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Consider the Lobster

Essays and Arguments

By

Publisher: Little, Brown Book Group

4.1
(1307)

Language:English | Number of Pages: 352 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 0349119511 | Isbn-13: 9780349119519 | Publish date: 

Also available as: Audio CD , Hardcover , Paperback , eBook , Others

Category: Non-fiction , Political , Social Science

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Book Description
Do lobsters feel pain? Did Franz Kafka have a sick sense of humour? What is John Updike's deal anyway? And who won the Adult Video News' Female Performer of the Year Award the same year Gwyneth Paltrow won her Oscar? David Foster Wallace answers these questions and more in his new book of hilarious non-fiction. For this collection, David Foster Wallace immerses himself in the three- ring circus that is the presidential race in order to document one of the most vicious campaigns in recent history. Later he strolls from booth to booth at a lobster festival in Maine and risks life and limb to get to the bottom of the lobster question. Then he wheedles his way into an L.A. radio studio, armed with tubs of chicken, to get the behind-the-scenes view of a conservative talk show featuring a host with an unnatural penchant for clothing that only looks good on the radio. In what is sure to be a much-talked-about exploration of distinctly modern subjects, one of the sharpest minds of our time delves into some of life's most delicious topics.
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  • 5

    Fare una analisi accurata, cruda e dettagliata della società post moderna partendo dai seni letteralmente gonfiabili a comando di una pornostar, passando a una vecchia signora del midwest , incapace ...continue

    Fare una analisi accurata, cruda e dettagliata della società post moderna partendo dai seni letteralmente gonfiabili a comando di una pornostar, passando a una vecchia signora del midwest , incapace di spiegarsi l’Orrore dell’11 settembre trasmesso in loop dalla televisione, televisione come unica finestra aperta sul mondo; parlando del suo essere uomo continuamente deluso dai miti sportivi, senza la possibilità di trovare una parte politica che lo rappresenti, nauseato dalla ripetitività della letteratura contemporanea, parlandoci ancora delle aragoste e in particolare sugli interrogativi etici dei metodi di cottura. Parlare in modo approfondito su gli usi ed abusi della lingua per approdare ad una analisi sociologica. Spiegare ai suoi studenti della comicità contenuta nell’opera di Kafka, la modernità in quella di Dostoevskij.
    Sembrerebbe una impresa impossibile, invece David, (lo chiamerò così perché sento di essergli diventata intima) ci riesce perfettamente. La facilità con cui l’autore spaziando fra sport e politica, linguistica e letteratura, riesce ad aprire finestre sulla contemporaneità, contestualizzata al suo passato storico e culturale è stupefacente.

    L’indubbio punto di forza dello scrittore americano è lo stile: finemente cesellato, erudito, complesso e denso, certo, ma che non lascia mai trasparire la benché minima pretesa di superiorità intellettuale.
    E’ il primo lavoro che leggo di questo grande autore dei nostri tempi, che ci ha lasciato troppo presto ma, forse, inevitabilmente e leggendolo ho sentito crescere in me, progressivamente, la necessità di conoscere la sua opinione su qualsiasi ambito dello scibile umano.
    Non mi accadeva più da quando, adolescente, scoprivo Nietzche.

    “Cercate di rimanere svegli”

    "Ripensiamo a che tipi erano quelli che al liceo si candidavano alle cariche di rappresentanza degli studenti: un po' sfigati, vestiti con troppa cura, ossequiosi verso l'autorità, ambiziosi ma in modo meschino. Ansiosi di partecipare al Gioco. Il tipo di ragazzi che gli altri ragazzi pesterebbero volentieri, se la cosa non sembrasse tanto inutile e noiosa. E ora pensate alle versioni adulte del 2000 di quegli stessi ragazzi: uomini troppo poco simili a degli esseri umani persino per odiarli. Ciò che suscita la loro vista altro non è che una travolgente sensazione di disinteresse, il genere di profondo disimpegno che spesso è solo una difesa contro il dolore. Contro la tristezza. Di fatto è probabile che se così tanti di noi sono così poco interessati alla politica è proprio perché i politici moderni ci intristiscono, ci feriscono profondamente e in modi di cui è difficile persino trovare il nome, figuriamoci parlarne. È assai più facile alzare gli occhi al cielo e fregarsene".

    Considera l’aragosta, di David Foster Wallace

    said on 

  • 4

    Tempo fa:
    Una raccolta di saggi davvero notevole. Wallace affronta gli argomenti più disparati: dall'industria americana del porno alle considerazioni sulla comicità di Kafka, dall'analisi di un dizi ...continue

    Tempo fa:
    Una raccolta di saggi davvero notevole. Wallace affronta gli argomenti più disparati: dall'industria americana del porno alle considerazioni sulla comicità di Kafka, dall'analisi di un dizionario di inglese alla presentazione di un testo su Dostoevskij, dalla cronaca della campagna elettorale di McCain al Festival delle aragoste del Maine, dai talk-show radiofonici all'intervista con la vecchietta del Midwest sul disastro delle torri gemelle. Per ognuno degli argomenti Wallace non si risparmia in chiarimenti, domande e considerazioni rendendo partecipe il lettore e coinvolgedolo su ogni cosa. Confesso che il capitolo riguardante “l'autorità e uso della lingua inglese” l'avevo saltato, lo consideravo un argomento troppo tecnico e noioso, ma quando sono arrivata alla fine del libro non ho potuto fare a meno di tornare indietro e leggermi anche quello, per il solo piacere di restare ancora un po' in compagnia di uno scrittore arguto, ironico e stimolante come DFW.

