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Comune

Oltre il privato e il pubblico

Di ,

Editore: Rizzoli

4.0
(22)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 427 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817038415 | Isbn-13: 9788817038416 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Philosophy , Political

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Descrizione del libro
Dopo il comunismo e il capitalismo, oltre Karl Marx e Adam Smith c'è la vera alternativa: il "comune", ovvero il bene comune. Insieme di conoscenze, linguaggi, affetti, energie, mobilità e natura, questo patrimonio generale è ciò a cui deve tendere la moltitudine se vuole modificare davvero, dalle radici, l'impero economico odierno. Non attraverso l'insurrezione armata o la violenza sovversiva. Ma con una serie di pratiche che mira a restituire alle masse quello che appartiene loro di diritto, da sempre: la sovranità. In questo ultimo capitolo della trilogia inaugurata da "Impero" e proseguita con "Moltitudine", Michael Hardt e Antonio Negri delineano un modo rivoluzionario di pensare la nostra epoca, completando un'opera destinata a essere per il XXI secolo ciò che il "Capitale" è stato per il XX. Dalla critica alle teorie del fascismo globale alla marginalizzazione umiliante delle classi produttive, dalle contraddizioni del sistema mondiale alla fine progressiva della funzione del capitale, dal fallimento dell'uni-lateralismo alla crisi che fa ormai da sfondo alla nostra vita, gli autori ci guidano in un percorso in cui modernità e tradizione, passato e futuro convivono.
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    Affascinato dall'ipotesi di una terza via che possa sfuggire alle categorie di capitalismo e socialismo, contrapposte e proprio per questo limitate e limitanti, sono rimasto un poco a deluso dalla vacuità pratica dei rimedi proposti, o meglio riproposti, da Negri. La categoria del soggetto politi ...continua

    Affascinato dall'ipotesi di una terza via che possa sfuggire alle categorie di capitalismo e socialismo, contrapposte e proprio per questo limitate e limitanti, sono rimasto un poco a deluso dalla vacuità pratica dei rimedi proposti, o meglio riproposti, da Negri. La categoria del soggetto politico della moltitudine è reale e corretta ma sempre sfuggente soprattutto alle norme rivoluzionarie che Negri auspica. La sfera biopolitica cara all'autore ammetto che esiste soprattutto nelle società postindustriali presenti in maggior parte nel panorama occidentale ma non è possibile far finta che il destino emerga partendo solo da questa categoria. La gente mangia il pane. Il lavoro intellettuale è si presente ma non preponderante come Negri spera. Rimettere al centro il bene comune e il lavoro comune, su questo sono pienamente d'accordo. Da rileggere.

    ha scritto il 

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    Il libro di Toni Negri e Michael Hardt completa la trilogia iniziata da Impero e Moltitudine. Anche questo lavoro risulta molto ambizioso, infatti i due autori intendono costruire delle basi filosofiche, economiche e antropologiche ad una politica anticapitalista nell’epoca della globalizzazione ...continua

