Com'è dolce Parigi... o no!?

Di

Editore: Sperling & Kupfer

3.1
(197)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 198 | Formato: Altri

Isbn-10: 8820042983 | Isbn-13: 9788820042981 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Non-narrativa , Scienze Sociali , Viaggi

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Descrizione del libro
Arroganti, diffidenti, fissati nelle loro manie di grandezza oppureaffascinanti, chic, ospitali? Qual è il vero volto dei francesi, i nosticugini latini eterni rivali in cucina e nella moda? Un giornalistadichiaratamente anglofilo, vissuto per anni all'ombra di Buckingham Palace, sitrova improvvisamente catapultato a Parigi, stretto, fin dal primo giorno,nella morsa dell'implacabile burocrazia, snobbato da commesse sdegnose cherifiutano di comprendere qualsiasi lingua diversa dalla loro, disorientato dalformalismo dei nuovi conoscenti e infine appesantito dalle salse che affoganoogni piatto. Al malcapitato non resta che vendicarsi con l'unica arma adisposizione: la penna. Eppure, proprio cercando conferme ai cliché menogenerosi sul carattere e la cultura dei gallici, ecco affiorare la loroefficienza, il fascino delle città ricche di storia e la dolcezza dellecampagne, il contagioso gusto della vita. Forse vale la pena capire meglio lavecchia Francia, provando a immergersi nei grandi avvenimenti come nella vitaquotidiana: nel duello fra Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy e nel giro diacquisti in uno dei variopinti mercati parigini; nella "battaglia del velo"delle giovani musulmane e nella realtà delle banlieue; nel declino degliintellettuali.
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  • 3

    Una sorpresa. In positivo ed in negativo.
    In positivo perché in "Com’è dolce Parigi…o no!?" ritroviamo tutta la capacità narrativa di Caprarica, colorita, leggera e raramente frivola.
    In negativo per ...continua

    Una sorpresa. In positivo ed in negativo.
    In positivo perché in "Com’è dolce Parigi…o no!?" ritroviamo tutta la capacità narrativa di Caprarica, colorita, leggera e raramente frivola.
    In negativo perché questi gallici stanno intimamente antipatici al giornalista pugliese. Il quale non si esime di bacchettarne l’arroganza, le idiosincrasie e la venerazione per uno Stato onniscente che disciplina la vita dei cittadini tramite un apparato burocratico monolitico.
    Il ritratto dei francesi che ne viene fuori è quello di un popolo vanitoso ed irascibile che vive sulle ceneri di una supremazia culturale definitivamente offuscata dal dilagare dell’inglese come lingua e life style.
    Ma la Parigi che ci narra Caprarica è anche la città dell’amore, della seduzione e della raffinatezza. Non è un caso che il libro finisca in maniera conciliatoria decantando le prelibatezze della cucina d’oltralpe.

    ha scritto il 

  • 1

    Ho letto entrambi i libri (inglesi e francesi ) in meno di una settimana e secondo me Caprarica non sa scrivere. Tutti i due libri sono datati perchè non sono altro che un ammasso di gossip televisi ...continua

    Ho letto entrambi i libri (inglesi e francesi ) in meno di una settimana e secondo me Caprarica non sa scrivere. Tutti i due libri sono datati perchè non sono altro che un ammasso di gossip televisivo di un certo periodo. Poco ha valore nella sua descrizione degli inglesi e dei francesi. Poi dobbiamo ricordare che Caprarica ci dice la sua da riccone mantenuto a spese nostre con un ingiusto canone TV.

    ha scritto il 

  • 2

    Opinioni di una Francofoba su un Fracofobo

    Qualcuno ha il dente avvelenato con i parigini. Non vedo perché tutta la Francia ci debba andar di mezzo.
    E, soprattutto,è chiaro bene chi abbia pagato all'autore i pasti luculliani a prezzi folli (si ...continua

    Qualcuno ha il dente avvelenato con i parigini. Non vedo perché tutta la Francia ci debba andar di mezzo.
    E, soprattutto,è chiaro bene chi abbia pagato all'autore i pasti luculliani a prezzi folli (si parla di menù degustazione sulla Tour Eiffel a 128 € o ravioli all'aragosta a 68), soggiorni in hotel di lusso e appartamento in zona centralissima della Ville Lumière: avrà saldato C. tutti i debiti o (più probabilmente) la RAI?