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  • 4

    Sono giunto alla conclusione che D.F.W. sia uno degli scrittori più disumani con cui mi sia mai misurato. Non perché nei suoi scritti - siano essi narrativa o saggistica, per quanto labile sia il conf ...continue

    Sono giunto alla conclusione che D.F.W. sia uno degli scrittori più disumani con cui mi sia mai misurato. Non perché nei suoi scritti - siano essi narrativa o saggistica, per quanto labile sia il confine - manchi la trattazione dell'umanità ( al contrario c'è ben poco spazio per altro ) ; né per il sofferente cinismo che permea ogni suo rigo; bensì per la sua radicalità, per l'ostinazione con cui costruisce un mirabile, cervellotico e maestoso sistema concettuale per poi cercare di imporlo prepotentemente alla mente del lettore, forte di una sagacia penetrante, di una dialettica di precisione algoritmica, di una freddezza e una malinconica disinvoltura che mettono a disagio l'interlocutore. Autore politico, Wallace, traccia un confine di fuoco tra il proprio regno e il resto della letteratura, accompagna con professionale sicurezza il lettore nei meandri del proprio pensiero, un teorema che contiene i propri postulati. Ai posteri l'amarezza della certezza di avere tra le mani un autoritratto incompleto, un testamento intellettuale dove talora l'empatia per il dolore descritto fa superare i limiti intellettuali posti da questo grande architetto.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    1

    ...

    Il racconto sugli oscar del porno è noiosissimo. Non ci dice nulla che già non sapessimo, con lo stile di chi non vuole sporcarsi le mani con ciò che descrive, da fighetto presuntuoso, come se fingess ...continue

    Il racconto sugli oscar del porno è noiosissimo. Non ci dice nulla che già non sapessimo, con lo stile di chi non vuole sporcarsi le mani con ciò che descrive, da fighetto presuntuoso, come se fingesse di calarsi in una realtà dalla quale vuole schifiltosamente tenersi a distanza, e senza nessun rispetto umano per le persone. E poi note a piè di pagina a profusione, e persino note alle note, neanche fosse la Divina Commedia. Gli aneddoti che cita sono da far cadere le braccia per la loro inutilità: che un presentatore degli oscar del porno non conosca il significato della parola “miscredenti” dovrebbe stupirmi? dovrebbe essere qualcosa di inaspettato? È un fattoide che dovrebbe essere raccontato? Oppure, DFW pensa che il lettore non abbia idea che il mondo del porno (ma potrebbe esser del calcio, della tv commerciale, della politica dozzinale, dei predicatori televisivi…) sia per lo più composto da persone non particolarmente acculturate?
    Termino il primo pezzo totalmente sconcertato dalla pochezza di contenuto: nulla di ciò che ho letto mi ha lasciato qualcosa, non un punto di vista originale, non una battuta divertente, non una riflessione arguta, nemmeno un’idea, magari non condivisibile ma luminosa, sulla quale riflettere.

    Non conosco J.Updicke, argomento del secondo pezzo, ma di certo non si capisce cosa rimproveri DFW all’autore se non il fatto che a lui non piace il suo ultimo romanzo: viene da dire, e allora? In queste pagine non c’è una “critica”, ma solo una sequela di proposizioni opinabili, soggettive, non circostanziate, e che soprattutto non aprono al lettore nessuna chiave di lettura altra e confutabile. È come se avesse scritto “questo romanzo è brutto”, dilatando la frase in nove pagine inserendo qua a là parole come “optomeriche”, “anomia”, “evezione”. Come per il pezzo precedente, non ci lascia nulla. DFW rimprovera a Updicke di parlare solo di se stesso e delle proprie ossessioni per la morte e il sesso, come se questa non fosse una situazione umanissima e comune. Dire che “suscita un’avversione tanto violenta” ha lo stesso valore che dire “è bellissimo”: esprime un’opinione personale di DFW, incomprensibile se non si ha la stessa sua percezione, e quindi inutile come una chiacchiera da bar. Rimprovera l’egocentrismo di U. che costruisce protagonisti-alterego: e che critica sarebbe? Come dire che siccome Busi è egocentrico, i suoi romanzi fanno schifo. DFW si concentra su una critica all’autore come persona, anziché darci strumenti di lettura originali o interpretazioni del suo libro, e si limita a disapprovare l’argomento trattato da U. o il suo stile di scrittura. Rimprovera al personaggio di persistere “nella convinzione bizzarra e adolescenziale che poter fare sesso con chi si vuole e quando si vuole sia una cura contro la disperazione umana”, una affermazione che altri magari definirebbe poesia: ma di questo, può fregargliene qualcosa a qualcuno, se non per trovare una conferma alla propria personale opinione?

