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Comicità e riso

Letteratura e vita quotidiana

Di

Editore: Einaudi

3.3
(8)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 213 | Formato: Altri

Isbn-10: 8806600168 | Isbn-13: 9788806600167 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giampaolo Gandolfo

Genere: Non-fiction

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Descrizione del libro
L'uomo ride. Ma perché, e di cosa? È possibile e necessaria una teoria del comico? Che cosa rappresenta nella cultura occidentale il concetto di comicità? Partendo da queste premesse, negli ultimi anni del suo insegnamento leningradese Propp tenne un ciclo di lezioni destinate a sviluppare un'originale ricerca che investe sia la definizione e percezione del comico, sia la psicologia del riso: gli appunti di quelle lezioni, che costituiscono un contributo fondamentale allo studio del problema, sono qui presentate per la prima volta in traduzione italiana. Propp conduce la sua analisi su una grande quantità di materiale eterogeneo, senza rivolgere particolare attenzione alla categoria del comico come problema estetico e filosofico. Scartate le teorie correnti che tendono a definire astrattamente la natura del comico nel quadro di precisi sistemi filosofici, Propp predilige il metodo induttivo basato sulla raccolta e sistematizzazione di ogni materiale, senza preclusione per i generi più disparati: accanto alla letteratura e al folclore, - sempre preminente nell'ambito dei suoi interessi, - la produzione corrente delle riviste umoristiche e satiriche, il circo, il varietà, la commedia cinematografica, senza trascurare le banali conversazioni e gli stralci di vita quotidiana.
Altrettanto peculiari, in questa ricerca, sono l'evidenza data alla specificità del comico (da definirsi in base a caratteristiche sue proprie e non in contrapposizione al tragico e al sublime), il rapporto tra forma e contenuto, la negazione della teoria dei due aspetti, - alto e basso, - del comico.

Vladimir Jakovlevic Propp (Pietroburgo 1895 - Leningrado 1970) compi gli studi universitari di filologia slava nella sua città, dove, a partire dal 1932, insegnò prima lingua tedesca, poi folclore.
Di Propp Einaudi ha pubblicato Le radici storiche dei racconti di fate (1949; ora presso Boringhieri), Morfologia della fiaba (1966), I canti popolari russi (1966), Edipo alla luce del folclore (1975).

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    Solito libro sulla teoria del comico. A dispetto di quanto promesso nell'introduzione, questo libro non innova sostanzialmente il dibattito sul comico, presentandoci in fin dei conti una teoria molto preconfezionata (il riso come conseguenza dello smascheramento di un difetto, di non enorme porta ...continua

    Solito libro sulla teoria del comico. A dispetto di quanto promesso nell'introduzione, questo libro non innova sostanzialmente il dibattito sul comico, presentandoci in fin dei conti una teoria molto preconfezionata (il riso come conseguenza dello smascheramento di un difetto, di non enorme portata sennò si va nel tragico o nel turpe). Anche se poi l'autore è costretto a considerare tante eccezioni.
    Degna di nota è l'individuazione del principio comico fondamentale, cioè che il riso comico per eccellenza è quello che deride, e dell'importanza della forma (da buon formalista, anche se Propp non si considerava tale) comica, che è importante quanto il contenuto, e che consente di non sminuire il comico non satirico come forma "bassa" di comicità.
    Risente molto dell'ambiente sovietico, anche se personalmente non so quanto siano sentiti i continui riferimenti alla necessità di legare il comico alla situazione sociopolitica dei Paesi comunisti, riferimenti che, sentiti o no, costituiscono un grosso limite (che in Morfologia della fiaba ad esempio, manca del tutto) ai contenuti del testo, che ne risultano molto riduttivi.
    Un altro grosso limite è l'aver esteso il campo d'indagine in pratica alla sola letteratura russa dei secoli XVIII, XIX e XX, con l'ottimo risultato che chi, come me, non ha letto Gogol', ci capisce pochino. Se una teoria del comico deve essere fatta per bene, si deve basare, come Propp ammette nell'introduzione, su dati concreti. Ridurre il campo d'indagine solo agli autori russi (con piccole incursioni altrove, soprattutto nella cinematografia americana, più che altro per criticarla, guarda un po'...) significa tagliare fuori una fetta di potenziali lettori, e soprattutto, non tenere presente tutto un mondo di comicità letteraria che ha fatto scuola. L'unico autore straniero cui viene dato un po' di spazio in più è Rabelais; anche Cervantes ha dello spazio. Ma tutti gli italiani non vengono presi in considerazione (tranne un accenno di sfuggita a Boccaccio); Molière è quasi assente; Shakespeare viene citato pochissimo; Shaw mai.

    Siamo molto lontani dal Propp di Morfologia della fiaba.

    ha scritto il