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Colori proibiti

Di

Editore: De Agostini

3.9
(285)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 436 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000028101 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , Gay & Lesbian , Romance

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Descrizione del libro
Il romanzo narra la storia di Yuichi, un giovane bellissimo, adorato sia dalle donne che dagli uomini, talmente consapevole della sua bellezza e del potere che essa gli conferisce, da vivere una vita dedicata all'inganno e al puro piacere di far del male a chi lo ama, compresa la povera Yasuko, la quale finisce anche per diventare la sua infelice e tradita moglie. Di questo suo carattere approfitta il vecchio Shunshuke, il quale, a sua volta egli stesso affascinato dallo splendido Yuichi, strumentalizza il ragazzo affinché seduca e faccia soffrire tutte quelle donne che, in passato, lo hanno deriso e umiliato per la sua bruttezza. La stessa Yasuko, cui tocca la pena peggiore, ovvero quella di sposare ed avere un figlio dal glaciale (nonché omosessuale) Yuichi, infatti, in passato aveva lasciato proprio Shunshuke, con cui stava per interesse, per il bel "Narciso". Yuichi per tutto il romanzo appare essere una persona senza cuore, cui interessi soltanto consumare i suoi rapporti puramente carnali con uomini di bell'aspetto, senza nutrire alcun tipo di sentimento nemmeno per i suoi compagni maschili. Lungo il corso del romanzo, anch'egli però scopre pian piano di avere un cuore.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ci ho messo un po' a trovare una chiave di lettura per il libro, tant'è che fino a tre quarti ero indeciso se mi stesse piacendo o no (propendevo per il no). Poi c'è quel pezzo agghiacciante in cui la madre di Yuichi si dispera perché alla loro famiglia non è capitata una disgrazia "normale" come ...continua

    Ci ho messo un po' a trovare una chiave di lettura per il libro, tant'è che fino a tre quarti ero indeciso se mi stesse piacendo o no (propendevo per il no). Poi c'è quel pezzo agghiacciante in cui la madre di Yuichi si dispera perché alla loro famiglia non è capitata una disgrazia "normale" come delle semplici corna tra marito e moglie ma una disgrazia scandalosa come l'omosessualità. E allora m'è venuta in mente sta cosa: vero, per tutto il libro Yuichi e i suoi incontri omosessuali si comportano in maniera scabrosa: tutti scopano con tutti, ci sono le feste marce, la gente pare non essere in grado di costruire legami solidi invece delle solite notti di passione. Però grazie che succede così, se la risposta dell'essere umano medio di fronte all'omosessualità è OH NO MA MIO FIGLIO NON POTEVA SEMPLICEMENTE FARE LE CORNA A SUA MOGLIE COME TUTTI GLI ALTRI? Come ci si può aspettare un comportamento non dissoluto da persone che la società "normale" non riesce a non considerare come motivo di scandalo? Adesso la situazione è così diversa? Quanti sarebbero capaci di accettare senza riserve un figlio omosessuale?

    ha scritto il 

  • 4

    "La sensibilità alla scelta dell'ambiente è indispensabile per un romanziere, ma non valeva per la vita quotidiana"

    Colori proibiti è uno dei romanzi di Yukio Mishima che più incarna alcuni dei temi cari allo scrittore giapponese, come l’eterna contrapposizione tra corpo e anima, tra giovinezza e vecchiaia, tra arte e vita, tra usanze tradizionali del Sol Levante e una progressiva occidentalizzazione de ...continua

    Colori proibiti è uno dei romanzi di Yukio Mishima che più incarna alcuni dei temi cari allo scrittore giapponese, come l’eterna contrapposizione tra corpo e anima, tra giovinezza e vecchiaia, tra arte e vita, tra usanze tradizionali del Sol Levante e una progressiva occidentalizzazione dei costumi.

    Anche lo stile e il tono dell’autore non si discostano dalle sue opere principali: le parole si susseguono in maniera fluida, pur garantendo una precisa attenzione ai dettagli, per raccontare in modo realistico e disincantato le debolezze dell’individuo.