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro è stata una bellissima scoperta. Ammiro Caprarica per il modo garbato e intelligente in cui svolge sempre il suo lavoro, trovo abbia un ottimo gusto nel vestire (mitiche le sue cravatte) ...continua

    Questo libro è stata una bellissima scoperta. Ammiro Caprarica per il modo garbato e intelligente in cui svolge sempre il suo lavoro, trovo abbia un ottimo gusto nel vestire (mitiche le sue cravatte) e mi fa impazzire il suo modo di parlare. Credevo di prepararmi a leggere un libro sul (mal)costume dei francesi o comunque uno spigliato racconto dei 'cugini mangiaranocchi'. Chiudo invece il libro appagata dall'ironia e dall'eleganza della scrittura e arricchita nella conoscenza dei francesi, soprattutto dei parigini direi, da ogni prospettiva: vita comune, stato sociale, politica, economia, etc. Consigliatissimo. Buona lettura!

    ha scritto il 

  • 3

    Spiritoso ma sempre garbato

    L'autore è un uomo arguto, spiritoso e sempre garbato, e ciò rende questo libro delizioso.
    L'argomento è un po' limitato, perché descrive molti avvenimenti francesi del periodo in cui l'autore ha risi ...continua

    L'autore è un uomo arguto, spiritoso e sempre garbato, e ciò rende questo libro delizioso.
    L'argomento è un po' limitato, perché descrive molti avvenimenti francesi del periodo in cui l'autore ha risieduto a Parugi e le sue personali esperienze, con la burocrazia come nei migliori ristoranti. Insomma, sono più dei flash che un'esposizione organica, ma ciò è inevitabile a meno che non si voglia scrivere un trattato ... ed in fondo è il bello di questo libro, che presenta la Francia e i Francesi così come appaiono a chi li vede per la prima volta, confutando o al contrario avvalorando gli stereotipi che uno si aspetta.
    Lettura scorrevole e interessante.

    ha scritto il 

  • 2

    Libro molto deludente, conoscevo, come tanti, questo azzimato giornalista, corrispondete da Londra, come uomo simpatico, pieno di verve zuccherina e amante di gossip reali e di cravatte eccentriche, m ...continua

    Libro molto deludente, conoscevo, come tanti, questo azzimato giornalista, corrispondete da Londra, come uomo simpatico, pieno di verve zuccherina e amante di gossip reali e di cravatte eccentriche, ma leggere un libro intero di luoghi comuni, gossip arcinoti (siamo nel 2007, anno di battaglie preelettorali tra Sarko e Ségolene Royal, anno di noie matrimoniali per il piccoletto, con la moglie che lo molla e lo ripiglia un mese sì e un mese no), notizie anch'esse assai risapute, notarelle storiche anch'esse infarcite di gossip (al nostro spettegolare piace più che a una donnetta di paese) inframmezzate da avventure personali in giro per boulangerie in quartieri di lusso (lui abita solo nel XVI arondissement o a Mayfair, e fa la spesa dai poshissimi pizzicagnoli di quartiere) o come accompagnatore della moglie Iolanda (la Littizzetto ne ricaverebbe succosi siparietti), alla fine stucca. Passi anche che di Parigi si parli poco, come città in sé, passino i luoghi comuni (i parigini sono antipatici e arroganti, vero, ma si sa), la verve poco meno che passabile, passi l' understatement tanto decantato ma che non riesce a far emergere davvero, passi tutto … ma quando il nostro gentleman si addentra in analisi anche socio politiche sui Galli – motivando il suo antigallismo anche con il paragone con l'algida Albione, dove vige il Mercato, l'osanna alla Globalizzazione e l'understatement – be' mi casca la pagina di mano. Tutto mi sarei aspettata che non analisi di sociologia di bassa lega (neoliberista, tu quoque): e i galli sono retrogradi, troppo attaccati al welfare storico, poco liberisti (alla Thacher, intende) e troppo ostili al nuovo (che avanza) e l'Inghilterra invece e bla bla. Dulcis in fundo: i francesi sono ostili al mercato e al capitalismo. Sbang, confondere il capitalismo e il neolibersimo neogollista di Sarko è una cantonata non da poco. Questo succede ai gossippari azzimati che fanno, per un po', la parte dei giornalisti del Wall Street Journal. Bye bye, Caprarica, con rammarico. Meno male l'e-Reader c'è.

    ha scritto il 

  • 4

    grazie a Caprarica ci sentiamo un po' meno piccoli

    Lettura piacevole, divertente e scorrevole.

    Il buon Caprarica sarà stato nominato "ospite non gradito" dopo l'uscita del libro che, come lui stesso ha ammesso, ha strategicamente atteso il termine del ...continua

    Lettura piacevole, divertente e scorrevole.

    Il buon Caprarica sarà stato nominato "ospite non gradito" dopo l'uscita del libro che, come lui stesso ha ammesso, ha strategicamente atteso il termine del suo incarico a Parigi prima della pubblicazione.

    Ma ne è davvero valsa la pena; l'italico orgoglio, vessato da burocrazie incomprensibili, politici non proprio irreprensibili e privilegi e clientelismi di casta, scopre che al di la delle Alpi non stanno meglio di noi...anzi le cose vanno davvero peggio!!! e così un po' di orgoglio nazionale risorge, ci si sente un po' meno i calimeri del vecchio continente e si inizia a guardare con occhio un po' più benevolo i cerberi del CUP.

    I francesi e la loro innata arroganza sembrano un po' più piccoli e un po' più farseschi.... ci si ricorda che Asterix strapazza i legionari romani solo nei fumetti e così, ci si sente pronti a mangiare un' italica pasta alla carbonara accompagnata da un rosso leggero o da una ottima birra Moretti.

