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Conan l'usurpatore

Fantacollana Nord 19

By Robert E. Howard

(92)

| Hardcover | 9788842904618

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Book Description

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    in questa specie di rassegna "ideale" non poteva mancare conan. mi è venuto in mente per associazione (contrasto) con elric di melnibonè: conan funziona per la sua barbara semplicità. grande il primo conan cinematografico, quello di millius.

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    Frodo2 0 said on Dec 23, 2013 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    GHOSTLIGHT LIBROTEK

    ...un omaggio ai bei tempi che furono!

    «Ci si può solo perdere»
    CCCP, Manifesto

    «The Golden Age of Science Fiction is ‘twelve’»
    Peter Graham

    I quattro grimori
    Ah, mi ricordo benissimo la Libroteca, così si chiamava, il ...(continue)

    ...un omaggio ai bei tempi che furono!

    «Ci si può solo perdere»
    CCCP, Manifesto

    «The Golden Age of Science Fiction is ‘twelve’»
    Peter Graham

    I quattro grimori
    Ah, mi ricordo benissimo la Libroteca, così si chiamava, il mio personale Bazar del Bizzarro. Lì ficcavo le mani fra pile di libri avvizziti, dando le spalle a una sonnacchiosa Trento di fine anni '80. Osservavo stupefatto copertine piene di mostri dagli occhi d'insetto, di astronavi sospese su un mare d'inchiostro, di costruzioni megalitiche ricoperte da strani licheni fosforescenti. Allora non potevo saperlo, ma ero appena stato infettato dal germe della Kareltholite. [1]
    La Libroteca, un vero e proprio ponte dimensionale (metaforicamente parlando) in cui per entrare dovevi superare un arco a tutto sesto, fatto di mattoni in cotto, e un cortiletto dove prendevano la ruggine un frigorifero, della ferrareccia disciolta nell’erba bruna, e alcune vecchie biciclette Graziella. Alla fine di questo Giardino delle Delizie, avvinghiata alle mura dei palazzi circostanti, c’era una porticina di legno molto stretta, con una lastra di vetro così impolverata da impedire il passaggio di un solo raggio di luce. Se davvero volevi varcare quell’uscio, invero sconosciuto ai più, dovevi portare con te uno dei seguenti grimori:
    - metterti le dita nel naso (anche, ma che dico anche, soprattutto davanti agli altri),
    - essere un quattrocchi,
    - portare l'apparecchio ai denti,
    - essere allergico alle graminacee, al troppo dolce, al troppo salato, a tutto.

    E io le prime tre, modestamente, lo fui...

    Come io e Swarzy sconfiggemmo il signor Doom
    Dietro quella porta si celava un unico stanzone, lungo e stretto, che credo fosse stato tirato su come rimessa per carri quando Trento era ancora governata dall’Imperatore Cecco Beppe. L’ambiente era occupato per intero da ceste e scatoloni ricolmi di vecchie riviste, libri e fumetti. Agli angoli si reggevano in equilibrio precario stalagmiti di Reader’s Digest, cataste di Historia, lenzuolate del Corrierino, mentre sulle pareti facevano bella mostra di sé sacri tomi come Guida al mio primo Kinetoscopio, e come pescare le trote marmorate con le mani.
    Dieci minuti a rovistare là dentro e cominciavi a tossire dalla polvere che avevi sollevato. Le dita diventavano subito gialle, e poi nere d’inchiostro ballerino.
    Ovviamente io, dodicenne implume, quando per la prima volta entrai in quel postribolo letterario, decisi seduta stante di tradire la mia biblioteca di fiducia e di buttarmi a testa bassa nel mondo del mass-market, con quell’espressione arguta così classica nei cammelli del deserto.
    All’inizio mi limitai a spulciare e ad acquistare qualche fumetto sparso. Roba tipo Lanciostory, le avventure di Jeff Hawke, o il sempreverde Corto Maltese. Poi, dopo due o tre settimane di intenso rodaggio, feci il grande salto. Volevo la Cultura, volevo il Sapere! Cominciai la ricerca del L.I.B.R.O.! [2]
    Il primo libercolo che acquistai - credo il primo della mia vita - fu un'opera a caso di Robert E. Howard. Ovviamente quella scelta fu ispirata dalla mia recente visione di Conan il Barbaro, il filmazzo diretto da John Milius nel lontano 1982. Opera “titanica” in cui un ancora semisconosciuto Swarzy brandiva armi grandi come pontoni, pronto ad affettare nemici come fossero fatti di marzapane.
    Per me, il passato e il futuro del consesso umano stava tutto lì.
    La voce narrante che discute il destino di un ragazzo. Il suo crescere incatenato all’asta di una specie di gigantesco frantoio, sostituendo in forza e tenacia uomini e cavalli berberi. E poi la costruzione del party: tutti ladri, o belle e scontrose prost… porst… perstitut… signorine discinte. Avventure che scorrevano sul fisico nerboruto di Swarzy innumerevoli come sabbia. E il finale - Oh dei hyperborei! - quando l'eroe ormai maturo ascende lungo la scalinata di quella specie di ziggurat di pietra, pronto a vendicare la morte della gnokkissima madre, uccisa davanti ai suoi occhi. Il dardeggiare della lama fra migliaia di fiaccole. La testa tagliata di Thulsa Doom che rotola nel silenzio attonito della folla.
    Insomma… uno dei tre, quattro film della mia infanzia. [3]

