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Confession d'un masque

By Yukio Mishima

(14)

| Paperback | 9782070374557

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Book Description

267 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    La storia di un omosessuale con fantasie sadiche vissuto in Giappone ai tempi della seconda guerra mondiale. C'è un solo personaggio nel libro: il protagonista. Gli altri sono accenni appena abbozzati, funzionali solo alla storia e alle riflessioni d ...(continue)

    La storia di un omosessuale con fantasie sadiche vissuto in Giappone ai tempi della seconda guerra mondiale. C'è un solo personaggio nel libro: il protagonista. Gli altri sono accenni appena abbozzati, funzionali solo alla storia e alle riflessioni del protagonista. All'inizio il libro un po' noioso, poi piano piano cattura il lettore. E' affascinante il continuo contrasto fra ciò che il protagonista è e ciò che vorrebbe essere, cioè un uomo "nella norma". I sensi di colpa, il mentire a sé stesso, prima ancora che a gli altri, al punto da rischiare di sposarsi con una ragazza. Alla fine tutto è immaginato, non vissuto, sia con la ragazza (in cui arriva faticosamente a un bacio) sia a maggior ragione con gli uomini di cui si innamora che probabilmente non arrivano neppure a sospettarlo.

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    Ste Gent said on Oct 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un libro non per tutti.

    Primo libro dell'autore che leggo, ho letto parecchie trame dei suoi lavori prima di scegliere perchè volevo che il mio primo approccio a un colosso come Mishima fosse ben ponderato e non mi pento della scelta. Sicuramente appena possibile recupererò ...(continue)

    Primo libro dell'autore che leggo, ho letto parecchie trame dei suoi lavori prima di scegliere perchè volevo che il mio primo approccio a un colosso come Mishima fosse ben ponderato e non mi pento della scelta. Sicuramente appena possibile recupererò tutti gli altri suoi titoli. Mi pare di capire che la sessualità deviata, morbosa o cruda sia il fil rouge che collega la maggior parte della bibliografia di Mishima, anche per questo mi sentivo un po' dubbiosa ad avvicinarmici, ma in realtà la narrazione non è disturbante e anzi molti passaggi mi hanno fornito importanti spunti di riflessione. Non è raccontata propriamente in forma di diario ma tende a portare alla luce aspetti peculiari della vita del protagonista come pretesto per descriverne i sentimenti e le pulsioni più torbide che i determinati eventi hanno suscitato in lui. Riga dopo riga ci rende partecipi dell'atroce conflitto tra la sua essenza irrimediabilmente deviante e il suo desiderio di omologarsi, forzandosi di vivere i rapporti umani come qualsiasi altro ragazzo della sua età, reprimendo i propri istinti e autoimponendosi sentimenti e sensazioni che in cuor suo in realtà non prova. Insomma un'esistenza fittizia in cui l'io sociale viaggia in direzione totalmente opposta dell'io intimo e Mishima è bravissimo a rendere il continuo altalenare della voce interiore del protagonista che cerca di sotterrare l'istinto in favore dell'immagine ideale che lui ha di virilità e normalità. Ho letto che qualcuno lo definisce "omosessuale", a mio parere per l'autore non è tanto importante l'orientamento sessuale del protagonista quanto la sua incapacità di avere una sessualità sana.

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    Valinavic said on Oct 5, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Tanta delicatezza

    Come ho scritto nel titolo in questo romanzo c'è tanta delicatezza. E' la storia di un ragazzo che non riesce ad ammettere la propria omosessualità nel Giappone che va dagli anni 20 del 900 fino al Dopoguerra. Mai volgarità, sempre delicatezza e non ...(continue)

    Come ho scritto nel titolo in questo romanzo c'è tanta delicatezza. E' la storia di un ragazzo che non riesce ad ammettere la propria omosessualità nel Giappone che va dagli anni 20 del 900 fino al Dopoguerra. Mai volgarità, sempre delicatezza e non ho mai letto prima una descrizione così dettagliata e passionale del dipinto di San Sebastiano.

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    Agostino said on Jun 29, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Sicuramente è un libro che è costato molta introspezione e coraggio all'autore, soprattutto tenendo conto del fatto che è nato in Giappone nel 1925, ma l'ho trovato veramente noioso! Ammiro davvero l'aspetto psicologico, la fatica e la capacità di ra ...(continue)

    Sicuramente è un libro che è costato molta introspezione e coraggio all'autore, soprattutto tenendo conto del fatto che è nato in Giappone nel 1925, ma l'ho trovato veramente noioso! Ammiro davvero l'aspetto psicologico, la fatica e la capacità di raccontare un grande disagio, un dolore quasi fisico nel dover vivere indossando una maschera, però... che strazio!

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    ladyoscar79 said on Jun 14, 2014 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    Le maschere...

    ...forse ognuno di noi ne porta una. O molte. Chi per un’ora. Chi per tutta la vita…

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    M said on Apr 25, 2014 | 2 feedbacks

  • 5 people find this helpful

    Dov’è l’Impero del Sol Levante?

