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Cold Spring Harbor

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Publisher: Vintage

4.0
(346)

Language:English | Number of Pages: 192 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Dutch , Russian , French , Spanish

Isbn-10: 0099518538 | Isbn-13: 9780099518532 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
All the sorrows of Evan Shepard's loutish adolescence were redeemed at seventeen, in 1935, when he fell in love with automobiles...In the small suburban town of Cold Spring Harbor, Evan Shephard and his young bride Rachel yearn to escape the mistakes of their parents. But as they discover, families exert a hold as tight as fate, and every way out only ends up back home.
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  • 4

    “Perchè lo sai cosa diventerai ? Diventerai un uomo. “

    Il consueto mirabilissime lavoro psicologico sui personaggi in questo che è anche l'ultimo romanzo scritto da Yates il quale , riprendendo il tema a lui più caro ossia quello delle piccole grandi cris ...continue

    Il consueto mirabilissime lavoro psicologico sui personaggi in questo che è anche l'ultimo romanzo scritto da Yates il quale , riprendendo il tema a lui più caro ossia quello delle piccole grandi crisi spesso indotte dall'alcool , esprime il meglio di sé disegnando storie di perdenti a sottintendere il fallimento di un certo modello di vita della “famiglia tipo” americana che sta forse alla base di quello di un intero Paese .
    Storie minime che lasciano il segno , e per riuscire in ciò occorre sempre uno straordinario talento.

    said on 

  • 5

    Ancora tu... ma non dovevamo vederci più?

    Cercavo un libro da leggere tutto d'un fiato, una storia che mi prendesse al punto di impedirmi di crollare addormentata a metà di un paragrafo, e ho pensato bene di leggere Cold Spring Harbor.
    Una sc ...continue

    Cercavo un libro da leggere tutto d'un fiato, una storia che mi prendesse al punto di impedirmi di crollare addormentata a metà di un paragrafo, e ho pensato bene di leggere Cold Spring Harbor.
    Una scelta azzeccatissima, per quanto mi riguarda.

    In una città di provincia si intrecciano le vite di un drappello di personaggi, ognuno con la sua storia. C'è Evan, il protagonista belloccio, che ha vaghi progetti per il futuro e sembra interessato soltanto a prendere moglie. Suo padre Charles - forse il mio preferito – è un uomo a cui è mancato il coraggio per avere successo e non smette di rimproverarsi questa codardia, che teme di aver trasmesso anche al figlio. La madre è solo una figura sullo sfondo, piatta, lontana, coi contorni sfocati dalle nebbie del bourbon.
    Gloria Drake è il personaggio più sopra le righe del romanzo, con le sue sbornie moleste e quel suo chiacchiericcio incessante: una donna sola in balia di se stessa, incapace di sentirsi “a casa”, che costringe i figli a trasferirsi continuamente, cosa che non li ha resi di certo dei ragazzi sereni. Rachel, la maggiore, sembra disposta a tutto pur di allontanarsi dalla supremazia materna, nonostante lei e il fratello Phil siano succubi di Gloria, come affascinati e disgustati insieme da tanta sfacciata esuberanza. Phil, dal canto suo, è il tipico adolescente sfigato che non deve mai mancare in una famiglia borghese disastrata come si deve.

    Ognuno di loro cerca di fare del suo meglio per farsi apprezzare dagli altri, con esiti non proprio esaltanti: episodi che Yates ci mostra attraverso la sua scrittura fluida e brillante che passa senza sforzo dall'uno all'altro, senza stridere mai, senza mai farci perdere il filo della narrazione.

    Molti dei lettori che hanno commentato questo libro hanno espresso chiaramente il loro disprezzo per i personaggi che lo abitano: di certo non sono persone di successo, ma io direi che in fondo sono persone comuni, infelici come chiunque altro.
    Non tutti nella vita facciamo il lavoro che sognavamo da bambini o per il quale abbiamo studiato e scommetto che molti di noi conoscono simpatiche signore dalle guance rubizze che amano darsi all'alcol prima del tramonto o semplicemente donne divorziate o sole che in un modo o nell'altro hanno perso la bussola. Gli adolescenti poi credo siano imbranati in ogni stato ed epoca, sempre preoccupati di quello che gli altri pensano di loro. Insomma, tutto questo per dire che non mi piace salire su un piedistallo e guardare questi personaggi come se fossero la feccia dell'umanità, quando anch'io in fondo non ho né un lavoro qualificato, né la famiglia perfetta, né la relazione perfetta. Sono tutt'altro che perfetta, diciamolo. Ovviamente nel romanzo l'imperfezione è portata all'estremo o forse sarebbe più corretto dire la mediocrità, che è peggio.
    Ognuno di questi personaggi si affanna nella direzione sbagliata e insegue qualcuno che a sua volta insegue qualcun altro: tutto questo per dirci che la vita è un gioco sadico di cui non abbiamo il minimo controllo, un labirinto in cui troveremo l'uscita andando per tentativi e non disegnandone una pianta. I nostri desideri sono mutevoli e spesso ci trascinano lontano dai traguardi imposti dalla ragione e dal buonsenso. A volte, nostro malgrado, dobbiamo ricrederci, tornare sui nostri passi e accettare che una scelta che sconvolgerà la vita di qualcun altro potrebbe renderci felici per sempre o forse sarà solo per un momento, ma in fondo chi può saperlo cosa è giusto e cosa no in termini di sentimenti.
    C'è davvero qualcuno che ha la verità in tasca? Io non ci credo, quindi non ci resta che abbandonarci alla nostra umanità, al nostro essere così malleabili sotto il peso degli anni e della vita.

