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Come un'onda che sale e che scende

Pensieri su violenza, libertà e misure d'emergenza

By William T. Vollmann

(160)

| Others | 9788804566762

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Book Description

All'inizio deI 2004 negli USA viene pubblicato "Rising Up and Rising Down", untrattato sulla violenza in sette volumi di 3.300 pagine, che riceveimmediatamente un'ondata di consensi che gli valgono una nomination per ilNational Book Critics Continue

All'inizio deI 2004 negli USA viene pubblicato "Rising Up and Rising Down", untrattato sulla violenza in sette volumi di 3.300 pagine, che riceveimmediatamente un'ondata di consensi che gli valgono una nomination per ilNational Book Critics Circle Award. L'anno successivo ne esce una versioneridotta a un solo volume che rappresenta il frutto di oltre vent'anni dilavoro. Vollmann ha scritto uno studio su uno dei fenomeni centralidell'esperienza umana: la violenza. In queste pagine politica, sociologia,giornalismo, storia e letteratura si fondono in un originalissimo mix nelquale si alternano eventi remoti, scritti di dittatori, meditazionifilosofiche e acute osservazioni sulla vita odierna in diverse aree del mondo(Cambogia, Somalia e Iraq). Il libro si apre con tre meditazioni sulla morte,incentrate sulle catacombe di Parigi, su di un'autopsia e sul lento declino diun'amica dell'autore malata di cancro. È l'universalità della morte che cirende tutti assolutamente uguali. Dopo quest'apertura si parte per un viaggiomozzafiato e sorprendente che tocca le figure storiche più significative esvariate (da Platone a Robespierre, da Lenin a Hitler, da Gandhi a Pol Pot, daGiulio Cesare a Luther King), in cui si analizzano armi e autodifesa eautorità, fino ad arrivare a tentare di elaborare un concetto di calcolomorale, cioè un sistema con cui valutare quando e se la violenza siagiustificabile e quindi accettabile.

15 Reviews

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  • 17 people find this helpful

    La scrittura è sensazionale, la materia in oggetto incredibilmente coinvolgente, e anche se non siete interessati alla violenza di per sé, è una angosciosa panoramica della storia del mondo (visto attraverso la lente della guerra). Dagli antichi grec ...(continue)

    La scrittura è sensazionale, la materia in oggetto incredibilmente coinvolgente, e anche se non siete interessati alla violenza di per sé, è una angosciosa panoramica della storia del mondo (visto attraverso la lente della guerra). Dagli antichi greci ai conflitti contemporanei Vollmann porta se stesso e il lettore nelle situazioni più estreme e il risultato è un vero grande pezzo di letteratura. Provate ad immaginare un enciclopedista francese del seicento rigenerato cinquant'anni fa in un tipico nerd brufoloso munito di pistola fetish, con un aspetto tipo serial-killer da strada, che ricorre al noleggio di prostitute solo per compagnia. Questo è il libro che questo ragazzo ha scritto.

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    Luca G said on Jun 9, 2014 | 10 feedbacks

  • 15 people find this helpful

    Della violenza

    Questo saggio narra soprattutto della Violenza, in numerosissime forme. Lo fa bene. Da leggere prima di Natale e da regalare eventualmente al tizio che ti sta puntando addosso una pistola. Perchè le armi sono fatte per sparare. Per uccidere. E' la lo ...(continue)

    Questo saggio narra soprattutto della Violenza, in numerosissime forme. Lo fa bene. Da leggere prima di Natale e da regalare eventualmente al tizio che ti sta puntando addosso una pistola. Perchè le armi sono fatte per sparare. Per uccidere. E' la loro natura.

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    Daniele C. (ero il piú stucchevole assaggiatore di libri) said on Sep 7, 2011 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Uno di quei libri da leggere con la matita in mano. Molto belli i passaggi su gandhi.

