Come diventare se stessi

David Foster Wallace si racconta

Di ,

Editore: Minimum Fax (Sotterranei)

3.8
(287)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 443 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8875213615 | Isbn-13: 9788875213619 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Martina Testa

Disponibile anche come: eBook

Genere: Biografia , Non-narrativa

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Descrizione del libro
David Foster Wallace (I962-2008) è stato una delle figure più importanti della letteratura americana degli ultimi trent'anni. Con libri come “Infinite Jest”, “La ragazza dai capelli strani”, “Una cosa divertente che non farò mai più” ha saputo rivoluzionare la narrativa e la saggistica contemporanea, guadagnando si la stima della critica e l'amore dei lettori (malgrado la complessità della scrittura, i suoi titoli pubblicati da minimum fax hanno venduto fino a oggi più di 75.000 copie complessive). A tre anni dalla sua tragica scomparsa, arriva in libreria un libro-intervista in cui ascoltiamo senza filtri la sua voce. All'indomani dell'uscita americana di “Infinite Jest”, invitato dalla rivista «Rolling Stone» a scrivere un lungo articolo su Wallace, il giornalista David Lipsky trascorse cinque giorni ininterrotti al suo fianco, viaggiando con lui per centinaia di chilometri, assistendo ai suoi reading, alle lezioni del suo corso di scrittura, ma soprattutto impegnandolo in una conversazione personale e profonda sulla letteratura, la politica, il cinema, la musica, e anche gli aspetti più privati della sua vita, compresi il rapporto con le droghe e la battaglia contro la depressione. Questa è la fedele trascrizione del materiale registrato all'epoca: il ritratto in presa diretta di un indimenticato maestro della letteratura.
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  • 4

    "La sensazione che danno queste pagine è quella di una chiacchierata in autostrada a tarda notte, unica macchina rimasta in giro, con l'esaltante consapevolezza che un'altra persona ha fatto esperienz ...continua

    "La sensazione che danno queste pagine è quella di una chiacchierata in autostrada a tarda notte, unica macchina rimasta in giro, con l'esaltante consapevolezza che un'altra persona ha fatto esperienza nella vita in modo uguale a te: il motivo per cui si fanno viaggi insieme."

    E' con queste parole che l'autore David Lipsky presenta questo libro, una condivisione di cinque giorni di vita, più che un'intervista vera e propria.

    Leggere quello che David Foster Wallace dice di se stesso potrebbe apparire come il solito vecchio e brutto modo che ha tanta gente di volersi distinguere, ma allo stesso tempo fingere di non farlo.

    Mi spiego meglio: se prendessimo l'insieme dei nostri conoscenti che vestono abiti firmati o guidano auto esclusive e chiedessimo loro il motivo per cui abbiano scelto di acquistare quel tipo di prodotto e non un altro più economico, ben pochi risponderebbero con un semplice "perché mi piace".

    La maggioranza direbbe per la qualità del tessuto (e allora ci sarebbe da chiedersi se togliendo la marca dall'abito le cose rimarrebbero tali) o perché avendo famiglia c'era necessità di un mezzo con ampia capacità di carico (e allora perchè non un furgoncino?).

    Insomma quella forma di ambiguità, di volontà di distinzione, a volte anche di arroganza superiore, che in molti vogliono mascherare dietro un velo di modestia che suona falso fin dai primi momenti.

    Ecco, le frasi che Wallace pronuncia nel corso di questa lunghissima conversazione con David Lipsky, spesso possono portare a pensare qualcosa del genere.

    Lo scrittore (o il musicista o l'attore o...) che è appena diventato famoso, proprio mentre si sta trasformando in una star, dice che a lui tutto questo non interessa, non pensa ai soldi, ma per lui sono importanti altre cose, la tranquillità prima di tutto e poi tutta una serie di valori ineccepibili.

    La differenza rispetto alla stragrande maggioranza dei casi è che per Wallace queste precisazioni non solo sono vere, ma esiste anche la prova provata del suo modo di pensare, delle sue ansie e delle sue paure:e quella prova sta nel suo suicidio.

    In questo libro-intervista ci sono tante parti che lette col senno di poi finiscono col dare un quadro abbastanza preciso dei turbamenti con cui l'allora trentaquattrenne scrittore si trovava a combattere.

