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Complessità dei mondi culturali

Introduzione all'antropologia

Di

Editore: Pàtron

2.3
(33)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 248 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8855526162 | Isbn-13: 9788855526166 | Data di pubblicazione: 

Genere: Non-fiction , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
Le domande dell'antropologia - Coordinate iniziali: natura, spazio, bio-cultura - Progressioni culturali: dalla identità alla alterità e oltre - Rappresentazioni dei soggetti e dei gruppi Scenari della cultura immateriale - Griglie della cultura materiale - Terreni del politico e del potere - Molte antropologie, molte scritture - Testi, canoni e biografie.
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  • 1

    chiaramente è una marchetta

    Evitatelo. Ho visto una generazione di antropologi allontanarsi dall'antropologia per colpa dei suoi testi imposti e scritti malissimo. Nonostante scritte sui muri e chiari rifiuti dalla maggior ...continua

    Evitatelo. Ho visto una generazione di antropologi allontanarsi dall'antropologia per colpa dei suoi testi imposti e scritti malissimo. Nonostante scritte sui muri e chiari rifiuti dalla maggior parte dei miei compagni di studio tuttora i libri della Destro vengono indicati come libri d'esame. Chi ha formato? Non mi sento nè di ringraziarla nè di poter dire che grazie a lei abbia imparato qualcosa.

    ha scritto il 

  • 3

    Già dalle prime pagine capisco che questo testo ha un approccio diverso rispetto agli altri libri di antropologia letti, ed è diverso anche dall'approccio scelto a lezione dagli insegnanti che ho ...continua

