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Collasso

Come le società scelgono di morire o vivere

By Jared Diamond

(660)

| Paperback | 9788806186425

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Book Description

Sono molte le civiltà del passato che parevano solide e che invece sonoscomparse. E se è successo nel passato, perché non potrebbe accadere anche anoi? Diamond si lancia in un ampio giro del mondo alla ricerca di casiesemplari co Continue

Sono molte le civiltà del passato che parevano solide e che invece sonoscomparse. E se è successo nel passato, perché non potrebbe accadere anche anoi? Diamond si lancia in un ampio giro del mondo alla ricerca di casiesemplari con i quali mettere alla prova le sue teorie. Osserva somiglianze edifferenze, storie e destini di antiche civiltà (i Maya, i Vichinghi, l'Isoladi Pasqua), di società appartenenti al Terzo Mondo (Ruanda, Haiti, RepubblicaDominicana) o che nel giro di un solo secolo si sono impoverite, e individuale cause principali che stanno dietro al collasso: degrado ambientale,cambiamento climatico, crollo dei commerci, avversità dei popoli vicini,incapacità culturali e politiche di affrontare i problemi.

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    LA FINE DELLE CIVILTÀ

    LETTO IN EBOOK
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    Si dice che lo studio della Storia possa essere uno strumento per imparare dal passato e cercare di non ripetere gli stessi errori, eppure i popoli, anche quando conoscono la Storia, sembrano ricadere facilmente negli st ...(continue)

    LETTO IN EBOOK
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    Si dice che lo studio della Storia possa essere uno strumento per imparare dal passato e cercare di non ripetere gli stessi errori, eppure i popoli, anche quando conoscono la Storia, sembrano ricadere facilmente negli stessi comportamenti.
    Jared Diamond ha una visione più ottimistica e con i suoi scritti cerca di farci capire meglio dove abbiamo sbagliato per migliorare le nostre possibilità in futuro.
    Nel doppio volume che costituisce il poderoso saggio “Collasso”, questo ornitoologo statunitense (Boston 10/09/1937) da tempo prestatosi all’antropologia ci mostra come si siano estinte alcune civiltà del passato (Isola di Pasqua, Maya, Vichinghi e altri) e quali rischi corrano alcune popolazioni attuali (per esempio lo Stato del Montana, Hispaniola, la Cina, il Ruanda e l’Australia) e, più in generale, l’intera umanità ormai globalizzata.
    Il saggio, ideale continuazione di “Armi, acciaio e malattie”, è variamente articolato, affrontando sia eventi storici, che situazioni contemporanee, mostrando esempi concreti e cercando di teorizzare un elenco di cause generali di collasso delle civiltà, analizzando l’interessenza di queste tra loro, interrogandosi sul perché gli sviluppi drammatici che oggi appaiono evidenti non furono intuiti e perché non furono trovati dei rimedi, anche quando, con il senno di poi, apparivano praticabili.
    Sebbene il deterioramento dell’ambiente, spontaneo o indotto dall’uomo, sia indicato come solo una delle cause della fine di molte civiltà, ne emerge come una variabile con un forte influsso e tra le cause individuate appare quella che maggiormente dovrebbe preoccupare noi contemporanei per le sorti del nostro mondo.
    Sebbene “Armi, acciaio e malattie” fosse, a mio giudizio, un saggio più originale e affascinante nel suo spiegare le ragioni (non razzistiche) grazie a cui l’uomo bianco domina il mondo, anche “Collasso” è pregevole per la varietà e l’approfondimento delle casistiche esaminate e sicuramente da leggere per il ragionato allarme che lancia sulle sorti della nostra civiltà.
    Importante rimane anche l’approccio scientifico alla Storia, che caratterizzava il precedente saggio e che è ripreso anche in questo.
    La fine di altri popoli ci mostra la grande fragilità di ogni civiltà, la cui integrità va preservata con attenzione e lungimiranza. I rischi per il pianeta derivanti non solo da una crescita demografica che non accenna a rallentare, ma soprattutto dalla giusta ispirazione dei paesi meno sviluppati a raggiungere condizioni di vita pari a quelli occidentali, con il conseguente consumo di risorse limitate e l’irreversibile depauperamento del territorio.
    Un difetto di questo saggio è una certa ripetitività, un continuo rimarcare alcuni concetti e ricordare alcuni esempi già ampiamente trattati. Sembra un po’ lo stile di molti documentari americani, anche se per questi l’approccio è di solito anche più marcato, quasi che i documentaristi statunitensi pensino di aver a che fare con un pubblico di dementi con un livello di attenzione bassissimo. Forse hanno ragione loro (l’attenzione del pubblico televisivo è ridicolmente bassa e anche su un saggio piuttosto lungo, si può immaginare che il lettore non ricordi, quanto scritto qualche centinaio di pagine prima), ma da italiano di media cultura, trovo fastidiose le ripetizioni, anche in un testo come questo che, in fondo non ne abusa poi troppo