    In aggiunta a tutto ciò c'è anche il fatto che Wallace sembra essere quasi sempre consapevole dei propri problemi e delle proprie ansie:

    "Ora davvero ho una paura folle dell'ambizione di essere stimato dagli altri perché questo tipo di ambizione mi ha fatto finire nel reparto suicidi di un reparto psichiatrico. Penso che uno che è stato all'ospedale psichiatrico sia o meglio preparato ad affrontare questi problemi, oppure molto peggio preparato. E adesso la mia ambizione non saprei dire veramente qual è. Il vero problema è la parte di te che è insoddisfatta"

    Questa consapevolezza riporta continuamente il lettore alla realtà e crea quel senso di empatia, di vicinanza e di affetto verso il protagonista che però si trasforma ben presto in un sensazione di impotenza che lascia una malinconia profonda.

    Per tutto il libro c'è questo stato d'animo bivalente.

    Ogni volta che si legge una battuta o una frase spiritosa, lo si fa avendo in mente gli avvenimenti conclusivi della vita di Wallace.

    Nonostante tutto questo la lettura continua con la voglia di saperne sempre di più.

    A volte ci si lascia trasportare da uno scambio di battute durante un trasferimento in auto, altre volte si ride per una situazione imbarazzante.

    Spesso, a mio parere sbagliando, ci si ingabbia cercando di capire tra le righe il perchè di una tale decisione finale.

    Dico sbagliando in quanto lo scopo del libro non è assolutamente questo, non è affatto un qualcosa di psicologico che dovrebbe farti scoprire cose nascoste.

    I motivi della depressione del buon David li dice chiaramente lui stesso più e più volte.

    Lo scopo del libro è quello di raccontare come poteva essere brillante un individuo nonostante quegli stati d'animo che lo distruggevano giorno dopo giorno.

    Ecco come dovrebbe essere affrontata questa lettura:
    come un amico che ti racconta la sua esperienza con un personaggio fuori dal comune e nulla più.

    Una persona che nel quotidiano si rivela da un certo punto di vista come molti altri, forse addirittura più ossessionato di noi da alcune cose tipo la televisione oppure il cibo.

    Una persona normale insomma e proprio questo te la fa sentire più vicina.

    Quando ho terminato il libro avevo emozioni contrastanti.

    Allora ho lasciato passare diversi giorni e poi ripreso in mano il volume e sono tornato a rileggermi tutta l'introduzione fino ad arrivare a quell'ultima frase che richiama la chiusura del libro e che si può dire rappresenti la chiave di tutta una vita.

    Difficile ed emotivamente impegnativo se si entra nell'anima del protagonista.

    Tempo di lettura: 11h 04m

    ha scritto il 

  • 4

    "Perché avere 34 anni e starmene seduto da solo in una stanza con un pezzo di carta davanti, questa per me è la vita reale"

    "Uno degli aspetti che non mi piacciono di me è che ho una scarsissima capacità di godermi le cose. Le cose reali, mentre succedono. Perché riesco a trasformare quasi tutto in qualcosa di spaventoso… ...continua

    "Uno degli aspetti che non mi piacciono di me è che ho una scarsissima capacità di godermi le cose. Le cose reali, mentre succedono. Perché riesco a trasformare quasi tutto in qualcosa di spaventoso… Mi piacerebbe essere il tipo di persona che può godersi le cose mentre avvengono, invece di doverci ripensare a posteriori e godermele solo mentalmente."

    Che questa conversazione sia sincera è evidente, perché vi si ritrovano tutti i temi e le cose dette da DFW in ogni cosa che ha scritto. Lipsky – lui stesso scrittore ed editorialista – ha avuto l’umiltà e l’intelligenza di mettersi da parte, di banalizzare se stesso per lasciare tutto lo spazio a Wallace, così da dare vita a un ritratto davvero onesto e sincero. Un ritratto umano e personale, ma ricco anche di spunti molto interessanti su postmodernismo, avanguardia, contemporaneità e scrittura. Naturalmente è una lettura che non può che terminare con una grande tristezza per questa perdita immensa, per questa vita troppo breve.

