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Confessioni

Le tracce della salvezza nel dramma di vivere

By Agostino d'Ippona (santo)

(10)

| Mass Market Paperback | 9788871227689

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Book Description

Con le "Confessioni", scritte a cavallo tra il IV e il V secolo quando Agostino era già vescovo di Ippona, l'eccezionale pastore volle compiere in primo luogo un atto di umiltà, mettendo a nudo le debolezze, le cadute e i vizi dei suoi trascorsi di p Continue

Con le "Confessioni", scritte a cavallo tra il IV e il V secolo quando Agostino era già vescovo di Ippona, l'eccezionale pastore volle compiere in primo luogo un atto di umiltà, mettendo a nudo le debolezze, le cadute e i vizi dei suoi trascorsi di peccatore affinché il gregge dei fedeli non eccedesse in ammirazione per la sua persona, ma ne attribuisse tutte le virtù e i meriti attuali all'azione salvifica della Grazia divina. Ma, nell'intrecciarsi del motivo autobiografico e della riflessione maturata sui fatti, fino all'iniziazione mistica, l'opera travalica lo scopo contingente dell'uomo di Chiesa e il tempo in cui fu scritta per proporsi come il fondamento della spiritualità occidentale.

120 Reviews

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    Non si può recensire un classico; si può solo recensire noi stessi, in quanto leggenti (accorgendosi, al confronto, di venir più che altro "letti". Quelli di morte, purtroppo: ché un classico è eterno, e mai è, mentre noi duriamo il battito d'ala di ...(continue)

    Non si può recensire un classico; si può solo recensire noi stessi, in quanto leggenti (accorgendosi, al confronto, di venir più che altro "letti". Quelli di morte, purtroppo: ché un classico è eterno, e mai è, mentre noi duriamo il battito d'ala di una farfalla, e mai siamo).

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    Don Blasco di La Fère said on Oct 12, 2014 | Add your feedback

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    Sono arrivata a S. Agostino dopo un percorso spirituale molto particolare, guidata e seguita paternamente dal mio amico Don, e ad un certo punto ho sentito di dovermi confrontare con lui. Ho sentito che dovevo sentire ciò che Agostino aveva da dire. ...(continue)

    Sono arrivata a S. Agostino dopo un percorso spirituale molto particolare, guidata e seguita paternamente dal mio amico Don, e ad un certo punto ho sentito di dovermi confrontare con lui. Ho sentito che dovevo sentire ciò che Agostino aveva da dire. Questa sua eredità è un'eredità eterna, la storia della sua vita, soffermandosi più sui momenti di fatica, di difficoltà, di sconforto, questa sua fede conquistata passettino dopo passettino, questa illuminazione arrivata alla fine di un percorso lungo, faticoso e doloroso è quello di ognuno di noi.
    Chi di noi non ha avuto dubbi, chi di noi ha fatto fatica a fidarsi, chi di noi ha sostenuto l'esatto contrario di ciò che dice il Vangelo?
    Ebbene, S. Agostino è uno di noi, uno che ha dubitato, uno che non ha avuto fede, uno che non si è fatto prendere dal primo entusiasmo ma che ha voluto andare a fondo, ha voluto capire e ha capito solo al momento in cui si è arreso, in cui ha smesso di capire con la testa e ha iniziato a capire col cuore.
    Il mio amico Don dice che questo è un libro da leggere quando si è a metà percorso, quando hai commesso abbastanza errori, quindi da non leggere in giovane età. Con la mia esperienza posso dire che è proprio così.

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    Arsenia said on Sep 12, 2014 | Add your feedback

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    La cecità degli uomini

    è così grande, che persino della propria cecità si gloriano.

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    Claudette said on Jun 1, 2014 | Add your feedback

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    Andai a Cartagine, e subito prese a rumoreggiarmi intorno da ogni parte la sarabanda degli amori illeciti. Non amavo ancora, ma amavo l'amore, ed ero tanto povero interiormente da detestarmi per non esserlo abbastanza!
    Partii alla ricerca di un'occa ...(continue)

    Andai a Cartagine, e subito prese a rumoreggiarmi intorno da ogni parte la sarabanda degli amori illeciti. Non amavo ancora, ma amavo l'amore, ed ero tanto povero interiormente da detestarmi per non esserlo abbastanza!
    Partii alla ricerca di un'occasione di innamorarmi tanto ero innamorato dell'idea dell'amore, mentre rifuggivo dalle situazioni tranquille e prive di sorprese. Non provavo dentro di me fame di cibo interiore, cioè di te, mio Dio, tale fame non mi toccava. Ero senza alcun desiderio di alimenti incorruttibili, non già perchè ne fossi sazio, ma anzi, quanto più ne ero digiuno tanto più ne sentivo la nausea.
    L'anima mia era dunque malata, coperta di piaghe, avida di avvilenti contatti con corpi materiali che pure nessuno amerebbe se non avessero un'anima.
    Trovavo molto più dolce amare ed essere amato se potevo godere anche del corpo della persona amata. Così inquinavo le sorgenti dell'amicizia nella sordidezza della concupiscenza e ne offuscavo la luminosità con infernali libidini; ero dunque laido e volgare, e tuttavia mi atteggiavo vanitosamente a persona elegante e raffinata. Mi buttai fra le braccia dell'amore dal quale desideravo essere capito.
    Dio mio, mia misericordia, quanto sei stato buono nel cospargere di abbondante fiele quei mieri piaceri! Fui amato e arrivai, per vie tortuose, a godere, tutto soddisfatto, delle catene che mi avvincevano con legami tormentosi, per essere poi sferzato dai colpi infuocati della gelosia, del sospetto, del timore, della collera, delle contese.

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    Paolo Nova said on Feb 3, 2014 | Add your feedback

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