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Com parlar dels llibres que no hem llegit

Per

Editor: Empúries

3.6
(143)

Language:Català | Number of Pàgines: 184 | Format: Softcover and Stapled | En altres llengües: (altres llengües) French , Italian , English , German , Spanish , Portuguese

Isbn-10: 8497872908 | Isbn-13: 9788497872904 | Data publicació: 

Translator: David Clusellas Codina

Category: Non-fiction , Philosophy , Textbook

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Descripció del llibre
L’estudi de les diferents maneres de no llegir un llibre, les situacions delicades en què et trobes quan n’has de parlar i les estratègies per sortir-te’n indiquen, contràriament al que sovint tothom pensa, que és possible tenir una conversa
apassionada i apassionant sobre un llibre que no has llegit i fan pensar que, potser sortosament, el teu interlocutor
tampoc no ho ha fet. Després d’un pròleg en què parla de les pròpies experiències i de les diferents situacions en què un es pot trobar quan es veu obligat a parlar d’un llibre que no ha llegit, l’autor articula el seu assaig en tres parts. Primer parla de les diferents maneres de “no haver llegit un llibre”, ja sigui perquè no s’ha llegit, perquè s’ha llegit només una petita part, perquè s’ha llegit en diagonal o perquè ja s’ha oblidat. Després explica quines han de ser les actituds discursives segons l’interlocutor (un professor, l’autor, la parella) i finalment les estratègies a dur a terme perquè sembli que ets un gran expert en l’obra en qüestió. Llibre d’humor, però prou rigorós i alhora de certa utilitat. Políticament incorrecte, llibre adreçat a molestar l’acadèmia parisenca, advoca per la idea que llegir no és una obligació. No llegir és un dret, com diu Pennac. Amaga, però, una reflexió profunda i seriosa sobre la literatura i els hàbits lectura.
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  • 3

    Dovevo capirlo dall'inizio: a Bayard non piace leggere, a me sí. Saró di sicuro vittima della societá e dell'ipocrisia, ma parlare di un libro che non ho letto non mi piace, quindi non lo faccio (e non solo di libri, ma di qualsiasi cosa).
    Attraverso numerosi "casi-studio", ovvero personagg ...continua

    Dovevo capirlo dall'inizio: a Bayard non piace leggere, a me sí. Saró di sicuro vittima della societá e dell'ipocrisia, ma parlare di un libro che non ho letto non mi piace, quindi non lo faccio (e non solo di libri, ma di qualsiasi cosa).
    Attraverso numerosi "casi-studio", ovvero personaggi di libri o film, o gli autori stessi, che si trovano a parlare di libri che non hanno letto, Bayard spiega che per essere persone di cultura bisogna sapersi orientare nella biblioteca collettiva che condividiamo con coloro che sono intorno a noi, non ricordarsi per filo e per segno i contenuti di ogni libro.
    Ho trovato davvero interessante la classificazione dei libri non letti, con cui sono d'accordo: grazie a una recensione o una chiacchierata con un amico, é possibile farsi un'idea e quindi un'opinione su un libro che non abbiamo letto, oppure solo sfogliato o dimenticato.
    Il mio scetticismo é aumentato gradualmente fino al disaccordo completo con le tattiche di invenzione dei libri, o il loro utilizzo come pretesto per parlare di sé.
    Insomma, interessante proprio per la forza con cui Bayard propone una tesi alternativa alla "lettura assoluta" e ai pensieri critici che stimola in proposito.

    dit a 

  • 3

    This book is very well written (and translated), is witty, elegant and honest especially if we consider that the one who's admitting he doesn't completely read all books is a literature professor. Nonetheless, the title was promising probably more than a collection of examples taken from literatu ...continua

