Confessioni di un artista di merda

Collezione Dick 10

Di

Editore: Fanucci

3.8
(529)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 282 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8834708628 | Isbn-13: 9788834708620 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maurizio Nati ; Curatore: Carlo Pagetti ; Postfazione: Sergio Cofferati

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Il romanzo è incentrato sulle figure di Fay Hume, una donna aggressiva e materialista che vuole la scalata sociale, di suo marito Charles, un uomo rozzo e incolto che si è fatto da solo fino a possedere una casa da quarantamila dollari l'anno e una proprietà di dieci acri ma è totalmente incapace di rapportarsi con sua moglie, dell'amante di Fay, un giovane intellettuale, e soprattutto del fratello di Fay, Jack. Jack Isidore, l'artista del titolo, è il personaggio più affascinante del libro: Jack raccoglie vecchie riviste di SF, crede in Atlantide, negli UFO, nelle percezioni extrasensoriali, e nella vicina fine del mondo.
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  • 5

    "Io sono fatto d'acqua. Non ve ne potete accorgere perché faccio in modo che non esca fuori." Inizia così un romanzo in bilico fra il dramma e il surreale, con personaggi strambi e a tratti odiosi. Im ...continua

    "Io sono fatto d'acqua. Non ve ne potete accorgere perché faccio in modo che non esca fuori." Inizia così un romanzo in bilico fra il dramma e il surreale, con personaggi strambi e a tratti odiosi. Impossibile staccarsi dalle pagine del libro.

    ha scritto il 

  • 5

    Un Dick mainstream ma al meglio.

    Premettendo che da poco mi sono (ri)lanciato nell'universo di Dick, questo Confessioni... mi è piaciuto molto e mi è sembrato uno dei suoi romanzi più a fuoco, grazie anche ad una prosa meno discontin ...continua

    Premettendo che da poco mi sono (ri)lanciato nell'universo di Dick, questo Confessioni... mi è piaciuto molto e mi è sembrato uno dei suoi romanzi più a fuoco, grazie anche ad una prosa meno discontinua (qualitativamente) rispetto a quanto di solito capiti con l'autore californiano.
    Seconda premessa: chi ama Dick solo all'interno dei confini del Sci-Fi potrebbe non apprezzare questo libro, anche se mi allineo con il Cofferati della postfazione Fanucci nel vedere un filo che lega questo romanzo a Tempo fuori luogo, e quindi consiglio (soprattutto a chi preferisce il Dick fantascientifico) di leggerli entrambi a brevi distanza l'uno dall'altro.
    Ma per quanto riguarda Confessioni in sè... Dicevo della scrittura: ribadisco che più volte mi è sembrato che quella di Dick fosse troppo spesso "tirata via" e che troppi suoi dialoghi cadessero nel banale (involontario) e che non sempre il raccordo tra tutti i fili e le strutture narrative funzionasse a perfezione - nella sua opera in generale. In questo caso invece, complice anche una storia più semplice e davvero borghese sia per location che per sviluppi, lo scrittore non mi è sembrato incappare in nessun problema di gestione delle voci e delle linee della narrazione. Anzi, l'idea del passaggio di testimone dei diversi io-narranti mi è sembrata qui particolarmente ben resa e felice. Tanto più nel contesto di questo libro. Ed il contesto e la scelta del tema sono il vero punto forte di Confessioni: l'America conformista degli anni '50, inizio '60, e la sua descrizione proposta attraverso la lente deformante di personaggi scomposti, disturbati, ma tutti perfettamente "normali" (a parte l' "artista"-alter-ego di Dick, che comunque fa di tutto per assomigliare a chi gli sta vicino). Questo quadretto sbilenco di normalità e conformismo bucolico (siamo in un paesino californiano attorniato da verde e fattorie, lontano dalle grandi città) è terreno fertile per lasciare briglie sciolte al bisogno di normalità di ognuno di loro. Una normalità inarrivabile perché è soltanto la proiezione di un vuoto enorme e spaventoso che si cela dietro ognuno di loro: l'artista nullafacente, l'uomo di successo, il novello sposino, la donna prepotente... ognuno si muove come pilotato da un subconscio instupidito, come se la felicità fosse una questione di cose da strappare all'altro, una conquista da ottenere con la forza.
    Insomma, fatico a non vedere in Confessioni di un artista di merda un romanzo sulla linea degli autori capostipiti del genere Grande Romanzo Anticonformista (di metà del secolo scorso) come Salinger e Yates. Quello che non permette a Dick di entrare in quel club è solo la qualità della sua prosa che - anche nei suoi momenti migliori, e anche con un buon traduttore - rimane purtroppo nettamente inferiore a quella di tanti altri scrittori - coevi e non.

