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Cold Spring Harbor

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Publisher: Vintage

4.0
(331)

Language:English | Number of Pages: 192 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Dutch , Russian , French , Spanish

Isbn-10: 0099518538 | Isbn-13: 9780099518532 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
All the sorrows of Evan Shepard's loutish adolescence were redeemed at seventeen
, in 1935, when he fell in love with automobiles. ...
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  • 3

    Far finta e andare avanti

    Ai margini del villaggio di Cold Spring Harbor nella modestia delle casette di legno, va in scena la quotidianità della vita che presenta tutti i tratti della normalità. Ma se vai a scostare la maschera che copre i vari personaggi, allora ti si svela una "normalità" di debolezze, di perdenti, di ...continue

    Ai margini del villaggio di Cold Spring Harbor nella modestia delle casette di legno, va in scena la quotidianità della vita che presenta tutti i tratti della normalità. Ma se vai a scostare la maschera che copre i vari personaggi, allora ti si svela una "normalità" di debolezze, di perdenti, di mediocrità, di insofferenze e mal di vivere a cui non sfuggono né adolescenti problematici infelici e insicuri, né adulti male assortiti nel groviglio delle loro contraddittorie emozioni.
    Capaci di darla a bere a se stessi e agli altri con comportamenti ammantati di formalità, con l' uso di frasi generiche e ripetute, infarcite di parole caramellose quanto banali e vaghe, di risposte incerte che smorzano o annullano qualsiasi dialogo di un certo spessore, tutti si dibattono come falene nella prigione della loro vita frustrata, decisamente in bilico tra realtà, sogni, aspirazioni, desideri di riscatto miseramente accantonati. E finiscono purtroppo per galleggiare in un mare di delusioni, di insoddisfazioni, di finti accomodamenti, scivolando nel rifugio sicuro dell' accettazione del presente, a cui si abbandonano aspettando che le cose vadano a posto da sole.
    Aspettare e vedere cosa succederà in fondo sembra la ricetta più comoda per diventare un uomo.
    La middle class americana ancora una volta nella scrittura disincantata e amara di Yates, che ho molto apprezzato in Revolutionary Road, ne esce con le ossa rotte e poche briciole di quella "felicità" tanto inseguita.
    Molto interessante la prefazione di Luca Rastello!

    said on 

  • 3

    C'è tutto yates in questo racconto che non appassiona ma scorre, con belle immagini, ottime descrizioni e una narrazione calzante. Non è il mio genere di romanzo, ma non posso non riconoscere le buone capacità autoriali di yates che sanno far apprezzare anche una storia di piccola America.

    said on 

  • 4

    Ehhhh quando passa il treno ė meglio salire di corsa

    Adoro Yates, il suo sguardo cinico ed imparziale su un'america che è solo una pagina di giornale in carta patinata.... Memore del capolavoro Revolutionary Road ho aspettato la tragedia e non mi sono resa conto che la stavo già leggendo .... Questo libro mi ha gridato che quando nella vita ci dici ...continue

    Adoro Yates, il suo sguardo cinico ed imparziale su un'america che è solo una pagina di giornale in carta patinata.... Memore del capolavoro Revolutionary Road ho aspettato la tragedia e non mi sono resa conto che la stavo già leggendo .... Questo libro mi ha gridato che quando nella vita ci diciamo "ora no, non è il momento, lo farò a tempo debito" quel fantomatico tempo debito non arriva mai. Tutti questi personaggi si sono attaccati disperatamente a felicità effimere e momentanee per non guardare la tristezza di aver una vita mediocre e chiaramente non quella che volevano. Ognuno esaltava qualcosa per non ammettere che vivevano in una infelicità nera! Se la sono raccontata alla grande. È questo che Yates ci racconta magistralmente in ogni suo romanzo! C'è una frase del film This must be The place che descrive a pennello questa lettura:
    IL VERO PROBLEMA È CHE PASSIAMO, SENZA NEMMENO FARCI CASO, DALL'ETÀ IN CUI SI DICE "UN GIORNO FARÒ COSÌ" ALL'ETÀ IN CUI SI DICE "Ė ANDATA COSÌ"

    said on 

  • 3

    Il solito...

    ... agglomerato Yatesiano di vissuto suburbano americano di qualche decennio fa; pieno di sconfitte, approssimazioni, alcool, piccoli sogni mai realizzati, decisioni sbagliate e così via.
    Non vincono mai, i suoi protagonisti; se anche il romanzo andasse avanti per altre 1000 pagine e per al ...continue

    ... agglomerato Yatesiano di vissuto suburbano americano di qualche decennio fa; pieno di sconfitte, approssimazioni, alcool, piccoli sogni mai realizzati, decisioni sbagliate e così via.
    Non vincono mai, i suoi protagonisti; se anche il romanzo andasse avanti per altre 1000 pagine e per altri 30 anni, l'americano di Yates anche nelle successive generazioni sarebbe sempre così : perdente, triste, mediocre.
    Ma Revolutionary Road è un altra cosa sia per come è scritto, che per trama.