    This book is very well written (and translated), is witty, elegant and honest especially if we consider that the one who's admitting he doesn't completely read all books is a literature professor. Nonetheless, the title was promising probably more than a collection of examples taken from literature on from authors' biographies. The best thing about the book is definitely its peculiar list of abbreviations: https://p.twimg.com/AwoK-gcCQAA3ohU.png:large

    dit a 

  • 3

    More serious what I thought

    It starts defining what it means "not reading" and then provides examples through characters in literature and real life to proof his many arguments. The anecdotes he tells are more interesting for me that the point he is trying to make (i.e the african tribe that discusses Hamlet without with an ...continua

    It starts defining what it means "not reading" and then provides examples through characters in literature and real life to proof his many arguments. The anecdotes he tells are more interesting for me that the point he is trying to make (i.e the african tribe that discusses Hamlet without with an anthropologist without ever reading the play or heard about Shakespeare is one of the best parts of the book).

    dit a 

  • 0

    Saggetto estremamente colto. Ho decretato che il succo del saggio e’ questo:
    “Per tutte le ragioni illustrate in questo saggio, da parte mia continuero’, senza lasciarmi allontanare dalla mia strada dalle possibili critiche, a parlare con costanza e altrettanta serenita’ di libri che non ho ...continua

    Saggetto estremamente colto. Ho decretato che il succo del saggio e’ questo:
    “Per tutte le ragioni illustrate in questo saggio, da parte mia continuero’, senza lasciarmi allontanare dalla mia strada dalle possibili critiche, a parlare con costanza e altrettanta serenita’ di libri che non ho letto.
    Avrei l’impressione, se facessi altrimenti riunendomi alla folla del lettori passivi, di tradire me stesso e di essere infedele verso l’ambiente da cui provengo e verso il cammino che ho dovuto percorrere fra i libri per arrivare a creare, non meno che verso il compito che oggi sento di dover portare avanti: quello di aiutare gli altri a vincere la loro paura della cultura, e ad avere il coraggio di staccarsene per cominciare a scrivere.”
    Da bere con calma, assaporandolo.

    dit a 

  • 4

    Il titolo Come parlare di un libro senza averlo mai letto rimanda ad un bignami di letteratura da studiare “a pappagallo” prima dell’esame di maturità, al fine di ingannare meglio i professori.
    Niente di più lontano da tutto questo.
    Si tratta di un saggio brillante, accurato, a tratti ...continua