    ha scritto il 

  • 4

    dick il pittore

    Un bell'affresco degli USA tra anni '50 e '60 con la lente di un gruppo di californiani tra il nevrotico e il conformista. Ottimo Dick autore culto per la letteratura di genere ma che invece secondo ...continua

    Un bell'affresco degli USA tra anni '50 e '60 con la lente di un gruppo di californiani tra il nevrotico e il conformista. Ottimo Dick autore culto per la letteratura di genere ma che invece secondo me ha dalla sua una capacità narrativa degna di Roth, Cheever, Carver, Yates insomma un classico americano da tenere in libreria e da rileggere.

    ha scritto il 

  • 2

    OSTILI CONFESSIONI

    Confessioni di un artista di merda, scritto nel 1959, è un altro tassello mainstream nella bibliografia dickiana che però prende una piega un po' diversa dai precedenti. Qui la realtà “priva di centr ...continua

    Confessioni di un artista di merda, scritto nel 1959, è un altro tassello mainstream nella bibliografia dickiana che però prende una piega un po' diversa dai precedenti. Qui la realtà “priva di centro e di stabilità morale” (Carlo Pagetti nell'introduzione all'edizione Fanucci) che fino a ora si esplicitava tramite vicende e relazioni di ordine quotidiano, quasi banali, viene arricchita da eventi drammatici che sfiorano il thriller.
    Fay è una donna che subisce i maltrattamenti del marito Charley, violento di natura. Quando lui viene ricoverato per un infarto, lei si lascia andare a una relazione con un amico comune, Nat, anch'egli sposato. Intanto il fratello di Fay, Jack, sfaccendato e credulone, vive con lei e le figlie. Charley minaccia di uccidere Fay e, quando esce dall'ospedale, stermina gli animali della fattoria di famiglia e poi si toglie la vita, senza riuscire a punire la moglie. Fay e Nat ufficializzano la loro relazione ed escludono Jack dalla loro vita. [...]
    Leggi tutta la rece: http://beatblog2.blogspot.it/2016/06/philip-k-dick-pt5-ostili-confessioni.html

    ha scritto il 

  • 0

    Gli stessi scienziati sono lenti a cambiare perciò tocca a noi, al pubblico scientificamente preparato, fare da avanguardia.

    «Non sono deliziosi?» aggiunse. «Sembrano usciti da un libro di Nietzsche.» ...continua

    Gli stessi scienziati sono lenti a cambiare perciò tocca a noi, al pubblico scientificamente preparato, fare da avanguardia.

    «Non sono deliziosi?» aggiunse. «Sembrano usciti da un libro di Nietzsche.»

    Per esempio non era capace di andarsi a comprare i Tampax era la prova provata del suo essere donna, e così mandava il marito a comprarli per lei.
    Naturalmente lui tornava a casa e la picchiava.

    Perciò sarà meglio che preghi per me; sarà meglio che tu vada a casa, ti sieda sul tuo divano a guardare la TV, pregando.