    Il libro di Toni Negri e Michael Hardt completa la trilogia iniziata da Impero e Moltitudine. Anche questo lavoro risulta molto ambizioso, infatti i due autori intendono costruire delle basi filosofiche, economiche e antropologiche ad una politica anticapitalista nell’epoca della globalizzazione. Per costituire un racconto convincente Negri e Hardt chiamano a raccolta una serie di autori di cui forniscono una loro particolare interpretazione : dalla biopolitica di Foucault all’ontologia di Spinoza e Nietzsche passando per una rilettura di Marx e Deleuze. Il punto di partenza di Comune sta proprio in una distinzione “suggerita dallo stesso Foucault ma che egli non utilizza con sistematicità, quella tra biopotere e biopolitica. Il primo può essere sommariamente definito come il potere sulla vita, il secondo come il potere della vita che resiste e determina una produzione di soggettività alternativa al biopotere”(pag.67). Così come le lotte operaie hanno preceduto lo sviluppo capitalistico e lo hanno condizionato, allo stesso modo la produzione di soggettività esercitata dalle singolarità viene prima ed eccede, nonostante i tentativi di cattura e asservimento, il biopotere. Questa interpretazione costruttiva di Foucault, non condivisa da autori come Esposito ed Agamben, si ricollega ad un’antropologia positiva molto legata al pensiero di Spinoza della potenza del corpo così come al principio di individuazione nietzschiano e alla stessa volontà di potenza. Bando ad ogni tristezza e ad ogni discorso sull’impotenza della soggettività, esclamano Negri e Hardt, ogni singolarità è irriducibile ad una impossibile “nuda vita” ed al controllo totale del potere su di essa : vi è invece presente anche nella povertà e nell’amore dei singoli la forza per rompere le catene e costruire altri mondi diversi da quello esistente dominato dalla logica del profitto e dell’appropriazione privata fatta dal capitalismo. Con un passaggio logico conseguente i due autori legano questa potenzialità di produzione di soggettività ad un discorso economico in cui la cooperazione costituisce appunto il fondamento dello sviluppo della società. La cooperazione è una forma potente di produzione legata al lavoro in comune, un lavoro sociale e biopolitico, che potrebbe non avere bisogno del controllo del capitalismo : “Un primo mutamento assai importante è che oggi lo sfruttamento non ha più una funzione prevalentemente interna alla produzione, ma è diventato un mero strumento di dominio”(pag.65). Questa asserzione (che porta a compimento tutto il pensiero negriano degli anni precedenti, dal concetto di operaio sociale a quello di autovalorizzazione e dei “pre-requisiti di comunismo” e di fine della transizione) chiaramente si trascina a catena tutta una successiva analisi di come, nel progetto anticapitalista del libro, questa cooperazione produttiva delle singolarità possa effettivamente sganciarsi da questo dominio parassitario del capitale e di come si possa fuggire dalla Repubblica fondata sulla proprietà privata. Tutta la storia della filosofia e della politica moderna viene quindi riletta sotto questa luce positiva ed ottimistica di un “comune” che tenta di svincolarsi dagli argini impostigli sia dal privato che dallo Stato. Su questo Negri e Hardt sono chiari, se il capitalismo tenta di impossessarsi della cooperazione produttiva e comune, anche il Socialismo fondato sulla gestione pubblica e quindi statale non è in grado di contenere in termini progressivi questa potenza, così come la storia del fallimento dei regimi dell’Est dimostra. Riprendendo la distinzione tra socialismo e comunismo, una distinzione netta e qualitativa, le cose sono in questi termini : “A un livello esclusivamente concettuale, possiamo iniziare a definire il comunismo in questo modo : ciò che la categoria del privato è per il capitalismo e ciò che la categoria del pubblico è per il socialismo, la categoria del comune è per il comunismo”(pag.275). Il libro procede dunque nel tentativo di rileggere anche il pensiero marxiano alla luce di questi cambiamenti dovuti alla svolta biopolitica della produzione, una produzione che non è solo “immateriale”, ma è piuttosto legata alla creazione di simboli, immagini, codici e più in generale di soggettività e della vita stessa. Il comune e la produzione cooperativa biopolitica però non sono visti nemmeno in chiave unicamente positiva, ma anzi vi sono molte ambivalenze e corruzioni nel comune così come vi sono nella moltitudine : ad esempio la famiglia, l’impresa e la nazione sono tre forme di corruzione del comune, tre istituzioni in cui il comune e la cooperazione sono distorti e limitati. Per affrontare l’esodo dalla Repubblica della proprietà occorrerà dunque costruire una rinnovata organizzazione politica : non c’è nessuno spontaneismo e nessuna necessitante liberazione, ma anzi bisogna aspettarsi la creazione nelle lotte per il comune di un’organizzazione fondata dentro il corpo sociale della cooperazione e dunque della moltitudine. Qui Hardt e Negri riprendono in parte dei temi già esposti nelle due opere precedenti della trilogia, e quindi abbiamo la proposta politica di una forza modellata sulla forma plurale ed aperta della moltitudine, un’organizzazione che per statuto non potrà mai essere basata sulla concezione di “avanguardia” o di partito modellato sullo Stato. Sulle trasformazioni dello Stato, infatti, gli autori completano e aggiornano quanto detto dieci anni fa con Impero, dopo il tentativo fallito del golpe dell’unilateralismo americano e l’impossibilità stessa del multilateralismo. La governance imperiale si costituisce dunque attraverso una serie di dispositivi che rimodellano e tolgono prerogative agli Stati nazionali sia dall’alto, con i grandi organismi internazionali e le imprese transnazionali, che dal basso con i meccanismi di gestione del territorio di queste “aristocrazie” imperiali.