    Già dalle prime pagine capisco che questo testo ha un approccio diverso rispetto agli altri libri di antropologia letti, ed è diverso anche dall'approccio scelto a lezione dagli insegnanti che ho ascoltato (e poi trascritto nei miei appunti). Mentre leggo, cerco di tradurre ciò che dice l’autrice nei concetti che ho già più o meno sentito e assimilato, con mie annotazioni a margine sulle pagine. Superfluo dire che non lo avrei mai letto se non fosse stato un requisito per l’esame. Dopo aver letto il saggio di Favole e Allovio su antropologia e neuroscienze, che argomenta il privilegiare la prospettiva ontogenetica rispetto a quella filogenetica di sviluppo dell’essere umano, constato che in Destro 2001 è ancora presente (1°cap.) il vecchio approccio filogenetico. E mentre Favole e Allovio considerano nell’evoluzione da ominidi a uomini il parametro dell’ampiezza della scatola cranica (dimensioni del cervello), mi strania un po’ che Destro consideri solo lo sviluppo tecnologico degli strumenti e utensili, che mi ricorda ciò che leggevo anni fa nei testi su protostoria e preistoria concepiti dal punto di vista archeologico. Il primo capitolo si chiude con una serie di considerazioni dal sapore vagamente “conservatore”, quasi come se l’autrice considerasse ancora come valide vecchie teorie e istanze della storia della disciplina antropologica (termini come “modelli”, “culture”, frasi del tipo l’antropologia opera su base comparativa, l’antropologia non può avere posizioni politiche, ecc..): può darsi che in realtà sia il mio pregiudizio ad essere operante, ma in ogni caso “avverto” uno scarto tra il tipo di comunicazione di altri docenti e libri, e quello presente qui. Non mi pare che la “incomprensibilità”, citata in precedenti commenti, derivi dall’uso di termini astrusi, quanto dal saltare di palo in frasca senza prima fissare bene i concetti che dovrebbero essere basilari per uno studente della materia, e dall’uso di riferimenti all’attualità di cui non si coglie il bene il nesso nell’economia del discorso, oltre che considerazioni “emotive” sparse ogni tanto, che c’entrano poco con ciò che dovrebbe spiegare il docente. Nonostante Destro citi Leach, Geertz e Clifford, l’impressione che lascia al lettore (profano e neofita!) è quella di non aver in realtà introiettato veramente i “nuovi” orizzonti della disciplina antropologica forniti dalle correnti interpretativa, dinamista e postmodernista. Nel 2°cap, altro possibile indizio di “senectute” disciplinare: l’uso del termine “razziale” senza virgolette, cosa che gli antropologi odierni non fanno più da tempo (da molto prima del 2001, credo), viste le ormai tante revisioni e messe in discussione di termini come razza, etnia, ed anche cultura. Comunque nel cap.2 finalmente parla anche dell’aumento della scatola cranica e della scoperta del fuoco come esempi di come biologia e cultura siano sempre state intrecciate e interdipendenti fin dagli albori dello sviluppo umano. Nel cap.3 migliora, il mio interesse aumenta (che sia perché è più chiara, o perché cita certe cose di Remotti e Geertz? oppure è il mio pregiudizio che si attenua?). In questo testo del 2001 accenna pure ai no-global… Comunque non è un libro adatto a fare da manuale per un esame, secondo me. Per fortuna che almeno avevo già letto i due Fabietti, sennò… Della Destro vorrei invece leggere il testo “Femminile e personale”. Cap.4 – parla di etnia citando JLAmselle e F.Barth, abbastanza chiaro e interessante. Poi però quando parla di parentela, Destro sottolinea più volte come la procreazione assistita e le nuove possibilità parentali odierne costituiscano secondo lei un “problema” che mette in discussione “i capisaldi della nostra cultura”, che “crea confusione nei ruoli”, e che contraddice “ciò a cui siamo abituati”… inoltre afferma che la procreazione assistita “può fare bambini ma non può fare genitori” (come se tutti i genitori naturali esistenti fino ad oggi al 100% fossero stati “fatti” e istruiti socialmente e culturalmente!). Mi pare che qui la Destro (per le sue note convinzioni cattoliche) contravvenga un po’ all’assunto iniziale secondo cui lo scopo dell’antropologia non sarebbe né quello di denunciare né quello di far politica, ma di fornire chiavi di lettura multi prospettiche, comprendere e interpretare (Geertz). A mio parere, la nuova parentalità che può emergere in epoca contemporanea va vista come una possibilità fra le tante, non come un problema sociale e culturale in cui l’assunto dogmatico di partenza è che gli individui che ricorrono alla procreazione assistita “non sarebbero genitori” e sconvolgerebbero i pilastri della nostra civiltà…J D’altro canto, sempre sulla parentalità contemporanea, Destro non fa cenno a un altro processo: il diffondersi (per vari motivi socioeconomici e di autodeterminazione di genere) del figlio unico nelle famiglie, col tempo è destinato a portare alla scomparsa delle figure parentali chiamate “zio” e “cugino”. Ecco perché, secondo me, il focus di Destro solo sulla procreazione assistita tradisce un pochino la natura ideologica delle sue “preoccupazioni” apparentemente accademiche.

    ha scritto il 

  • 1

    Il libro che mi ha introdotto all'antropologia...ma più che altro alla lingua italiana, dato che sembra che l'autrice soffra della sindrome di Carmen Consoli di dover per forza adoperare termini ...continua

    Il libro che mi ha introdotto all'antropologia...ma più che altro alla lingua italiana, dato che sembra che l'autrice soffra della sindrome di Carmen Consoli di dover per forza adoperare termini aulici, arcaismi e giri di parole immensi per ostentare la propria conoscenza...Pollice giù.

    ha scritto il 

  • 1

    Dovrebbe essere un'introduzione all'antropologia, invece ha rischiato di farmi abbandonare direttamente gli studi. Non chiaro e scritto in un linguaggio pesante che non facilita la comprensione. ...continua

    Dovrebbe essere un'introduzione all'antropologia, invece ha rischiato di farmi abbandonare direttamente gli studi. Non chiaro e scritto in un linguaggio pesante che non facilita la comprensione. Pollice verso!

    ha scritto il