    Philip K. Dick si disperava perché non riusciva a scrostarsi di dosso l’etichetta di scrittore di fantascienza, con quell’essere guardato dall’alto verso il basso che implica, e i suoi romanzi realistici non riscuotevano successo. Sia lui che i suoi critici sbagliavano. Perché Dick era sempre lo stesso, qualunque fosse il contesto dei suoi romanzi, i suoi romanzi di fantascienza non avevano nulla di meno della cosiddetta letteratura “alta” e nei romanzi realistici affrontava le stesse problematiche dei romanzi di fantascienza, con dinamiche tra i personaggi molto simili.
    Non si capisce che cosa dovrebbe differenziare “Confessioni di un artista di merda” dal resto della produzione di Dick.
    Anche qui ci sono gli alieni, solo che non esplicitati, ma attesi da persone con lo sguardo rivolto al cielo, artificialmente svuotato di Dio e pertanto ri-riempito per necessità, e all’epoca era davvero così, leggetevi gli articoli di Giorgio Manganelli al riguardo, in attesa di qualunque cosa, fosse pure una fine del mondo che avrebbe salvato pochi eletti. Tutto pur di non rimanere pietrificati nello statu quo della provincia americana.
    Pure la scienza è molto “fanta”, tanto che il protagonista, appassionato di riviste al cui confronto “Voyager” è una trasmissione rigorosissima e proprio per questo convinto depositario di una sapienza che sfugge perfino agli scienziati, troppo speculatori, troppo poco attenti ai segni dei tempi, una sapienza da diffondere con abnegazione da apostolo.
    E la distopia non c’è in questo romanzo? L’ambiente provinciale sclerotico e la televisione che catechizza, avendo individuato il suo target più ovvio nelle donne non è un mondo da incubo? Con la differenza che è reale.
    Per non parlare poi dei personaggi: incomunicabilità, propensione a danneggiare gli altri e se stessi, ciascuno con le sue sacche di bontà e le sue zone oscure tanto da non riuscire a giudicarli con una banale logica manichea, proprio come nei romanzi di fantascienza di Dick.
    E lo stile: pochi episodi decisivi, quotidianità, le grandi imprese affidate a personaggi piccoli, forse solo la sensazione che la morte qui è reale, come la vita raccontata, e pertanto ineludibile. Ma la vita prosegue lo stesso, senza imparare nulla dagli errori del passato. Non è un po’ distopia anche questa?

    Completa l’edizione del volume una postfazione di Sergio Cofferati, no, nessuna omonimia, proprio quello, e devo dire che mi piace molto di più come esperto di esegesi dickiana che come sindaco o sindacalista. Una sorpresa in più da un romanzo che, nella visione dei critici, racconta di esistenze triviali e non è quello che ci si aspetta da Philip K. Dick.

    ha scritto il 

  • 4

    Lontano dalla fantascienza

    Se il vostro interesse per Dick è unicamente in ambito fantascientifico, lasciate perdere questo romanzo. Se invece avete la curiosità di leggere l'autore altrove, qui troverete comunque l'acume che g ...continua

    Se il vostro interesse per Dick è unicamente in ambito fantascientifico, lasciate perdere questo romanzo. Se invece avete la curiosità di leggere l'autore altrove, qui troverete comunque l'acume che gli appartiene, questa volta al servizio di una vicenda familiare che ruota attorno a 4 personaggi principali ottimamente caratterizzati, caldi, alternando capitoli in prima persona (e a volte in terza) in un semplice quanto affascinante viaggio ai confini del quotidiano. Un viaggio che Jack — uno che a detta di tutti ci sta poco col cervello — vivrà come parte in causa ma con un candido e oggettivo distacco, un po' per intelligenza e un po' per stupidità.

