Come una bestia feroce

Di

Editore: Einaudi (Stile Libero noir, 1310)

4.1
(2023)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 358 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8806172670 | Isbn-13: 9788806172671 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Stefano Bortolussi ; Prefazione: James Ellroy , Niccolò Ammaniti

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Ha scritto Ellroy, l'autore di "American Tabloid": «Il grande romanzo dei bassifondi di Los Angeles? "Come una bestia feroce", il più bel libro mai scritto sul tema della rapina a mano armata». Il mondo osservato con gli occhi di Max Dembo, che esce da una prigione dopo anni i orrori e tenta di inserirsi nella vita "normale" di Los Angeles, non ha infatti alcun romanticismo: è uno spietato campo di caccia dove puoi essere solo preda o cacciatore. Eppure, se la città buona non mi vuole, si dice Max Dembo, nervi saldi. L'imperativo è redimersi. Anche se i soldi facili sono a portata di mano. Anche se il tuo orgoglio non ce la fa a sopportare altre umiliazioni. E la suspense cresce, finchè un'altra verità si rivela a Dembo: per uno come lui è la città "buona" he è sbagliata, il crimine è l'unica paradossale sicurezza.
Vero maestro di uno stile asciutto, portatore di uno sguardo lucido che svela il meccanismo sociale senza compiacimento alcuno, ma con autentica maestria narrativa, Bunker con questo romanzo conferma la sua grandezza di scrittore.
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  • 4

    Il crimine non paga

    Primo romanzo che leggo di questo autore consigliatomi, indirettamente si capisce, da Tarantino durante un'intervista. Un romanzo sul crimine scritto da un criminale. Un noir che oltre a raccontare le ...continua

    Primo romanzo che leggo di questo autore consigliatomi, indirettamente si capisce, da Tarantino durante un'intervista. Un romanzo sul crimine scritto da un criminale. Un noir che oltre a raccontare le vicende criminali del protagonista ci fa anche riflettere che molto spesso la via del crimine è aperta da una società poco incline al perdono e al ravvedimento e alla chiusura mentale nell'offrire una seconda possibilità.

    ha scritto il 

  • 4

    L'etica del crimine

    Guardatevi uno foto di Edward Bunker, scrutate attentamente il suo volto per farvi un’idea di come questo sia un libro scritto, benissimo peraltro, con parole e cicatrici. Bunker (discendente dal fran ...continua

    Guardatevi uno foto di Edward Bunker, scrutate attentamente il suo volto per farvi un’idea di come questo sia un libro scritto, benissimo peraltro, con parole e cicatrici. Bunker (discendente dal francese Bon Coeur) fu il più giovane detenuto a San Quintino e condusse una prima parte della sua esistenza entrando e uscendo di galera. Proprio tra le sbarre scrisse questa gorgogliante crime story tra l’autobiografico ed il romanzato; un canovaccio classico, come abbiamo visto e letto in decine di film e libri, ma con un punto di vista originale: siamo in presa diretta infatti, nel ventre e nell’anima del protagonista, obbligati dietro una steady-cam dalla prima all’ultima pagina, senza possibilità di volgere lo sguardo altrove. Guardiamo tutto, ingoiamo tutto, perché i pensieri di Max Dembo ci rimbombano in testa e ci stordiscono, vomitano sulla realtà circostante, la mordono rendendo i contorni lucidi come lame, il sangue più rosso, i rumori più rabbiosi.
    “In quanto figlio di puttana nel mio mondo, sono spazzatura nel vostro”: è lo spartiacque, il punto di non ritorno, la frattura netta tra la società legale, che sbeffeggia i concetti di reintegro e rieducazione, e l’anima nera del protagonista; fa da sfondo il sottobosco criminale di una Los Angeles notturna, degradata, corrotta dalla luce inquinata dei neon; l’aria che si respira è tossica e le parole graffiano come cartavetrata.
    Anche questa deriva del mondo ha le sue regole, il suo codice, e Max Dembo ha la “statura morale” di seguirlo fino alla fine: chi tradisce deve pagare, chi uccide un amico deve pagare; fatti di benzedrina corriamo verso la vertigine nel gran luna park dell’odio, della rabbia, della vendetta, le fonti di amore e tenerezza vengono cauterizzate, non ci si può permettere la felicità perché non può durare, non c’è redenzione, né salvezza, né spazio per il rimorso; l’architettura delle parole s’incupisce, diventa più cruda e brutale, l’umanità si perde mentre il sangue prende a scorrere tra la sabbia del deserto.
    All’orizzonte, insieme agli avvoltoi, galleggia la consapevolezza di un destino che non si può mutare, la vita che “ti capita” perché “rubare è l’unica cosa che so fare”, e ancora la voglia avida di respirare anche un solo attimo in più di libertà, l’accettazione, quasi l’invocazione del castigo, della morte.
    Per Max Dembo non c’è possibilità di divergere dal proprio essere criminale, Edward Bunker invece ci riesce, attraverso la lettura, la scrittura, il cinema; tuttavia niente può togliermi dalla testa che anche lui, nel battere a macchina le ultime righe di questo romanzo, chiuso in una cella e con il clang dei lucchetti nelle orecchie, fosse preda di un folle formicolio alle mani per la stramaledetta voglia di premere un grilletto.

    ha scritto il 

  • 3

    La dura legge del crimine

    Recensito entusiasticamente da James Ellroy, è un noir ben scritto ma molto amaro. Una volta imboccata la strada del crimine non se ne verrà mai fuori, si rimane indelebilmente marchiati non solo nei ...continua

    Recensito entusiasticamente da James Ellroy, è un noir ben scritto ma molto amaro. Una volta imboccata la strada del crimine non se ne verrà mai fuori, si rimane indelebilmente marchiati non solo nei confronti della società, è l'identità ad esserne modificata per sempre.