    Il titolo Come parlare di un libro senza averlo mai letto rimanda ad un bignami di letteratura da studiare “a pappagallo” prima dell’esame di maturità, al fine di ingannare meglio i professori.
    Niente di più lontano da tutto questo.
    Si tratta di un saggio brillante, accurato, a tratti dissacratorio, che non fornisce le trame dei libri-da-leggere o la loro analisi critica, bensì rende l’oggetto-libro più vicino alla quotidianità e regala un velo di leggerezza da stendere su tutto ciò che con devozione viene chiamata cultura.
    E lo fa con prove convincenti: che differenza c’è infatti tra un libro non letto ed uno che si è letto, ma completamente dimenticato? Quello che io ho letto e trattenuto di un libro è lo stesso di un altro? In altre parole, quando due persone parlano di uno stesso libro, siamo così sicuri che l’argomento della conversazione sia lo stesso?
    Questi ed altri interrogativi vengono posti al lettore/non-lettore, adducendoli da opere di alcuni dei più grandi scrittori moderni, da Balzac a Wilde, da Eco a Musil, che in forma più o meno diretta hanno affrontato l’argomento della lettura e della cultura.
    “La cultura è soprattutto una questione di orientamento…Le relazioni fra le idee hanno molta più importanza, nel campo della cultura, delle idee stesse”
    Considerando la enorme quantità di libri che si sono scritti, che si stanno scrivendo e che si scriveranno, anche per il lettore più assiduo e forsennato, è obbligatorio ammettere che non riuscirà mai a leggere se non una infinitesima parte di tutto questo ammontare di scritti; ma in questo saggio si pone l’accento sulla “padronanza delle relazioni, non di un elemento piuttosto che di un altro singolo elemento, ed essa si concilia perfettamente con l’ignoranza di gran parte dell’insieme”.
    Grazie a Bayard, scopriamo che Valery predicava verso il libri una poetica della distanza, in virtù della quale una opera è tanto più importante quanto la si può apprezzare senza smarrirsi nella sua singolarità; che Montaigne aveva una tale forma di amnesia da dimenticare subito non solo quello che aveva letto, ma addirittura ciò che egli stesso aveva scritto, così da non poter discernere quando qualcuno, rivolgendosi a lui, citava una sua opera.
    L’autore invita costantemente a “demitizzare” la cultura e i libri, e suggerisce “l’idea di lettura come perdita- sia che avvenga dopo aver sfogliato un libro, dopo averne sentito parlare, piuttosto che a causa di un oblio progressivo- al contrario di quella di una lettura come guadagno”.
    Questa idea, piuttosto audace, è in realtà lontana dal dissuadere le persone dal leggere, ma certamente mira a combattere il senso di colpa e di inadeguatezza, che viene installato in ognuno dal sistema scolastico, verso un mondo di onniscienza che è quanto mai fasullo, o perlomeno pieno di “buchi e scivoloni” che vengono abilmente occultati.
    Il libro diventa così un oggetto quotidiano, amichevole, che parla di noi e che noi scegliamo proprio perché appartenente a quell’universo interiore che ci caratterizza, e quando parliamo di libri, in realtà stiamo mettendo in gioco una parte di noi stessi, stiamo comunicando quanto di più intimo abbiamo, sogni rivelati dalla carta, mondi che speriamo di abitare.
    Un libro non è mai lo stesso, perché le persone che lo leggono sono diverse, e a maggior ragione non è un oggetto fisso e immobile, ma una entità che si modifica nel corso della storia, che prende il colore di un punto di vista, che si inventa e si adatta, che risente del suo eco all’interno della enorme biblioteca che comprende tutti gli altri lettori e tutti gli altri libri.
    L’ultimo capitolo del libro è illuminante, inaspettato, in poche parole stende sotto i piedi un tappeto magico ed invita a volare:”Il paradosso della lettura è che il cammino verso se stessi passa attraverso il libro, ma deve rimanere un passaggio. Un buon lettore fa una traversata di libri, dato che sa che ciascuno di essi è portatore di una parte di se stesso e può aprirgli una strada, se ha la saggezza di non fermarsi…Si tratta di ascoltare se stessi e non il libro reale –anche se a tratti esso può servire come punto di partenza-; è alla scrittura di sé che occorre abbandonarsi”.
    E così alla fine del libro Bayard invita chiunque ad inventare una storia, che non sarà mai il plagio di altri libri, se essi avranno costituito uno spazio privilegiato per la scoperta di sé

    dit a 

  • 4

    Dal blog Giramenti

    Probabilmente Pierre Bayard mi prenderebbe a calci sulle gengive, non ditegli quindi che il suo libro l’ho letto davvero.


    Non capita sempre, lo confesso. Spesso su Giramenti trovare critiche a libri che nessuno della redazione ha letto – la cosa viene sempre indicata, siamo non-lettori piu ...continua

    Probabilmente Pierre Bayard mi prenderebbe a calci sulle gengive, non ditegli quindi che il suo libro l’ho letto davvero.

    Non capita sempre, lo confesso. Spesso su Giramenti trovare critiche a libri che nessuno della redazione ha letto – la cosa viene sempre indicata, siamo non-lettori piuttosto onesti. Ebbene, questa nostra pratica – dal raccogliere critiche e giudizi online sul libro non-letto al farcene un’idea partendo dall’autore e dalle interviste che ha rilasciato – è qualcosa di sano, così ci spiega Bayard.

    SEGUE su Giramenti: http://gaialodovica.wordpress.com/2011/03/12/come-parlare-di-un-libro-senza-averlo-mai-letto-2/

    dit a