    said on 

  • 5

    Vita familiare con suocera

    Il romanzo è molto appassionante. Il protagonista Evan, è un ragazzo dal carattere debole ma di bell'aspetto che fa colpo sulle donne ma a cui manca quel briciolo non tanto di talento quanto di ambizione, di tenacia e di fiducia in se stesso per fare una vita decente dal punto di vista profession ...continue

    Il romanzo è molto appassionante. Il protagonista Evan, è un ragazzo dal carattere debole ma di bell'aspetto che fa colpo sulle donne ma a cui manca quel briciolo non tanto di talento quanto di ambizione, di tenacia e di fiducia in se stesso per fare una vita decente dal punto di vista professionale ma non solo. Evan ha, giovanissimo, una storia con una ragazza, Mary, da cui ha una figlia. Il matrimonio naufraga per la noia della vita di tutti i giorni. A distanza di tempo, proprio nel momento peggiore, cioè quando Evan sembra deciso a frequentare il college e a non accontentarsi, spunta Rachel con tanto di madre e di fratello.
    La madre che imperversa nei libri di Yates è sempre la solita, molto simile a un'altra rompiscatole di pari calibro che è la madre di J.K. Toole o meglio la madre del protagonista della banda di idioti.
    Dopo l'avventata decisione di andare a convivere con un tale esemplare, il matrimonio della giovane coppia passerà dei brutti momenti, come prevedibile.
    Alla fine è come se Yates sdoppiasse se stesso in più personaggi: Evan, il fratello di Rachel e forse Rachel stessa. Tutti i personaggi hanno grosse difficoltà a interagire con gli altri, a mantenere la distanza di sicurezza a farsi amare per quello che sono e non per come appaiono. Tutti hanno quel senso di insicurezza e di inadeguatezza (ma come sono gli altri padri?, si chiede Evan tra sè parlando con la figlia).
    Tutti sembrano dei perdenti, gente a cui manca un ingrediente importante anche se non sono proprio male (ironici, originali, belli).
    Così ci appare anche il padre di Evan, uomo bellissimo, ma debole nonostante abbia fatto parte dell'esercito. Anche il far parte dell'esercito, in un infimo ruolo, fa parte del mascherare questa intrinseca debolezza. Anche la figura materna è riproposta in due personaggi, la madre di Gloria e la madre di Evan in due diversi stadi di alcolismo. La madre di Rachel ancora allo stadio logorroico invadente, la madre di Evan in stato catatonico.
    Se dovessi trovare un neo al romanzo che mi è piaciuto moltissimo, per il modo brusco, burbero, ironico in cui è scritto, direi che è la conclusione. Yates scrittore sembra aver gettato le armi, come i suoi personaggi, e non riesce a immaginare per loro una via di scampo. Sembra che lasci il libro a metà, abbandona le armi con la famosa frase che non vi anticipo che suona a mo' di resa.

    said on 

  • 5

    Non c'e' mai nulla di regalato ai personaggi dei romanzi di Yates ed e' inutile cercare un qualsiasi riscatto, un barlume di speranza che ne illumini il destino; racchiusi nelle loro solitudini, in mondi a malapena comunicanti, tanto reali da essere inquietanti oppure inquietanti proprio perche' ...continue

    Non c'e' mai nulla di regalato ai personaggi dei romanzi di Yates ed e' inutile cercare un qualsiasi riscatto, un barlume di speranza che ne illumini il destino; racchiusi nelle loro solitudini, in mondi a malapena comunicanti, tanto reali da essere inquietanti oppure inquietanti proprio perche' reali.
    In una catatonica cittadina americana a cavallo della seconda guerra mondiale vengono narrate le vicende di due famiglie unite, poco e male, dal legame di due ragazzi.
    Evan e' gia' divorziato con una figlia mentre Rachel e' giovanissima alla sua prima esperienza. Entrambi provengono da genitori che trascinano, ognuno a suo modo, un fardello di fallimenti bastanti da soli a fare il romanzo, ma il maldestro tentativo di creare un'armonia famigliare e' davvero esasperante.
    A questo punto la chiusura del romanzo, rivolta ad un bambino appena nato, se non la si vuole interpretare come una maledizione appare quantomeno beffarda: "...sei un prodigio, ecco cosa sei. Sei un miracolo. Perche' lo sai che cosa diventerai? Diventerai un uomo."
    Impareggiabile.

    said on 

  • 5

    Far finta di essere sani

    La piccola catastrofe della vita quotidiana, ancora una volta tradotta in parole da Richard Yates. Mentre i suoi personaggi, che si sforzano così disperatamente di vivere, finiscono per sopravvivere soltanto, senza mai riuscire a trovare davvero la serenità. (Ma ricordiamoci che fino all'u ...continue

    La piccola catastrofe della vita quotidiana, ancora una volta tradotta in parole da Richard Yates. Mentre i suoi personaggi, che si sforzano così disperatamente di vivere, finiscono per sopravvivere soltanto, senza mai riuscire a trovare davvero la serenità. (Ma ricordiamoci che fino all'ultimo battito del polso, la storia non è finita...)