    “Una mia grande frustrazione quando cerco di leggere Kafka con gli studenti è che è impossibile far loro capire che Kafka è comico”. David, da lassù magari ci senti, non ti è mai venuto il dubbio che il motivo della tua frustrazione era che Kafka NON è comico? Che un racconto sia comico, non c’è bisogno di “farlo capire”: se lo è fa ridere, altrimenti, no. Quanti ridono leggendo K? Tu hai deciso che K. è comico, mentre altri (tra i quali, forse, i tuoi studenti) lo trovano angosciante, profetico, e al massimo ironico, o tutto questo insieme (“kafkiano”, mai sentito?) ma “comico”, no! Persino l’editore, nella quarta di copertina, ha il pudore di usare l’aggettivo “ironia” nel citare il pezzo su Kafka, e per fortuna.
    In queste pagine si trova l’annotazione a una nota (e dai!) che lascia esterrefatti: “Vi pare una coincidenza se è durante il college che molti americani si dedicano con più assiduità a scopare e bere fino a crollare e in generale a bagordi estatici di tipo dionisiaco? Non lo è. Gli studenti del college sono adolescenti, e sono atterriti, e affrontano il loro terrore in un modo squisitamente statunitense. Quei ragazzi che al venerdì sera si vedono appesi a testa in giù fuori dalle finestre dei circoli goliardici stanno solo cercando di comprarsi qualche ora di evasione dagli argomenti adulti e seri cui qualsiasi collage che si rispetti li ha costretti a pensare per tutta la settimana.” Spero sia ironico – ma di ironia non ne traspare: anche da noi, o a Napoli, o a Londra, anche tra adolescenti operai o sub proletari o contadini, finanche in seminario e (sospetto e spero) persino a Teheran, in quell’età si consumano eccessi edonistico dionisiaci: è per via degli ormoni, non c’entra un cazzo l’essere americani e/o studenti.

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  • 4

    in effetti

    come saggista DFW non si batte; preciso all'inverosimile. I miei pezzi preferiti son quelli su McCain, l'aragosta,la letteratura russa

    said on 

  • 4

    Fatemi spiegare...

    Adesso sarà un bel paio di maniche spiegare perché ho abbandonato Considera l'aragosta, e anche piuttosto stizzosamente, solo dopo aver letto il primo articolo «Il figlio grosso e rosso».
    Cioè, lui, D ...continue

    Adesso sarà un bel paio di maniche spiegare perché ho abbandonato Considera l'aragosta, e anche piuttosto stizzosamente, solo dopo aver letto il primo articolo «Il figlio grosso e rosso».
    Cioè, lui, DFW, è incredibile. E' così dannatamente intelligente da far paura. Scrive divinamente, è ironico e pungente, lucido e penetrante. L'ho invidiato dalla prima riga all'ultima. E' però anche quello che certe mamme chiamerebbero "stanca cervelli": tignoso, verboso, prolisso, pignolo ai limiti della noia narcolettica.
    La scelta, poi, di iniziare la raccolta con un articolo sugli Oscar del porno non mi ha catturato, anzi. Mi sento talmente satura di input su «sesso sesso sesso» ovunque (tv, cinema, spot, giornali, riviste, ecc.) che ero già stufa e prevenuta prima ancora di aver girato la seconda pagina.
    Insomma, con questo libro il feeling non è scattato anche se so che gli darò molte altre possibilità. Lui le merita, le merita la sua favolosa ars narrandi, e la lucidità fuori del comune con cui sembra guardare il mondo.

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  • 4

    Considera l'aragosta

    Pone interrogativi e riflessioni che più volte mi sono fatta, facendomi scoprire anche nuovi punti di vista e rafforzandone altri che già avevo.
    Concordo con chi lo ha trovato un po' troppo autocelebr ...continue

    Pone interrogativi e riflessioni che più volte mi sono fatta, facendomi scoprire anche nuovi punti di vista e rafforzandone altri che già avevo.
    Concordo con chi lo ha trovato un po' troppo autocelebrativo. Si tratta comunque di articolo piuttosto breve, quindi non questo non inficia eccessivamente la scorrevolezza della lettura.
    Molto interessanti sopratutto le note!

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  • 4

    Very nice collection. Even nicer the audio book version read by Wallace himself! Such as sitting with him reading. I loved "The View From Mrs. Tompson's" on 9-11 and the vastness of "americankind"... ...continue

    Very nice collection. Even nicer the audio book version read by Wallace himself! Such as sitting with him reading. I loved "The View From Mrs. Tompson's" on 9-11 and the vastness of "americankind"...

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  • 4

    per ragioni etiche già non le mangiavo

    certamente questo pamphlet ha rafforzato la mia decisione. incredibile la capacità di tirare fuori un saggio di questo livello su un soggetto così banale, una sagra.

    said on 

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