Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Con le peggiori intenzioni

Di

Editore: Mondadori

3.1
(1979)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804538023 | Isbn-13: 9788804538028 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Disponibile anche come: Altri , Paperback , eBook

Genere: Entertainment , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

Ti piace Con le peggiori intenzioni?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Il libro racconta l'irresistibile ascesa e l'inevitabile decadenza dei Sonnino, facoltosa famiglia di ebrei romani, e dei loro amici, sodali, fiancheggiatori e nemici. Dallo sregolato, epico nonno Bepy al disorientato, sgangherato e perplesso nipote Daniel passano le generazioni, le epoche, i pezzi di storia italiana, dagli anni del boom economico agli anni Ottanta. Nato a Roma nel 1972, Alessandro Piperno insegna letteratura francese a Tor Vergata. Questo è il suo romanzo d'esordio.
Ordina per
  • 3

    Troppo

    Uno spaccato della borghesia bene romana e uno pseudo psicodramma adolescenziale mescolate in una molto spesso noiosa serie di introspezioni. A mio avviso una abbondante sforbiciata sarebbe stata necessaria

    ha scritto il 

  • 3

    You can translate this review on: http://labibliotecadidrusie.blogspot.it/
    Voto 6/10
    Volevo parlarvi di questo libro già da un po', ma ho preferito far passare qualche giorno per raccogliere le idee. Purtroppo, anche se il tempo è passato, non so ancora cosa dirvi perché idee non ne h ...continua

    You can translate this review on: http://labibliotecadidrusie.blogspot.it/
    Voto 6/10
    Volevo parlarvi di questo libro già da un po', ma ho preferito far passare qualche giorno per raccogliere le idee. Purtroppo, anche se il tempo è passato, non so ancora cosa dirvi perché idee non ne ho.
    L'ho letto a scatola chiusa prendendolo a caso dalla pila dei libri da leggere senza ricordare niente della trama o dei motivi per cui era lì, quindi non avevo aspettative, di nessun tipo, che potessero venir deluse. Nonostante questo il libro non mi ha lasciato niente. Non ho neanche capito fino in fondo il senso di tutto il racconto.
    Vi ho trovato fin da subito commenti più o meno velati antisemiti da parte di una famiglia di ebrei. Mi sono chiesta quale fosse l'intenzione. provocazione? Satira? Ironia? Non sono riuscita a capirlo.
    La storia è raccontata dal nipote, ma verte per metà sul nonno Bepi, dipinto come una persona affascinante e mondana e causa delle fortune e sfortune della famiglia.
    Eppure non è neanche un'epopea familiare. I racconti sembrano servire solo al protagonista per giustificare i suoi comportamenti.
    Ho provato a prenderla come un'analisi adolescenziale, ma Daniele non sembra un adolescente più o meno normale, bensì una persona piuttosto disturbata, ossessionata dalle calze delle donne, da Gaia e da tutti quelli che gli stanno attorno.
    Non mi ha suscitato nessuna empatia, bensì molta noia, indifferenza e un po' di ribrezzo.
    Troppe le riflessioni e le digressioni nel racconto che allungano e tediano, oltre a spezzare la narrazione e a far perdere il lettore (almeno me).
    E questo mi fa tornare alla domanda iniziale: qual è il senso del libro? (e il motivo per cui lo avevo messo tra quelli da leggere?)
    Forse lo scopo era quello di mostrare come, le azioni di un nonno, possono influenzare i rapporti e la vita sociale del nipote? Una spiegazione che non mi soddisfa. Con questa base il comportamento di Daniele rimane inspiegabile e diviene ancor più strano tutto il parlare di Bepi.
    Comunque lo guardi continua a sembrarmi solo un racconto arrabbiato contro le ingiustizie del mondo senza che tali ingiustizie ci siano realmente e senza suscitare empatia e partecipazione.
    No, francamente non mi è piaciuto. nel voto ho cercato di essere un po' più oggettiva (a qualcuno potrebbe piacere e trovarvi anche un senso), ma più di 6 proprio non mi sento di dare.

    ha scritto il 

  • 1

    non è possibile consigliarlo

    io sinceramente non capisco come sia possibile consigliare questo libro. per leggerlo bisogna armarsi di buona pazienza e rassegnarsi al fatto che se vorrai finire quelle pagine dovrai sorbirti centinaia di parole messe in fila in un esercizio stilistico inutile, vanesio e vuoto.

    ha scritto il 

  • 3

    CON LE PEGGIORI INTENZIONI.....

    appunto! Piperno sembra essersi impegnato in questo romanzo con le peggiori intenzioni.
    Innanzitutto quella di stupirci con una scrittura originale, complessa, raffinata ma anche esagerata e barocca di fronte alla quale è difficile non pensare che si sia pavoneggiato.
    In un passo del ...continua

    appunto! Piperno sembra essersi impegnato in questo romanzo con le peggiori intenzioni.
    Innanzitutto quella di stupirci con una scrittura originale, complessa, raffinata ma anche esagerata e barocca di fronte alla quale è difficile non pensare che si sia pavoneggiato.
    In un passo del libro ho trovato la descrizione che calza a pennello con ciò che mi ha suscitato la sua scrittura. Parlando di Giorgio scrive:" impossibile avere un corpo più scolpito. Sì, forse al paio di lampade settimanali avrebbe potuto aggiungerne una terza.....Ma a che pro se, come ben sa ogni chef, l'accumulazione di buoni ingredienti - lungi dal garantire un effettivo beneficio- serve solo l'insulso dio della stucchevolezza".
    Appunto. Nella sua indubbia abilità si è mostrato stucchevole, raggiungendo il paradossale traguardo di risultare noioso.

