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Con le peggiori intenzioni

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar contemporanea)

3.1
(1974)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804595078 | Isbn-13: 9788804595076 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Entertainment , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Il libro racconta l'irresistibile ascesa e l'inevitabile decadenza dei Sonnino, facoltosa famiglia di ebrei romani, e dei loro amici, sodali, fiancheggiatori e nemici. Dallo sregolato, epico nonno Bepy al disorientato, sgangherato e perplesso nipote Daniel passano le generazioni, le epoche, i pezzi di storia italiana, dagli anni del boom economico agli anni Ottanta. Nato a Roma nel 1972, Alessandro Piperno insegna letteratura francese a Tor Vergata. Questo è il suo romanzo d'esordio.
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  • 1

    non è possibile consigliarlo

    io sinceramente non capisco come sia possibile consigliare questo libro. per leggerlo bisogna armarsi di buona pazienza e rassegnarsi al fatto che se vorrai finire quelle pagine dovrai sorbirti ...continua

    io sinceramente non capisco come sia possibile consigliare questo libro. per leggerlo bisogna armarsi di buona pazienza e rassegnarsi al fatto che se vorrai finire quelle pagine dovrai sorbirti centinaia di parole messe in fila in un esercizio stilistico inutile, vanesio e vuoto.

    ha scritto il 

  • 3

    CON LE PEGGIORI INTENZIONI.....

    appunto! Piperno sembra essersi impegnato in questo romanzo con le peggiori intenzioni. Innanzitutto quella di stupirci con una scrittura originale, complessa, raffinata ma anche esagerata e barocca ...continua

    appunto! Piperno sembra essersi impegnato in questo romanzo con le peggiori intenzioni. Innanzitutto quella di stupirci con una scrittura originale, complessa, raffinata ma anche esagerata e barocca di fronte alla quale è difficile non pensare che si sia pavoneggiato. In un passo del libro ho trovato la descrizione che calza a pennello con ciò che mi ha suscitato la sua scrittura. Parlando di Giorgio scrive:" impossibile avere un corpo più scolpito. Sì, forse al paio di lampade settimanali avrebbe potuto aggiungerne una terza.....Ma a che pro se, come ben sa ogni chef, l'accumulazione di buoni ingredienti - lungi dal garantire un effettivo beneficio- serve solo l'insulso dio della stucchevolezza". Appunto. Nella sua indubbia abilità si è mostrato stucchevole, raggiungendo il paradossale traguardo di risultare noioso.

    Questa pomposa cascata di parole per quale storia? Quella di una facoltosa famiglia ebraica della Roma bene che si rivela essere un manipolo di stronzi truffaldini e sboccati. Si truffano i soldi, le mogli, le mogli degli amici, gli amici, i valori e i sentimenti. Niente è come appare, dietro ogni seppur banale azione o gesto c'è un retropensiero in cui è istituzionalizzato l'inganno. E tutto questo senza un benchè minimo moto di autocritica ( non si parla di senso di colpa, per carità!, troppo catto-popolare!) fuorchè quella dell'onnisciente narratore che sparge letame su tutti. Piperno è riuscito nell'intento di dare forma al principio nichilista per definizione, quello secondo cui "tutti hanno torto". Non si salva nessuno. Ma proprio nessuno. Tutti veleggiano con disinvoltura verso i propri scopi incuranti del dolore o del vuoto che seminano. Maschi e femmine, genitori e figli, giovani e vecchi, ricchi o poveri ( l'unico povero che compare sulla scena è il cameriere arabo, stronzo pure quello). Ma è mai possibile? Tutti presi dal negare i sani sentimenti depressivi con una straripante ipomaniacalità. Solo che se descrivi solo quella, ti sembra di vivere in un cartone animato, dove tutto è finto.

    A onor del vero, ci sono una decina di pagine che salverei e in cui Piperno è riuscito - e qui sì, la sua lingua è stata spesa bene - a togliersi quell'urticante maschera del,cinico ed è stato, non a caso, quando ha parlato del dolore. Quello di Gaia per un amore perduto.

    Bastano quelle dieci pagine per digerire le altre 290?

    Forse sì. Forse no.

    Le tre stelle come media matematica tra forma e contenuto. E anche come doveroso riconoscimento al Piperno commentatore del Corriere della Sera.

    ha scritto il 

  • 4

    - Molto. Volevate sapere se è mi è piaciuto? Molto. - - Ma cosa ti è piaciuto? - Innanzi tutto come scrive. Piperno è un mezzofondista della lingua italiana: riesce a mantenere il fiato per ...continua

    - Molto. Volevate sapere se è mi è piaciuto? Molto. - - Ma cosa ti è piaciuto? - Innanzi tutto come scrive. Piperno è un mezzofondista della lingua italiana: riesce a mantenere il fiato per periodi lunghissimi, costruendo geometrie tra subordinate, parasubordinate e principali, senza perdere il ritmo e soprattutto impedendo al lettore di perdersi. - Wow, quindi ti piace? - Io non so perché, ma penso che sia antipatico come ce ne sono pochi, tipo Baricco o Brunetta per intenderci, ma lo perdono facilmente, lui. - E il libro? - Con le peggiori intenzioni forse non è nemmeno il suo migliore, ma a me è piaciuto per come sono ben scavati i personaggi. Alla fine del trattamento li puoi vedere bene dentro quanto fuori. Daniel, la voce narrante, in particolare, racchiude tutte le peggio caratteristiche umane e ciò lo rende particolarmente vero, sembra di toccarlo. - Che fa di così putrido? - Tutto, è un essere abbastanza spregevole, è un porco, un voyeur, crepa di invidia per tutto e per tutti, è subdolo, insicuro, insidioso... - E tu ti identifichi? - Ma perché non ti fai un po' gli affari tuoi?

