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Confessioni di un oppiomane

Suspiria de Profundis ; La diligenza inglese

Di

Editore: Garzanti (Grandi libri, 230)

3.5
(426)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 210 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 881158230X | Isbn-13: 9788811582304 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Filippo Donini , Renata Barocas ; Prefazione: Giovanni Giudici

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Biography , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Comprende:
Confessioni di un oppiomane
Suspiria de Profundis
La diligenza inglese

Introduzione di Giovanni Giudici
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  • 3

    Un beat del XIX secolo

    Circondato da un’aura maledetta, il libro di de Quincey appare due secoli dopo in una luce molto diversa. La prima parte del testo si muove all’interno del genere di romanzo costruito come un’autobiog ...continua

    Circondato da un’aura maledetta, il libro di de Quincey appare due secoli dopo in una luce molto diversa. La prima parte del testo si muove all’interno del genere di romanzo costruito come un’autobiografia – e in esso domina la città di Londra e la sua umanità disperata e già tutta dickensiana. Quando entra in scena l’esperienza dell’uso dell’oppio, l’intento dell’autore è ormai chiaro e lo potremmo definire “antiproibizionista”. L’oppio non è così letale come lo si descrive, inoltre la strada per uscire dalla dipendenza, sia pure ardua non è impossibile.
    La beat generation ci ha sommerso con la narrazione incentrata su droghe, allucinogeni e varie tossicodipendenze, sicché è un po’ difficile cogliere il valore o per contro l’orrore davanti al percorso autobiografico dell’autore. Paradossalmente restano più intatte certe pagine di riflessioni più a latere rispetto al tema centrale.

    ha scritto il 

  • 4

    Spesso m’è stato chiesto come, e attraverso quale serie di passi, divenni consumatore d’oppio. Fu gradualmente, per tentativi, con diffidenza, così come una persona, giù giù per una spiaggia declinant ...continua

    Spesso m’è stato chiesto come, e attraverso quale serie di passi, divenni consumatore d’oppio. Fu gradualmente, per tentativi, con diffidenza, così come una persona, giù giù per una spiaggia declinante, scende fino al mare profondo, conoscendo fin da principio i pericoli del sentiero, e tuttavia con l’aria di sfidarli, corteggiandoli quasi? O, seconda ipotesi, fu per pura ignoranza di tali pericoli e indotto in errore da frode venale, in quanto spesso l’efficacia di certe pastiglie che alleviano le affezioni polmonari è dovuta all’oppio che contengono, all’oppio e all’oppio soltanto, benché pubblicamente rinneghino un’alleanza tanto sospetta e, sotto camuffamenti così traditori, esse inducono moltissimi a contrarre un imprevisto legame di dipendenza dalla droga, senza averla mai conosciuta né di nome, né di vista; per cui, non di rado, accade che la catena dell’abbietta schiavitù viene scoperta solo quando già s’è inestricabilmente avvolta intorno all’organismo?

    Oppure, terza e ultima ipotesi (“Sì”, rispondo io con appassionata anticipazione, prima ancora che la domanda sia formulata), oppure fu per un improvviso, indomabile impulso provocato dalle torture della sofferenza fisica?

    Un estratto del libro:
    http://bookmorning.com/2014/02/14/le-confessioni-di-un-mangiatore-doppio-di-thomas-de-quincey/

    ha scritto il 

  • 4

    Una volta ancora avevo ragione: le aspettative fanno male.
    Perché le Confessioni sono davvero indigeste: una sfilata di fatti autobiografici dove l'oppiomane ha ben poco spazio. Io m'aspettavo di ve ...continua

    Una volta ancora avevo ragione: le aspettative fanno male.
    Perché le Confessioni sono davvero indigeste: una sfilata di fatti autobiografici dove l'oppiomane ha ben poco spazio. Io m'aspettavo di vedere quello che gli occhi della sua mente avevano visto. E sono rimasta delusa.

    Il suspiria de profundis , invece! I palinsesti ma anche la biblicità, oh, beh, sì. Capisco che JLB abbia amato tanto; ho amato tanto anche io.

    ha scritto il 

  • 3

    Sono un fan delle digressioni, ma quando è troppo è troppo. Noioso. Davvero poche sono le pagine entusiasmanti e si concentrano tutte alla fine del romanzo, dove De Quincey ci lascia un resoconto dell ...continua

    Sono un fan delle digressioni, ma quando è troppo è troppo. Noioso. Davvero poche sono le pagine entusiasmanti e si concentrano tutte alla fine del romanzo, dove De Quincey ci lascia un resoconto delle visioni e degli incubi causati dall'oppio.

    ha scritto il 

  • 0

    twelve fifty, on a Sunday.

    De Quincey (del quale non avevo che una nozione indiretta, rifratta - per così dire - dai numerosi accenni di Borges) è uomo di lettere: e tanto l'uomo quanto le lettere intessono le pagine di queste ...continua

    De Quincey (del quale non avevo che una nozione indiretta, rifratta - per così dire - dai numerosi accenni di Borges) è uomo di lettere: e tanto l'uomo quanto le lettere intessono le pagine di queste confessioni, i loro scorci ed i loro aneddoti. La prosa, modulata sui toni di un'ipotassi elegante ma non sentenziosa, scintilla sulla pagina: le cronache del periodo londinese avvincono e quasi commuovono, quelle, un poco più cattedratiche, della dipendenza e dei sogni, guadagnano in analisi quel che perdono di brio.