    Non c’è un altro autore per cui io senta un vero trasporto emotivo, un’empatia così forte come per Foster Wallace, proprio a livello personale. E questa non è una cosa solo mia, perché tantissime altre persone che l’hanno amato come scrittore hanno vissuto la stessa esperienza, perché era proprio nella natura di quest’uomo la capacità di entrare in empatia con i propri lettori, di creare rapporti esclusivi, di profonda appartenenza.
    Quando lessi Oblio, ebbi la sensazione che l’autore provasse piacere a farmi sentire intelligente. Sono rimasta a occhi spalancati quando in questo libro gli ho “sentito” dire esattamente questa cosa, che fare bene il proprio mestiere significa per uno scrittore ricordare al lettore quanto è intelligente. E credo sia questo uno dei motivi per cui il lettore di Foster Wallace riesca a entrare in contatto con lui in modo così individuale, a parlargli davvero.

    Da questo ritratto affettuoso esce fuori un uomo insopportabilmente sensibile e intelligente che non smetteva di pensare neanche per un momento, che passava da un’ansia alla successiva, “l’ennesimo circolo di paranoia in cui invischiarsi “, "gli arzigogoli di follia", e che ne ha parlato sempre con onestà e senza cercare alibi o giustificazioni. Un uomo che aveva una lucida consapevolezza di se stesso, di cosa ci fosse in sé di sbagliato – o percepito soggettivamente come tale - e che per tutta la sua breve vita ha provato a gestirsi e a tenere a bada i propri pensieri e fantasmi più pericolosi. “Gestire”, “fare pace con”, sono parole che ricorrono spesso in quello che dice, in cui si sente una continua vigilanza, un’attenzione rispetto alle derive pericolose che già ben conosceva e in cui alla fine, come sappiamo, ricadde.
    Deve essere stata una fatica immane, un dolore quotidiano, ma anche uno dei motivi di tante pagine indimenticabili. E la cosa bella è che questa fatica e questa disperazione non abbiano significato solipsismo, autoreferenzialità o allontanamento rispetto al mondo, bensì tutto il contrario, una strardinaria commovente capacità di parlare alle persone e di vedere e capire il presente.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente toccante...non a tutti succede, ma leggendo DWF e di DWF a un certo punto subentra una intimità...un'empatia per cui ti sembra di essere un suo vecchio amico...e le confessioni di un ami ...continua

    Semplicemente toccante...non a tutti succede, ma leggendo DWF e di DWF a un certo punto subentra una intimità...un'empatia per cui ti sembra di essere un suo vecchio amico...e le confessioni di un amico si ascoltano sempre con immenso piacere...e succede che alcune parti di questo libro, quelle in cui emergono i suoi mostri e i suoi fantasmi, si leggono con un grosso nodo alla gola...in altre, invece, si gode della sua originale e pirotecnica filosofia.

    ha scritto il 

  • 4

    Pensi ancora che avesse tutte le risposte?

    In Wallace, e nella grande letteratura in generale, non è il Cosa quanto il Come: i pensieri dell'uomo sono gli stessi dall'alba dei tempi, solo che in Wallace la limpidezza dell'esposizione è incredi ...continua

    In Wallace, e nella grande letteratura in generale, non è il Cosa quanto il Come: i pensieri dell'uomo sono gli stessi dall'alba dei tempi, solo che in Wallace la limpidezza dell'esposizione è incredibile, da gigante; di più, si sente la sua gioia nel giocare con le parole (basti pensare che ha scritto cento pagine meravigliose, scorrevoli, importanti ed appassionati su di un dizionario di lingua inglese), una gioia contagiosa che consente al lettore di rubare un pezzetto di chiarezza mentale da portare nella vita quotidiana.
    Wallace aveva un vero dono, e non solo, aveva anche deciso di svilupparlo.

    ha scritto il 

  • 4

    Il merito di Lipski è di non essere bravissimo.

    Non è uno di quegli intervistatori che ingaggiano una battaglia-processo per incastrare il soggetto ma uno che sta con lui, in viaggio e poi in casa, ne ...continua

    Il merito di Lipski è di non essere bravissimo.

    Non è uno di quegli intervistatori che ingaggiano una battaglia-processo per incastrare il soggetto ma uno che sta con lui, in viaggio e poi in casa, nel breve tour promozionale di IJ.

    Mi ricorda il mio fisioterapista, ci si mise d'accordo sui segni: questo significa dolore mentre questo è dolore insopportabile, basta! Eccetera.