    Neri araldi degli abissi
    Manco a dirlo quell’acquisto fu anche una delle prime fregature della mia vita.
    Trattavansi di un'edizione della Nord, un Fantacollana senza sovracopertina - persa chissà dove. Ovviamente un testo di seconda o terza mano, con delle belle patacche qua e là, e un paio di pagine pronte a spiccare il volo. Ma a me non importava.
    Quando le mie dita lo toccarono, dalle labbra mi uscì quasi un grido di giubilo. LOL! Ricordo ancora, come fosse ieri, la resistenza leggermente elastica della copertina grizioazzurra, la costa bombata su cui dimoravano lettere sbiadite, scritte in argento: Conan l’usurpatore. [4] Il frusciare di pagine antiche, eppure intoccate da chissà quanto tempo.
    Un nero araldo degli abissi, però, mi stava osservando: l’attempato gestore della Libroteca. Un vecchio trasandato prossimo ai sessanta, con l'occhio stanco di chi ne ha viste troppe [5] e che - di questo ne sono arcisicuro - con gli anni aveva imparato a odiare tutti i bipedi alti meno di uno e cinquanta. Creature assurde che lo avevano incastrato, costringendolo a scrutare la vita da quella rimessa. Quando mi avvicinai il librotecario mi esaminò dall’alto in basso, mi vide stringere il libro con mani fameliche… e me lo fece pagare qualcosa come 20.000 lire del tempo. [6]
    Ahiahiahi.
    Se ripenso a mia madre, a quello che mi disse quando lo seppe (5 minuti dopo). Diciamo che ci andò giù dura... con il veterano, fortunatamente, non con me. Aveva aspettato fuori, oppure aveva fatto una capatina a un qualche negozietto da mamme lì vicino, non mi ricordo più bene. Ricordo però che dovetti supplicarla di non entrare a fare una scenata.
    Mi disse: - Fai tu, allora. Torna dentro e fatti restituire i soldi!
    - Ma lì dentro non li vogliono i libri indietro. Li pagano la metà della metà.
    Lo sapevo perché avevo già ceduto una risma di Scegli la tua avventura, una specie di antenati dei più famosi LibriGame e ne avevo ricevuto in cambio duemila lire.
    Insomma, nascosi il mio primo e ultimo Conan nello zaino, quasi l’avessi rubato, e m’impuntai. – A me sta bene così.
    Fu una vera fortuna che quel volume non avesse la sua bella sovracopertina luccicante. Se mia madre avesse capito perché cosa si stava infuriando... Alla fine ce ne tornammo a casa. Io col mio tesoro e mamma convinta di aver allevato un vero tonto. [7]