    L mia recensione continua qui:
    http://www.sololibri.net/Colori-proibiti-Yukio-Mishima.html

    ha scritto il 

  • 4

    L'antica questione: arte vs natura

    Pubblicato agli inizi degli anni Cinquanta, allorché il tema dell’omosessualità se non ancora un tabu in Occidente, di certo costringeva i nostri drammaturghi e cineasti a giocare di metafore, obbligando il pubblico a decifrare la rete di allusioni e riferimenti più o meno nascosti, il libro di M ...continua

    Pubblicato agli inizi degli anni Cinquanta, allorché il tema dell’omosessualità se non ancora un tabu in Occidente, di certo costringeva i nostri drammaturghi e cineasti a giocare di metafore, obbligando il pubblico a decifrare la rete di allusioni e riferimenti più o meno nascosti, il libro di Mishima ha una straordinaria trasparenza in merito all’argomento affrontato. Forse il suo vantaggio sta nell’approccio da lui prescelto, cioè il punto di vista di un vecchio scrittore misogino, che non crede più in niente, tanto meno nella letteratura e a maggior ragione nella propria opera, ma è convinto che l’uscita di scena deve coincidere con l’unico capolavoro che conti: modellare il destino di un essere umano.
    Novello pigmalione o mefisto in chiave gay, lo scrittore fa un patto con un giovane adone, di rara bellezza, ancora incapace di comprendere e accettare la propria natura omosessuale.
    Con queste premesse ci si attenderebbe un romanzo a tesi e invece Mishima stupisce per i numerosi ribaltamenti della trama, tra i quali spicca il ruolo conquistato sul campo dai personaggi femminili, irrisi e umiliati all’inizio ma che si guadagnano i gradi di protagonisti della storia, molto di più dell’insulso protagonista, dei suoi numerosi amanti e dello stesso personaggio transfert di Mishima: il vecchio scrittore.
    Insomma bisogna dimenticar la leggenda nera che circonda questo scrittore nipponico, soprattutto per il suo spettacolare suicidio. Insomma Mishima sarà stato pure un pazzoide fascistone, ma sul talento dello scrittore e la sua arte di narrare c’è poco da discutere.

    ha scritto il 

  • 3

    Un romanzo che mi ha rammentato in parte "Il ritratto di Dorian Gray": anche qui c'è l'artista (uno scrittore a dire il vero), ingannato e sconfitto nei rapporti con le donne, che corrompe la mente di un giovane dalla bellezza straordinaria e lo guida a sedurre quelle stesse donne che lo hanno in ...continua

    Un romanzo che mi ha rammentato in parte "Il ritratto di Dorian Gray": anche qui c'è l'artista (uno scrittore a dire il vero), ingannato e sconfitto nei rapporti con le donne, che corrompe la mente di un giovane dalla bellezza straordinaria e lo guida a sedurre quelle stesse donne che lo hanno ingannato per vendicarsene. Un'idea raffinata, un approfondimento psicologico molto accurato...
    Ma allora, perché solo tre stelle? Perché solo la sufficienza?
    Perché, semplicemente, io qui giudico i libri da lettore, non certo da critico letterario, e ho trovato questo testo troppo cerebrale rispetto ad altri romanzi di Mishima ugualmente profondi ma assai più leggibili. La narrazione si disperde eccessivamente, esita, indugia, si ossessiona troppo su un dettaglio... Non è una lettura facile, e nessun grande romanzo lo è, ma questo non è neppure gratificante.
    Da lettore, considero questa pesantezza una pecca. Per chi vuole conoscere Mishima, non è il libro adatto per incominciare.
    Per chi lo adora ed è meno lettore e più critico letterario di quanto sia io, sarà una lettura piena di soddisfazioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia molto interessante: la crudezza ed il cinismo si sposano con una scrittura poetica ed onirica della più bella tradizione giapponese. La voce dell'autore si confonde con quella dei personaggi e nelle contrapposizioni etiche e morali sembra trasparire un dissidio interiore.

    ha scritto il 

  • 3

    Interminabile.....

    Adoro Mishima, lo si può dedurre dal mio scaffale, ma questa volta è stata un'impresa finire questo suo romanzo. A mio parere troppo verboso, ampolloso, riflessivo. Il racconto è poca cosa, tanto che sembra più un trattato filosofico che un romanzo. Preferisco altre cose sue.

    ha scritto il 

  • 2

    Mah!