    ha scritto il 

  • 4

    Terza opera di una vera e propria saga filosofica. Preceduto dal più noto "Impero" e dalla successiva "Moltitudine", questo "Comune" si presenta come l'opera a mio avviso più interessante. Innanzitutto per una sua atmosfera "romantica". Non sembra esattamente un'opera di teoria politica, ma qualc ...continua

    Terza opera di una vera e propria saga filosofica. Preceduto dal più noto "Impero" e dalla successiva "Moltitudine", questo "Comune" si presenta come l'opera a mio avviso più interessante. Innanzitutto per una sua atmosfera "romantica". Non sembra esattamente un'opera di teoria politica, ma qualcosa di partecipato ed incandescente. Numerose le metafore anche colorite di Negri e Hardt, forte il richiamo all'azione politica, debordante e stimolante il riutilizzo di categorie politiche sui generis come l'"amore" e l'"esodo".
    Per il resto si sente il Negri degli ultimi decenni (se non prima). Un forte sub-strato spinoziano, un richiamo esplicito alle esperienze degli anni '70, un deciso ritorno al Marx più eretico.
    Come tanti post-marxisti gli autori vanno alla ricerca di un surrogato della classe operaia che ormai non esisterebbe più o non avrebbe più quel ruolo di "avanguardia" dei lavoratori. La trovano nella "moltitutdine" insieme non aglutinato di soggettività in contrasto (ottima declinazione nella società liquida) ed in contrapposizione ad un "impero" delocalizzato (le riflessioni sul biopotere, ripetuto come un mantra sono riprese da Foucault).
    Scopo della moltitudine? Difendere il "comune" da intendersi più che come risorse (del resto evocate) come prodotto in comune (relazioni, storie, ecc...): il comune è minacciato dalle forze morenti del Capitalismo sempre in agguato.
    Oltre a questa matrice marxiana agisce in Negri/Hardt anche un'altra suggestione: le riflessioni femministe di una Butler e co. nonché la tradizione di rivalutazione della cultura di colore attraverso i suoi principali esponenti. La rivoluzione, sempre evocata ed infine invocata, dovrebbe insorgere infatti non solo contro il capitale, ma anche contro le identità di genere/nazione/ razza. La rivoluzione dovrà portare o all'eliminazione dell'identità o non avverrà.
    Aggiornato, roboante, esagerato, visionario (e ci mancherebbe che non lo fosse) questo nuovo saggio mi è sembrato decisamente godibile.
    Sui contenuti invece non discuto. Ciascuno decida secondo coscienza.

    ha scritto il 

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    ho finito di leggere COMUNE di Hardt-Negri, interessante come IMPERO e MOLTITUDINE ma l'assunto che il Sistema produttivo, dopo la sussunzione reale del lavoro al capitale, si sarebbe reso autonomo dal comando capitalistico modificando così completamente i termini della lotta di classe, non mi co ...continua

    ho finito di leggere COMUNE di Hardt-Negri, interessante come IMPERO e MOLTITUDINE ma l'assunto che il Sistema produttivo, dopo la sussunzione reale del lavoro al capitale, si sarebbe reso autonomo dal comando capitalistico modificando così completamente i termini della lotta di classe, non mi convince...

    ha scritto il