    Fronte a fronte, le versioni del 1821 e quella, rivista, del 1856 si rivelano organismi profondamente diversi: tanto immediata e vibratile la prima, quanto la seconda è ponderata, filtrata da una consapevolezza più matura e quasi stanca. Verrebbe quasi da trovare, nei due diversi registri del discorso, il riverbero di quella duplice fenomenologia che De Quincey stesso descrive nella sua vicenda di oppiomane: l'esaltazione prodigiosa e l'oblomovismo di chi contempla e riflette sulla propria inazione.

    Edimburgo, 11 maggio 2014.

    ha scritto il 

  • 3

    Beh, non rende giustizia all'oppio.

    Sarebbe questo il primo commento a questo libro-nave scuola, come vorrebbe essere, nelle parole dell'autore.

    Perché magari succede che chi si accinge a leggerlo si ...continua

    Beh, non rende giustizia all'oppio.

    Sarebbe questo il primo commento a questo libro-nave scuola, come vorrebbe essere, nelle parole dell'autore.

    Perché magari succede che chi si accinge a leggerlo si immagini un mondo popolato da visioni apocalittiche, da fantasmi immaginari che non si decidono ad alzarsi dal tuo stomaco, storie di stanze fumose nell'umidità dei porti inglesi, e dolce senso di colpa nel dolciastro amaro in bocca lasciato dal laudano.

    Beh, nulla di tutto questo. Se immaginate di fuggire alla noia della realtà macchinosa con questo libro - che adotta proprio il linguaggio di questa realtà macchinosa - magari... provate con l'oppio.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro piacevolissimo e di veloce lettura. L'autore, con grande lucidità e autoironia, descrive le gioie e i dolori della sua dipendenza dall'oppio, con richiami ad episodi significativi della sua vita ...continua

    Libro piacevolissimo e di veloce lettura. L'autore, con grande lucidità e autoironia, descrive le gioie e i dolori della sua dipendenza dall'oppio, con richiami ad episodi significativi della sua vita.

    ha scritto il 

  • 4

    Non pensavo mi potesse piacere così tanto. Il testo infatti non è nulla di così sconvolgente,è più una sorta di diario dell'autore, ma il suo diretto rivolgersi a te, lettore, la scrittura di un cert ...continua

    Non pensavo mi potesse piacere così tanto. Il testo infatti non è nulla di così sconvolgente,è più una sorta di diario dell'autore, ma il suo diretto rivolgersi a te, lettore, la scrittura di un certo livello stilistico nonché le vive immagini suscitate e vagamente familiari sono sufficienti a renderlo un libro interessante e piacevole.

    ha scritto il 

  • 3

    c'è un quadro di kramskoy che si chiama cristo nel deserto. in basso al centro si vede una strana pietra a forma d'uovo, è poggiata sul lato largo ma sembra quasi sollevarsi, simbolo del demonio.

    è i ...continua

    c'è un quadro di kramskoy che si chiama cristo nel deserto. in basso al centro si vede una strana pietra a forma d'uovo, è poggiata sul lato largo ma sembra quasi sollevarsi, simbolo del demonio.

    è il rovescio dell'uovo di piero*, i suoi bordi sono affilati come la pietra del primo assassino. e come sono strane le mani di gristo! deformi, sono enormi rispetto ai polsi scheletrici e sembrano avere più dita del normale.

    è chiaro che giesucristo sta aspettando qualcosa, è il suo appuntamento col demonio e il demonio come le femmine si fa aspettare inutilmente, lo sguardo dell'uomo è sfinito ma combattivo, potrebbe interpretare un film western. questa immagine, come in generale la parola gieuscristo, mi perseguita. mi capita spesso di pensare a gristo come uomo e mi chiedo cosa direbbe di questo o di quello, eppure non leggo mai i vangeli perchè sono convinto che quella storia non è vera, solo per errore emerge ogni tanto la verità che il testo vorrebbe nascondere, ma ormai è passato troppo tempo e troppa gente si è accanita, l'originale non può essere ricostruito. come nessun altro, quell'uomo è stato cancellato dal suo ricordo, è diventato un nome comune. questa è l'era del figlio e giesucristo è il figlio, l'archetipo del figlio.

    * l'uovo sarebbe simbolo di vita eterna, ma anche i serpenti fanno le uova. riguardo a piero della francesca si racconta un aneddoto che non mi ricordo molto, mi pare che in vecchiaia si scimunì per una povera ragazzetta e se la portò in casa (pare senza neppure chiavarla) e perse gli ultimi anni della sua vita a dipingerla continuamente, poi lei morì ma piero novantenne continuava a rifarle il ritratto e pare che quando lo mostrò a un amico quello fu spaventato dalla diabolica stramberia del risultato e fuggì privato di senno.

    ha scritto il 

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