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Cold Comfort Farm

By Stella Gibbons

(41)

| Paperback | 9780140274141

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Book Description

This title is a classic of its kind, a dazzling parody of the earthy, melodramatic novels of the period. Flora Poste has been expensively educated to do everything but earn her own living. When she is orphaned at twenty, she decides her only option i Continue

This title is a classic of its kind, a dazzling parody of the earthy, melodramatic novels of the period. Flora Poste has been expensively educated to do everything but earn her own living. When she is orphaned at twenty, she decides her only option is to go and live with her relatives the Starkadders at Cold Comfort Farm. What relatives, though: Judith, alone in her grief; raving old Ada Doom, who once saw something nasty in the woodshed; Amos, called by God; Seth, smouldering with sex; and Elfine, who just needs a little polish. Flora feels it incumbent upon her to bring order into the chaos. And she turns out to be remarkably good at it.

94 Reviews

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  • 5 people find this helpful

    E' chiaramente un libro ironico e un po' pazzerello, quindi dovete avvicinarvi con questo spirito, perché se vi aspettato il libro "classico" e con un inizio e una fine logica, allora prendetene un altro dallo scaffale.
    Se invece volete un po' di bri ...(continue)

    E' chiaramente un libro ironico e un po' pazzerello, quindi dovete avvicinarvi con questo spirito, perché se vi aspettato il libro "classico" e con un inizio e una fine logica, allora prendetene un altro dallo scaffale.
    Se invece volete un po' di brio, qualche controsenso, e tanti personaggi strani, allora va bene...
    Vi autorizzo a leggerlo anche sotto l'ombrellone!
    Ad ogni modo, la prima cosa che colpisce è la protagonista, Mrs.Poste che non ha voglia di fare nulla, e che ha deciso di non lavorare mai nella sua vita, e alla morte dei genitori si trasferisce da dei parenti, i Desoladder, alla fattoria delle magre consolazioni, sperando di rimanervi ospite e quindi di non fare nulla come da programma.
    Ma lì, avrà invece un bel compito da assolvere, ovvero di riportare un po' di buon senso in questi parenti pazzi e di dare loro una linea di condotta di vita più accettabile e meno "fuori di testa"...
    E se deve farlo lei, con i presupposti con cui è partita, beh allora la barzelletta avrà inizio!

    Per il resto, non aspettatevi niente di che, è un libro molto semplice, e lascerà alla fine anche alcuni misteri non svelati, insomma, fatevi una risata e sperate che la pecora stia bene! ;)

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    † Morgana † [Se esiste un sostituto dell'amore è la memoria] said on Jul 23, 2014 | 7 feedbacks

  • 4 people find this helpful

    Ma, alla fine, la capra morì?

    Flora Poste ha appena vent'anni quando perde i genitori trovandosi con una rendita di sole cento sterline l'anno. Così, sostenuta dalla fiducia nelle proprie capacità, e dalla profonda avversione rispetto all'idea di guadagnarsi da vivere, la ragazza ...(continue)

    Flora Poste ha appena vent'anni quando perde i genitori trovandosi con una rendita di sole cento sterline l'anno. Così, sostenuta dalla fiducia nelle proprie capacità, e dalla profonda avversione rispetto all'idea di guadagnarsi da vivere, la ragazza architetta un ambizioso progetto: quello di vivere alle spalle dei parenti.
    Giunge quindi nella cittadina di Lamentum nel Sussex, dove, in un luogo detto La Fattoria delle Magre Consolazioni, risiede la famiglia Desoladder: cugini di parte materna capitanati dall'anziana e dispotica zia Ada Funesta, una donna che trascorre la propria esistenza chiusa in camera, esce una volta l'anno per effettuare la "conta" dei parenti superstiti, ed è perseguitata, fin dalla più tenera età, dal ricordo di qualcosa di orribile visto nella legnaia.
    Ma zia Ada non è che uno dei tanti personaggi strambi che popolano la fattoria: c'è Seth, il giovane seduttore la cui unica vera passione è il cinema; Meriam, la sguattera che puntualmente, allo schiudersi dei succhiodendri (ma cosa saranno, poi?!), dà alla luce un bimbo; Urk, l'innamorato che, alla nascita della promessa sposa, ne marca affettuosamente il biberon col sangue di un roditore, in segno di possesso...
    Spetterà dunque a Flora, unica persona dotata di buon senso, riportare un po' d'ordine tra le assurdità di casa Desoladder, nella speranza di far trionfare la civiltà e di scoprire, una volta per tutte, cos'aveva visto zia Ada nella legnaia.

