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The Confessions of an English Opium-eater

And Other Writings

By Thomas De Quincey

(11)

| Paperback | 9780192836540

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Book Description

Confessions of an English Opium-Eater is an account of the early life and opium addiction of Thomas De Quincey, in prose which is by turns witty, conversational, and nightmarish. 'On the Knocking at the Gate in Macbeth' offers both a small masterpi Continue

Confessions of an English Opium-Eater is an account of the early life and opium addiction of Thomas De Quincey, in prose which is by turns witty, conversational, and nightmarish. 'On the Knocking at the Gate in Macbeth' offers both a small masterpiece of Shakespearian interpretation and a provocative statement of De Quincey's personal aesthetic of contrast and counterpoint. Suspiria de Profundis blends autobiography and philosophical speculation into a series of dazzling prose-poems which explore the mysteries of time, memory, and suffering. 'The English Mail-Coach' develops a richly apocalyptic vision which sets nineteenth-century England's political and imperial grandeur against the suffering and loss of innocence which it entails. This selection presents De Quincey's major works in their original uncut and unrevised versions, which in some cases have not been available for many years.

45 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Spesso m’è stato chiesto come, e attraverso quale serie di passi, divenni consumatore d’oppio. Fu gradualmente, per tentativi, con diffidenza, così come una persona, giù giù per una spiaggia declinante, scende fino al mare profondo, conoscendo fin da ...(continue)

    Spesso m’è stato chiesto come, e attraverso quale serie di passi, divenni consumatore d’oppio. Fu gradualmente, per tentativi, con diffidenza, così come una persona, giù giù per una spiaggia declinante, scende fino al mare profondo, conoscendo fin da principio i pericoli del sentiero, e tuttavia con l’aria di sfidarli, corteggiandoli quasi? O, seconda ipotesi, fu per pura ignoranza di tali pericoli e indotto in errore da frode venale, in quanto spesso l’efficacia di certe pastiglie che alleviano le affezioni polmonari è dovuta all’oppio che contengono, all’oppio e all’oppio soltanto, benché pubblicamente rinneghino un’alleanza tanto sospetta e, sotto camuffamenti così traditori, esse inducono moltissimi a contrarre un imprevisto legame di dipendenza dalla droga, senza averla mai conosciuta né di nome, né di vista; per cui, non di rado, accade che la catena dell’abbietta schiavitù viene scoperta solo quando già s’è inestricabilmente avvolta intorno all’organismo?

    Oppure, terza e ultima ipotesi (“Sì”, rispondo io con appassionata anticipazione, prima ancora che la domanda sia formulata), oppure fu per un improvviso, indomabile impulso provocato dalle torture della sofferenza fisica?

    Un estratto del libro:
    http://bookmorning.com/2014/02/14/le-confessioni-di-un-…

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    Book Morning said on Sep 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una volta ancora avevo ragione: le aspettative fanno male.
    Perché le Confessioni sono davvero indigeste: una sfilata di fatti autobiografici dove l'oppiomane ha ben poco spazio. Io m'aspettavo di vedere quello che gli occhi della sua mente a ...(continue)

    Una volta ancora avevo ragione: le aspettative fanno male.
    Perché le Confessioni sono davvero indigeste: una sfilata di fatti autobiografici dove l'oppiomane ha ben poco spazio. Io m'aspettavo di vedere quello che gli occhi della sua mente avevano visto. E sono rimasta delusa.

    Il suspiria de profundis , invece! I palinsesti ma anche la biblicità, oh, beh, sì. Capisco che JLB abbia amato tanto; ho amato tanto anche io.

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    Malleveria said on Jun 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Sono un fan delle digressioni, ma quando è troppo è troppo. Noioso. Davvero poche sono le pagine entusiasmanti e si concentrano tutte alla fine del romanzo, dove De Quincey ci lascia un resoconto delle visioni e degli incubi causati dall'oppio.

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    Ma said on Jun 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    twelve fifty, on a Sunday.

    De Quincey (del quale non avevo che una nozione indiretta, rifratta - per così dire - dai numerosi accenni di Borges) è uomo di lettere: e tanto l'uomo quanto le lettere intessono le pagine di queste confessioni, i loro scorci ed i loro aneddoti. La ...(continue)

    De Quincey (del quale non avevo che una nozione indiretta, rifratta - per così dire - dai numerosi accenni di Borges) è uomo di lettere: e tanto l'uomo quanto le lettere intessono le pagine di queste confessioni, i loro scorci ed i loro aneddoti. La prosa, modulata sui toni di un'ipotassi elegante ma non sentenziosa, scintilla sulla pagina: le cronache del periodo londinese avvincono e quasi commuovono, quelle, un poco più cattedratiche, della dipendenza e dei sogni, guadagnano in analisi quel che perdono di brio.

    Fronte a fronte, le versioni del 1821 e quella, rivista, del 1856 si rivelano organismi profondamente diversi: tanto immediata e vibratile la prima, quanto la seconda è ponderata, filtrata da una consapevolezza più matura e quasi stanca. Verrebbe quasi da trovare, nei due diversi registri del discorso, il riverbero di quella duplice fenomenologia che De Quincey stesso descrive nella sua vicenda di oppiomane: l'esaltazione prodigiosa e l'oblomovismo di chi contempla e riflette sulla propria inazione.

    Edimburgo, 11 maggio 2014.

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    Oneiros said on May 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Beh, non rende giustizia all'oppio.

    Sarebbe questo il primo commento a questo libro-nave scuola, come vorrebbe essere, nelle parole dell'autore.

    Perché magari succede che chi si accinge a leggerlo si immagini un mondo popolato da visioni apocalitti ...(continue)

    Beh, non rende giustizia all'oppio.

    Sarebbe questo il primo commento a questo libro-nave scuola, come vorrebbe essere, nelle parole dell'autore.

    Perché magari succede che chi si accinge a leggerlo si immagini un mondo popolato da visioni apocalittiche, da fantasmi immaginari che non si decidono ad alzarsi dal tuo stomaco, storie di stanze fumose nell'umidità dei porti inglesi, e dolce senso di colpa nel dolciastro amaro in bocca lasciato dal laudano.

    Beh, nulla di tutto questo. Se immaginate di fuggire alla noia della realtà macchinosa con questo libro - che adotta proprio il linguaggio di questa realtà macchinosa - magari... provate con l'oppio.

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    Baltic Man said on Nov 17, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Libro piacevolissimo e di veloce lettura. L'autore, con grande lucidità e autoironia, descrive le gioie e i dolori della sua dipendenza dall'oppio, con richiami ad episodi significativi della sua vita.

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    Matteo said on May 6, 2013 | Add your feedback

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