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    Vanjaski said on Jan 13, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Recensione di Yupa:

    Il punto però non è capire se Stalin avesse o meno ragione. Stabiliamo che avesse torto marcio. Ora resta da capire, ed è qui la strada si fa in salita (forse insuperabile), com'è possibile che per vent'anni e oltre tutti riten ...(continue)

    Recensione di Yupa:

    Il punto però non è capire se Stalin avesse o meno ragione. Stabiliamo che avesse torto marcio. Ora resta da capire, ed è qui la strada si fa in salita (forse insuperabile), com'è possibile che per vent'anni e oltre tutti ritenessero, per amore o per forza, che Stalin, un uomo solo contro un paese di centinaia di milioni di individui, non potesse che avere ragione.
    Il punto non è capire se Hitler fosse o meno malvagio, se fosse uno statista ragionevole condannato da un destino avverso o un folle paranoico a cui le circostanze o l'altrui imprudenza od opportunità hanno affidato la stanza dei bottoni.
    Il punto è che Hitler affermava che gli ebrei fossero una minaccia incombente e distruttiva per la sopravvivenza della cultura e del popolo tedesco. La Germania, diceva, aveva tutto il diritto di difendersi da questa minaccia violenta se voleva sopravvivere. Oggi i libri di storia dicono che in realtà avvenne il contrario, che Hitler stesso, dopo aver distrutto gli ebrei di Germania e gran parte d'Europa, ridusse in macerie il proprio stesso paese, quel paese che prometteva di far regnare per mille anni.
    Ma perché, almeno fino al 1945, per la stragrande maggioranza dei tedeschi era pacifico, ovvio, naturale che Hitler avesse ragione e ragioni in quel che faceva? Questa è la domanda.
    E Hitler non è certo stato smontato da libri e confutazioni, c'è voluta bensì una guerra mondiale perché il Mondo giungesse a un consenso sulla malvagità del dittatore coi baffetti. Guerra in cui gli stessi avversari di Hitler, tra Dresda, Hiroshima e quant'altro, non andarono certo per il sottile, anzi: furono più i morti fuori che dentro i campi di concentramento! E al tavolo dei vincitori sedeva nientemeno che Stalin, più baffuto e soddisfatto che mai...

    Il punto è che possiamo essere tutti perfettamente d'accordo con le regole per il buon uso e il buon rifiuto della violenza, così come le pone Vollmann nel suo libro.
    No, certo, in realtà il libro di Vollmann è complesso, tutt'altro che sbrigativo, e ama (questo è il suo valore) seminare dubbî più che donare certezze.
    Ma semplificando e tornando al quid: chi non è favore della pace e della giustizia, chi non vuole difendere il debole e fermare il violento? E sarebbe troppo comodo squalificare alcuni bollandoli di malafede, se i mezzi o i fini particolari, o i risultati, o le declinazioni specifiche dell'aspirazione generale non sono quelli che piacciono a noi.
    Il punto è capire come sia possibile che la difesa del debole e la lotta contro il violento abbiano condotto e conducano così spesso a risultati pessimi a dir poco, anzi, a quegli stessi risultati che nelle dichiarazioni di principio volevano essere evitati. Appunto, Hitler che annuncia di salvare la Germania dalla minaccia ebraica, che viene così accolto come eroe dal popolo, e poi conclude in un fallimento epocale, sterminando (tra gli altri) ebrei innocenti a milioni, radendo al suolo il suo stesso paese, e condannando all'abominio dei posteri quella sua ideologia che tanti suoi contemporanei vedevano invece come giustizia e rifugio.
    Il punto è: come distinguere, nel caos del Mondo, lo scudo che difende il debole dalla spada che lo distrugge, quando entrambi appaiono e si presentano uguali, identici? Solo dopo, solo quando (se...) questo nodo sarà stato sciolto, potremo decidere quando e come sarà lecito usare la spada, usare lo scudo.

    Se vuoi visitare la libreria di Yupa clicca qua:

    http://www.anobii.com/yupa1989/books

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    Gruppo Anobii Roberto Saviano said on Aug 10, 2010 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    la spada e lo scudo

    Il punto però non è capire se Stalin avesse o meno ragione. Stabiliamo che avesse torto marcio. Ora resta da capire, ed è qui la strada si fa in salita (forse insuperabile), com'è possibile che per vent'anni e oltre tutti ritenessero, per amore o per ...(continue)