    Alla faccia della novelle cousine...Viva L'ITALIA!

    ha scritto il 

  • 3

    L'autore racconta del suo anno trascorso a parigi come corrispondente per la Rai, un lavoro iniziato con un'antipatia per i parigini (lui così anglofilo) e finito con indulgenza. Un racconto, almeno p ...continua

    L'autore racconta del suo anno trascorso a parigi come corrispondente per la Rai, un lavoro iniziato con un'antipatia per i parigini (lui così anglofilo) e finito con indulgenza. Un racconto, almeno per me, sorprendente (dopo tutto, non è che siano messi tanto meglio di noi in quanto a economia). Giovani che hanno uno scopo: entrare nella macchina burocratica del Paese. Le banlieu che bruciano per non soccombere. Politici più noti per i loro intrallazzi che per ciò che fanno. Ma, come cantava Simone Cristicchi, “meno male che c'è Carla Bruni”...

    Meno verve rispetto ai libri sugli italiani e sugli inglesi. Non conosce abbastanza i parigini (e non li ama abbastanza), e si sente.

    ha scritto il 

  • 4

    scorrevole, preciso , anche se di parte, ironico senza essere volgare o sferzante . Si legge molto piacevolmente, peccato che si riferisca agli anni 2006/2007, non mi sarebbe spiaciuto leggere qualcos ...continua

    scorrevole, preciso , anche se di parte, ironico senza essere volgare o sferzante . Si legge molto piacevolmente, peccato che si riferisca agli anni 2006/2007, non mi sarebbe spiaciuto leggere qualcosa riferito ai giorni odierni

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro su Parigi, non sulla Francia

    Non lasciatevi trarre in inganno dal sottotitolo: eccetto burocrazia e qualche (vero) luogo comune, della Francia c'e' poco. Date ascolto piuttosto al titolo: questo e' senza dubbio un libro su Parigi ...continua

    Non lasciatevi trarre in inganno dal sottotitolo: eccetto burocrazia e qualche (vero) luogo comune, della Francia c'e' poco. Date ascolto piuttosto al titolo: questo e' senza dubbio un libro su Parigi.
    Esattamente come Londra non e' l'immagine della Gran Bretagna intesa come Gran Bretagna, allo stesso modo Parigi non e' Francia e questo libro, con ironia moderata e pungente (e molto british) lo dimostra.

    In un Paese in cui poco piu' di duecento anni fa e' stata fatta piazza pulita della nobilta' - che ci ha rimesso, letteralmente, la testa - sembra assurdo pensare che tutt'oggi ci siano ancora persone (a cui piace sentirsi e definirsi ancora nobili) disposte a condurre una vita fuori dal tempo, come se stessero vivendo ancora ai tempi dell'Ancien Régime. Parigi vive nella gloria del passato e, nel farlo, dimentica di pensare al presente in vista del futuro. Per non parlare poi della scostanza e della freddezza dei parigini nei riguardi dello straniero, dell'intruso, del diverso, in cosi' netto contrasto col calore e l'ospitalita' riscontrabili al di fuori di Parigi. Come turista confermo: Parigi e' un fossile elegante e affascinante, molto piu' bella di Londra, ma soffre di quell'ignoranza e di quel conservatorismo che la porta a chiudersi a riccio col mondo esterno (e, molto spesso, a truffarlo... Pero' poi danno dei mafiosi a noi Italiani!).

    Appare netto il contrasto - e, ammettiamolo, si avverte anche una buona dose di nostalgia dell'autore - tra l'esperienza gallica e la precedente esperienza dell'autore in terra d'Albione, un Paese a sua volta pieno di difetti (quale non ne ha?) eppure, a quanto sembra, meno insopportabili dell'arrogante chiusura gallica che sfocia, inevitabilmente, in una inesorabile arretratezza. Arretratezza e chiusura e istinto incontrollato di protezionismo che puo' portare, come accadde anni fa, all'esplosione esasperata dei diversi, confinati in terre di nessuno e abbandonati a se stessi. Il modello di integrazione inglese (anch'esso non privo di pecche) in Francia sembra prendersi una vacanza.

    Un libro che mette in luce piu' i difetti (ma quelli, si sa, e' piu' facile identificarli) che i pregi di Parigi e, per alcuni settori, dell'interna comunita' francese. Un libro che fa tirare un sospiro di sollievo a noi italiano: dopotutto, sembra che in giro ci sia di peggio. Con sollievo possiamo dire di non essere le uniche vittime di burocrazia, favoritismi, luoghi comuni, arretratezza. Se pensavamo che i nostri dipendenti pubblici, specie in alcuni settori, fossero dei privilegiati, diamo un'occhiata a come sono messi i francesi. La sola differenza sta nel fatto che noi, con umilta', non vogliamo essere i migliori d'Europa.

    Sicuramente un libro interessante per chi ha avuto il piacere di visitare entrambi i Paesi menzionati per un periodo piu' o meno lungo. Non ai livelli del precedente sugli inglesi, ma comunque una lettura gradevole.

    ha scritto il 

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