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Col corpo capisco

By David Grossman

(450)

| Others | 9788804518136

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Book Description

Grossman invita il lettore ad affrontare uno dei sentimenti più potenti: lagelosia. E lo fa in due lunghi racconti in cui un personaggio narra ad unaltro (ma sarebbe meglio dire a se stesso) una storia di tradimento dellaquale è o si se Continue

Grossman invita il lettore ad affrontare uno dei sentimenti più potenti: lagelosia. E lo fa in due lunghi racconti in cui un personaggio narra ad unaltro (ma sarebbe meglio dire a se stesso) una storia di tradimento dellaquale è o si sente vittima. Nel primo è Shaul a confessare con quanta passionelui stesso vive la relazione che sua moglie intrattiene con un altro uomo. Nelsecondo a parlare è Rotem, tornata al capezzale della madre morente perleggerle un racconto in cui, dopo anni di distacco, ha cercato di ricostruirel'intensa relazione nata, quando lei era ancora adolescente, fra la madre edun ragazzo che le era stato affidato affinché lo aiutasse a «diventare uomo».

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    “ La mamma che né io né lei abbiamo avuto ”

    Un romanzo che attraverso due storie distinte affronta il dolore , soprattutto quello che aggredisce in modo sottile quindi più perfido e lacerante , che scaturisce da un sentimento difficilmente governabile come la gelosia .
    E l'autore lo fa da par ...(continue)

    Un romanzo che attraverso due storie distinte affronta il dolore , soprattutto quello che aggredisce in modo sottile quindi più perfido e lacerante , che scaturisce da un sentimento difficilmente governabile come la gelosia .
    E l'autore lo fa da par suo , con la sua consueta scrittura fluida ed il suo stile impeccabile , scandagliando in profondità i sentimenti dell'essere umano quando sia divorato da dubbi assillanti e corrosivi.
    Ma se la prima delle due , quella nella quale Shaul rivela alla cognata Ester il tradimento (reale o invece solo frutto di fantasie ?) della sua amatissima moglie Elisheva durante un lungo viaggio notturno che viene ad assumere per entrambi la valenza di un percorso entro se stessi , mi è sembrata a volte un po' ripetitiva e persino un tantino pesante , di ben altra corposità e spessore è la seconda che vede protagonista una scrittrice che si reca a trovare la propria madre che non vedeva da molti anni ed ormai in fin di vita divorata da un cancro , per leggerle la stesura di un romanzo incentrato proprio su di lei.
    Ed è soprattutto in questa che Grossman rivela tutta la sua grandissima sensibilità di scrittore , ma soprattutto di uomo , che mantiene col dolore un rapporto antico e costante.
    Per correttezza ritengo doveroso precisare che le mie quattro stelle scaturiscono da una semplice media aritmetica : 3 alla prima storia e 5 alla seconda.

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    Jimmy said on Jul 21, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    Due storie di vite scandalose se lette con distacco, sgradevolmente invischianti se ci si scivola fino in fondo.
    Nella prima quella di un uomo divorato dalla gelosia dei potenziali amanti della moglie; ossessionato da tutti gli uomini del mondo più ...(continue)

    Due storie di vite scandalose se lette con distacco, sgradevolmente invischianti se ci si scivola fino in fondo.
    Nella prima quella di un uomo divorato dalla gelosia dei potenziali amanti della moglie; ossessionato da tutti gli uomini del mondo più che dall' unico amante in carne ed ossa nella cui presenza, il marito sa, lei si rannicchia per cinquanta precisi minuti di ogni giorno da dieci lunghi anni. Nella seconda, quella di una figlia mai stata accarezzata nei centimetri giusti, nei momenti giusti dalla madre, sconclusionata insegnante di yoga che per una intera vita si è presa cura degli altri con le proprie mani.
    Sono due storie di un mescolato rancore per se stessi e per i propri immaginari aguzzini. Crescono attraverso un mormorio impermeabile alla morale, alle convenienze sociali, ai principi della Logica, si snodano in dialoghi frammentati, inceppati, appesantiti dalla lotta fra l'impulso a nascondere, a negarsi verità umilianti, brucianti, che svergognano, che fanno godere del sogno di vendetta e la necessità di liberarsene. Quando questa prende il sopravvento lo fa per una via incontrollata: il corpo. Saranno i battiti delle palpebre, i suoni rugosi per le mucose inaridite, le esclamazioni stizzite per muscoli improvvisamente contratti o i lamenti per pruriti inestinguibili gli schizzi della densa tortura interna dell' uomo tradito e della figlia messa al mondo e subito dimenticata.
    Grossman gonfia fino al limite della comprensibilità il dolore, il tormento, l'andirivieni tra la spinta a lasciarlo sgorgare e l'istinto del pudore a trattenerlo. Per le tante, troppe, dense pagine, si finisce in un coinvolgimento sfiancante. Poi però se ne esce con una sorta di calcio nel sedere, perché, chissà... forse sfiancato pure lui, la pesante impalcatura crolla in una frettolosa, banale e secca conclusione, come nelle favole dove basta un bacio per trasformare un rospo in un principe.

