«Ombre e silenzio: ecco dove io navigo / ma ho negli orecchi / un perduto canto». Forse questi versi felicemente riassumono l’impressione generale di lettura che mi ha dato questa ispirata silloge di Maria Antonietta Capuzzo. Decadimento da un eden d ...Continua
Ha scritto il 07/05/09
La mia recensione su "literary":

Come uccelli d’inverno della poetessa ferrarese Antonietta Capuzzo Picello è una raccolta di poesie, fatta di riflessioni interiori che si esprimono attraverso immagini fortemente cromatiche, come dimostrano i s

Come uccelli d’inverno della poetessa ferrarese Antonietta Capuzzo Picello è una raccolta di poesie, fatta di riflessioni interiori che si esprimono attraverso immagini fortemente cromatiche, come dimostrano i seguenti accoppiamenti di sostantivi ed aggettivi che l’autrice dissemina nei suoi versi: “il verde denso delle siepi”, “ovunque, luce ferma, incolore, la giusta luce di dicembre”, “un sogno dorato tra gli ultimi guizzi di luce”, “la stella luminosa dei desideri”, “sagome scure di monti ed abeti”, “l’azzurro respiro marino”, “orizzonti di cobalto”, “bianche luci dell’alba.”

Dagli esempi riportati (ma se ne potrebbero citare molti altri) appare evidente come il cromatismo lirico dell’autrice pervada non solo gli oggetti concreti, come gli alberi, la luce, le siepi, l’orizzonte, l’alba, ma anche realtà immateriali come i sogni e i desideri che si tingono di luce ed assumono un proprio spessore di intensità cromatica.

I temi centrali di questa raccolta sembrano essere il ricordo e la nostalgia, che possono riguardare sia persone, come nelle poesie “Notturno” e “Ritratto”, sia luoghi, come nelle lirica “Nostalgia di Venezia”, dove l’autrice scrive: “ Il sole e la luna | vanno e vengono | per me ore scialbe | giorni senza sosta. | Prendere mare | e approdare a Venezia | alle bianche luci dell’alba. | Perdermi nelle antiche calli (…) assaporare lieti ricordi, | avvolta nel cerchio turchino del suo metafisico | sogno.”

Meno significative da punto di vista quantitativo all’interno della presente raccolta, ma ugualmente rilevanti a livello di significato appaiono le poesie, dedicate a temi di attualità, come la lirica “Neve – gennaio 1991”, che parla della prima guerra del Golfo e in cui l’autrice annota: “Passa l’anima gelida | della notte, | senza respiro né voce | è la pianura. (…) Uomini in ginocchio | e aguzzini spietati, | giunti dalla Tv, sembrano ora | solo incubi notturni… | Così bianca e pura pare la terra…”

Nella prefazione il critico letterario Paolo Vanelli scrive a proposito dello stile intimamente musicale e limpido della Capuzzo Picello: “Il tessuto musicale di questa poesia fa pensare anche alla Spaziani e alla Cvetaeva: di quest’ultima si potrebbe citare una considerazione, che la poetessa faceva per sé, ma che vale anche per la Capuzzo: “Sento, non le parole, ma una specie di muta melodia dentro la testa, una specie di linea sonora”, quella appunto che accompagna sempre la poetessa ferrarese, nella sua frequentazione nostalgica di luoghi felici o di forme passate, di pensieri vitali o di notturne riflessioni.” ...Continua


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