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Come ho perso la guerra

Di

Editore: Fandango Libri

3.5
(189)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8860441145 | Isbn-13: 9788860441140 | Data di pubblicazione: 

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Political

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Descrizione del libro
Una storia, in parte autobiografica, ambientata in un paese della provincia toscana dove il tempo sembra scorrere più lento e la serenità regna sovrana. Il giovane rampollo della nobile famiglia Cremona, Federico, vive il suo essere nobile con un po' di disagio. Tutto cambia con l'arrivo di Ottone Gattai, spietato e avido imprenditore di acque. Improvvisamente il progetto di un enorme impianto termale sconvolge la vita di tutti i suoi compaesani. Interessi politici ed economici sembrano corrompere il naturale ordine delle cose. Molti non ci stanno e dopo una prima pacifica protesta un gruppo avvia una guerriglia contro Gattai che sta sequestrando e privatizzando tutta l'acqua della zona. Nella lotta si distingue Federico Cremona, che vede finalmente stagliarsi all'orizzonte l'occasione di un proprio riscatto. Insieme alla moltitudine di storie memorabili, Filippo Bologna ha una generosità e una forza nel creare blocchi di parole e di immagini che portano il lettore a divertirsi e un attimo dopo a commuoversi profondamente.
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  • 2

    mediocre

    Libro assolutamente mediocre.
    Non prende il lettore, non gli fa venire la curiosità di finire di leggere... lo stile nient' affatto originale, per non parlare della trama che per certi versi può anche risultare noiosa.
    Si può anche non leggere.

    ha scritto il 

  • 0

    Recensione su Scrittori precari (Serena Adesso)

    Filippo Bologna esordisce con un romanzo dalla struttura complessa: passato e presente si intrecciano a creare un’opera difficile da catalogare. È una saga familiare, è una satira sul presente sempre più grottesco, è una critica alla commercializzazione di uno dei beni che mai dovrebbero essere m ...continua

    Filippo Bologna esordisce con un romanzo dalla struttura complessa: passato e presente si intrecciano a creare un’opera difficile da catalogare. È una saga familiare, è una satira sul presente sempre più grottesco, è una critica alla commercializzazione di uno dei beni che mai dovrebbero essere messi in vendita: l’acqua. È un affresco a tutto tondo della Toscana di oggi.

    QUI: http://scrittoriprecari.wordpress.com/2010/12/13/come-ho-perso-la-guerra/

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo comico e carico di nostalgia per un mondo perduto, giuste le sarcastiche critiche per le "riqualificazioni ambientali" di certi antichi paesi della Toscana più vera. Senso di estraniamento di fronte ad una piccola società paesana che ormai si diletta in enobar perchè rispetto al circolino ...continua

    Romanzo comico e carico di nostalgia per un mondo perduto, giuste le sarcastiche critiche per le "riqualificazioni ambientali" di certi antichi paesi della Toscana più vera. Senso di estraniamento di fronte ad una piccola società paesana che ormai si diletta in enobar perchè rispetto al circolino fa più figo, che accetta il taglio di alberi secolari sulla piazza centrale del paese (è successo anche vicino a casa mia). Bellissima la descrizione della strada che esce dal paese per entrare nella sontuos Val d'Orcia. E poi quella frase "Solo come un cipresso, ecco come mi sento in certi giorni". Bravo, bravissimo Filippo Bologna

    ha scritto il 

  • 4

    "Signor Gattai, sono Carlo Benelli, presidente dell'Azienda Promozione Turismo. A quanto mi pare di capire, la sua, nel bene e nel male, è un'ottica prettamente imprenditoriale che non rende giustizia del fenomeno termale nel suo complesso. Le terme, oltre che una risorsa economica, sono in primi ...continua

    "Signor Gattai, sono Carlo Benelli, presidente dell'Azienda Promozione Turismo. A quanto mi pare di capire, la sua, nel bene e nel male, è un'ottica prettamente imprenditoriale che non rende giustizia del fenomeno termale nel suo complesso. Le terme, oltre che una risorsa economica, sono in primis un antichissimo patrimonio culturale, antico come antichi sono gli insediamenti umani in questa zona. Basti pensare all'uso che delle terme facevano gli etruschi...
    - Io gli Etruschi me li attacco al cazzo. I russi ci porto, altro che gli Etruschi.
    E' così che è cominciata".