    Sotto un sole pulp
    Sta di fatto che quella stessa sera mi ficcai sotto le coperte, mi misi disteso sul ventre e dispiegai le pagine del libro davanti a me. Cominciai a leggerlo con una certa trepidazione, aspettandomi l’apparizione di scenari esotici, fondali nebbiosi, quinte diafane di un “grande spettacolo segreto”, risvegliato dal signor Howard e dall’occhio della mia mente. Avevo pagato il biglietto - e a che prezzo! - e quindi avevo tutto il diritto di percepire l’odore acre del metallo. Ci sarebbero stati per me il calore della fucina, il battere cadenzato degli zoccoli in corsa, gli oli e gli incensi hyboriani… la Grande Letteratura mi avrebbe travolto con la forza di una pagaiata sulla fronte.
    E invece no. E neppure la sera dopo, quando tutto finì con l’ultima pagina. Mi venne un po’ di magone, andai un paio di volte in bagno. Una in frigo (vicino, non proprio dentro). E questo fu tutto.
    Evidentemente non era ancora arrivato il mio momento.
    Quello che non sapevo (e che non seppi finché non arrivai a pag. 87) è che non avevo in mano un romanzo, ma un’antologia di racconti. Il che azzoppò non poco la magia. Si poteva in un libro incominciare una storia, poi troncarla a metà, e cominciarne un’altra del tutto diversa? Cioè tre, quattro, “n” avventure disparate ma ficcate a forza nello stesso tomo, come nei fumetti? senza continuità? senza evoluzione?
    Cercai di gustarmi Il tesoro di Tranicos, Lupi oltre la frontiera fino a La cittadella scarlatta, senza però trovare un nesso, quel quid che ti fa dimenticare quello che sei (un nanetto con gli occhiali, i denti storti e il naso che smoccola) e che ti fa diventare quello che vorresti. Un gigantesco cimmero che se ne ride dell’arciere.

    Uau, ero proprio stato fregato. Doppiamente fregato. Quadruplicamente fregato.
    A quel tempo non potevo sapere nulla di Weird Tales, di Amazing Stories, del fatto che la letteratura popolare americana di inizio anni ’30, di cui fece parte il buon Howard, viveva esclusivamente di racconti, essendo pubblicata su riviste pulp che pagavano un tanto a parola e che esigevano l’azione condensata in pochi tratti. Non sapevo niente di Grande Depressione, del blandire folle allo sbando con una letteratura d’evasione “di grana grossa”. Non potevo sapere che il buon Howard, prima di inoltrarsi nel deserto del Texas e di spararsi un colpo alla tempia, avesse scritto decine di raccontini sparsi, rilanciando sempre attraverso nuove saghe, nuovi cicli, in un crossover che lo portò addirittura a mescolare fantascienza e western, roba dove cowboy e pionieri s’azzuffano con demoni aztechi e vampiri della mente. Che, insomma, quello del fantascrittore era un mestiere duro, in un mondo ancor più amaro. [8]
    Ci volle qualche altro mese perché mi tornasse la voglia di fantasy, e a quel punto, alla veneranda età di tredici anni, ero già pronto per il solitario di Providence, Howard Philips Lovecraft e per la Sword & sorcery dell’inarrivabile Fritz Leiber. I Grandi Antichi, Cthulhu, Yog-sothoth, Shub-Niggurath e poi il mondo di Newhon, con Fafhrd e l’Ammazzatopi Grigio. Cavolo, a quel punto avrei voluto chiuderlo l'occhio della mente, perché c’erano passate attraverso tante di quelle fantaschifezze, tanti di quegli pseudopodi, e mucillagini e tentacoli in fremito, che neanche nelle fossa delle Marianne… E li è buio. Fortunatamente.
    Va beh Robert, è andata così. Un sodalizio il nostro interrotto sul nascere.

    Fantaepilogo a Bologna
    Anni dopo, quando ormai me ne ero andato a cerca fortuna all'ombra delle due torri, ho avuto il piacere di conoscere il grande, che dico grande, il grosso Ugo Malaguti - romanziere scifi, traduttore scifi, editore scifi, insomma una vita scifittosa [7] - che mi confessò di considerare Conan il barbaro il suo film preferito e che spernacchiò L'esercito delle dodici scimmie di Terry Gilliam come una boiata pazzesca, piena di idee senza capo né coda.
    E' proprio vero caro Ugone, non bisognerebbe mai attentare alla vita del ragazzino che si nasconde dentro di noi. E soprattutto: state lontani da vecchie scalcinate botteghe in cui brilla la luce fantasma. Ci si potrebbe perdere.
    Ci si può solo perdere.

