Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Confessioni di un artista di merda

Di

Editore: Fanucci

3.8
(467)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 275 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8834708628 | Isbn-13: 9788834708620 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Maurizio Nati ; Illustrazione di copertina: Grafica Effe ; Prefazione: Pagetti Carlo ; Postfazione: Sergio Cofferati

Disponibile anche come: Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

Ti piace Confessioni di un artista di merda?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Il romanzo è incentrato sulle figure di Fay Hume, una donna aggressiva e materialista che vuole la scalata sociale, di suo marito Charles, un uomo rozzo e incolto che si è fatto da solo fino a possedere una casa da quarantamila dollari l'anno e una proprietà di dieci acri ma è totalmente incapace di rapportarsi con sua moglie, dell'amante di Fay, un giovane intellettuale, e soprattutto del fratello di Fay, Jack. Jack Isidore, l'artista del titolo, è il personaggio più affascinante del libro: Jack raccoglie vecchie riviste di SF, crede in Atlantide, negli UFO, nelle percezioni extrasensoriali, e nella vicina fine del mondo.
Ordina per
  • 0

    c'è una pubblicità di un medicinale adesso
    solo che la voce dice un nome che non è

    quello che si legge sulla scatola del medicinale
    inquadrato lì in primo piano

    che cosa strana

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Teso come un film di Sidney Lumet

    Ogni libro di Philip Dick mi costringe ad un certo punto a restare in apnea, con una tensione nervosa addosso che mi accompagna per tutti i giorni della lettura, fino al liberatorio finale che mi permette di rilasciare tutto il magone accumulato. Perché tutto si può dire di Dick, tranne che sappi ...continua

    Ogni libro di Philip Dick mi costringe ad un certo punto a restare in apnea, con una tensione nervosa addosso che mi accompagna per tutti i giorni della lettura, fino al liberatorio finale che mi permette di rilasciare tutto il magone accumulato. Perché tutto si può dire di Dick, tranne che sappia come sdrammatizzare. In ogni caso nessuno dei libri che ho letto finora mi ha mai deluso, anzi! I suoi personaggi nevrotici e psicopatici sono un marchio di fabbrica, come il suo realismo. Ritroviamo entrambi in questo romanzo, che doveva essere quello del suo sdoganamento da autore di nicchia e del suo ingresso nel salotto buono della letteratura. Così non fu ed il romanzo vide la luce una quindicina di anni dopo essere stato scritto, ma questa è un'altra storia.

    Siamo in California sul finire degli anni '50 e la vicenda vede per protagonisti i componenti della tipica famiglia benestante provinciale, gli Hume, composta dal capofamiglia Charley, sua moglie Fay, le loro figlie piccole Elsie e Bonnie, a cui si aggiunge Jack Isidore, il fratello decisamente fuori di testa di Fay.
    Fin da subito la figura autoritaria e nevrotica di Fay incombe in ogni dove, manco fosse uno spettro, distribuendo frustrazione ovunque posi il suo sguardo, mentre alle sue spalle una rabbia repressa monta e cerca solo il momento di esplodere nella violenza più cieca. Mentre Jack Isidore si trastulla con un gruppo di svitati che crede che il 23 aprile debba arrivare la fine del mondo grazie ad un disegno di entità extraterrestri, il matrimonio tra Charley e Fay va a rotoli. Quando Charley ha un infarto ed è costretto a restare in ospedale per diverso tempo, Fay si trova un amante che farà la stessa fine del marito: verrà manipolato ed usato senza nessun rispetto per la sua persona. Infine l'epilogo tragico, di cui non vi anticipo niente, ma solo che Dick ci dice che alla fine "Morendo comprese tutto".
    Il tutto si svolge in un ambiente culturale di provincia la cui prosaicità ed ipocrisia vengono magistralmente descritti: ogni cosa ha un prezzo ed appartiene a questo o quel coniuge che non fa altro che ricordarlo all'altro. La vittoria nel conflitto è anche questa: il passaggio di cose dall'uno all'altro, per rivendicarne il possesso, che è anche status sociale. Inutile dire che i rapporti col vicinato sono convenzionali e utilitaristici.