    Da quanto riportato in copertina, Mishima è considerato uno dei più autorevoli scrittori e drammaturghi del Giappone. Tuttavia la lettura di questo gran polpettone di paternali e improbabili lezioni sulla Bellezza e sulla Spiritualità mi ha lasciato alquanto perplessa.
    E' chiaro che l'inter ...continua

    Da quanto riportato in copertina, Mishima è considerato uno dei più autorevoli scrittori e drammaturghi del Giappone. Tuttavia la lettura di questo gran polpettone di paternali e improbabili lezioni sulla Bellezza e sulla Spiritualità mi ha lasciato alquanto perplessa.
    E' chiaro che l'intero romanzo è permeato da una visone del mondo in chiave orientale e proprio per questo, molte situazioni e dialoghi dei protagonisti risultano a noi lettori occidentali quantomai estranee, se non addirittura prive di senso.
    Devo poi ammettere di aver saltato a piè pari il penultimo capitolo ("La teoria di Shunsuke Hinoki scritta dallo stesso" - una dubbia recensione e critica della poetica del fantomatico scrittore, personaggio chiave di tutto il racconto) per arrivare più velocemente alla fine, una fine che, come da preannunciato, non mi ha per niente convinta!

    ha scritto il 

  • 5

    Libro eccelso. Mishima sceglie come ambientazione il circuito underground gay della Tokyo anni '50, ancora ferita dai bombardamenti dell'ultima guerra, e lo rende protagonista di un romanzo come sempre equilibratissimo sia nella prosa, asciutta ed elegante, che nell'alternarsi delle vicende dei v ...continua

