire bene cosa le leghi tra loro. Il film, invece, semplifica necessariamente il tutto lasciando qualche buco narrativo, ma i veloci passaggi tra una storia e l'altra (uno dei punti forti del film) e l'uso di più attori in ruoli diversi, facilita moltissimo la comprensione dei vari legami.
    Il risultato è una storia molto originale e coinvolgente (e pensare che ho dovuto ricominciare il libro tre volte nel corso di 3-4 anni prima di riuscire a superare il primo capitolo, perché proprio non mi prendeva).
    E non dimentichiamo che questo film ha portato i fratelli Wachowski a fare quella meraviglia che è Sense8. [http://domandeirrisoltediunamentecomplicata.blogspot.it/2016/01/dicembre-bagaglio-culturale.html]

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    http://changeschances.blogspot.it/2016/01/latlante-delle-nuvole-david-mitchell.html

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  • 4

    An interesting experiment

    I was fascinated by the reputation this book has. And from the start I was captivated. Well, reading this book wasn't exactly easy... It takes some time to get used to its strange structure, but soon ...continue

    I was fascinated by the reputation this book has. And from the start I was captivated. Well, reading this book wasn't exactly easy... It takes some time to get used to its strange structure, but soon you start looking for the threads that link all these lives together.
    "Cloud Atlas" is similar to those Chinese boxes, one inside the other, but in this case it's stories. Six people and their peculiar (and mostly tragical) experiences, all set in different time frames, somehow linked together by fate.
    What I appreciated the most was the language skills the author shows in writing this book. Apart from the innovative structure, as I said, the way he handles English, adapting it as time goes by to fit the age, up to the point of modifying it in two hypothetical future developments, is magnificent. He also shows his writing skills by using a different narrative technique in each story (a diary, letters, a novel, an autobiography, an interview and storytelling): he manages all of these with ease and perfect style. All the people in the stories have different backgrounds, different wishes and different outcomes, so that it's never repetitive.
    So, why did I not award this book 5 stars? Well, what I think lacks strength is the bond between the stories itself. The link devised by the author sounds frail and artificious to me and had me expect great revelations that never came. In fact that was a bit of a disappointment, which hindered my reading a bit.
    All in all, though, it's a very interesting book with great ideas and deep reasoning. I definitely recommend it.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    1

    perchè non dirlo subito che si trattava di una antologia?

    Così non mi prendevo il libro e mi risparmiavo un mese di lettura stentata?!?

    Che fatica!
    Che fatica infinita!

    6 racconti (posso sbagliare, fatico anche a contarli) scritti in stili molto differenti, ...continue

    Così non mi prendevo il libro e mi risparmiavo un mese di lettura stentata?!?

    Che fatica!
    Che fatica infinita!

    6 racconti (posso sbagliare, fatico anche a contarli) scritti in stili molto differenti, per adattarsi alla tipologia della storia raccontata. 6 storie con personaggi molto diversi ma tutte legate da un filo conduttore che sarà chiaro solo alla fine:

    SPOILER: ogni personaggio protagonista di una storia conosce uno degli altri per un qualche motivo.

    ...tutto questo per arrivare ad un banalissimo: l'amore vince sul ciniscmo, "siamo solo una goccia in un oceano, ma l'oceano è composto da gocce!".

    BAH.

    Non riesco a salvare granchè a questo romanzo, pardon ... ANTOLOGIA (!!)
    le storie non trattano temi particolarmente originali, e la loro connessione pare forzata. Le storie sorprendono raramente, anzi. La lettura procede lenta (lentissima nel mio caso) e senza particolati stimoli a vedere cosa succederà dopo. Nessun cambio di ritmo, nessuna rivelazione fantasmagorica, niente... solo il compitino ben svolto dall'autore di modulare il suo stile a seconda se ci stia raccontando un thriller, una love-story, um giallo o un evento fantascientifico. Ma quindi, perchè non dirlo chiaramente? Perchè mentire ai propri lettori con questa scusa del "romanzo"? (Che poi a me i racconti non piacciano è la ciligieni finale).

    Non ho perdonato Pinketts (Sangue di Yougurt) e Palahniuk (Cavie) figuriamoci 'sto Mitchell che manco so chi sia!

    SCONSIGLIATISSIMO.

    said on 

  • 5

    Cloud Atlas impressed me. It's like an enormous spiral that curls and uncurls itself all along the development of the novel. Only near the end I could understand that there was like a hidden story bet ...continue

    Cloud Atlas impressed me. It's like an enormous spiral that curls and uncurls itself all along the development of the novel. Only near the end I could understand that there was like a hidden story between the stories: something stronger than the direct connections between them that ties all of them together, making the whole book leave a profound impression after reading to its last page.
    There are few books that, when the end is reached, make you willing to turn to the first page again and read through them a second time. This book is one of them.

    said on 

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