    Veramente un bel romanzo, nonostante sia carico di tensione e di emozioni negative, ma che ci restituisce quel grande scrittore a tutto tondo che è stato Philip Dick. Molto interessante anche l'introduzione di Carlo Pagetti, che contiene troppe anticipazioni sulle vicende narrate - siete avvertiti, che fa luce sulle interrelazioni tra il vissuto personale dell'autore e le vicende narrate nel romanzo.

    ha scritto il 

  • 2

    Dick, è risaputo, aveva il cruccio di essere solo uno scrittore di genere ed aspirava ad avere fama anche nella letteratura "mainstream". Un'opera in cui credeva erano proprio queste "confessioni" dove Dick riversa molto del suo vissuto nei tre personaggi maschili del romanzo (il marito, l'amante ...continua

    Dick, è risaputo, aveva il cruccio di essere solo uno scrittore di genere ed aspirava ad avere fama anche nella letteratura "mainstream". Un'opera in cui credeva erano proprio queste "confessioni" dove Dick riversa molto del suo vissuto nei tre personaggi maschili del romanzo (il marito, l'amante e il fratello).
    Tuttavia la "sincerità" di Dick e il suo talento, che tanti capolavori hanno prodotto nella letteratura SF, non riescono a decollare in questo romanzo. La storia, tuttosommato, è banale, lo stile inutilmente prolisso, la descrizione psicologica dei personaggi non risulta convincente.
    Per chi volesse approfondire il parallelo tra la trama del libro e la biografia di Dick consiglio l'ottimo libro di Emmanuel Carrere "Io sono vivo, voi siete morti".

    ha scritto il 

  • 5

    "Confessioni" è uno di quei pochi lavori di Dick che non rientra nel genere sci-fi, al contrario, non c'è contesto più ordinario in cui possa essere ambientata la vicenda. Siamo nella California anni '50, quartieri residenziali, contesto familiare. Gli elementi in ballo sono pochi ed essenziali: ...continua

    "Confessioni" è uno di quei pochi lavori di Dick che non rientra nel genere sci-fi, al contrario, non c'è contesto più ordinario in cui possa essere ambientata la vicenda. Siamo nella California anni '50, quartieri residenziali, contesto familiare. Gli elementi in ballo sono pochi ed essenziali: quattro personaggi, due o tre ambienti al massimo e un intreccio lineare.
    Nella semplicità del micro-cosmo che ci si presenta davanti i concetti e le tematiche dell'autore trovano ancora più risalto.

    In superficie troviamo quello che è un'efficace rappresentazione dell'alta società californiana degli anni '50, un resoconto cinico, in linea con il noto pessimismo dell'autore. è la messa a nudo del marcio che si cela dietro la facciata di benessere economico e affettivo. è anche un'analisi, seppur non troppo approfondita, delle conseguenze della seconda guerra mondiale sulla società americana, soprattutto sul piano psicologico, parlando delle nuove paure che la generazione di quegli anni si trova a dover affrontare. Allo stesso tempo troviamo tutto quello che contraddistingue Dick, non solo come autore ma anche come individuo, e quindi: la paranoia, la misoginia, il fanatismo religioso, il senso di inadeguatezza a questo mondo.
    Una delle cose più interessanti secondo me, è osservare come Dick descriva se stesso dall'esterno. Riguardo la sua situazione di "artista di merda", ovvero rifiuto della società, genio incompreso ma anche molto ingenuo e non del tutto sano di mente, non solo è capace di inquadrarla con occhio critico ma riesce anche a far uso dell'ironia, il ché non credo sia così comune tra chi soffra davvero di problemi come i suoi. Tutto ciò a dimostrazione del fatto che, come credo, Philip K. Dick non fosse uno schizofrenico comune ma possedesse davvero la vena del genio.

    Per finire, vale la pena di leggere Confessioni anche solo per i capitoli dedicati a Charley (cognato dell'artista del titolo) e lasciarsi spaventare dai suoi deliri paranoici che culminano nel momento climactico della vicenda, un momento in cui sentirete quasi il libro esplodervi tra le mani, tale è la potenza della prosa di Dick!

    Un libro insomma, a cui davvero non manca nulla per essere un capolavoro, tuttavia non lo consiglio come primo approccio a Dick. Riuscirete a godervelo di più se avete già esperienza delle tematiche portanti dell'autore e soprattutto se avete qualche nozione biografica su di lui.

    P.s. NON leggete la prefazione di Carlo Pagetti se non a fine lettura! Alto contenuto spoiler!

    ha scritto il 

  • 4

    La litote “romanzo non di fantascienza” utilizzata per quest’opera di Dick crolla già dopo poche pagine: ogni personaggio è un pianeta incomprensibile agli altri, incompatibile con gli altri e conquistabile solo con la forza: “Confessioni di un artista di merda” è una collisione di orbite, è una ...continua

    La litote “romanzo non di fantascienza” utilizzata per quest’opera di Dick crolla già dopo poche pagine: ogni personaggio è un pianeta incomprensibile agli altri, incompatibile con gli altri e conquistabile solo con la forza: “Confessioni di un artista di merda” è una collisione di orbite, è una guerra di mondi - e di alieni.