    Questa pomposa cascata di parole per quale storia?
    Quella di una facoltosa famiglia ebraica della Roma bene che si rivela essere un manipolo di stronzi truffaldini e sboccati. Si truffano i soldi, le mogli, le mogli degli amici, gli amici, i valori e i sentimenti. Niente è come appare, dietro ogni seppur banale azione o gesto c'è un retropensiero in cui è istituzionalizzato l'inganno.
    E tutto questo senza un benchè minimo moto di autocritica ( non si parla di senso di colpa, per carità!, troppo catto-popolare!) fuorchè quella dell'onnisciente narratore che sparge letame su tutti.
    Piperno è riuscito nell'intento di dare forma al principio nichilista per definizione, quello secondo cui "tutti hanno torto".
    Non si salva nessuno. Ma proprio nessuno. Tutti veleggiano con disinvoltura verso i propri scopi incuranti del dolore o del vuoto che seminano. Maschi e femmine, genitori e figli, giovani e vecchi, ricchi o poveri ( l'unico povero che compare sulla scena è il cameriere arabo, stronzo pure quello).
    Ma è mai possibile?
    Tutti presi dal negare i sani sentimenti depressivi con una straripante ipomaniacalità. Solo che se descrivi solo quella, ti sembra di vivere in un cartone animato, dove tutto è finto.

    A onor del vero, ci sono una decina di pagine che salverei e in cui Piperno è riuscito - e qui sì, la sua lingua è stata spesa bene - a togliersi quell'urticante maschera del,cinico ed è stato, non a caso, quando ha parlato del dolore. Quello di Gaia per un amore perduto.

    Bastano quelle dieci pagine per digerire le altre 290?

    Forse sì.
    Forse no.

    Le tre stelle come media matematica tra forma e contenuto. E anche come doveroso riconoscimento al Piperno commentatore del Corriere della Sera.

    ha scritto il 

  • 4

    - Molto.
    Volevate sapere se è mi è piaciuto? Molto. -
    - Ma cosa ti è piaciuto?
    - Innanzi tutto come scrive. Piperno è un mezzofondista della lingua italiana: riesce a mantenere il fiato per periodi lunghissimi, costruendo geometrie tra subordinate, parasubordinate e principa
    ...continua

    - Molto.
    Volevate sapere se è mi è piaciuto? Molto. -
    - Ma cosa ti è piaciuto?
    - Innanzi tutto come scrive. Piperno è un mezzofondista della lingua italiana: riesce a mantenere il fiato per periodi lunghissimi, costruendo geometrie tra subordinate, parasubordinate e principali, senza perdere il ritmo e soprattutto impedendo al lettore di perdersi.
    - Wow, quindi ti piace?
    - Io non so perché, ma penso che sia antipatico come ce ne sono pochi, tipo Baricco o Brunetta per intenderci, ma lo perdono facilmente, lui.
    - E il libro?
    - Con le peggiori intenzioni forse non è nemmeno il suo migliore, ma a me è piaciuto per come sono ben scavati i personaggi. Alla fine del trattamento li puoi vedere bene dentro quanto fuori. Daniel, la voce narrante, in particolare, racchiude tutte le peggio caratteristiche umane e ciò lo rende particolarmente vero, sembra di toccarlo.
    - Che fa di così putrido?
    - Tutto, è un essere abbastanza spregevole, è un porco, un voyeur, crepa di invidia per tutto e per tutti, è subdolo, insicuro, insidioso...
    - E tu ti identifichi?
    - Ma perché non ti fai un po' gli affari tuoi?

    ha scritto il 

  • 0

    i fatterelli della famigliona

    il taglio dato alla storia si è rivelato meno interessante di quanto avrebbe potuto.
    confesso di non aver provato una grande curiosità nell'approfondire il dipanarsi delle vicende, tutto sommato di poco conto, di questa famiglia ebrea pariolina.
    molto ombelicale, è mitologia parentale ...continua

    il taglio dato alla storia si è rivelato meno interessante di quanto avrebbe potuto.
    confesso di non aver provato una grande curiosità nell'approfondire il dipanarsi delle vicende, tutto sommato di poco conto, di questa famiglia ebrea pariolina.
    molto ombelicale, è mitologia parentale più che saga familiare dove nulla mi appartiene ma al tempo stesso niente è così peculiare o differente da risultare davvero interessante.
    in compenso confermo la bella scrittura di piperno, pittorica e ricercata, che se talvolta eccede lo fa in a parer mio in modo che risulta funzionale all'io narrante.
    quel che mi pare difetti al romanzo, comunque, penso possa appartenere all'autore, quindi mi procurerò i successivi sperando in intrecci più suggestivi.

    ha scritto il 

  • 5

    Terzo libro di Piperno per me...

    Letto a qualche mese di distanza dal dittico, ritrovo un esercizio di stile che tutto è tranne che noioso. Si legge facilmente, ci si appassiona anche se una vera, unica, grande storia non c'è. Personalmente ho capito che forse è proprio questo che mi piace: descrizioni che, anche quando apparent ...continua

    Letto a qualche mese di distanza dal dittico, ritrovo un esercizio di stile che tutto è tranne che noioso. Si legge facilmente, ci si appassiona anche se una vera, unica, grande storia non c'è. Personalmente ho capito che forse è proprio questo che mi piace: descrizioni che, anche quando apparentemente banali, hanno l'unico pregio di farti ritrovare lì, magari a passeggio con un Daniel in tenuta "festa di 18 anni".

    ha scritto il 

Ordina per