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    Carlo Menzinger said on Jun 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    看完這本,可以再參考:
    從黎明到衰頹(上)(中)(下)
    五百年來的西方文化生活

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    Deng Safari said on Jun 6, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    E' meno scorrevole di altri saggi di Diamond.
    Forse l'autore ha ceduto alla ripetizione prolissa perché sviato da un approccio più emotivo alla materia.
    Una materia che resta comunque interessante: la degradazione dell'ambiente come concausa del coll ...(continue)

    E' meno scorrevole di altri saggi di Diamond.
    Forse l'autore ha ceduto alla ripetizione prolissa perché sviato da un approccio più emotivo alla materia.
    Una materia che resta comunque interessante: la degradazione dell'ambiente come concausa del collasso di civiltà del passato, analizzata in chiave utile a comprendere il nostro presente.

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    Rie said on Mar 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Con numerosi (e un po' ripetitivi) esempi di civiltà del passato scomparse in modo piuttosto repentino,l'autore spiega le cause e le analogie con i nostri tempi.
    Che poi, a dirla tutta,le (s)fortune dei vari Maya,Vichinghi,abitanti dell'Isola di Pasq ...(continue)

    Con numerosi (e un po' ripetitivi) esempi di civiltà del passato scomparse in modo piuttosto repentino,l'autore spiega le cause e le analogie con i nostri tempi.
    Che poi, a dirla tutta,le (s)fortune dei vari Maya,Vichinghi,abitanti dell'Isola di Pasqua e via dicendo non sono così dissimili dalla sorte personale di ognuno di noi:fattori ambientali,lungimiranza e fattore c. in proporzioni diverse sembrano reggere il destino del singolo quanto delle società complesse.
    In ogni caso gli preferisco il precedente Armi,acciaio e malattie.

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    paolo said on Mar 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Colapso

    Aunque estas relaciones con las grandes empresas me han reportado perspectivas detalladas del devastador deterioro medioambiental que con frecuencia originan, también he contemplado de cerca situaciones en que a las grandes empresas les interesaba ad ...(continue)

    Aunque estas relaciones con las grandes empresas me han reportado perspectivas detalladas del devastador deterioro medioambiental que con frecuencia originan, también he contemplado de cerca situaciones en que a las grandes empresas les interesaba adoptar garantías medioambientales más draconianas y efectivas que las que he visto aplicar incluso en los bosques nacionales de Estados Unidos. Estoy interesado en lo que motiva estas diferentes políticas medioambientales de las distintas empresas (...)

    En realidad, las grandes empresas no me han contratado y describo francamente lo que veo que sucede en sus instalaciones, aun cuando las visito como invitado suyo. En algunas instalaciones he visto compañías petroleras y empresas madereras que están siendo destructivas, y lo he dicho; en otras las he visto ser cuidadosas, y eso fue lo que dije. Mi punto de vista es que mientras los ecologistas no estén dispuestos a involucrarse con las grandes empresas, que son algunas de las fuerzas más poderosas del mundo moderno, no se podrán resolver los problemas medioambientales del mundo.'