    La cosa che mi colpisce di più di Yates è che, a differenza di altri scrittori, non cerca di distinguere tra uomini malati e uomini sani, perché è perfettamente consapevole di questa piccola infima verità : tutti, prima o poi, si "ammalano", giovani o adulti, persone brillanti o coglioni finiti. La felicità è "un'eco, forse illusoria, di salvezza possibile piantata all'interno di una dannazione certa". Eppure il meno cinico degli scrittori ci insegna alla fine ad andare avanti, a inseguire questa eco, perché se è un errore credere che ogni storia abbia un lieto fine, è da sciocchi anche essere convinti del contrario.

    said on 

  • 4

    Quando uscì I non conformisti non fece un gran botto. Anche perché le collane economiche non venivano pubblicizzate (a parte, a suo tempo, gli Oscar in edicola).
    Poi Kate Winslet, Leonardo di Caprio, Sam Mendes girarono il film.
    Passò su Sky, ma devo confessare che, per un motivo o pe ...continue

    Quando uscì I non conformisti non fece un gran botto. Anche perché le collane economiche non venivano pubblicizzate (a parte, a suo tempo, gli Oscar in edicola).
    Poi Kate Winslet, Leonardo di Caprio, Sam Mendes girarono il film.
    Passò su Sky, ma devo confessare che, per un motivo o per l’altro non lo vidi. Ma lo videro molti altri e minimum fax fu pronta in libreria.
    Mi è stato fatto notare che l’editore era già in libreria nel 2003.
    Devo però dire che la mia libraia nel 2009 ne ordinò un numero di copie superiore a quelle vendute nei 5/6 anni precedenti.
    Ancora una volta il cinema ebbe il merito di estrarre dalle nebbie editoriali un autore dimenticato (l’affermazione non è piaciuta, ma io la lascio ugualmente).

    Grande merito al Natale e alla Befana.

    Questo fu l’ultimo romanzo di Yates. E in alcune parti c’è molto anche della sua vita (famiglie disastrate e vita militare).

    L’ambiente in cui si dibattono i personaggi è quello che sta un gradino sopra la melma, ma non abbastanza in alto da soddisfare le persone che ci vivono.

    Un uomo, Charles, ha bruciato la vita e quella della moglie in sperduti campi militari senza riuscire a partecipare ad alcuna guerra né a fare una carriera oltre al misero grado di capitano di fanteria. La moglie, in questo peregrinare insoddisfacente, si è guadagnata la vita di un’alcoolizzata cronica. La sola fortuna è la continua assistenza del marito.

    Hanno un figlio, Evan, bellissimo, che sa fare solo il meccanico e aggiustare e guidare catorci. La sola virtù sembra sia quella di vederlo muoversi e mettere in moto la macchina.
    Sa fare anche altro, visto che mette incinta la fidanzatina e si deve sposare. Ma la lotteria della vita ha in serbo solo numeri sbagliati: il divorzio, la possibilità di andare al college e studiare ingegneria viene frustrata da un’altra fidanzatina, altro matrimonio e altra gravidanza.

    La fidanzatina è un numero estratto a caso: la macchina di ferma, Charles ed Evan suonano ad una porta a caso per telefonare ad un’officina.
    Dietro quella porta c’è una divorziata, Gloria, che soffre di a-logofobia (esiste in italiano, la paura del silenzio senza parole?) con cui si cura a dosi di bourbon. Gloria rimane colpita da Charles e dalla sua distinzione (che all’improvviso scompare appena si toglie gli occhiali e lo faremo con un breve senso di delusione) la figlia Rachel rimane colpita da Evan. C’è anche un figlio maschio, Phil, con tutti i problemi degli adolescenti vergini.
    Anche se sembra accadere poco, vedo che mi trovo in difficoltà a riassumere tutto ciò che avviene. Perché anche la più senza speranza delle vite è composta di pensieri e fatti, e questi ultimi non contano poi molto rispetto a ciò che la superficie nasconde..

    Non c’è happy end, ma neppure un the end. Il flusso della sopravvivenza di questo basso ceto medio continua in altri soggetti simili, non si ferma mai. E poi quale fine? Possiamo immaginarla, senza sforzi.

    I pesciolini in un acquario credono di essere liberi, forse qualche volta vedendo le orribili maschere deformate al di là del vetro comprenderanno che non è vero, forse (visto che sono pesci) non lo avvertiranno mai. Ma non avranno in nessun caso il comportamento che avrebbero se fossero in acque aperte.

    Mentre leggevo mi veniva in mente Miss Marple quando elabora apparentemente insulsi abbinamenti tra i personaggi della vicenda con improbabili “sosia” in quel piccolo microcosmo che è St Mary Mead.

    said on 

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