    NOTE

    [1] KARELTHOLITE. L'amore per le immagini di fantascienza optical, retrofuturistiche, fatte coi pennelli, con le mascherine e le spugne imbevute di tempere colorate, di cui il compianto Karel Thole fu uno dei più grandi maestri.
    [2] Ricerca ahimè non ancora conclusa…
    [3] Gli altri furono Guerre Stellari, Il pianeta delle scimmie V, quello in cui sono di nuovo i primati a comandare, e il sottovalutato Nosferatu, una sinfonia delle tenebre, il remake però, quello di Werner Herzog.
    [4] Non me ne vogliano i cultori della storia recente, ma quel vecchio librotecario era spiccicato ad Aldo Moro, come egli fu ritratto nella fotografia in bianco e nero scappata fuori dal covo delle Brigate Rosse. La testa reclinata da un lato, le folte sopracciglia levate a creare due ^^, un ghigno sornione mentre alza una copia della Repubblica. Che fosse lui, mysteriosamente sopravvissuto ai terroristi?
    [5] Conan l’usurpatore. Al tempo non sapevo neppure cosa volesse dire “usurpare”. Proprio per questo quel termine strano, pieno di t ed r, scatenò la mia fantasia atavica. Sicuramente aveva a che fare con selvagge pratiche di dominio sul nemico e sulle porst… perst… protostitut… sì, insomma, ci siamo capiti.
    [6] Che a un cambio attuale saranno… boh… 30 euri? 35? – E’ un volume raro – mi disse. – Io lo vendo, e poi non torna più. – Come quella volta che mi rifilò il primo numero di Urania facendomelo pagare a peso d’oro… perché io scoprissi, una volta tolta la pellicola protettiva, che non era completo, e che non si trattava del romanzo di Clarke, ma della rivista gemella, morta dopo pochi numeri.
    [7] Mamma, c’avevi proprio ragione, sono un tonto fatto e finito.
    [8] Non potevo sapere, il che è molto peggio, che quando alla fine i racconti di Howard cominciarono a prendere piede, furono al centro di una complessa fabbrica del malaffare, laddove esecutori testamentari, editor e scrittori senza scrupoli (Lyob Sprague de Camp e Lin Carter in primis) rimontarono la saga, rimpolparono il tutto con “correzioni” arbitrarie, racconti apocrifi, falsi paccati. Dodici volumi, originariamente pubblicati dal 1966 al 1977 e tradotti in Italia dalla Nord:
    1. CONAN!
    2. CONAN DI CIMMERIA
    3. CONAN IL PIRATA
    4. CONAN LO ZINGARO
    5. CONAN L’AVVENTURIERO
    6. CONAN IL GUERRIERO
    7. CONAN IL BUCANIERE
    8. CONAN L’USURPATORE
    9. CONAN IL CONQUISTATORE
    10. CONAN IL VENDICATORE
    11. CONAN DI AQULONIA
    12. CONAN DELLE ISOLE
    [8] UGO MALAGUTI. Un’istituzione. L’unico che abbia cercato di imitare Fritz Leiber, Van Vogt e certa fantascienza che fosse ingenuamente avventurosa, criticamente distopica, psichedelicamente esoterica, nei tempi giusti e con modalità tutto sommato piuttosto dignitose. Peccato che la Perseo Editrice non abbia retto, e gli sia scivolata dalle dita.

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    Kalimantan said on Jun 29, 2011 | Add your feedback

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    Una garanzia

    R.E. Howard è forse il migliore scrittore dell' epic fantasy (tallonato da Tolkien, più fiabesco) e non ci sono dubbi su libri di questo tipo (raccolta di racconti del medio periodo di Conan).
    Da avere assolutamente, come tutta la bibliografia.

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    Roberto Rho said on Oct 16, 2010 | Add your feedback

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    Classico senza tempo

    Un classico della storia del Fantasy, nella storica Fantacollana. Un binomio eccellente!

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    FraRebu said on Dec 31, 2009 | Add your feedback

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    Conan va letto da ragazzi, è bello, quasi più di Sandokan, anzi di più di più.

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    Sergio Pes said on Jul 27, 2009 | Add your feedback

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