    Il punto però non è capire se Stalin avesse o meno ragione. Stabiliamo che avesse torto marcio. Ora resta da capire, ed è qui la strada si fa in salita (forse insuperabile), com'è possibile che per vent'anni e oltre tutti ritenessero, per amore o per forza, che Stalin, un uomo solo contro un paese di centinaia di milioni di individui, non potesse che avere ragione.
    Il punto non è capire se Hitler fosse o meno malvagio, se fosse uno statista ragionevole condannato da un destino avverso o un folle paranoico a cui le circostanze o l'altrui imprudenza od opportunità hanno affidato la stanza dei bottoni.
    Il punto è che Hitler affermava che gli ebrei fossero una minaccia incombente e distruttiva per la sopravvivenza della cultura e del popolo tedesco. La Germania, diceva, aveva tutto il diritto di difendersi da questa minaccia violenta se voleva sopravvivere. Oggi i libri di storia dicono che in realtà avvenne il contrario, che Hitler stesso, dopo aver distrutto gli ebrei di Germania e gran parte d'Europa, ridusse in macerie il proprio stesso paese, quel paese che prometteva di far regnare per mille anni.
    Ma perché, almeno fino al 1945, per la stragrande maggioranza dei tedeschi era pacifico, ovvio, naturale che Hitler avesse ragione e ragioni in quel che faceva? Questa è la domanda.
    E Hitler non è certo stato smontato da libri e confutazioni, c'è voluta bensì una guerra mondiale perché il Mondo giungesse a un consenso sulla malvagità del dittatore coi baffetti. Guerra in cui gli stessi avversari di Hitler, tra Dresda, Hiroshima e quant'altro, non andarono certo per il sottile, anzi: furono più i morti fuori che dentro i campi di concentramento! E al tavolo dei vincitori sedeva nientemeno che Stalin, più baffuto e soddisfatto che mai...

    Il punto è che possiamo essere tutti perfettamente d'accordo con le regole per il buon uso e il buon rifiuto della violenza, così come le pone Vollmann nel suo libro.
    No, certo, in realtà il libro di Vollmann è complesso, tutt'altro che sbrigativo, e ama (questo è il suo valore) seminare dubbî più che donare certezze.
    Ma semplificando e tornando al quid: chi non è favore della pace e della giustizia, chi non vuole difendere il debole e fermare il violento? E sarebbe troppo comodo squalificare alcuni bollandoli di malafede, se i mezzi o i fini particolari, o i risultati, o le declinazioni specifiche dell'aspirazione generale non sono quelli che piacciono a noi.
    Il punto è capire come sia possibile che la difesa del debole e la lotta contro il violento abbiano condotto e conducano così spesso a risultati pessimi a dir poco, anzi, a quegli stessi risultati che nelle dichiarazioni di principio volevano essere evitati. Appunto, Hitler che annuncia di salvare la Germania dalla minaccia ebraica, che viene così accolto come eroe dal popolo, e poi conclude in un fallimento epocale, sterminando (tra gli altri) ebrei innocenti a milioni, radendo al suolo il suo stesso paese, e condannando all'abominio dei posteri quella sua ideologia che tanti suoi contemporanei vedevano invece come giustizia e rifugio.
    Il punto è: come distinguere, nel caos del Mondo, lo scudo che difende il debole dalla spada che lo distrugge, quando entrambi appaiono e si presentano uguali, identici? Solo dopo, solo quando (se...) questo nodo sarà stato sciolto, potremo decidere quando e come sarà lecito usare la spada, usare lo scudo.

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    Yupa said on Aug 3, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    intrigante l'idea, lo svolgimento.....

    non sono proprio riuscita a leggerlo per più di qualche pagina, anche saltando a volte di paragrafo in paragrafo, come faccio quando voglio cercare una motivazione a continuare.....è pesante, intricato, non mi ha coinvolto, nonostante l'argomento del ...(continue)

    non sono proprio riuscita a leggerlo per più di qualche pagina, anche saltando a volte di paragrafo in paragrafo, come faccio quando voglio cercare una motivazione a continuare.....è pesante, intricato, non mi ha coinvolto, nonostante l'argomento della violenza e dei suoi perché sia uno di quelli che mi appassiona...forse riproverò

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    Margherita said on Nov 7, 2009 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (160)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Others 941 Pages
  • ISBN-10: 8804566760
  • ISBN-13: 9788804566762
  • Publisher: Mondadori
  • Publish date: 2007-01-01
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