    È vero che niente so dire della letteratura giapponese che continuo a comprare e a non leggere, e Murakami non fa certo testo. O forse sì.
    Sfortunato popolo, mi sono detta chiudendo il libro, il cui passaggio nell’evoluto mondo occidentale non risal ...(continue)

    È vero che niente so dire della letteratura giapponese che continuo a comprare e a non leggere, e Murakami non fa certo testo. O forse sì.
    Sfortunato popolo, mi sono detta chiudendo il libro, il cui passaggio nell’evoluto mondo occidentale non risale certo al bughi-bughi, che ebbe solo la funzione di accelerarne la caduta.

    “Per molti anni continuai a sostenere ch’ero capace di ricordare cose viste all’epoca della mia nascita”: frase ingannevole che fa pensare al solito romanzo di formazione, più o meno osceno, nella sua intenzione poco velata di voyerismo.
    Con l’unico mezzo per interpretare la realtà che noi occidentali abbiamo affinato, il razionalismo sofista, questa è la tormentata odissea della sessualità “invertita” del protagonista Kochan, dalla infanzia alla giovinezza, e della sua lotta per diventare un normale eterosessuale.
    Sono bastate, però, poche pagine per capire quanto il racconto fosse infarcito di segni culturali impossibili a decifrare per un occidentale fatto e finito; un ritmo che è un continuum musicale che fa a pugni con il nostro concetto di musica dal tempo spezzato, solo modo per suscitare emozioni, introiettato dal popolo del sol levante senza aver rimosso l’antico con conseguente irrisolvibile contraddizione.
    Il senso della sua vita è pertanto oscuro allo stesso protagonista, e impenetrabile a una mente razionale che ha contezza della sola geometria euclidea: la comprensione può avvenire esclusivamente per negazione, grazie proprio alla presenza contraddittoria della suggestione culturale occidentale di Kochan, che permea il racconto e ne permette soltanto un’indagine di superficie. Per negazione, appunto.
    La parola “maschera” del titolo non ha nulla a che vedere con il significato occidentale di “copertura”. Non è quella di Pirandello o quella del “Lettore” di Calvino, che sublima la sua indifferenza al corpo femminile nella passione per i libri.
    È piuttosto l’alter-ego capace di mimare perfettamente i suoi sentimenti amorosi, di amore platonico per Sonoko fatta di carne e sangue, maschera che lotta con “l’io onorevole”, condannato a soggiacere “alla brutta abitudine” al solo pensiero del martirio di San Sebastiano di Guido Reni e degli origami di sangue tracciati dai rivoli sul suo dorso mascolino.

    L’Io di Kochan, non è la coscienza cristiana a cui accenna Sonoko, la ragazza; né è quello freudiano, con il suo Es sotto e il super-io sopra, una trinità da avanspettacolo. Forse, dico forse, è quell’unione con la Machera che la cultura occidentale ha incrinato e che è impossibile da comprendere.
    E allora sfortunato popolo quello giapponese, alienazione che si fa carne.
    L’occidente imitato ha spezzato l’armonia tra la maschera e l’io, e Yukio non può risolverlo che con il desiderio di morte. Tutto il romanzo è un colloquio con la morte, un disquisire sul suicidio che Kochan non sa mettere in atto. La morte bella del sogno ad occhi aperti che si trasforma nella “morte liberazione” offerta dalla ragione, chè non sa risolvere il conflitto tra la maschera e il suo io e che bolla, nel senso lettale del termine, come immorale Kochan sia quando ama d’amore sublime la ragazza, sia quando si eccita alla vista di un torso efebico.
    E non si tratta della coppia occidentale Eros/Tanatos, di “manniana” memoria, frutto intellettualistico, per intenderci.

    P.S.
    Il parallelo con “L’avventura di un lettore” di Calvino non è peregrina. Nell’episodio della gita al mare del ragazzino tormentato di Yukio, la descrizione “sensuale” delle onde sugli scogli mi è sembrata un dejà vu. Invece era “simile” a quella di Calvino nel “Lettore” ma “uguali” le immagini che evoca nel lettore. Il racconto mi aveva fatto sospettare che l’ossessione per la lettura fosse la “maschera” dell’inconfessata omosessualità di Calvino stesso. Mi era sembrato un po’ troppo arrischiato e avevo lasciato perdere.
    Ma, ora, rileggendolo...mi sembra proprio che Calvino abbia trascritto all’occidentale, razionalmente e, pertanto, ironicamente, la tragica avventura del ragazzo giapponese che non ammette autoironia.
    Se andiamo alle date... “l’Avventura del Lettore” è stato concepito nel ’58 e pubblicato nel '59; l'anno precedente “Confessioni di una maschera” veniva tradotto in America. Calvino l’ha letto e ne è rimasto suggestionato? Certo quelle onde che accarezzano gli scogli, ammantate di simbolismo esplicito nel giapponese, sono però troppo suggestive!

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    Maria Francesca e basta said on Mar 26, 2014 | 2 feedbacks

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