    ha scritto il 

  • 0

    i fatterelli della famigliona

    il taglio dato alla storia si è rivelato meno interessante di quanto avrebbe potuto. confesso di non aver provato una grande curiosità nell'approfondire il dipanarsi delle vicende, tutto sommato di ...continua

    il taglio dato alla storia si è rivelato meno interessante di quanto avrebbe potuto. confesso di non aver provato una grande curiosità nell'approfondire il dipanarsi delle vicende, tutto sommato di poco conto, di questa famiglia ebrea pariolina. molto ombelicale, è mitologia parentale più che saga familiare dove nulla mi appartiene ma al tempo stesso niente è così peculiare o differente da risultare davvero interessante. in compenso confermo la bella scrittura di piperno, pittorica e ricercata, che se talvolta eccede lo fa in a parer mio in modo che risulta funzionale all'io narrante. quel che mi pare difetti al romanzo, comunque, penso possa appartenere all'autore, quindi mi procurerò i successivi sperando in intrecci più suggestivi.

    ha scritto il 

  • 5

    Terzo libro di Piperno per me...

    Letto a qualche mese di distanza dal dittico, ritrovo un esercizio di stile che tutto è tranne che noioso. Si legge facilmente, ci si appassiona anche se una vera, unica, grande storia non c'è. ...continua

    Letto a qualche mese di distanza dal dittico, ritrovo un esercizio di stile che tutto è tranne che noioso. Si legge facilmente, ci si appassiona anche se una vera, unica, grande storia non c'è. Personalmente ho capito che forse è proprio questo che mi piace: descrizioni che, anche quando apparentemente banali, hanno l'unico pregio di farti ritrovare lì, magari a passeggio con un Daniel in tenuta "festa di 18 anni".

    ha scritto il 

  • 4

    bravo è bravo eh!

    scopro Piperno dopo aver letto un suo splendido articolo sull'immaginazione, ne rimango affascinata e decido di concedermi un romanzo intero. Le sue frasi sono architetture, cattedrali di parole, ...continua

    scopro Piperno dopo aver letto un suo splendido articolo sull'immaginazione, ne rimango affascinata e decido di concedermi un romanzo intero. Le sue frasi sono architetture, cattedrali di parole, molte delle quali non pensavo nemmeno esistessero e altre che non sarei riuscita a mettere in una frase di senso compiuto, o per lo meno, non pensavo riuscissero a suscitare emozioni. Bravo non c'è che dire. Mi piace quando la lettura si "complica" tecnicamente parlando, perchè ne gusto il puro aspetto estetico, poi crogiolo volentieri in scritture più Paoulausteriane quindi minimaliste...cosa vojo dire? che non è facilmente attaccabile Piperno, se non per la "vanità" che si cela dietro a cotanta capacità espressiva, ma ora ho bisogno di una lettura più "leggera" pur riservandomi il piacere di leggerlo a piccole dosi su "la lettura"

    ha scritto il 

  • 5

    sottilmente acuto, ironicamente sconcertante

    Non avrei mai creduto che l'epopea generazionale di una famiglia ebraica a Roma avrebbe potuto entusiasmarmi così, ma come si fa a non cedere alla incredibile sottigliezza, ricchezza, completezza, ...continua

    Non avrei mai creduto che l'epopea generazionale di una famiglia ebraica a Roma avrebbe potuto entusiasmarmi così, ma come si fa a non cedere alla incredibile sottigliezza, ricchezza, completezza, profondità di questi ritratti? Parlando magari di aspetti marginali, Piperno riesce a far emergere con un colpo d'occhio (e quanto humor!) tutte le contraddizioni dei personaggi, delle situazioni, riesce con una battuta ad accomunare destini che non avrebbero mai voluto essere accomunati, crea parallelismi e contrapposizioni come un vero maestro di prestidigitazione fa comparire conigli dal cappello. Dalla integralità di questa introspezione psicologica, capisci perchè non bastava raccontare una sola storia, ma bisognava andare più a fondo, partire dai bisnonni, dai nonni, e avanti così. Maledizioni, attitudini, amicizie, tradimenti, occasioni mancate, occasioni colte, la vita in tutto il suo annichilente splendore, la natura in tutta la sua baluginante contraddizione. A mio avviso, questo libro merita già un posto tra i classici moderni italiani, perchè proprio quando stai per stufarti di quest'interminabile galleria di ritratti, quando inizi a intravedere uno schema prestabilito dietro a queste descrizioni, quando il trucco che finora ti ha irretito inizia a mostrare la corda, ecco che inizia - poco dopo la metà - il romanzo vero e proprio, la voce narrante diventa protagonista di uno sgangheratissimo romanzo di formazione ambientato nella Roma pariolina degli anni '80. É disarmante l'onestà con cui Daniel Sonnino ripercorre tutti i propri fallimenti, ridendo di sè, del mondo, come guardando la propria vita dall'elicottero, senza condoni nè remore. E scopre che, malgrado tutto, è uno spettacolo divertente.

    "Questa è la storia del secondo ebreo giustamente crocifisso da un'oligarchia di romani. Questa è la storia della mia crocifissione, dopo la quale non sarei mai potuto risorgere".

    ha scritto il 

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