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    tessa said on May 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Fatto una fatica boia per finirlo, stesso problema avuto con "Sarai per me il coltello". Eppure questo scrittore mi affascina tantissimo per la sua prosa inimitabile, per lo scorrere fluente del periodo, per la semplicità con cui descrive le emozioni ...(continue)

    Fatto una fatica boia per finirlo, stesso problema avuto con "Sarai per me il coltello". Eppure questo scrittore mi affascina tantissimo per la sua prosa inimitabile, per lo scorrere fluente del periodo, per la semplicità con cui descrive le emozioni. Adesso mi riposo un po' e poi riprendo con altri suoi romanzi.

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    Roberto Pericci said on Mar 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/03/03/col-corpo… “Nei momenti di tranquillità, lui lo sa, loro possono immaginare di avere un sacco di tempo a disposizione, di non dover soccombere all’istinto, quell’istinto così umano ...(continue)

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/03/03/col-corpo…

    “Nei momenti di tranquillità, lui lo sa, loro possono immaginare di avere un sacco di tempo a disposizione, di non dover soccombere all’istinto, quell’istinto così umano e comprensibile, pensa Shaul serrando le labbra, lanciarsi l’uno contro l’altra e l’uno dentro l’altra, trincerarsi, scavarsi a vicenda, sollevarsi e abbassarsi e ansimare così, come fanno ogni giorno, da anni ormai, dieci, in una frenesia disperata, costretti a sfruttare fino all’ultimo i pochi momenti di vicinanza, quando ogni cellula del corpo è come una bocca spalancata che bacia, succhia, lecca, morde.
    Shaul chiude gli occhi e come se sfilasse un libro da uno scaffale stipato sceglie una giornata come quella, una giornata in cui Elisheva e il suo uomo sono del tutto rilassati. La tiene fra le mani, la apre, chiude gli occhi. Pensa a loro tranquilli, disarmati. Sono così diversi quando hanno tempo a disposizione, quando non sono tesi e frustrati dal bisogno di far presto. I loro movimenti sono diversi, e anche il respiro, le espressioni del volto. Come raccontare a Esti? Come varcare quel confine?”
    (David Grossman, “Col corpo capisco”, ed. Oscar Mondadori)