    "Il crimine era il mio mondo, il luogo in cui mi sentivo a mio agio e non lacerato nel profondo. E sebbene si trattasse di una libera scelta, era anche destino. La società mi aveva reso quello che ero, e mi aveva messo al bando per paura di quanto essa stessa aveva creato; ma io andavo fiero della mia condizione."
    "Vivendo da solo, leggendo con voracità, scrivendo queste memorie, ho riflettuto molto, e sono giunto alla conclusione che il costante, basilare pensiero dell’uomo sia rivolto alla propria mortalità, comunque appaia in superficie. Quando ci si preoccupa di vivere, in realtà si sta pensando anche alla morte, perché le due cose sono intrecciate. E pensare è una condanna."

    ha scritto il 

  • 3

    Cinematografico

    Diversamente dalla maggior parte dei libri che ho letto non riesco ad avere un'opinione ben definita su questo, perché per me è stata una lettura a metà strada tra l'avvincente e il suo esatto opposto ...continua

    Diversamente dalla maggior parte dei libri che ho letto non riesco ad avere un'opinione ben definita su questo, perché per me è stata una lettura a metà strada tra l'avvincente e il suo esatto opposto. E non me l'aspettavo. Non me l'aspettavo perché viste le premesse della trama immaginavo una storia che mi avrebbe del tutto assorbita, dato l'argomento particolare e a mio avviso interessante. E visto anche il passato da criminale dell'autore prima di scrivere questo libro quasi autobiografico, circostanza che gli attribuisce sicuramente un valore aggiunto rispetto ad altri romanzi del tutto di fantasia.
    Ma durante i primi capitoli non mi sono affatto sentita coinvolta nella storia. Eppure è un buon libro, scritto bene, narrato in prima persona, con i pensieri del protagonista del tutto trasparenti e annessi vari momenti di riflessione degni di nota. Ciò nonostante l'ho trovato faticoso, soprattutto per quanto riguarda i personaggi secondari che si susseguono e le dinamiche che intercorrono tra loro e il protagonista, e in alcuni punti la mia mente vagava altrove ritrovandosi poi a non aver capito cosa fosse successo e dover tornare indietro a rileggere. Un vero peccato. La mia attenzione è stata più o meno altalenante quasi sempre, a parte alcuni capitoli centrali e finali che invece hanno calamitato la mia attenzione maggiormente. Purtroppo a causa di questo fatto non sono riuscita ad immedesimarmi nella storia, l'ho letta, l'ho apprezzata, sicuramente alcune scene mi rimarranno impresse, ma penso che sia una storia dal taglio molto cinematografico e che quindi sappia rendere di più al cinema.

    ha scritto il 

  • 4

    davvero ben scritto. quello che mi piace della scrittura di bunker è la semplicità con cui riesce a descrivere l'animo umano e le sue profondità. uno sguardo severo, un po' cinico ma molto simile al m ...continua

    davvero ben scritto. quello che mi piace della scrittura di bunker è la semplicità con cui riesce a descrivere l'animo umano e le sue profondità. uno sguardo severo, un po' cinico ma molto simile al mio (io però non ho ucciso nessuno, ancora) e per questo a me congeniale. ogni pagina si nota una accelerazione, dall'uscita di prigione e alla placida ricerca di una vita senza guai, fino all'ingarbugliarsi della vita ad ogni azione criminale. e mica c'è stato bisogno di venti pagine per descrivere ogni dubbio che è sfavillato dalla mente di Max Dembo, solo qualche breve, brillante riflessione.

    ha scritto il 

  • 4

    "Solo Gli Sciocchi Credono Che La Verità Sia Una Cosa Semplice"

    "Solo gli sciocchi credono che la verità sia una cosa semplice. Quanto a me ho scoperto che è faticosa da raggiungere. I fatti che ho raccontato sono veri, ma i fatti e la verità sono cugini, non frat ...continua

    "Solo gli sciocchi credono che la verità sia una cosa semplice. Quanto a me ho scoperto che è faticosa da raggiungere. I fatti che ho raccontato sono veri, ma i fatti e la verità sono cugini, non fratelli".

    Bello!

    ha scritto il 

  • 5

    Edward Bunker è un mito e un maestro per Tarantino (che lo ha voluto come attore nel suo "Le iene", nel ruolo di Mr. Blue), per Ellroy e per il nostro Ammanniti. Ho letto però anche sonore stroncature ...continua

    Edward Bunker è un mito e un maestro per Tarantino (che lo ha voluto come attore nel suo "Le iene", nel ruolo di Mr. Blue), per Ellroy e per il nostro Ammanniti. Ho letto però anche sonore stroncature che lo dicono invece sopravvalutato, ovvio e più cinematografico (in senso hollywoodiano) che realistico o autobiografico come pretende di essere. Non mi pronuncio: a me Bunker è decisamente piaciuto, tanto che mi sto leggendo tutti gli altri suoi romanzi, non lo paragonerei addirittura a Dostoevski come fa Ammanniti, ma lo trovo un più che notevole esponente del noir penitenziario: che poi Hollywood ci sia andata a nozze con la violenta biografia del bad boy statunitense (da "Fuga da Alcatraz", a "Sorvegliato speciale", ecc. ecc.) non rende l'autore meno duro e amaro.

    ha scritto il 

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