    Cuando leí el excelente Armas, gérmenes y acero, de Jared Diamond, éste ya había escrito Colapso. Ahora que he leído este libro, resulta que Diamond ya ha publicado el siguiente. Siete años de distancia están bien ante un escritor como éste, que por momentos parece acercarse al estatus de sabio, cuyos libros son un torrente de conocimiento (nótese que no digo información), y ante cuyo estilo, falta de dogmatismo, precisión científica, visión histórica y capacidad divulgativa me vuelvo a quitar el sombrero.

    Colapso habla de las civilizaciones que se derrumban y de las causas para ello. Su tesis, lo suficientemente repetida en el libro para poder recordarla bien, se basa en que las civilizaciones se terminan por hechos relacionados siempre con la interacción entre el hombre y su entorno natural; es decir, por efectos medioambientales relacionados o producidos por el hombre. Diamond dice que estas causas medioambientales se convierten en determinantes según sean cuatro factores más: los cambios climáticos, la presencia de una civilización amistosa, la presencia de una hostil, y la respuesta de los hombres ante el impacto medioambiental, si son capaces de detectarlo.

    Jared Diamond huye científicamente de tópicos y dogmatismos: las civilizaciones antiguas no fueron mejores que las actuales. Varias destrozaron su medio ambiente y por ello se quedaron sin recursos y desaparecieron. El mito del hombre primitivo en conexión ecológica con la naturaleza no existe: lo demuestran los casos de los mayas, la isla de Pascua, la isla de Pitcairn, los indios anasazi o incluso los noruegos que tras cuatrocientos años desaparecieron de Groenlandia. Su método parte de abundantes documentación y bibliografía; un conocimiento extenso del medio natural (agricultura, silvicultura); de los estudios de datación y sus resultados, que son, en ocasiones, apasionantes (el registro del hielo en el Ártico, el de los árboles usados en construcción en la Norteamérica indígena, el polen…); muy poca especulación, siempre dirigida por el sentido común y siempre bien advertida al lector. Por supuesto que hay ejemplos de sociedades primitivas muy distintas que sí supieron sobrevivir a sus propios efectos medioambientales, y que tomaron decisiones complejas, a veces inaceptables para nuestro punto de vista actual (como según qué controles de natalidad), y que han llegado felizmente a nuestros días, aunque siempre con factores enmarcados en los puntos que mencionaba más arriba. Es muy revelador, además, cómo explica la existencia de soluciones arriba-abajo y abajo-arriba que hayan sido útiles en ese camino, mostrando también la variedad de metodologías de gobernanza que debemos considerar. Diamond se centra en los colapsos como fuente de aprendizaje hacia el futuro, con el objetivo de que el planeta no se convierta en una isla de Pascua que se desforesta en una espiral de búsqueda de poder, sino más bien como un Japón capaz de regular (en el siglo XVIII) sus bosques ante su pérdida de recursos. Y aunque su objetivo sea el planeta, sus casos de estudio modernos son concretos: Australia (país sobre el que su estudio ha recibido mucha contestación), China, Montana, Ruanda/Burundi, y Haití/República Dominicana, con explicación de causas del pasado y del potencial de futuro.

    Hay dos capítulos que me gustaría destacar especialmente. Uno es el dedicado a la gestión empresarial, a la que obviamente Diamond es lejano, y su demonización por defecto por los movimientos ecologistas, que rara vez elogian un comportamiento medioambiental adecuado de una compañía, sobre todo si pertenece a un sector polémico. Su explicación de las implicaciones históricas de estos sectores en la renovación de recursos, o cómo la capacidad de repercutir costes a los consumidores permite un mejor comportamiento medioambiental de la empresa, es brillante, aunque sus conclusiones sean polémicas y discutibles (y él mismo es consciente). La frase que abre este post es el resumen del pensamiento de Diamond en este punto, y no puedo sino pensar en la razón que tiene. A ello se suma su apelación a las conciencias ciudadanas como presión siempre necesaria ante gobiernos y empresas para su cambio de actitud.