    Stella Gibbons non è un'autrice molto nota nel nostro Paese, eppure in patria i suoi libri riscuotono tutt'ora un grande successo, e la cosa non stupisce, se si considera che questo romanzo, ancor prima che per il suo spassoso umorismo, colpisce per la sorprendente modernità dei temi e della vivacità con cui essi vengono affrontati, aspetto questo, che rende davvero difficile credere agli oltre ottant'anni trascorsi dalla sua pubblicazione.
    Leggere La fattoria delle magre consolazioni attendendosi un romanzo di particolare spessore, è certamente sbagliato: esso, come dichiara l'autrice, nella sua sentita lettera di apertura indirizzata al presunto amico scrittore (un documento attraverso il quale già si comprende all perfezione lo spirito dell'opera), è un libro pensato per essere semplicemente divertente; e la Gibbons, bisogna riconoscerlo, centra perfettamente l'obiettivo.
    Ironizzando sugli inquietanti misteri che spesso, nella finzione letteraria, incombono per generazioni sul destino di intere famiglie (Thomas Hardy docet), e scomodando molti grandi del passato tra cui Jane Austen e il suo Persuasione, l'autrice dà vita ad una parodia spiritosissima della più illustre letteratura dell'Ottocento, delineando situazioni e personalità che, nella loro bizzarria e nelle loro peculiarità, strizzano l'occhio a molte delle figure tipiche del romanzo inglese.
    Perciò non ci si deve stupire che il pudore virginale di Flora sia nient'altro che l'espressione della propria repulsione per la prosperosa fisicità del suo spasimante; o che nel trasformarsi in una novella Emma Woodhouse, la protagonista si adoperi per maritare l'eterea cugina Elfine con un ragazzotto ignorante e completamente privo di buone maniere: ogni cosa fa perfettamente parte del gioco.
    E così, tra mucche indolenti dai nomi evocativi, demenziali flussi di coscienza dedicati ai tormenti di zia Ada Funesta, e intellettuali ossessionati dai piaceri della carne, ed appassionatamente votati alla causa di un inedito Branwell Brontë (ebbene sì, si parla anche di lui!), la narrazione scorre veloce, conquistando pian piano il lettore, e strappando numerose risate.
    L'umorismo, tuttavia, non diviene mai il pretesto per la grossolanità, e se la Gibbons non si fa scrupolo di burlarsi dei difetti umani, e di ironizzare in modo pungente su argomenti talvolta "delicati" (cu cui, al giorno d'oggi, i doppisensi si sprecherebbero), a fare la differenza è proprio la sua piacevolissima eleganza: uno stile brioso e irriverente che non perde mai la propria raffinatezza, rivelando, nella sua leggerezza, tutta la cultura e l'intelligenza di un'autrice ingiustamente sottovalutata.
    E poco importa che Flora, nei primi anni '30, parli con nonchalance al videotelefono; che ci si sposti in aereo con la stessa disinvoltura con cui oggi ci si serve dell'auto; o che un uomo si rivolga alla fidanzata chiamandola romanticamente "mucchietto di sporcizia mio", e le proponga di sposarlo promettendole con ardore che: "ci rotoleremo nel fango assieme"... Alla Fattoria delle Magre Consolazioni, il nonsense la fa da padrone... e funziona!