    Libro eccelso. Mishima sceglie come ambientazione il circuito underground gay della Tokyo anni '50, ancora ferita dai bombardamenti dell'ultima guerra, e lo rende protagonista di un romanzo come sempre equilibratissimo sia nella prosa, asciutta ed elegante, che nell'alternarsi delle vicende dei vari personaggi. Più di una volta appare l'immagine della scacchiera, ed effettivamente leggendo il romanzo si ha l'impressione che tutto sia davvero strutturato come una lunga partita a scacchi fra i personaggi, partita che il vecchio scrittore Shunsuke riuscirà infine a vincere legando a sé il bel Yuichi per sempre. La trama è perfettamente funzionale all'innesto di tutti i temi peculiari dell'estetica mishimiana. Ricchissimo di citazioni e rimandi all'arte, il testo è, tra l'altro, una prova della vastissima cultura di Mishima: dal lato letterario, essa non si attesta soltanto sulla tradizione giapponese tradizionale ma anche sulla tradizione greca e romana occidentale. Innumerevoli sono infatti i rimandi all'antica Grecia, al mito di Endimione come anche al Bacco di Caravaggio, passando per le vicende dell'imperatore Adriano e per il Simposio di Platone (la cui filosofia pure riecheggia spesso internamente al testo).
    Uno dei protagonisti, come si è detto, è il vecchio scrittore Shunsuke, uomo dai lineamenti sgradevoli, misogino incallito, osannato dalla critica ma "grande artista" solo apparentemente (almeno, per se stesso). L'uomo decide di usare Yuichi (ragazzo bellissimo, forma perfetta dell'adolescenza, pari solo a una divinità greca) come sua rivincita sull'esistenza, decide di "formarlo" affinché sia la sua opera d'arte suprema. Shunsuke è pura interiorità, Yuichi è pura esteriorità, sono due facce della stessa medaglia; sono, in realtà, la medesima entità e, senza dubbio, due risvolti dell'ego di Mishima stesso. Quello tra Shunsuke e Yuichi, a conti fatti, non è altro che uno scontro di ego fra Mishima e se stesso. Uno scontro in cui, com'è ovvio, non può esserci vincitore. Shunsuke tra l'altro regala delle gran belle pagine sull'estetica nel penultimo capitolo, il suo "capitolo-testamento": l'essenza dell'arte è, in sostanza, una ricerca senza fine, un sommare zero su zero all'infinito sperando di ottenere uno.
    Altro elemento chiave è quello dello specchio, che a partire dal secondo capitolo (il cui titolo fa pensare al Dorian Gray wildiano) diviene un oggetto cardine della narrazione: Yuichi è riflesso di Shunsuke, Shunsuke è il riflesso della crudeltà d'animo di Yuichi (una crudeltà del tutto innocente, da bambino), Yuichi è riflesso di se stesso. Yuichi, vedendo per la prima volta la propria immagine riflessa allo specchio, si innamora di se stesso in una rilettura estremamente interessante del mito di Narciso. Allo stesso modo, tende pian piano a riflettersi sempre più nelle altre persone, a conformarsi alle persone con cui si trova a stare. Yuichi esiste soltanto in virtù delle altre persone che lo guardano, esiste solo per essere ciò che essi vogliono che sia. In tutto questo, Yuichi non ama le donne ed è spinto a sposarsi soltanto per compiacere la madre malata. Ora, se Mishima avesse scritto questo romanzo qualche anno dopo, si sarebbe potuto pensare a un tratto autobiografico: la cosa inquietante è che, sorta di premonizione?, Mishima si sposerà alcuni anni più tardi tramite un matrimonio combinato, per far star tranquilli i membri della sua famiglia. In queste pagine si può leggere, tra le righe, il misto di sentimenti che forse lui provò in seguito verso sua moglie: affetto, certamente, ma anche indifferenza e poi ribellione, rabbia, non da ultimo senso di colpa. Ribellione non tanto verso sua moglie, ma verso quel "dovere", quella "morale" che lei rappresentava. Questa sorta di flash-forward, ammesso poi che la mia interpretazione sia corretta, è spiegabile sempre grazie all'acutezza di Mishima, alla sua sensibilità ma anche al suo occhio che analizzava il mondo e se stesso al millimetro, restituendone ritratti spesso impietosi quanto veritieri.
    Parlando di ritratti, l'affresco che dipinge qui è quello, già citato, dell'underground gay anni '50. Underground che, all'epoca, non era soltanto un modo di dire: prima l'oscurità di un parco notturno, poi uno scantinato e al Redon, locale gay gestito da Rudy. In questo "mondo a parte", che vive col favore delle tenebre notturne, i connotati della "vita reale" sfumano e gli esseri umani tolgono la loro maschera ufficiale per diventare esistenze dai nomi fittizi: Yuchan, Eichan, Kimichan, Pope, Jacky, Rudy. Quello che è interessante però è il modo in cui, pur risentendo un po' della morale dell'epoca in alcuni - pochissimi! - passi, Mishima guarda ai suoi personaggi omosessuali sempre con estremo rispetto, compassione, comprensione e tenerezza (e sono convinta che proprio Jacky fosse uno dei suoi preferiti). "Nessuno ha il diritto di ridere di loro." La verità è che per lui queste personalità in qualche modo "manchevoli", emarginate, diverse, erano angeli. E non solo gli omosessuali, il discorso è ben più ampio. In questo romanzo c'è tutta la compassione profonda per la grande solitudine dell'uomo, per la "colpa" di essere diversi, una "colpa" che unisce ben più di qualsiasi legame di sangue. Lui parla addirittura di "sofferenza della purezza". La stessa profonda comprensione, lo stesso affetto, si può vedere nel trattamento riservato alla giovane Kyoko. Lei è frivola, vuota, manca praticamente di un'interiorità (o non la vuole riconoscere) ma è forse il personaggio più vivo dell'intero romanzo. Ora, non so se Mishima avesse paura delle donne intelligenti e dunque abbia riversato tutto il suo affetto sul personaggio di Kyoko (che è pura esteriorità, peraltro esteriorità finta, data da abiti e gioielli), fatto sta che Kyoko è frivola ma non dissoluta, istintiva ma anche l'unica che si avvicini alla "natura", in quell'unione fra spirito e natura che Shunsuke e Mishima auspicavano. E' un personaggio che "non manca più di nulla", un angelo finalmente personificato. Ed è tanto pura che perfino Shunsuke capisce che non si merita il male che le verrà fatto.
    In realtà, i tre personaggi femminili principali del romanzo (Yasuko, Kyoko, la signora Kaburagi) sono a modo loro tutti dei personaggi splendidi (pur se certi loro tratti fondamentali fanno capo - quelli sì - alla concezione femminile dell'epoca). Si tratta, nel caso di Yasuko (riconosciuta infine da Yuichi come vittima quanto lui) e della signora Kaburagi (dignitosa anche nella menzogna ma condannata ad amare chi non la ama), di donne che per amore (o per l'idea che hanno di esso) sono disposte a sopportare tutto, in un sacrificio che è quasi un martirio. Vengono tutte, ad esclusione della Kaburagi, divorate da Yuichi (un Yuichi che, peraltro, rimarrà omosessuale, crudele e coerente dall'inizio alla fine del libro). La donna è bella come oggetto da guardare a distanza, non da amare.
    Torna poi il tema della morte per suicidio come suprema azione e affermazione dell'esistenza.
    Le dicotomie sono, in particolare: bruttezza/bellezza; esteriorità/interiorità; giovinezza/vecchiaia.
    Una chicca è anche un capitolo ambientato nello stesso luogo di una sua altra opera, "La voce delle onde".
    Di cose da dire ce ne sarebbero state molte altre, ma ho idea di avere scritto un papiro e, dunque, la smetto qui. Libro in ogni caso consigliatissimo, ricchissimo di possibili letture e che merita senz'altro un'analisi approfondita.

    ha scritto il 

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