    Tutto questo, per me, non è affatto triste o deprimente, è la semplice realtà: spesso le nostre azioni sono dettate dalle convenzioni, dal rispetto per l'altrui serenità e dal timore del giudizio, ma ci sono e ci saranno volte in cui non riusciremo a trattenerci e seguiremo la nostra natura più selvaggia, divisi come siamo tra istinto e ragione. Oppure potremo fare di peggio: aspettare che siano gli altri a scegliere per noi, aspettare e vedere che succede, ma io sono del parere che le cazzate, così come le scelte migliori, sia meglio farle con la propria testa, sempre.

    Questa è la mia personalissima visione di questo romanzo così appassionante e ben scritto.
    Ve lo consiglio.

    said on 

  • 3

    Far finta e andare avanti

    Ai margini del villaggio di Cold Spring Harbor nella modestia delle casette di legno, va in scena la quotidianità della vita che presenta tutti i tratti della normalità. Ma se vai a scostare la masche ...continue

    Ai margini del villaggio di Cold Spring Harbor nella modestia delle casette di legno, va in scena la quotidianità della vita che presenta tutti i tratti della normalità. Ma se vai a scostare la maschera che copre i vari personaggi, allora ti si svela una "normalità" di debolezze, di perdenti, di mediocrità, di insofferenze e mal di vivere a cui non sfuggono né adolescenti problematici infelici e insicuri, né adulti male assortiti nel groviglio delle loro contraddittorie emozioni.
    Capaci di darla a bere a se stessi e agli altri con comportamenti ammantati di formalità, con l' uso di frasi generiche e ripetute, infarcite di parole caramellose quanto banali e vaghe, di risposte incerte che smorzano o annullano qualsiasi dialogo di un certo spessore, tutti si dibattono come falene nella prigione della loro vita frustrata, decisamente in bilico tra realtà, sogni, aspirazioni, desideri di riscatto miseramente accantonati. E finiscono purtroppo per galleggiare in un mare di delusioni, di insoddisfazioni, di finti accomodamenti, scivolando nel rifugio sicuro dell' accettazione del presente, a cui si abbandonano aspettando che le cose vadano a posto da sole.
    Aspettare e vedere cosa succederà in fondo sembra la ricetta più comoda per diventare un uomo.
    La middle class americana ancora una volta nella scrittura disincantata e amara di Yates, che ho molto apprezzato in Revolutionary Road, ne esce con le ossa rotte e poche briciole di quella "felicità" tanto inseguita.
    Molto interessante la prefazione di Luca Rastello!

    said on 

  • 3

    C'è tutto yates in questo racconto che non appassiona ma scorre, con belle immagini, ottime descrizioni e una narrazione calzante. Non è il mio genere di romanzo, ma non posso non riconoscere le buone ...continue

    C'è tutto yates in questo racconto che non appassiona ma scorre, con belle immagini, ottime descrizioni e una narrazione calzante. Non è il mio genere di romanzo, ma non posso non riconoscere le buone capacità autoriali di yates che sanno far apprezzare anche una storia di piccola America.

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  • 4

    Ehhhh quando passa il treno ė meglio salire di corsa

    Adoro Yates, il suo sguardo cinico ed imparziale su un'america che è solo una pagina di giornale in carta patinata.... Memore del capolavoro Revolutionary Road ho aspettato la tragedia e non mi sono r ...continue

    Adoro Yates, il suo sguardo cinico ed imparziale su un'america che è solo una pagina di giornale in carta patinata.... Memore del capolavoro Revolutionary Road ho aspettato la tragedia e non mi sono resa conto che la stavo già leggendo .... Questo libro mi ha gridato che quando nella vita ci diciamo "ora no, non è il momento, lo farò a tempo debito" quel fantomatico tempo debito non arriva mai. Tutti questi personaggi si sono attaccati disperatamente a felicità effimere e momentanee per non guardare la tristezza di aver una vita mediocre e chiaramente non quella che volevano. Ognuno esaltava qualcosa per non ammettere che vivevano in una infelicità nera! Se la sono raccontata alla grande. È questo che Yates ci racconta magistralmente in ogni suo romanzo! C'è una frase del film This must be The place che descrive a pennello questa lettura:
    IL VERO PROBLEMA È CHE PASSIAMO, SENZA NEMMENO FARCI CASO, DALL'ETÀ IN CUI SI DICE "UN GIORNO FARÒ COSÌ" ALL'ETÀ IN CUI SI DICE "Ė ANDATA COSÌ"

    said on 

  • 3

    Il solito...