    ha scritto il 

  • 3

    Il libro è un Ni in totale... Un inizio da No, una trama da Sì, una fine dal Sì (se fosse stato tutto come la fine avrebbe preso 5 stars) ma una narrazione da No.
    Il totale del libro è altalenante e, sebbene alla fine l'argomento risulti interessante e con qualche "uscita alla P. K. Dick", ...continua

    Il libro è un Ni in totale... Un inizio da No, una trama da Sì, una fine dal Sì (se fosse stato tutto come la fine avrebbe preso 5 stars) ma una narrazione da No.
    Il totale del libro è altalenante e, sebbene alla fine l'argomento risulti interessante e con qualche "uscita alla P. K. Dick", non riesce a prendere il lettore. Ha guadagnato punti con il finale che conclude la trama in modo egregio, con una scrittura fantastica che mi domando che fine abbia fatto durante il resto del libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Siamo ombre che fluttuano nell'aria, dirette verso il nulla

    Jack Isidore, ingenuo e con qualche problema psichiatrico, ce la mette proprio tutta per non percorrere la vita a fari spenti; è sicuramente l’opposto di Stoner, in quanto a risolutezza e decisionismo. I risultati che ottiene sono comici e spesso anche disastrosi, ma in compenso elabora pensieri ...continua

    Jack Isidore, ingenuo e con qualche problema psichiatrico, ce la mette proprio tutta per non percorrere la vita a fari spenti; è sicuramente l’opposto di Stoner, in quanto a risolutezza e decisionismo. I risultati che ottiene sono comici e spesso anche disastrosi, ma in compenso elabora pensieri splendidi, che annota in una serie di taccuini come 'relazioni scientifiche di fatti provati.’

    Io sono fatto di acqua. Non ve ne potete accorgere perché faccio in modo che non esca fuori. Anche i miei amici sono fatti di acqua. Tutti quanti. Il nostro problema è che non solo dobbiamo andarcene in giro senza essere assorbiti dal terreno ma, anche, che dobbiamo guadagnarci da vivere.

    Per qualche mese va ad abitare in casa della sorella, un’egoista persa sposata con Charley, uomo ignorante e volgare che quando beve troppo diventa violento. Aiutato in questo, oltre che dalla birra, dal fatto che lei è dotata di grande talento per rendersi decisamente insopportabile.

    Si vergogna a comprarli e così devo farlo io per lei. Mi manda qui a comprarli. E la ucciderò per questo.
    Che succede se non glieli compro? Continuerà a sanguinare fino a morire? Il Tampax blocca tutto, come un tappo di sughero. O…

    Charley cercò di immaginare. Ma non sapeva da dove venisse il sangue. Da una di quelle parti intime…
    Al diavolo, non credo di doverlo sapere per forza. Sono affari suoi. Quando ne hanno bisogno, ne hanno bisogno. Devono starci attente.
    Poi tornò l'intenzione di ucciderla.
    Andrò a casa di corsa e la riempirò di botte. La picchierò, davvero, lo farò.

    Il romanzo ha un’interessante e lunga introduzione che all’inizio mi aveva creato un po' di preoccupazione. Pensavo che il libro fosse troppo complicato e temevo di dover picchiare Dado, che m’ha dato l’ispirazione per leggere qualcosa di uno scrittore per me sconosciuto. Invece ho apprezzato molto questa storia strampalata e disordinata, un po’ allegra e un po’ triste, con gli eventi raccontati dai vari personaggi secondo le loro differenti percezioni.
    Sono molto lieta di aver fatto amicizia con Philip K. Dick, penso che gli chiederò di incontrarci ancora. M’ha confidato che Jack Isidore di Seville-California è il suo alter ego, e che ritiene Confessioni di un artista di merda il più bello dei suoi romanzi non fantascientifici, e uno dei suoi libri migliori.
    Per me è il primo quindi non posso giudicare se sia vero, ma so che vale proprio la pena di leggerlo.

    ★★★★ piene e sbrilluccicanti

    ha scritto il 

  • 4

    Coinvolgente

    Apro questa recensione dicendo che non sono una fan sii libri di fantascienza, quindi io non posso fare paragoni con le altre sue opere di siffatta natura. Altresì posso dire con certezza che trovo straordinario il cambio di visuale, di racconto, l'insieme dei punti di vista crea un racconto coin ...continua

    Apro questa recensione dicendo che non sono una fan sii libri di fantascienza, quindi io non posso fare paragoni con le altre sue opere di siffatta natura. Altresì posso dire con certezza che trovo straordinario il cambio di visuale, di racconto, l'insieme dei punti di vista crea un racconto coinvolgente e pieno a 360°, oltre a dover riconoscere che Dick ha un ottimo controllo della scrittura e della storia. I personaggi sono molto ben caratterizzati, anche se forse un po' troppo antipatici a tratti. Consigliato.

    ha scritto il 

Ordina per