    Voto: 3 ½

    ha scritto il 

  • 4

    " -Quelli che credono di essere pedine nelle mani di esseri superiori. Quando invece non sono altro che pedine nelle mani del loro stesso subconscio, che ha dato di matto . Dovrebbe essere rinchiusa i ...continua

    " -Quelli che credono di essere pedine nelle mani di esseri superiori. Quando invece non sono altro che pedine nelle mani del loro stesso subconscio, che ha dato di matto . Dovrebbe essere rinchiusa in un manicomio- ".

    ha scritto il 

  • 4

    Siamo ombre che fluttuano nell'aria, dirette verso il nulla

    Jack Isidore, ingenuo e con qualche problema psichiatrico, ce la mette proprio tutta per non percorrere la vita a fari spenti; è sicuramente l’opposto di Stoner, in quanto a risolutezza e decisionism ...continua

    Jack Isidore, ingenuo e con qualche problema psichiatrico, ce la mette proprio tutta per non percorrere la vita a fari spenti; è sicuramente l’opposto di Stoner, in quanto a risolutezza e decisionismo.
    I risultati che ottiene sono comici e spesso anche disastrosi, ma in compenso elabora pensieri splendidi, che annota in una serie di taccuini come 'relazioni scientifiche di fatti provati.’
    Io sono fatto di acqua. Non ve ne potete accorgere perché faccio in modo che non esca fuori. Anche i miei amici sono fatti di acqua. Tutti quanti. Il nostro problema è che non solo dobbiamo andarcene in giro senza essere assorbiti dal terreno ma, anche, che dobbiamo guadagnarci da vivere.

    Per qualche mese va ad abitare in casa della sorella, un’egoista persa sposata con Charley, uomo ignorante e volgare che spesso beve troppo e diventa violento. Aiutato in questo, oltre che dai litri di birra, anche dal fatto che lei è una pigrona dotata di grande talento per rendersi decisamente insopportabile.
    Si vergogna a comprarli e così devo farlo io per lei. Mi manda qui a comprarli. E la ucciderò per questo. Che succede se non glieli compro? Continuerà a sanguinare fino a morire? Il Tampax blocca tutto, come un tappo di sughero. O…
    Charley cercò di immaginare. Ma non sapeva da dove venisse il sangue.
    Da una di quelle parti intime… Al diavolo, non credo di doverlo sapere per forza. Sono affari suoi. Quando ne hanno bisogno, ne hanno bisogno. Devono starci attente.
    Poi tornò l'intenzione di ucciderla.
    Andrò a casa di corsa e la riempirò di botte. La picchierò, davvero, lo farò.

    Il romanzo ha un’interessante ma lunga introduzione che all’inizio mi aveva creato un po' di preoccupazione; temevo che il libro fosse troppo complicato e complesso. Invece ho apprezzato molto questa storia strampalata e disordinata, un po’ allegra e un po’ triste, con gli eventi raccontati dai vari personaggi secondo le loro differenti percezioni.
    Sono molto lieta di aver fatto amicizia con Philip K. Dick, penso che gli chiederò di incontrarci ancora. M’ha confidato che Jack Isidore di Seville-California è il suo alter ego, e che ritiene Confessioni di un artista di merda il più bello dei suoi romanzi non fantascientifici, e uno dei suoi libri migliori.
    Per me è il primo quindi non posso giudicare se sia vero, ma so che vale proprio la pena di leggerlo.

    ★★★★ piene

    ha scritto il 

  • 2

    Ingannevole è il titolo...

    Scordatevi l'artista e le confessioni del titolo: non ci sono artisti nel romanzo né si tratta di confessioni, poiché spesso i narratori si alternano (anche nello stesso capitolo) confondendo il letto ...continua

    Scordatevi l'artista e le confessioni del titolo: non ci sono artisti nel romanzo né si tratta di confessioni, poiché spesso i narratori si alternano (anche nello stesso capitolo) confondendo il lettore. Personaggi poco verosimili, narrazione zoppicante e capitoli che spesso girano a vuoto, indecisioni stilistiche... Insomma, se Dick era più apprezzato come scrittore sci-fi un motivo ci sarà...

    ha scritto il 

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