    Funzionò e funziona pure qui, chiaro che così facendo si permise a Wallace di mentire talvolta, ma mentì molto meno - col suo carattere, le sue fobie e censure - che se si fosse sentito minacciato.

    Compare qualche ripetizione, ovvia se si pensa che le ossessioni portano a ripetersi e il povero ragazzo ne aveva assai, ma pure le sue poetiche, molte chiavi della sua vita, le intoccabili stanze 101 si trovano tutte, anche se quell'aliquota che di fronte ad affermazioni serie, precise, coerenti, logiche e concordanti, dirà sempre che "non era questo ciò che voleva dire veramente".

    Un moralista, di quelli buoni.

    ha scritto il 

  • 4

    a proposito di Infinite jest: Non ho mai pensato a questo libro come un romanzo, lo vedevo come una lunga storia. … Il titolo originario era Intrattenimento fallito. L'idea è che il libro sia struttur ...continua

    a proposito di Infinite jest: Non ho mai pensato a questo libro come un romanzo, lo vedevo come una lunga storia. … Il titolo originario era Intrattenimento fallito. L'idea è che il libro sia strutturato come un prodotto d'intrattenimento che non funziona. Perchè l'esito estremo dell'intrattenimento, per come la vedo io, è il film Infinite jest cioè è quella la meta a cui tende. Il compito principale dell'intrattenimento è quello d'incantarti a tal punto da non farti staccare gli occhi... e la tensione da cui nasce il libro è il tentativo di renderlo al tempo stesso estremamente capace di intrattenere il lettore, ma anche un po' distorto, in modo che apra gli occhi su alcuni degli aspetti sinistri d'intrattenimento. (pag 146)

    … l'intrattenimento ti provoca un certo tipo di piacere che definirei passivo. Non richiede un grosso impegno di pensiero. (pag 147)

    La tecnologia diventerà sempre più brava a fare quello che fa, ovvero sedurci fino a renderci incredibilmente dipendenti. Se guardo la tv per cinque sei ore... se mi alieno davanti alla tv per cinque sei ore, poi mi sento depresso e vuoto. E mi domando perchè. Mentre se mangio caramelle per cinque sei ore, e poi mi sento male, il motivo lo so. (pag 152)

    Penso che uno dei motivi per cui mi sento vuoto dopo aver guardato un sacco di tv, e una delle cose che rende seducente la tv, è che ci dà l'illusione di entrare in rapporto con la gente. E' un modo per avere davanti qualcuno che parla e che mi intrattiene, ma che non mi richiede nulla. Cioè, io vedo loro, ma loro non vedono me. Dalla tv posso ricevere intrattenimento e stimoli. Senza dover offrire nulla in cambio se non l'attenzione più superficiale. E questo è molto seducente.
    Il problema è che è anche molto vuoto. Perchè una delle differenze che è che quando invece ho davanti una persona reale , primo: devo impegnarmi un po'. Cioè, se un altro presta attenzione a me, io devo prestare attenzione a lui, io guardo lui, lui guarda me.Il livello di stress sale. Ma c'è anche qualcosa che mi arricchisce in questo, perchè credo che in quanto esseri umani, tutti noi dobbiamo trovare il modo di stare insieme nella stessa stanza.
    Quindi la tv assomiglia alle caramelle, nel senso che è più piacevole e semplice del cibo vero. Ma d'altra parte non fornisce affatto lo stesso nutrimento del cibo vero. E la questione centrale del libro, quello di cui vorrebbe parlare davvero, è: cosa ci è successo se ora sono disposto – e lo sono io per primo – se sono disposto a trarre dalla televisione enormi dosi del mio senso di appartenenza a una comunità e di condivisione con gli altri? E però non sono disposto a sopportare lo stress e l'imbarazzo e la potenziale rottura di palle dell'interagire con le persone reali.