    Il racconto, bisogna ammetterlo, non mantiene costantemente lo stesso ritmo, e alcune parti tendono forse a dilungarsi più del necessario risultando un po'sottotono; la lettura, tuttavia, non ne risente, e nel suo complesso, malgrado tutto, convince.
    A un certo punto del romanzo, dopo pagine e pagine di vicende sgangherate ed improbabili colpi di scena, viene naturale chiedersi se, prima o poi, tutti i nodi verranno al pettine, o se piuttosto, i misteri e gli intrecci in cui Flora s'imbatte, non siano semplicemente l'espediente attraverso cui la Gibbons si prende allegramente gioco, non solo dei grandi della letteratura, ma anche dei suoi stessi lettori.
    E quando, al termine della storia, come da tradizione, ciascuno trova finalmente la sua strada, solo un interrogativo continua a tormentare incessantemente il lettore: ma poi, la capra morì o no?...

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    Camelia said on Mar 2, 2014 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Rimasta orfana, senza troppi rimpianti e senza una rendita consistente, Flora Poste ha le idee ben chiare per il suo futuro: piuttosto che lavorare preferisce lasciarsi mantenere dai parenti. E' così che dalla Londra più chic si ritrova nella più des ...(continue)

    Rimasta orfana, senza troppi rimpianti e senza una rendita consistente, Flora Poste ha le idee ben chiare per il suo futuro: piuttosto che lavorare preferisce lasciarsi mantenere dai parenti. E' così che dalla Londra più chic si ritrova nella più desolata fattoria del Sussex, la Fattoria delle Magre Consolazioni, dove "ci sono sempre stati dei Desoladder"...appunto.
    Dal nome delle mucche ( Rozza, Inetta, Superflua, Senza Scopo) a cui spetta il compito di dare il benvenuto a Flora, si intuisce lo spirito che anima la gestione della casa, pullulante di personaggi a dir poco bizzarri, dominati dalla fantasmagorica presenza di zia Ada Funesta. Quest'ultima, pur vivendo da reclusa nella propria stanza, decide le sorti di ciascun membro della cospicua famiglia, minacciando opportune crisi di follia nel caso in cui qualcuno esprima il desiderio di abbandonare la fattoria.
    L'arduo compito che Flora decide di assumersi è quello di portare un po' di buon senso in mezzo ai suoi problematici e mal assortiti parenti, tra comici sotterfugi ed improbabili esperimenti psicologici.
    Superato lo smarrimento iniziale da scenario vagamente surreale, ci si gode fino in fondo la lettura che mette di buon umore e si dimostra una divertente parodia non solo di un determinato genere letterario, ma anche di un intero mondo intellettuale. Il lettore stesso diventa più o meno consapevolmente vittima della burla generale, nel momento in cui si accorge di non poter fare a meno di chiedersi "la capra è morta?" e soprattutto "che cosa ha visto zia Ada di orribile nella legnaia?"

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    Elin said on Feb 12, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    carino, pieno di brio e mooolto Jane Austen!! Certo, il brio, la complessità e la verve di Elisabeth e di tutti i Benneth non sono al livello di questo racconto più semplice, ma si conserva la stessa frivola freschezza e sarebbe sicuramente un risuci ...(continue)

    carino, pieno di brio e mooolto Jane Austen!! Certo, il brio, la complessità e la verve di Elisabeth e di tutti i Benneth non sono al livello di questo racconto più semplice, ma si conserva la stessa frivola freschezza e sarebbe sicuramente un risucito e divertente film in costume. Per qualche ora di relax in un'epoca meno complessa della nostra...

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    _MeLa_ said on Feb 6, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    A pesar de los altibajos en su narrativa y algunas dificultades a la hora de entender los "chascarrillos" locales e ironías de la época al final la lectura se acaba haciendo amena aunque en ocasiones, lo que se prometía como una novela socarrona y su ...(continue)

    A pesar de los altibajos en su narrativa y algunas dificultades a la hora de entender los "chascarrillos" locales e ironías de la época al final la lectura se acaba haciendo amena aunque en ocasiones, lo que se prometía como una novela socarrona y surrealista, se tiñe de algún convencionalismo romanticoide

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    Xandre RL said on Jan 6, 2014 | Add your feedback

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