    ... agglomerato Yatesiano di vissuto suburbano americano di qualche decennio fa; pieno di sconfitte, approssimazioni, alcool, piccoli sogni mai realizzati, decisioni sbagliate e così via.
    Non vincono ...continue

    ... agglomerato Yatesiano di vissuto suburbano americano di qualche decennio fa; pieno di sconfitte, approssimazioni, alcool, piccoli sogni mai realizzati, decisioni sbagliate e così via.
    Non vincono mai, i suoi protagonisti; se anche il romanzo andasse avanti per altre 1000 pagine e per altri 30 anni, l'americano di Yates anche nelle successive generazioni sarebbe sempre così : perdente, triste, mediocre.
    Ma Revolutionary Road è un altra cosa sia per come è scritto, che per trama.

    said on 

  • 5

    Vita familiare con suocera

    Il romanzo è molto appassionante. Il protagonista Evan, è un ragazzo dal carattere debole ma di bell'aspetto che fa colpo sulle donne ma a cui manca quel briciolo non tanto di talento quanto di ambizi ...continue

    Il romanzo è molto appassionante. Il protagonista Evan, è un ragazzo dal carattere debole ma di bell'aspetto che fa colpo sulle donne ma a cui manca quel briciolo non tanto di talento quanto di ambizione, di tenacia e di fiducia in se stesso per fare una vita decente dal punto di vista professionale ma non solo. Evan ha, giovanissimo, una storia con una ragazza, Mary, da cui ha una figlia. Il matrimonio naufraga per la noia della vita di tutti i giorni. A distanza di tempo, proprio nel momento peggiore, cioè quando Evan sembra deciso a frequentare il college e a non accontentarsi, spunta Rachel con tanto di madre e di fratello.
    La madre che imperversa nei libri di Yates è sempre la solita, molto simile a un'altra rompiscatole di pari calibro che è la madre di J.K. Toole o meglio la madre del protagonista della banda di idioti.
    Dopo l'avventata decisione di andare a convivere con un tale esemplare, il matrimonio della giovane coppia passerà dei brutti momenti, come prevedibile.
    Alla fine è come se Yates sdoppiasse se stesso in più personaggi: Evan, il fratello di Rachel e forse Rachel stessa. Tutti i personaggi hanno grosse difficoltà a interagire con gli altri, a mantenere la distanza di sicurezza a farsi amare per quello che sono e non per come appaiono. Tutti hanno quel senso di insicurezza e di inadeguatezza (ma come sono gli altri padri?, si chiede Evan tra sè parlando con la figlia).
    Tutti sembrano dei perdenti, gente a cui manca un ingrediente importante anche se non sono proprio male (ironici, originali, belli).
    Così ci appare anche il padre di Evan, uomo bellissimo, ma debole nonostante abbia fatto parte dell'esercito. Anche il far parte dell'esercito, in un infimo ruolo, fa parte del mascherare questa intrinseca debolezza. Anche la figura materna è riproposta in due personaggi, la madre di Gloria e la madre di Evan in due diversi stadi di alcolismo. La madre di Rachel ancora allo stadio logorroico invadente, la madre di Evan in stato catatonico.
    Se dovessi trovare un neo al romanzo che mi è piaciuto moltissimo, per il modo brusco, burbero, ironico in cui è scritto, direi che è la conclusione. Yates scrittore sembra aver gettato le armi, come i suoi personaggi, e non riesce a immaginare per loro una via di scampo. Sembra che lasci il libro a metà, abbandona le armi con la famosa frase che non vi anticipo che suona a mo' di resa.

    said on 

  • 5

    Non c'e' mai nulla di regalato ai personaggi dei romanzi di Yates ed e' inutile cercare un qualsiasi riscatto, un barlume di speranza che ne illumini il destino; racchiusi nelle loro solitudini, in mo ...continue

    Non c'e' mai nulla di regalato ai personaggi dei romanzi di Yates ed e' inutile cercare un qualsiasi riscatto, un barlume di speranza che ne illumini il destino; racchiusi nelle loro solitudini, in mondi a malapena comunicanti, tanto reali da essere inquietanti oppure inquietanti proprio perche' reali.
    In una catatonica cittadina americana a cavallo della seconda guerra mondiale vengono narrate le vicende di due famiglie unite, poco e male, dal legame di due ragazzi.
    Evan e' gia' divorziato con una figlia mentre Rachel e' giovanissima alla sua prima esperienza. Entrambi provengono da genitori che trascinano, ognuno a suo modo, un fardello di fallimenti bastanti da soli a fare il romanzo, ma il maldestro tentativo di creare un'armonia famigliare e' davvero esasperante.
    A questo punto la chiusura del romanzo, rivolta ad un bambino appena nato, se non la si vuole interpretare come una maledizione appare quantomeno beffarda: "...sei un prodigio, ecco cosa sei. Sei un miracolo. Perche' lo sai che cosa diventerai? Diventerai un uomo."
    Impareggiabile.

    said on 

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