    Originale, curioso, indignato il giusto, a volte divertente, generalmente scritto bene, un po' confuso nella storia e con qualche tassello che sul finire non va al posto giusto, ma tant'è, Come ho perso la guerra di Filippo Bologna, si fa leggere e leggere con piacere.

    Storia che arriva dalla Toscana di altri tempi, quando esistevano paesi tagliati fuori da tutto, acque termali senza turisti, fattorie lontani anni luce dall'epoca dell'agriturismo con piscina e massaggi, scodelle di ribollita che si servivano come piatto di contadini, mica come specialità da grand gourmet.

    Storia che comincia prima che tutto davvero cominci, con un pezzo di campagna prelevato da un racconto di Fucini e trapianto negli anni della globalizzazione, quando i soldi girano a palate, i russi comprano tutto e la finanza si giustifica con la finanza, mica per come tratta un territorio o un passato.

    E poi lo chiamano sviluppo?,domanda che è già un'asserzione, un controcanto, accompagna tutta lo storia raccontata da Bologna. Inventata, ma fino a un certo punto. Inverosimile, ma fino a un certo punto. Forse più digeribile con qualche trovata in meno: ma insomma, si sa, succedono cose dell'altro mondo, ai tempi della globalizzazione. Che ci sia crisi o meno.

    ha scritto il 

  • 5

    "Credevamo di combattere una guerra locale, senza aver capito che era globale, credevamo ancora nei vecchi copioni da film western, da una parte i buoni dall’altra i cattivi."
    La vicenda si svolge a Chianciano, in Toscana, un paese di quelli
    belli, con i campi e le terme. Qui troviamo ...continua

    "Credevamo di combattere una guerra locale, senza aver capito che era globale, credevamo ancora nei vecchi copioni da film western, da una parte i buoni dall’altra i cattivi."
    La vicenda si svolge a Chianciano, in Toscana, un paese di quelli
    belli, con i campi e le terme. Qui troviamo Federico, discendente da una nobile famiglia, di quelle nobiltà contadine ruvide e determinate, che ci racconta la sua storia. Questa storia però non è solo sua, perché è anche un destino comune, un'allegoria dei giorni nostri, dell'ultima possibile Resistenza.

    ha scritto il 

  • 4

    che bella penna che ha filippo bologna. bello l'intreccio, specie i capitoli in cui racconta la storia della famiglia, le origini, l'infanzia del protagonista, ma bello anche lo sguardo che ha sulle cose, sul progresso, sul nuovo. sa essere molto lieve e molto amaro, e non è semplice.
    le ul ...continua

    che bella penna che ha filippo bologna. bello l'intreccio, specie i capitoli in cui racconta la storia della famiglia, le origini, l'infanzia del protagonista, ma bello anche lo sguardo che ha sulle cose, sul progresso, sul nuovo. sa essere molto lieve e molto amaro, e non è semplice.
    le ultime due pagine poi, le ultime due righe, valgono tutto il libro.

    ha scritto il 

  • 5

    sulla linea, posto che possa esistere, che va da Brancati a Bianciardi. Forse gli manca un'ultima passata di editing (qualche ripetizione che non sembra intenzionale), ma comunque notevole.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre, quattro storie diverse che si intrecciano, e che da sole forse non avrebbero retto come romanzo. Un libro tutto sommato godibile, con un paragrafo sul "desistere, desistere, desistere" che vale da solo per tutto il libro, una vera gemma.

    ha scritto il