    El segundo capítulo a destacar tiene que ver con el hecho de que las civilizaciones que se desmoronan no tomen acciones inteligentes para evitarlo. Dado que los errores cometidos por anterioridad con la principal fuente de enseñanza para nosotros, resulta necesario destacarlos: la incapacidad física o técnica para prever o, una vez producido, detectar el problema (con conceptos como la lejanía de los responsables, la normalidad progresiva, la amnesia del paisaje), las conductas racionales pero moralmente reprensibles (el egoísmo, la tragedia de lo común, los choques de intereses, el anhelo de poder), o las irracionales (la persistencia en el error por culpa de valores culturales o religiosos, las necesidades a corto plazo, o los engaños del pensamiento colectivo), o, por supuesto, el hecho de tomar las decisiones tarde o ser éstas equivocadas.

    Para terminar, una discrepancia y una ausencia. La discrepancia procede de la desconfianza de Jared Diamond hacia la tecnología, a la que cree complejo esperar en busca de soluciones, ya que sus implantaciones son lentas y el planeta necesita resultados inmediatos. Me sorprende que despache el tema con cierta rapidez, como si redujera el campo a los grandes aventuras tecnológicas (quizá, por ejemplo, sustituir las energías fósiles por el hidrógeno), y renunciando a las soluciones abajo-arriba que también puede darse en ciencia.

    La ausencia es la falta de mención a la economía circular, que es un concepto que nace tímidamente en los setenta y que ya es ampliamente conocido como propuesta en 2006, aunque su eclosión sea posterior, con la crisis o la labor de la Ellen MacArthur Foundation. Un camino que abre muchas posibilidades, con cambios conceptuales esenciales, y nuevas estrategias necesarias ante el desafío medioambiental.

    http://banquetealatropa.blogspot.com.es/2014/02/colapso…

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    Banquete a la tropa said on Feb 22, 2014 | Add your feedback

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    Suppongo che qualcuno ricordi le parole pronunciate da uno dei personaggi della pellicola Matrix :"Desidero condividere con te una geniale intuizione che ho avuto, durante la mia missione qui. Mi è capitato mentre cercavo di classificare la vostra s ...(continue)


    Suppongo che qualcuno ricordi le parole pronunciate da uno dei personaggi della pellicola Matrix :"Desidero condividere con te una geniale intuizione che ho avuto, durante la mia missione qui. Mi è capitato mentre cercavo di classificare la vostra specie. Improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi: tutti i mammiferi di questo pianeta d'istinto sviluppano un naturale equilibrio con l'ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l'unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un'altra zona ricca. C'è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è? Il virus. Gli esseri umani sono un'infezione estesa, un cancro per questo pianeta: siete una piaga. E noi siamo la cura. " Ebbene leggendo il testo di Diamond a me sono ritornate in mente proprio queste parole, gli esseri umani cono un cancro che si nutre del pianeta terra saccheggiandolo. Seppure l'immagine che l'autore vuole dare non sia così negativa, tuttavia questo pensiero mi torna alla mente sfogliando le numerose pagine del testo.
    Avevo già conosciuto le doti di Diamond nel suo scritto più famoso "Armi,acciaio e malattie" e "Collasso" è stata la conferma di quanto lo stile di questo autore sappia rendere leggeri e divertenti argomenti di per sè molto pesanti. Certamente non manca lo scetticismo di fronte per lo più alla prima parte del testo che mi sembra troppo simile al sopra citato "Armi,acciaio e malattie", nel iniziare a leggere "Collasso" ho temuto inizialmente di trovarmi di fronte ad un testo che riproponesse con minime variazioni le ipotesi del libro precedente, già dalla seconda parte dell'elaborato, però questa paura è scomparsa. Ed ecco allora un saggio ben scritto e veramente interessante.

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    Luisa Radici said on Feb 1, 2014 | Add your feedback

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