    Non avevo mai letto nulla di David Grossman, sia perché non si può leggere tutto, e quindi ero impegnato a leggere altro, sia per una sorta di pregiudizio dovuto ai titoli dei romanzi, che mi sembravano troppo accattivanti, furbi. Un pensiero, non c’è dubbio stupido, e soprattutto non un motivo valido per tenersi lontano dal contenuto di un romanzo. Insomma, a farla breve mi sono deciso e ho letto “Col corpo capisco”.
    Il libro è suddiviso in due racconti, uno che dà il titolo all’intero volume, e l’altro, il primo, intitolato “Follia”. Tra i due, ho preferito proprio “Follia”, che mi è parso più avvincente e capace di muovermi qualcosa dentro, però anche l’altro non mi è dispiaciuto, anzi mi ha aiutato anch’esso a scoprire quest’autore che finora conoscevo solo di fama. I due racconti vertono sul tema della “gelosia”, sebbene affrontato in maniera abbastanza differente. In “Follia”, il cui titolo è già indicativo circa lo stato mentale del protagonista, accompagniamo Shaul, uomo di mezzo età, nel suo viaggio mentale, riguardante la relazione extra-coniugale che la moglie Elisheva intrattiene, o intratterrebbe, con un altro uomo. Shaul, infortunato a una gamba, è accompagnato in auto da sua cognata Esti, all’inizio all’oscuro di tutto, e alla quale, con un lento e inesorabile processo catartico, l’uomo confida la sua vicenda. Shaul racconta di come egli sappia che sua moglie, da dieci anni, tutti i pomeriggi, adducendo la scusa di andare in piscina, sia solita recarsi all’appuntamento con Paul, l’amante. L’uomo, nonostante l’ostilità pregressa tra lui e la cognata, ha bisogno di liberarsi da un peso e nel corso del viaggio inghiotte anche la donna nel suo vortice emotivo. Ciò che più lo ferisce non è tanto il tradimento in sé, l’atto sessuale, quanto piuttosto l’idea che tra la moglie e l’amante possa essersi instaurato un rapporto d’amore completo, includente anche i piccoli gesti quotidiani dai quali lui si sente escluso. Nel raccontare, abbonda di particolari ed è proprio l’arte del raccontare, unita all’immaginazione quale molla dell’agire umano, a rendere intrigante il racconto. Grossman è molto abile nell’intervallare, al dialogo che si svolge nell’auto tra Shaul e la cognata, le visioni dell’uomo. Il suo stile, inoltre, è molto particolare, impudico senza scadere nella volgarità, e riesce sia a scavare nella psiche contorta dell’uomo che a creare tensione erotica in alcuni passaggi. I temi principali, però, sono, come detto, la gelosia, il raccontare e l’immaginare.
    “Col corpo capisco”, il secondo racconto, mi ha colpito di meno, anche se, ribadisco, non mi è dispiaciuto né mi ha annoiato e, in certi passaggi, è stato anche più toccante. Qui la gelosia è di forma diversa, è quella di una figlia nei confronti di sua madre, un’insegnante di yoga alla quale è affidato un ragazzo neanche sedicenne affinché “lo renda uomo”. L’autrice della storia è la figlia della donna, che ripercorre l’accaduto anni dopo, al capezzale della madre malata. Anche in questo caso, Grossman alterna, al racconto che la figlia-scrittrice sta scrivendo, degli intermezzi nei quali le due donne parlano di ciò che la più giovane sta scrivendo, confrontandolo con ciò che è realmente accaduto e scavando ciascuna nell’altra, come mai avevano fatto in passato. L’arte del raccontare e l’immaginazione, quindi, sono anche in questo secondo racconto un ingrediente fondamentale.
    In chiusura, non posso mancare di segnalare come il corpo abbia un ruolo cardine nelle due storie, come del resto si evince dal titolo del volume e di uno dei racconti. Il corpo è ciò che lega Shaul alla moglie, ma anche la moglie all’amante (o presunto tale), quindi è fonte di piacere ma anche di dolore indotto, il corpo è quello del giovane allievo che turba la più matura insegnante, è ciò attraverso cui le sensazioni più stimolanti e quelle più dolenti ci colpiscono, è ciò che, ci piaccia o meno, rappresenta il nostro contatto con gli altri e con il mondo. Sulla questione del corpo, a questo punto, potrei continuare per altre righe, senza aggiungere alcunché di significativo a quest’articolo. Col corpo per ora capisco che è il momento di chiudere il pezzo. Col corpo capirò altro in seguito. Almeno credo.

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    Sisifo77 said on Mar 3, 2014 | Add your feedback

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    Ancora una volta il mio David non delude affatto. Un libro composto da due racconti che sviscerano il tema difficile del tradimento, nel primo racconto il tradito è un uomo che vede la propria moglie innamorata di un altro (o immagina solamente, pres ...(continue)

    Ancora una volta il mio David non delude affatto. Un libro composto da due racconti che sviscerano il tema difficile del tradimento, nel primo racconto il tradito è un uomo che vede la propria moglie innamorata di un altro (o immagina solamente, preso dal tarlo del dubbio?). Nel secondo racconto, la figlia, scrittrice, si reca al capezzale della mamma, ormai malata terminale, che le chiede di leggere il racconto che ha scritto sui ricordi della propria infanzia, le supposizioni, i dubbi, le sensazioni che provava mentre lei, donna adulta, tradiva i propri figli passando da un amore a un altro.
    Perchè non si tradisce solo un marito o una moglie, spesso si tradiscono i figli, gli amici, chi ci sta accanto ma la cosa peggiore è che, tradendo chi ci vuole bene, facciamo del male anche a noi stessi.

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    Vero 1979 said on Feb 7, 2014 | Add your feedback

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