    E man mano che internet cresce, così come la nostra capacità di collegarci l'uno all'altro, ecco, a un certo punto dovremo costruirci un meccanismo, a livello viscerale, che ci aiuti a far fronte a questa cosa. Perchè la tecnologia non farà che diventare sempre più avanzata, sempre più avanzata. E diventerà sempre più facile, sempre più comodo e sempre più piacevole starsene soli con delle immagini su uno schermo, forniteci da persone che non ci vogliono bene ma vogliono i nostri soldi. Il che va anche bene. In piccole dosi, no? Ma se questa è la base della tua alimentazione, va a finire che muori. In un senso profondo, va a finire che muori. (pag 154.-155)

    Ho sempre paura che, quando impongo veramente la mia volontà riguardo a una certa cosa, l'universo poi mi punirà (pqg 165)

    ...adesso mi sento molto giù perchè so che devo tornare a casa e in qualche modo sentire tutto questo, invece che passarci dentro come un sonnambulo.
    Quando incontri un sacco di gente nuova e devi fare una serie di cose ti ritrovi in...io mi ritrovo in un costante e sottile stato di ansia. Che produce adrenalina, e in un certo senso blocca... C'è differenza fra l'ansia a breve termine, indotta dalle persone, e quella sorta di paura profonda, esistenziale, no? Che in qualche modo senti fino al buco del culo. Ed è quella, è con quella che avrò a che fare quando mi ritroverò da solo. (pag 207)

    Uno degli aspetti che non mi piacciono di me è che ho una scarsissima capacità di godermi le cose. Le cose reali, mentre succedono. Perchè riesco a trasformare quasi tutto in qualcosa di spaventoso.
    Mi piacerebbe essere il tipo di persona che può godersi le cose mentre avvengono, invece di doverci ripensare a posteriori e godermele solo mentalmente. (pag 209)

    Per me le droghe e l'alcool erano un modo per spegnere il sistema, non per mandarlo su di giri. Ho smesso di farmi le canne e di bere ma non è stata una decisione epocale. E' che, semplicemente, non mi aiutavano più a spegnere il sistema. Mi rendevano soltanto... mi rendevano soltanto più sgradevole far parte del sistema. Del mio stesso sistema (pag 220)

    Ero una specie di bevitore senza gioia. Cioè direi che l'alcol lo usavo solo per anestetizzarmi.
    (Pag 223)

    la differenza fra me e, che ne so, una prostituta ventenne che sta morendo di aids, che si buca da quando aveva undici anni, è una questione puramente accidentale. La scelta delle sostanze. Le attività da cui si diventa dipendenti. E poi il fatto di avere altre risorse, mi spiego? Cioè, io amo tantissimo i libri e amo tantissimo scrivere, e tante di queste persone non sono mai riuscite a trovare altre cose che amavano (pag 227)

    Guarda, io personalmente ho il sospetto che per le domande veramente profonde non ci siano risposte, perchè le risposte sono individuali, capisci? (pag 243)

    ha scritto il 

  • 4

    Un gran bel tipo David Foster Wallace

    Questo libro è la trascrizione di un'intervista che il giornalista di Rolling Stone, David Lipsky, ha fatto a DFW nel 1996, nelle ultime battute del tour promozionale per il grandioso romanzo Infinite ...continua

    Questo libro è la trascrizione di un'intervista che il giornalista di Rolling Stone, David Lipsky, ha fatto a DFW nel 1996, nelle ultime battute del tour promozionale per il grandioso romanzo Infinite Jest.
    In questa intervista c'è il puro DFW, nel suo essere genio, abile pensatore, profondo conoscitore dell'epoca in cui ha vissuto, e anche in tutte le sue ossessioni, ipocondria, pensieri ricorsivi e ossessivi, paura di essere al centro delle aspettative altrui.
    E' un ritratto valido non solo per appassionati dello scrittore americano ma anche di ogni sincero appassionato di letteratura perchè DFW offre il suo pensiero sulla letteratura, il ruolo dell'arte nel mondo d'oggi, il rapporto tra scrittori e pubblico, tra scrittore e la pagina scritta, cosa vuol dire avere una dipendenza e sentire di non essere all'altezza delle proprie aspettative, cosa vuol dire avere una mente pericolosamente tendente al pensiero ricorsivo, avere un rapporto così conflittuale con l'ambizione di voler essere un bravo scrittore e le conseguenze che questo può avere.
    Una lettura che non rende merito al formato in cui è stata raccolta (difficile avere sulla pagina scritta lo stesso ritmo rispetto ad una conversazione orale) ma che è a tratti illuminante e certifica una volta di più la grandezza di uno scrittore dal talento rivelatore e che, purtroppo, è rimasto vittima della sua unica e straordinaria mente. Da leggere.

    ha scritto il 

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